Geografia umana
Definizione e riferimenti di base
Spazio terrestre: distesa di terre e di acque più o meno vaste.
Territorio: porzione di spazio appropriata da un gruppo umano o animale.
La geografia umana si occupa del mondo come esso è e come potrebbe essere. Il suo ambito specifico di interesse è quello degli esseri umani: dove si trovano, quali sono le loro caratteristiche, in che modo interagiscono nello spazio, e quali tipi di paesaggi antropici costruiscono nei paesaggi naturali che occupano. Nella geografia umana confluiscono tutti gli interessi e gli ambiti della geografia che non sono direttamente connessi con l’ambiente fisico. Il contenuto della geografia umana offre la possibilità di integrare tutte le scienze sociali, in quanto conferisce a tali scienze il necessario punto di vista spaziale e sistematico di cui altrimenti sarebbero spesso deficitarie. Nel contempo, la geografia umana attinge ad altre scienze sociali nelle analisi identificate con i suoi sottosettori, quali geografia politica, economica, culturale, e sociale.
Geografia umana e geografia culturale
Per lungo tempo si sono confuse, trattano dello stesso oggetto ma c'è una distinzione sottile tra le branche della geografia ed è in campo metodologico.
- Geografia umana: Universalista
- Geografia culturale: Si ispira al concetto relativista di cultura
Esempio 1: L'uso del bastone di un pastore che possiede un uso strumentale, vi si appoggia e si aiuta per radunare gli animali. Ma l'uso del bastone può avere anche un uso simbolico quindi di cultura, come la ferula, ovvero il bastone del papa, utilizzato nelle cerimonie solenni. O i capi villaggi che usano il bastone che dà indicazione del suo potere. (Quindi differenza di cultura)
Esempio 2: Tutti gli esseri umani devono trovare il territorio per potersi alimentare e sufficienza, ma non tutti si alimentano allo stesso modo. Ogni cultura mangia il proprio tipo di cibo in base a abitudini e tradizioni.
Esempio 3: In diversi contesti, l'uomo ha cercato di coltivare pendii per aumentare le produzioni alimentari creando terrazzamenti, con risultati diversi a seconda delle culture locali.
La geografia umana
La geografia umana è incentrata su una concezione universalista di cultura - cultura intesa in senso antropologico o cultura popolare, che scaturisce da un intero popolo – ricerca nei fenomeni uno strato di invarianza. (Es. tutti devono mangiare, tutti gli umani coltivano, tutti si devono vestire) Ci sono caratteri comuni a tutta l'umanità come tale, per cui in tutti i luoghi e presso tutte le società si ripetono norme e comportamenti regolari, anche se ricoperti da differenze che però non sono sostanziali. Si rivaluta in questo caso un vecchio principio della metodologia geografica, il principio di comparazione. Solo comparando tra loro regioni e popoli diversi si troveranno regole e leggi universali, esplicazione di fenomeni comuni a tutta l'umanità.
La geografia culturale
Nel caso della geografia culturale, il punto d'approccio di tutte le analisi geografiche è invece la ricerca della diversità. Esiste una molteplicità di culture che differenziano le diverse regioni tra loro, non come fatto casuale ma in base al diverso sviluppo storico delle situazioni economico-sociali, anche perché cultura e società sono due facce della stessa medaglia. L'unica regolarità è il ripetersi di questa diversità culturale, tanto che la cultura stessa può essere definita come l'espressione delle diversità.
Le questioni culturali
Le radici e il significato della cultura
Per uno studioso di scienze sociali, la cultura rappresenta il complesso di modelli comportamentali, conoscenze, adattamenti e sistemi sociali peculiari, nel quale si sintetizza il modo di vivere acquisito da un gruppo di individui. Le prove visibili e invisibili della cultura - i modelli di costruzione (Es. tende, capanne) e di coltivazione, la lingua, l'organizzazione politica - rientrano tutte nella diversità spaziale studiata dagli esperti di geografia. Le differenze culturali nello spazio comportano variazioni del paesaggio umano sottili quanto la diversa aria che si respira a Parigi, a Mosca o a New York, o palesi quanto il netto contrasto tra l'utilizzo delle aree rurali in Zimbabwe e quello delle aree vitivinicole chiantigiane.
