Linguistica generale con laboratorio 19/10/2021 → tentativo
Linguistica secolare di descrivere la grammatica mentale.
Il suo scopo è insegnarci come funziona il linguaggio umano e le varie lingue.
Riconosciamo il soggetto o il complemento oggetto in maniera intuitiva, non per mezzo della domanda “chi?”, “che cosa?”.
Chi è il soggetto?
Il soggetto è l’elemento che determina il numero e in certe circostanze anche il genere del suo verbo.
Si dimostra manipolando la frase…
Ex: Giovanni viene mangiato dalla mela. Giovanni e Mario vengono mangiati dalla mela. È cambiato il numero ed il genere. Giovanna viene mangiata dalla mela.
Il soggetto determina costantemente l’adeguamento di genere il numero il superbo nonostante la lontananza.
Ex: Giovanni, assieme alle ragazze di cui hai parlato ieri notte al telefono nonostante avessi voglia, prima di dormire, poi di morire, viene mangiato dalle mele.
La nostra mente riesce a gestire questo trasferimento dei tratti di genere/numero dal soggetto senza errori, questo perché la grammatica è già dentro il nostro cervello grazie ad un complesso di conoscenze, di cui non siamo consapevoli, e viene chiamata grammatica mentale.
Di questa regola interiore fa parte il modello delle creazioni immaginare che sono in grado di spiegare come parliamo, di questi modelli nessun diamo le varie parti, e per i compiti e come sono strutturati.
➽ Studio: sintassi delle funzioni proprie della struttura di una frase.
➽ Traduce: fonologia idee in suoni mentre parliamo.
➽ Ascolta: semantica e traduce i suoni in pensieri.
Teorie linguistiche principali 21/10/2021
1) Teorie linguistiche principali.
Linguistica generale prende il nome da un libro del 1916 “Corso di linguistica generale” del linguista svizzero Ferdinand de Saussure.
Sincronia: studiamo i fenomeni che avvengono in un particolare stadio dell’evoluzione della lingua, sono regole consapevoli, presente.
Lo studio sincronico studia tutto ciò che c’è nella mente di un solo parlante.
Diacronia: studiamo le trasformazioni che avvengono in una lingua nel passaggio da un’epoca ad un’altra, passato.
Lo studio diacronico studia tutto ciò che c’è nella mente di più parlanti di più epoche.
Queste informazioni sono disponibili a tutti i parlanti?
Se io dico che la parola ‘piede’ ha la ‘e’ aperta, non ha la ‘e’ chiusa come la parola ‘verde’.
Se deriva da una parola latina che ha la ‘e’ breve questa sarà aperta, mentre se la ‘e’ è lunga sarà chiusa.
- E breve - aperta.
- E lunga - chiusa.
Discorso diacronico: ciò che non può stare nella mente del parlante.
Se funziona per l’adulto analfabeta è sincronia.
Una vocale può essere separata solo se in latino le due vocali erano appartenenti a due sillabe distinte da un’altra, dieresi.
➽ Linguistica interna riguarda gli aspetti che fanno mutare la lingua per ragioni che riguardano la lingua stessa, una parola cambia la sua struttura sillabica perché ha troppe sillabe: ps, sm.
Ex: in latino i parlanti non riuscivano a pronunciare -sm, si diceva ‘spasmo’, ad oggi si dice ‘spasimo’ poiché.
➽ Linguistica esterna riguarda le modifiche che gli intellettuali impongono per ragioni che non sono interne alla lingua stessa, per lo più ragioni logiche.
La struttura della frase ha:
Tema ➽ ciò che è già noto.
Rema ➽ non è noto, è una novità.
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Il segno linguistico è la teoria fondamentale di Saussure, è l’entità astratta e mentale costituita dall’associazione tra significante e significato.
Significante.
Ex: quando vediamo una pecora automaticamente nella nostra mente si attiverà un fonema e una serie di fonemi, produrre e capire il suono.
Sotto discipline della linguistica
2) Sotto discipline della linguistica.
- La sociolinguistica → si occupa del modo in cui la lingua cambia in base alla classe sociale del parlante, genere, età, gruppo sociale, contesto, luogo ecc.
- La filosofia del linguaggio → esplora l’ambito della logica e della semantica.
- La psicolinguistica → studia ciò che avviene nella mente quando si trasmette un messaggio.
- La storia della lingua → si occupa di linguistica esterna.
Modello delle funzioni del linguaggio di Roman Jacobson 22/10/2021
Secondo Jacobson affinché avvenga un atto linguistico è necessaria la presenza di questi sei fattori ↓
➽ Mittente: colui che parla/invia il messaggio.
