La filiera della grappa come modello di economia circolare.
La Grappa, per essere definita tale a livello comunitario (Regolamento UE 2019/787), deve
rispettare requisiti rigorosi: si tratta di un’acquavite di vinaccia ottenuta da materie prime
derivanti da uve prodotte e vinificate esclusivamente in Italia e distillata in impianti situati sul
territorio nazionale. Definire la Grappa solo attraverso il suo processo di distillazione sarebbe
riduttivo: in accordo con i moderni modelli di analisi economica dei sistemi alimentari (come
lo schema HLPE), la filiera si configura come un insieme interconnesso di elementi biofisici,
tecnologici, istituzionali e socio-economici.
Il presente elaborato mappa la struttura della filiera superando la prospettiva esclusivamente
legata alla trasformazione industriale.
La filiera coinvolge quindi una pluralità di soggetti economici, tra cui aziende agricole,
cantine, distillerie, imprese di distribuzione, ristorazione, dogane, organismi di certificazione,
trend di consumo globali, politiche di marketing e consumatori finali. In tale contesto, essa
non può essere interpretata come una semplice sequenza di passaggi produttivi, ma come un
sistema articolato in cui interagiscono fattori economici, sociali e ambientali che influenzano
produzione e consumo.
Il sistema è costantemente modellato da macro-forze esterne che ne determinano lo
sviluppo economico e strutturale:
Driver Politici ed Economici: La tassazione sulle accise (gestita dall'Agenzia delle
Dogane) esercita una pressione finanziaria notevole sulle imprese. Le politiche di
internazionalizzazione promosse dal Ministero del Made in Italy sostengono la
competitività all'estero.
Driver Tecnologici ed Infrastrutturali: Innovazioni tecnologiche nei sistemi di
conservazione delle vinacce per evitare fermentazioni anomale; evoluzione dei sistemi
di distillazione automatizzati per garantire costanza qualitativa e risparmio energetico.
Driver Socio-Culturali: Si assiste a una transizione storica del consumo di Grappa. Da
digestivo "tradizionale" e maschile a distillato con un forte incremento dell'interesse
da parte del pubblico femminile, dei giovani e della mixology internazionale.
Driver Ambientali: Cambiamento climatico e siccità influenzano le epoche di
vendemmia, modificando la composizione chimica (acidità e zuccheri) delle vinacce
fresche.
3. Mappatura degli Attori e Flussi della Filiera
Il diagramma sottostante illustra le interconnessioni, i passaggi di valore e i flussi di materia
prima dal vigneto fino al consumatore finale, evidenziando il ruolo degli intermediari
industriali, dei canali distributivi e dei sottoprodotti riutilizzati in ottica bioeconomica.
Analisi del Diagramma di Filiera della Grappa
Per comprendere appieno la filiera della Grappa, è necessario analizzarla attraverso una
prospettiva sistemica, che unisce il settore agricolo, l'industria trasformativa, la bioeconomia
e i mercati di consumo finali. Guardando lo schema strutturale, possiamo scomporre il flusso
in quattro macro-fasi principali.
La prima fase è quella Agricola e di Vinificazione. All'inizio della filiera troviamo i Viticoltori
e le Cantine (siano esse sociali o private). Il loro ruolo primario è la produzione del vino, ma in
ottica di filiera della Grappa, essi rappresentano i detentori della materia prima
fondamentale: la vinaccia (ovvero la buccia e i vinaccioli dell'uva) che rappresenta circa il
25/30% del peso totale dell’uva lavorata. Il diagramma evidenzia una prima ramificazione
logistica cruciale: il vino segue la sua strada verso il mercato vinicolo, mentre la vinaccia –
che sia vergine (da uve bianche) o già fermentata (da uve rosse) – viene trasferita
immediatamente alle distillerie. La rapidità di questo flusso e le infrastrutture di
conservazione sono determinanti per preservare la qualità del prodotto finale. Le moderne
tecniche di conservazione infatti consentono di preservare quasi totalmente le vinacce: oltre
il 90% della materia prima viene recuperato e valorizzato, mentre solo un 10% può
deteriorarsi a causa di fermentazioni indesiderate o ossidazione.
La seconda fase è il cuore della trasformazione industriale: la Distilleria.
In Italia si contano circa 130 distillerie di grappa attive concentrate prevalentemente per il
63% nelle regioni del Nord-Est (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia), il 23% nel
Nord-Ovest e poco più del 14% nel Centro-Sud. Secondo lo studio del DEIAGRA (dipartimento
di economia e ingegneria agraria di Bologna), il 49% delle distillerie produce meno di 100
ettolitri annui, mentre un ulteriore 12% si colloca tra 100 e 250 ettolitri annui. Solo poche
distillerie, superano i 25.000 ettolitri annui.
Una volta entrata in distilleria, la vinaccia viene lavorata attraverso impianti di distillazione
continui o discontinui per estrarre l'alcol e le sostanze aromatiche. Dopo la distillazione, il
prodotto semilavorato passa attraverso processi di rettifica, riduzione del grado alcolico,
filtrazione e, nel caso delle varianti più pregiate, un periodo di invecchiamento in botti di
legno. Come si nota nello schema, in questa fase può inserirsi la figura degli Imbottigliatori o
Terzisti, che acquistano la grappa sfusa dalle distillerie per curarne il packaging, il
posizionamento del brand e la successiva commercializzazione.
La terza fase, che rende questa filiera un modello perfetto di Economia Circolare, è la
valorizzazione dei sottoprodotti.
Lo schema evidenzia chiaramente che la distilleria non genera scarti industriali. La vinaccia
priva di alcol viene separata: i vinaccioli (i semi interni) vengono inviati alle aziende chimiche
o alimentari per l'estrazione del pregiato olio di vinaccioli e
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