Le componenti della cultura
All'interno di una società, la cultura si trasmette alle generazioni successive tramite imitazione, istruzione ed esempio. In parole povere, la cultura viene appresa, non è biologica: non ha dunque nulla a che vedere con l'istinto o con questioni di carattere genetico. La cultura è un'intricata rete di comportamenti e modi di pensare che si modificano nel tempo. Per questo motivo, la cultura è un processo, essa si trasforma costantemente attraverso l'interazione con culture differenti, l'acquisizione di nuovi gusti, idee o norme comportamentali o la dismissione di vecchi.
I tratti culturali
I tratti culturali sono considerati unità di comportamento acquisito; essi vanno dalla lingua, agli utensili, alle attività ricreative. Un tratto può essere un oggetto, una tecnica, una credenza o il modo di pensare. Es. tipi di case diverse tra loro. Singoli tratti culturali correlati dal punto di vista funzionale formano, all'interno di tale modello, una struttura culturale. Es. L'allevamento di bovini può essere considerato un tratto culturale dei Masai del Kenya e della Tanzania, dando vita anche a paesaggi distesi e aperti per i pastori nomadi imasa.
Il sistema culturale
I tratti e le strutture culturali possono essere proprietà condivisa di individui che presentano per altri aspetti tratti distinti, ma associati dal punto di vista spaziale. Quando esistono sufficienti comunanze è possibile individuare un sistema culturale come realtà spaziale più ampia e generalizzata. Le società multiculturali, per quanto ulteriormente suddivise dalle differenze linguistiche, dalle varie preferenze alimentari e da molteplici altre differenziazioni interne, potrebbero però condividere un numero di caratteristiche comuni sufficiente a renderle entità culturali riconoscibilmente distintive ai loro occhi e a quelli degli altri. Es. i cittadini del melting pot statunitense si identificano come americani, costituendo tutti insieme un unico sistema culturale sulla scena mondiale.
La tesi accolta dal testo è quella di Leslie White (1900-1975), antropologo che definì la cultura una struttura tripartita composta di sottosistemi ai quali egli attribuì i nomi di ideologico, tecnologico e sociologico.
- Il sottosistema ideologico (mentale): È composto da idee, credenze e conoscenze di una cultura e dalle modalità secondo le quali esse trovano espressione in discorsi o in altre forme di comunicazione. Le mitologie e le teologie, la leggenda, la letteratura, la filosofia e la saggezza popolare fanno parte di questa categoria.
- Il sottosistema tecnologico: È composto dagli oggetti materiali (e dalle tecniche per l'utilizzo degli stessi) grazie ai quali gli individui sono in grado di vivere. Gli oggetti sono gli utensili e gli altri strumenti che consentono di nutrirsi, vestirsi, ripararsi, difendersi, muoversi e svagarsi.
- Il sottosistema sociologico: È la somma dei modelli attesi e accettati di relazioni interpersonali, che sfociano nelle associazioni economiche, politiche, militari, religiose, di parentela e altre. Tali prodotti sociali definiscono l'organizzazione sociale di una cultura: regolano il modo in cui il singolo si colloca rispetto al gruppo, sia che quest'ultimo sia rappresentato dalla famiglia, dalla chiesa o dallo Stato.
La regione culturale
Tratti, strutture e sistemi culturali hanno una propria estensione spaziale. In ambito geografico, soprattutto a partire dalla teoria possibilista, si fa riferimento alla regione culturale, come a una porzione della superficie terrestre caratterizzata da alcuni elementi culturali distintivi.
Il focolaio culturale
In origine, le rivoluzioni sociali e tecnologiche che cominciarono nel periodo neolitico e lo caratterizzarono erano circoscritte. Le nuove tecnologie, i nuovi modi di vivere e le nuove strutture sociali si diffusero dalle culle di origine e furono adottate in modo selettivo anche da individui che non avevano preso parte alla loro creazione. Il termine focolaio culturale viene utilizzato per descrivere tali centri di innovazione e di invenzione, dai quali importanti tratti ed elementi culturali si spostarono per esercitare la loro influenza sulle regioni circostanti, facendosi portatori di particolari paesaggi culturali.
Il determinismo ambientale
I geografi hanno da tempo respinto come limitate dal punto di vista concettuale e non valide dal punto di vista empirico le idee del determinismo ambientale, ossia della teoria nata nel XIX secolo, secondo la quale l'ambiente fisico da solo plasma gli esseri umani, le loro azioni e il loro pensiero. I soli fattori ambientali non possono giustificare le varianti culturali che si producono nel mondo (Ricordiamo Friedrich Ratzel - teorico dello spazio vitale). I livelli di tecnologia, i differenti sistemi organizzativi e i valori culturali ed etici propri delle singole società non hanno relazioni scontate con le circostanze ambientali.