➽ Destinatario: colui che ascolta/riceve il messaggio.
➽ Mezzo/canale: senza di esso non avverrebbe la comunicazione, è l’elemento fisico che permette la comunicazione.
➽ Codice: la lingua utilizzata per comunicare.
➽ Referente/contesto: cosa di cui si parla, se il soggetto è una frase, il referente sarà l’evento raccontato dalla frase.
➽ Messaggio: ossia la sequenza di segni linguistici utilizzati per raccontare, tradurre, trasmettere il referente.
Ognuno di questi fattori è associato ad una funzione ↓
➽ Funzione emotiva: lo scopo della comunicazione è il mittente, ovvero quando esso trasmette i suoi sentimenti, le sue idee o il suo stato interiore.
Funzione conativa ➽ lo scopo della comunicazione è modificare le azioni dell’ascoltatore, spingere il destinatario ad agire in un determinato modo, ordini, consigli…
Funzione referenziale ➽ lo scopo è informare il destinatario circa un referente.
➽ Funzione metalinguistica: si riferisce al codice/mezzo utilizzato per comunicare, vocabolari…
➽ Funzione fatica: lo scopo è accertarsi del funzionamento del mezzo.
➽ Funzione poetica: quando il messaggio è costruito in modo tale che il destinatario è costretto a leggerlo più volte, non perché non lo si abbia compreso, bensì perché le parole utilizzate ci hanno colpito in modo tale che si ha il desiderio di rileggerlo.
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Oggigiorno ci sono vari metodi per memorizzare i messaggi nelle loro forme:
- Esatta scelta di una parola.
- Posizione degli accenti.
- Numero e forma delle sillabe.
Fanno parte della pertinentizzazione ↓ processo per cui si rendono pertinenti alcuni aspetti linguistici a discapito di altri a seconda della funzione prevalente in atto.
L’atto linguistico è l’azione che si verifica quando si parla.
Le teorie di Jacobson sono state smontate dalle teorie degli atti linguistici. Possiamo distinguere tre atti ↓
➽ 1) Atto locutorio: l’emissione dei messaggi, dal mio apparato fonatorio escono parole, indipendentemente dal tasso di attenzione del destinatario, dalla sua presenza o dal livello cognitivo.
➽ 2) Atto illocutorio: azione realizzata tramite l’atto locutorio, possono essere ordini, consigli, ecc…
Ex: “Chiudi la porta!”.
Locutorio: la parola pronunciata.
Illocutorio: l’ordine.
➽ 3) Atto perlocutorio: modificazione della realtà a seguito dell’atto illocutorio.
Ex: il prete dice “Ora siete marito e moglie”, dopo le sue parole i due sposi saranno effettivamente sposati.
➽ Perciò possiamo parlare anche di forza illocutoria ↳ forza perlocutoria.
Gli atti linguistici si suddividono in diretti → quelli realizzati mediante una strategia canonica per la sua forza illocutoria; indiretti → quelli realizzati mediante una strategia non canonica, usata normalmente con scopi differenti.
Se noi dicessimo “Sai che ore sono?”, il destinatario dovrebbe rispondere con “Sì!”, invece di specificare l’ora.
A volte, in italiano, tendiamo a mascherare gli ordini come “dimmi che ore sono”, “apri la finestra” con frasi più cortesi: “sai che ore sono?”, “c’è puzza”.
Queste maschere creano gli atti indiretti.
Trascrizione fonetica 27/10/2021
Cosa è la trascrizione fonetica? ↓
La rappresentazione scritta dei suoni delle lingue, usata principalmente in linguistica.
Il sistema tradizionale è quello di ricorrere ai simboli dell’alfabeto latino, opportunamente modificati ed ampliati al fine di poter rappresentare univocamente suoni diversi.
Per nominare una consonante bisogna saper riconoscere 3 elementi:
- Punto di articolazione → la parte degli organi coinvolta, che ti permette di fare una distinzione tra: bilabiali, labiodentali, alveolari, post-alveolari, retroflesse, palatali, velari, uvulari, faringee, glottali.
- Modo di articolazione → modo in cui la parte dell’organo coinvolto produce il suono, che ti permette di distinguere tra: occlusive, nasali, vibranti, affricate, fricative e approssimanti.
- Se è sorda → no uso corde vocali, no vibrazione; o sonora → sì uso corde vocali, sì vibrazione.
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Punto di articolazione
Colonna bilabiali.
- Le nasali bilabiali per la nostra materia sono tutte sorde, come quando si parla sottovoce.
