A.A. 2021-22 - Letteratura italiana
Parte A del programma: la letteratura italiana dal '200 al primo '500
Contesto
La letteratura italiana nasce in Sicilia nel ‘200:
- La storia della letteratura italiana, però, non nasce solo ed esclusivamente in Sicilia, ma anche in altre zone (Umbria: poesia di San Francesco, Lodi, Parabiago, Cremona: testi didascalico-morale, cioè testi di insegnamento). Nonostante la nascita di molte altre letterature in Italia, viene fatta iniziare in Sicilia perché in quel momento nasce la letteratura alta, il fondamento della grande letteratura italiana, mentre le altre tradizioni diventeranno molto locali e caratteristiche della determinata area;
- Geograficamente la Sicilia è una regione periferica rispetto alla penisola italiana, ma centrale per quanto riguarda l’aspetto culturale della zona del mediterraneo.
La Sicilia è una zona molto importante in questo campo per il fatto che in questa zona vivevano ricche comunità allofone: greche, ebraiche ed arabe, che parlavano lingue diverse da quella ufficiale o “italiana”, importante per la filosofia greca. La Sicilia è una terra contesa (Impero Romano, greci, arabi e normanni).
Federico II di Svevia
Federico II di Svevia: nato a “jesus”, nelle Marche (Chiesi) il 26 dicembre. Gesù suona simile a “jesus” e il 26 dicembre sembra la data di Natale; ciò è importante perché in lui si coagulano diverse visioni, da un parte sembra che lui sembra l’anticristo, come se fosse una parodia, mentre dall’altro lato sembra una seconda venuta del salvatore.
Di origini metà normanne e metà tedesche, divenne imperatore della Germania, impero che poi si allargò fino alla Sicilia, diventando dunque re di Sicilia. Federico II è l’uomo più potente del mondo, il suo potere fisico è nel Sud Italia, figura profondamente italiana. Raccoglie varie tradizioni culturali, in Europa siamo nell’epoca del grande conflitto tra potere imperiale e potere del papato, conflitto ideologico che in questo periodo è al suo apice; per noi sarà evidente con Dante nella Divina Commedia. Federico II sembra all’inizio essere il pupillo della chiesa ma ad un certo punto, essendo una personalità eccezionale, si emancipa e diventa un vero e proprio antipotere. Federico II essendo una grande personalità, un poliglotta (conosce l’arabo) comprende che lo strumento fondamentale di lotta politica è la cultura; capisce che in questo periodo la cultura è in mano alla chiesa, la cultura ha forte matrice religiosa ed è in latino.
Scuola siciliana
La letteratura italiana nasce in ritardo rispetto alle altre letterature europee, ma ben presto sviluppa caratteri autonomi e originali. L’origine della nostra tradizione è identificata nella Scuola siciliana. Federico era anche un poeta tant'è che in Sicilia nasce la Scuola siciliana: si definisce scuola perché si ha una compattezza di poeti, provenienti dall’Italia meridionale, membri della cerchia di amministrazione di Federico II, (Pier delle Vigne, Jacopo da Lentini detto “il notaro” (autore principale), Stefano Protonotaro.
Perché nasce la Scuola siciliana?: cultura di riferimento laica da parte di Federico II, creazione di una letteratura laica di lingua volgare. Questo modello culturale si espanse in seguito in tutta Italia. La poesia della Scuola siciliana, però, nasce perfetta e con una precocità analoga, questo perché questa poesia prende spunto da un modello di poesia 2 plurisecolare, ci sono pervenuti 5 testi lirici, in provenzale e il poeta non è italiano.
Com’è possibile? Federico II recupera una tradizione secolare, ovvero la poesia d’Oc o volgare del Si o provenzale (Francia del sud), in lingua d’Oil (ciclo carolingio e bretone) si scrivono soprattutto poemi e romanzi, Francia del Nord. I poeti del sud della Francia si chiamano trovatori, “trovare” è un termine tecnico della poesia, di conseguenza la poesia si chiama anche trobadorica. Questa poesia esisteva già quando nacque la poesia siciliana, questi ne assimilarono le forme e parte del linguaggio. Esiste un codice: Vaticano latino 3793, importante perché tutto ciò che noi sappiamo della poesia di Dante lo dobbiamo a tre codici, tra cui il più importante è questo. Sono collocabili temporalmente dopo Dante. Questo autore tradusse i testi in latino. Codice composto da due parti:
- Le canzoni;
- I sonetti.