Il possibilismo geografico
L'ambiente pone determinati limiti all'utilizzo del territorio da parte dell'uomo, ma questi limiti non devono essere considerati assoluti, bensì legati alle tecnologie disponibili, alle considerazioni sui costi necessari per modificare l'ambiente, alle differenti aspirazioni nazionali e ai legami con il resto del mondo: non si tratta dunque di circostanze insite nel territorio. Secondo la teoria del possibilismo geografico - scuola di pensiero opposta al determinismo nata negli anni a cavallo tra il XIX e XX secolo - sono gli individui, non gli ambienti in sé, a rappresentare le forze dinamiche dello sviluppo culturale. La natura non esprime dunque solamente dei vincoli, ma offre varie possibilità di occupazione del territorio e di utilizzazione delle risorse fisiche. Ricordiamo Paul Vidal de la Blanche, fondatore de Géographie.
Storia delle cartografia: dalle origini all'età romana
Un territorio per appartenere a qualcuno deve essere delimitato, da qui discendono le frontiere - limiti, confini. Ma per riconoscere un territorio e fare in modo che gli altri lo riconoscano, abbiamo bisogno di rappresentarlo e da qui discende l’insieme delle rappresentazioni spaziali e territoriali ciò che oggi chiamiamo carte geografiche.
Le incisioni rupestri
Esse costituiscono i primi documenti che ci informano della necessità degli esseri umani di:
- Delimitare lo spazio
- Rappresentare il loro spazio vita
Nel mondo ci sono stati molti modi diversi di rappresentare il proprio spazio e il modo di orientarsi.
Le “carte” più antiche
Queste rappresentazioni del mondo sono alquanto imprecise, perché la forma dello spazio da rappresentare è approssimativa e le distanze sono misurate in maniera approssimativa. Non si sapeva “fare il punto”, cioè definire le coordinate geografiche (latitudine e longitudine).
I primi mappamondi o “pinax”
Disegnati dai filosofi ionici - IV secolo a.c. Saggi e studiosi che hanno sentito il bisogno di rappresentare il mondo. Ricordiamo la ricostruzione del “mappamondo” di Anassimandro (disco piatto circondato da oceano).
La prima opera geografica greca scritta in prosa fu la Periegesi, (Viaggio intorno al mondo) di Ecateo di Mileto (550 - 480 a.C.), uno dei più antichi logografi ionici (= storico, nell'antica letteratura greca). La Periegesi (di cui ci sono pervenuti circa 300 frammenti), costituisce una sorta di guida alle regioni costiere del Mediterraneo, a illustrazione di una carta geografica divenuta famosa. È probabile che la carta di Ecateo sia stata basata su una riproduzione di quella di Anassimandro. Le nozioni geografiche di Ecateo sono chiaramente primitive. Per lui il Caspio era un golfo che sfociava nell'Oceano circolare. Il secondo libro della Periegesi è dedicato alla Libya (Africa), naturalmente la costa del Nord Africa fino alle Colonne d'Ercole.
- Erodoto: 'Padre della storia', Erodoto fu anche un po' il padre della geografia umana, almeno nel quadro del nostro patrimonio superstite di letteratura greca. Nel corso della sua vita, che va dalle guerre persiane all'inizio della guerra del Peloponneso, egli poté viaggiare senza troppe difficoltà in molte province dell'impero persiano (del quale era nato suddito) e raccogliervi materiale di prima mano.
- Dicerarco da Messina III secolo a.c.: Ha capito la necessità di “fare il punto”. Disegna un diafragma (un primissimo parallelo) aveva una funzione d'“equatore” per le terre conosciute dell’epoca: Aveva pure previsto un meridiano (una linea perpendicolare in corrispondenza di Rodi). Ha quindi definito il principio del reticolato geografico.
- Eratostene III secolo a.c.: È un filosofo e studioso che capisce l'invenzione di Dicerarco o da Messina, lo migliora e suddivide costruisce il suo mappamondo a partire da diversi meridiani e paralleli (7 paralleli e 9 meridiani). Inventa lo gnomone per misurare la latitudine (con gli astri). Ripartizione del mondo conosciuto in tre parti: si passa da ripartizione a tripartizione del mondo: Europa, Asia (grazie alle conquiste di Alessandro Magno), e Libya. Eratostene (273-192 a.C.) misura la Terra: intorno al 230 a.C. misurò per la prima volta la Terra. Il suo calcolo si basava sull'osservazione che un bastone verticale posto a Siene (Assuan) in Egitto il giorno del solstizio d'estate, non proietta nessuna ombra. Ciò significa che, in quel giorno e a quell'ora, il Sole si trova esattamente allo zenit. Nello stesso giorno dell'anno e alla stessa ora, un uguale bastone piantato ad Alessandria, proietta un'ombra e indica una inclinazione di 7° 12' dei raggi solari rispetto alla verticale.