- Le fricative bilabiali si usano in spagnolo, β, e in dialetto toscano, ɸ.
Colonna labiodentali.
- Le fricative labiodentali, la ‘v’ è sonora, la ‘f’ è sorda.
Colonna dentali.
Il diacritico ‘t’ è una sorta di dente stilizzato, che rappresenta il suono che ha la consonante quando con la lingua tocchiamo gli incisivi internamente.
Colonna alveolari.
I suoni alveolari vengono prodotti dal tocco della cunetta antecedente gli incisivi con la lingua.
Colonna post-alveolari.
Suono prodotto dal tocco della parte antecedente la cunetta con la lingua.
- Fricative ʃ ʒ, ss, sc.
- Affricative tʃ; dʒ.
Colonna retroflesse.
Suono prodotto dalla flessione della lingua all’indietro.
- Occlusive ɖ, beddu.
- Fricative ʃ, strada, in siciliano.
Colonna palatali.
Suono prodotto dal tocco del palato con la lingua.
- Nasale ɲ, gn, gnomo.
- Fricativa ç, ‘ich’ in tedesco.
- Laterale approssimativa λ, gl, foglio.
- Approssimanti ʝ, relativa sonora, i, palo.
Colonna velari.
Suono prodotto dal tocco del velo, o palato molle, con il dorso della lingua.
- Occlusive k, s.
- Nasali ɲ, angolo, oppure in siciliano sangu o un gatto.
- Fricative x, ahc, oppure in inglese actum.
- Labio-velare w, uomo → w:.mo.
Colonna uvulari.
Suono prodotto dal dorso della lingua che vibra assieme all’ugola.
- Vibranti ʀ, r moscia, bonjour in francese.
Colonna glottali/laringali.
Suono prodotto dal restringimento della faringe.
- Fricative ɦ, house, quasi sospirata, sorda.
Modo di articolazione
- Occlusive → interruzione momentanea del flusso d’aria.
- Nasali → interruzione del flusso d’aria dalla bocca, ma l’aria passa dalle cavità nasali.
- Fricative → flusso d’aria non è interrotto, bensì è costretto a passare attraverso un passaggio stretto che genera una turbolenza.
- Affricate → cominciano come occlusive e terminano come fricative, vengono rappresentate con doppio simbolo.
- Vibranti → sono caratterizzate dalla presenza di piccole interruzioni seguite da un rilascio del flusso d’aria, solo sonore.
- Approssimanti → avvicinamento di due articolatori, ma senza contatto né la formazione di un passaggio stretto.
≈ La parola da trascrivere si scrive tra <…>.
≈ La trascrizione fonetica si scrive tra […].
Cenare → [tʃe’.na:re].
≈ L’accento precede la sillaba accentata.
≈ Il punto si mette per dividere le sillabe.
≈ I due punti si mettono dopo la vocale lunga.
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Consonanti omorgane e classificazione delle vocali 28/10/2021
Consonanti omorgane → consonanti prodotte dal medesimo organo fonico dunque prodotte nello stesso punto di articolazione.
Classificazione delle vocali
Le vocali sono dei suoni → vibrazione ordinata e periodica e per pronunciarle occorre aprire di più il canale, bocca.
Le consonanti sono dei rumori → vibrazione disordinata e periodica.
Orizzontalmente → si denota la posizione della lingua, anteriore, posteriore o centrale.
Verticalmente → si denota la posizione della mandibola, alta/chiusa-bassa/aperta.
- La ‘i’ è una vocale anteriore, alta, non lineare o arrotondata.
- La ‘y’ è una vocale anteriore, alta, arrotondata o lineare.
- La ‘u’ è una vocale posteriore, alta, lineare.
- La ‘e’ è una vocale semichiusa, alineare.
- La ‘ɛ’ è una vocale semiaperta, alineare; Ø in francese è lineare.
- La ‘o’ è vocale posteriore, semichiusa, arrotondata.
- La ‘ɔ’ è una vocale semiaperta, arrotondata.
- La ‘ʌ’ è una vocale semichiusa, non arrotondata, ‘son’, figlio in inglese.
- La ‘ə’ è una vocale centrale indistinta, ‘le’ in francese.
- La ‘ɜ’ è una vocale centrale, mediobassa, alineare.
- Le ‘ɑ, ɪ, ʊ’ sono vocali più rilassate in inglese.
Come sono cambiate le vocali dal latino all’italiano? ↓
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In latino vi erano solo vocali lunghe ˘ e brevi che permettevano di distinguere il significato di varie parole, mentre oggi in italiano le abbiamo ma non aiutano a distinguere il significato.