In ordine cronologico, la prima canzone è di Jacopo da Lentini “Madonna dir vo voglio”, questa è la canzone che apre la raccolta di testi perché è la traduzione di un poema provenzale di Folchetto da Marsiglia. Questa è ricchissima di frasi e termini che derivano dal provenzale e sono italianizzazioni dal provenzale.
Le canzoni
La poesia provenzale è una poesia d’amore, con una forte connotazione sociale legata fra l’amante uomo e l’amata di grado sociale superiore tipicamente “castellana”, il cosiddetto “amor cortese”; un amore contrassegnato dalla divaricazione sociale, dalla distanza sociale. Da qui nasce l’infelicità amorosa. Idea della superiorità sociale della donna rispetto all’amante. Uno degli effetti che produce tutto ciò è la strategia dissimulatoria, cioè non si può dire il nome dell’amata perché tutto ciò le procurerebbe infamia - termine tecnico per definire il nome della donna amata è “senhal” (segnal). Anche nomi della letteratura italiana come Beatrice e Laura utilizzano la tecnica del senhal. L’uso del senhal è la prima indicazione della poesia come poesia cortese, risponde a dei codici etici e comportamentali tipici della corte, all’insegna dell’eleganza, della nobiltà e del rispetto. Tutto ciò non esclude affatto che ci sia la richiesta di far entrare il poeta in camera, il tema della camera è uno dei grandi temi della poesia provenzale, “il risarcimento d’amore”.
La poesia occitanica-provenzale alla quale Federico e i suoi guardano, nasce quindi in un sistema di piccole corti e mette in scena l’amore del poeta per la castellana. Nella poesia dei trovatori non è estranea la vena erotica. Se ci si sposta nella corte di Federico cambia il profilo sociale e non è pensabile che il poeta si metta a fare poesia per l’imperatrice. Il punto è che i siciliani riprendono temi, forme e linguaggio di una poesia provenzale fortemente cortese trasportandoli in un’altra dimensione. Nella poesia siciliana i modelli formali (distanza uomo donna) restano, ma viene teorizzata, distanza morale e psicologica. Questa poesia è una poesia rarefatta, cioè molto meno concreta e realistica, ad esempio il tema dell’amore è un amore romantico, che sarà col tempo l’unica dimensione esclusiva della poesia siciliana, troviamo “l’immagine della donna dipinta nel cuore come idea di una contemplazione costante e ossessivo”, che successivamente diventerà tema anche di tutta la poesia italiana.
La letteratura siciliana perde rispetto alla poesia provenzale la poesia politico-militare. È scontato che se nel mondo provenzale ci sono tante piccole corti, raffinate ma in lotta tra di loro. La cultura provenzale produce anche una grande poesia politica e militare di esaltazione della guerra. La sua figura emblematica è nel cavaliere. La guerra è l’elemento dove si vede la virtù dell’uomo. In Italia essendoci una figura di imperatore senza altre corti, l’elemento bellico viene meno. L’imperatore la politica vera e propria la tratta a livello politico e diplomatico, non la affida a un testo poetico. Guerra e politica cadono quindi dalla poesia siciliana.
Gli intellettuali della Scuola siciliana sono in grado di scrivere testi poetici ma non musicali. 3 Non è più un testo-canzone ma nasce un testo per una lettura. Sicuramente i testi erano anche musicali ma non nascono come un unico organismo. Il divorzio tra testo e musica avrà cambiamenti visibili nella storia della letteratura.
La prima canzone all’interno del codice vaticano è di Jacopo da Lentini e Abate da Rivoli, ed è una canzone d’amore. La canzone non ha origini italiane e neanche la parola è originaria dell'Italia, ma della Provenza.
Con la scuola siciliana il testo si stacca dalla musica, non nascono più insieme ed è ovvio che a questo punto però il testo scritto perde la base musicale. L’elemento musicale e armonico è da recuperare. Se si è perso da una parte è da recuperare dall’altra ed è per questo che questa struttura è così rigida e questa musicalità si recupera con la struttura delle rime.