- Lo gnomone: Lo strumento di cui si serve Eratostene è incredibilmente semplice, un banale bastone piantato verticalmente in un terreno perfettamente pianeggiante: lo gnomone. Studiando l'ombra che si genera si possono seguire i movimenti del Sole. Durante il giorno, il momento in cui l'ombra è più corta corrisponde a mezzogiorno. Lo gnomone permette di seguire anche il cambio delle stagioni: il giorno in cui a mezzogiorno l'ombra è più corta è il solstizio d'estate; sei mesi dopo, l'ombra a mezzogiorno è la più lunga ed è il solstizio d'inverno. Infine si può stabilire in ogni momento l'altezza del Sole, ossia l'angolo α che i suoi raggi formano con la linea dell'orizzonte, confrontando semplicemente la lunghezza del bastone AH con la sua ombra BH.
- Ipparco da Nicea (Turchia) II secolo a.c.: Studioso che ha inventato il sistema del fusorario. Ipparco perfeziona il metodo di Eratostene. Utilizza il metodo astronomico per fare il punto (la latitudine) e la differenza d’ora per la longitudine (grazie allo studio delle eclissi di luna). Definisce il reticolato geografico della Terra a partire da linee disegnate a eguale distanza fra di loro. Definisce i fondamenti dei sistemi moderni per il calcolo delle coordinate geografiche (ancora le stesse oggi e si usa lo stesso metodo). Primo redattore di tavole trigonometriche.
- Posidonio 135 al 51 a.c.: Anche lui propone una proiezione. Questa ricostruzione di Bertius venne pubblicata nell'Antiqua Geographia. La Terra aveva una forma lenticolare.
- Strabone: Egli aveva scritto il suo famoso trattato Geographia, basandosi sui resoconti dei viaggi compiuti da tanti esploratori, suoi predecessori e contemporanei. Tutti i diciassette libri del Geographia sono giunti a noi e consultabili.
- Tolomeo II secolo d.c: Ha perfezionato al massimo il principio di Ipparco di Nicea. Comprende la difficoltà di rappresentare una superficie sferica su di una superficie piana. Anche se Ipparco aveva già inventato il principio della proiezione geografica, disegna con precisione la prima proiezione tronco-conica. Con Tolomeo terminiamo la parte della cartografia greca scientifica dove sono state fatte le scoperte più importanti.
Cartografia romana
Le carte romane non si basano su principi scientifici ma hanno scopi pratici:
- Commerciali
- Amministrativi
- Politici e militari
Carte itinerarie (antenate delle carte stradali). Tabula Peutingeriana IV secolo d.c. 6,80 m di lunghezza e 0,34 m di larghezza. Le terre dell’Impero romano (completamente deformate): vi sono disegnate le reti stradali, le catene montuose, i corsi d’acqua, i luoghi considerati importanti, i popoli o tribù aggressive, le stazioni di cambio dei cavalli (per cambiare i cavalli quando erano stanchi dove nacquero anche le locande che divennero poi le “poste” dove venivano anche scambiate le varie notizie, erano per cui molto importanti da segnalare sulle mappe). Erano mappe molto grandi vedi – tavola pentigeriana.
Un altro esempio di cartografia romana: Scudo di Dura Europos - porzione di scudo di qualche soldato di cui doveva occuparsi. Fu scoperto nel corso di una campagna di scavi del 1923, insieme ad altri quattro scudi ovali. Rappresenta un tratto di strada tra il Mar Nero e l’Armenia.
Esisteva tuttavia una cartografia locale, una piccola porzione del Notitia dignitatum Imperii romani. Si trattava di un frammento di un villaggio romano sul Nilo (IV secolo d.c.).
Finiamo la cartografia romana con Pomponio Mela: Geografo e scrittore latino del I secolo, ha perfezionato l'insieme delle conoscenze degli ultimi secoli dell'età greca. Dei suoi scritti possediamo la più antica opera geografica conservata della letteratura latina. 'Chorografía' (Descrizione dei luoghi), 'Cosmographia' (Descrizione del mondo) ovvero 'De situ orbis' (La posizione della terra).
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