- La ‘è/ò’ hanno un accento grave → vocale aperta.
- La ‘é/ó’ hanno un accento acuto → vocale chiusa.
Fonologia 29/10/2021
Fonetica articolatoria → come articoliamo i suoni linguistici, studia e classifica i foni.
Fonetica acustica → come sono i suoni che costituiscono i messaggi linguistici.
Fonologia → come ‘pensiamo’ i suoni.
↳ Studia i fonemi ed il modo in cui questi si realizzano sotto forma di foni → si rappresentano tra […] ↓
≈ Suono così come lo pensiamo o riconosciamo.
≈ Modello astratto, mentale, del suono.
≈ Elemento costitutivo del significante.
≈ Serie di istruzioni necessarie e sufficienti a produrre, o riconoscere, un determinato suono.
≈ Si rappresentano tra /…/.
Fonema.
/a/ /e/ /i/ /o/ /u/.
Fonema → foni.
/a/ [a:] fono prevedibile* = allofono ↳ [a].
Forma fonologica → forma fonetica, o superficiale.
/‘ka.sa/ → [‘ka:.sa].
/‘kas.sa/ → [‘kas.sa].
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* Il fono è prevedibile quando guardi i dati e vedi che ricorre sempre in certe circostanze.
≈ I due punti indicano l’allungamento.
Una vocale, in italiano, si allunga quando ha due caratteristiche ↓
→ Se accentata.
→ Se si dice in sillaba libera o aperta, sillaba che termina con la vocale.
((Automaticamente sillaba chiusa termina con la consonante)).
Gli allofoni sono in distribuzione complementare, cioè dove c’è l’uno non può esserci l’altro = gli allofoni ricorrono in contesti mutuamente esclusivi, se l’allofono compare nel contesto 1 sarà escluso dal contesto 2.
≈ Un allofono può essere allo stesso tempo anche un fonema.
/i/ → [i:] in sillaba accentata e aperta.
Appartiene alla stessa sillaba ⇧
→ [j] se seguita da vocale tautosillabica in allegroform, con velocità di elocuzione da normale a elevata.
→ [i] in tutti gli altri contesti, elsewhere.
Ex: ragazzi di altre scuole.
Ra.gaz.zi di al.tre scuo.le.
/di’.al.tre’.skwɔ.le/ → ragazzi di altre scuole [ra’.gat.tsi ‘dy al.tres’.kwɔ:le].
Trascrizione fonologica → forma fonetica.
Come pensa il sintagma → ciò che pronuncio senza rendermi conto.
Come faccio a dividere correttamente in sillabe?
Il migliore test per dividere in maniera naturale il sintagma è immaginare di saltellare su degli slogan allo stadio.
Sinalefe → fusione in un'unica sillaba di due vocali contigue, una si trova a fine parola e l’altra all’inizio della parola successiva.
Fenomeno fonologico → la regola che trasforma una data forma fonologica in una forma fonetica prevedibile.
Ex: le vocali basi si trasformano in lunghe se sono in sillaba libera accentata.
/s/ → [z] ___ [+consonante +sonora], sgradevole, <smile> [‘zmail].
↳ [s] In italiano settentrionale la sonorizzazione di ‘s’ sorda avviene fra due vocali v_v, riposo, casa, quindi diventerà [z] allofono.
/n/ → [m] ___ [+bilabiale], m p b, un milione.
→ [ɱ] ___ [+labiodentale], f v, un foglio.
→ [ŋ] ___ [+velare], k g, un gatto.
→ [n] ___ in tutti gli altri contesti.
/m/ → [ɱ] ___ + [+labiodentale], f v.
→ [ŋ] ___ [+velare], k g.
→ [m] ___ in tutti gli altri contesti.
→ /album/ vecchio [u.nal.buɱ’.vɛk.kjo].
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Le sillabe 02/11/2021
Le sillabe.
Vocali e consonanti.
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⇐ ⇒ → segmenti hanno tutte gradi di sonorità differenti.
Se io pronuncio una parola come ‘kistu’ io assocerò ad essere un valore numerico convenzionale che serve solo a farci capire cosa è la sillaba.
I valori numerici scelti da noi:
a 9.
e o 8.
u i 7.
j w 6.
l m n r 5, sonoranti.
ʃ ʒ f v s z 4, fricative.
ts dz tʃ dʒ, affricate.
p b t d k g 0, occlusive.
→ kistu rimbalzante albero questo dittongo ascendente, vedi pag. successiva.
[‘k is.tu] [rim.bal.tsan.te
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