Accenno alla grammatica
La lingua italiana è accentuativa, quindi ogni parola ha un accento. La cosa fondamentale è l’ultimo accento. Gli accenti non si contano dall’inizio. Si contano dalla fine. La stragrande maggioranza delle parole italiane è piana (l’accento è sulla penultima sillaba) (es. casa, parassita). Le parole piane sono moltissime. Le parole tronche (accento cade sull’ultima) (es: libertà). Nelle sdrucciole l’accento cade sulla terzultima sillaba (terza dal fondo) (es: sdrucciolo, anima, soccorrere). Le parole bisdrucciole hanno l’accento sulla quartultima (es: liberami). Se l’ultima parola è piana il verso è piano e così via. Un endecasillabo sarà piano/tronco/ sdrucciolo ed è definito tale dall’accento dell’ultima parola. La poesia italiana è modellata sulla poesia francese. Come luogo comune la lingua francese e provenzale sono fatte da parole tronche. L’effetto è che se si crea un verso, in francese finisce con una parola tronca. Il francese ha un verso nobile che è il decasillabo. L’accento cade sempre in decima posizione, perciò quei versi francesi avranno sempre 10 sillabe. Quando quel decasillabo si vuole portare in Italia bisogna fare in modo che l’accento cada sulla decima sillaba. L’effetto è però che di parole tronche se ne hanno pochissime. L’endecasillabo perciò si chiama così non perché ha 11 sillabe ma perché l’ultimo accento forte cade sempre sulla decima posizione sillabica. Principalmente ha 11 sillabe ma non si può considerare come una regola. La sinalefe è un fenomeno metrico per cui una vocale che chiude una parola e una vocale che inizia la parola dopo contano 1. Es: Passami l’olio e il sale > nel pronunciarlo c’è un unico suono, un’unica posizione sillabica. C’è un codice preciso per tutti gli aspetti della metrica, poi si può decidere di romperlo.
Il sonetto
Il sonetto è stato inventato in Italia, probabilmente da Jacopo da Lentini, forse il sonetto è una rielaborazione della “stanza di canzone isolata”. Forma metrica che viene poi usata in tutta Europa, grande diffusione (Baudelaire, Hugo, Goethe, Shakespeare hanno scritto sonetti). Il sonetto non è difficile, guarderemo la struttura classica, il sonetto canonico. È chiaro che si possono trovare variazioni di ogni tipo. Noi parleremo sempre del sonetto canonico. Il sonetto si impone perché mescola il massimo della struttura con amplissimi margini di libertà, formalmente si può definire con estrema esattezza ma anche all’interno del sonetto canonico si possono individuare tante varianti. Il sonetto è costituito da 14 (e solo 14 nella forma canonica!) versi endecasillabi. Se si trova un settenario o non è un sonetto o è un sonetto particolare.
Quartine e terzine
Il sonetto si divide sempre a metà, tra le prime due quartine e le seconde due terzine. Ci sono rientranze all’inizio di ognuno di ogni 4 segmenti, queste sono apparenze, sono modi in cui oggi l’editore impagina ma non ci sono nel sonetto. Il modo in cui si impagina dipende dalla cultura che impagina. Per noi è naturale che i versi vadano a capo, nei manoscritti dell’epoca non lo fanno perché la carta costa troppo, non si può sprecare spazio. Come capire 4 dove finisce il verso? Si capisce dalla struttura interna, che si costruisce sulle rime: la rima è la parte che comincia con l’ultimo accento forte. Lì c’è la rima, tutto ciò che c’è prima sono degli spazi è ritmo è elemento molecolare. Indicare le rime con delle lettere è la prima cosa da fare. Attenzione allo schema ritmico! Prima si comincia con la A, la seconda riga è in “iso” quindi è diversa dalla prima quindi sarà una B, la terza è in “ire” quindi come la prima A, la quarta è in “iso” quindi è una B. Andando avanti arriva tutto lo schema ritmico, c’è in mezzo “gaudere”, anche quella fa parte di A in realtà. Nel sonetto bisogna usare solo le lettere maiuscole. Abbiamo esaurito lo schema delle quartine in ABAB, non è l’unico questo schema per le quartine però. Ci possono essere ABBA ABBA o anche ABAB ABBA.
Schema rime
Che tipi di schemi si possono e quali non si possono usare nelle quartine?
- Legge assoluta: possono esserci solo due rime A e B, non di più e non di meno. Se nei primi otto versi si arriva alla C, o non è un sonetto o abbiamo sbagliato. Può essere anche che ci sia solo A: in questo caso non abbiamo sbagliato, ma alcuni poeti fanno rimare tutti i versi tra di loro. Qual è quindi il principio? In profondità il gioco degli incroci è uguale, non cambia, quindi bisogna guardare la struttura di base. Nella stragrande maggioranza dei casi però ci sarà A e B.
- Seconda legge: le due quartine devono incrociarsi, cioè non potremo avere AAAA o BBBB; non è un sonetto perché ci deve essere almeno un verso della prima quartina che rima con almeno un verso della seconda quartina. Non è vero che debbano essere due i versi della prima che rimano che due versi della seconda quartina. In teoria potrei avere ABBB e BAAA, andrebbe bene comunque. La cosa importante è che ci sia almeno un legame e che ci siano 4A e 4B, con almeno un incrocio. La rima alternata (ABAB ABAB) è assolutamente dominante nelle origini, successivamente diventerà dominante ABBA ABBA cioè la rima abbracciata. Cambiano perché cambiano semplicemente le mode e l’orecchio, ovvio anche nella poesia si recuperano forme vecchie e “vintage”, non è qualcosa di immobile e bloccato però in linea di massima una cosa va di più in un periodo che in un altro.
- Per le quartine ci sono sempre e solo due rime, A e B.
- Per le terzine si possono avere due o tre rime: se abbiamo due rime saranno indicate come C e D, perché A e B già in uso nelle quartine. Se sono tre rime saranno C, D e E. Come per le quartine, l’importante è che ci sia un legame tra la prima terzina e la seconda terzina. Su due rime C e D, non potremo avere CCC e DDD; devono avere un legame. La disposizione può essere molto varia perché una volta creato un legame, ci si può organizzare in diversi modi. Si può avere CDC DCD, abbiamo due rime, ognuna ritorna tre volte ma non è obbligatorio ma c’è un legame. Si possono avere anche altre cose come CCD CCD; non siamo obbligati ad avere 3C e 3D, perché il D che sta una volta nella prima terzina e una volta nella seconda comunque garantisce il legame. Oppure si può avere CDC CDC. Se ci sono tre rime invece CDE CDE è la forma più comune, ma è anche presente CDE EDC. Il legame c’è sempre.
Iacopo Mostacci, Solcitando un poco meo savere
Stimolando un poco il mio pensiero e volendomi divertire con lui, mi è sorto un dubbio che vi sottopongo perché lo sciogliate. In genere si dice che l’amore è potente e costringe i cuori ad amare, ma questo io non lo condivido, perché l’amore non si è mai veduto, e non si vede. Si trova, è vero, una disposizione ad amare, che sembra nascere dal piacere, e la si vuol definire amore. Ma io non le riconosco nessun’altra qualità, e vorrei sentire da voi di che cosa si tratti: perciò vi chiedo di fare da giudice. 5
Pier della Vigna, Però ch’Amore no si pò vedere
L'amore è un desiderio che proviene dal cuore per abbondanza di grande bellezza; e gli occhi in primo luogo generano l'amore, mentre il cuore gli dà nutrimento. Può accadere talvolta che uno si innamori senza vedere l'oggetto del proprio sentimento, ma quell'amore che stringe con forza è quello che nasce dalla vista degli occhi: infatti gli occhi raffigurano al cuore la bontà e la cattiveria di ogni cosa che vedono, come essa è formata in modo naturale; e il cuore, che concepisce questo, immagina, e quel desiderio gli piace: e questo amore è quello che regna fra la gente
Testi in siciliano, toscano e latino
Con la morte di Federico II, nel 1250 il suo potere va in crisi, con il figlio Manfredi si mantiene all’inizio l’impero e la poesia provenzale prosegue però ormai la grande spinta si è esaurita, e nel ’66/’67 crolla il potere Svevo, Manfredi viene ucciso e in Sud Italia (Sicilia Regno di Napoli) si instaurano gli Angioini francesi. La poesia siciliana in Sicilia, così legata a Federico II, muore con la sua morte. Non abbiamo nessun documento che arriva dal sud, ma arrivano dal nord.
Il filologo Barbieri trovò un manoscritto in una maniera diversa rispetto a com’era prima e copia questa. Molti studiosi hanno accusato questo filologo di aver fatto un falso. Solo nel XX secolo sono usciti altri frammenti di testi sici
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