Def. funzione iniettiva, suriettiva, biiettiva
Funzione iniettiva
f si dice iniettiva se:
∀x ∈ A ∀x1 ∈ A (x ≠ x1 ⇒ (φ(x) ≠ φ(x1)))
oppure
∀x ∈ A (∀x1 ∈ A) (x ≠ x1 ⇒ φ(x) ≠ φ(x1))
Legge della contronominale.
In termini di equazioni ci può essere al max una soluzione ν.
Funzione suriettiva
f si dice suriettiva se:
∀y ∈ B ∃x ∈ A (φ(x) = y)
oppure
∀y ∈ B (∃x ∈ A) (φ(A) = B)
In termini di equazioni ci deve essere min una soluzione ν.
Funzione biiettiva
f si dice biiettiva (se è entrambe sia suriettiva che iniettiva) se:
∀y ∈ B (∃x ∈ A) (φ(x) = y)
oppure
(∀y ∈ B) (∃x ∈ A) (φ(A) = B)
In termini di equazioni ci deve essere esattamente una soluzione ν.
Un'importante applicazione: biiettività in geometria
Il piano euclideo d: D(P,Q) distanza euclidea tra P e Q in ν.
Si chiama isometria ogni applicazione Σ: ν = ν che conserva le distanze “rigide” ∪∀P,Q ∈ ν : D(T(P), T(Q)) = D(P,Q)
Un'isometria è necessariamente biiettiva e la sua inversa è anch'essa isometria (per esempio nel modellare i movimenti rigidi del piano: traslazione, simmetria ass).
Definizione di funzioni iniettiva, suriettiva, biiettiva
Funzione iniettiva
ϕ si dice iniettiva se:
(∀x∈A)(∀x'∈A)(x≠x'⇒ϕ(x)≠ϕ(x'))
oppure
(∀x∈A)(∀x'∈A)(x≠x'⇒ϕ(x)≠ϕ(x'))
(Legge della contronominale)
In termini di equazioni ci può essere al max una soluzione x/y.
Funzione suriettiva
ϕ si dice suriettiva se:
(∀y∈B)(∃x∈A)(ϕ(x)=y)
oppure
(∀y∈B)(∃x∈A)(ϕ(A)=B)
In termini di equazioni ci deve essere min una soluzione x/y.
Funzione biiettiva
ϕ si dice biiettiva (se è entrambe sia suriettiva che iniettiva) se:
(∀y∈B)(∃!x∈A)(ϕ(x)=y)
oppure
(∀y∈B)(∃x∈A)(ϕ(A)=B)
In termini di equazioni ci deve essere esattamente una soluzione x/y.
Esempio: importante applicazione: biiettività in geometria
Il piano euclideo, d(P,Q) distanza euclidea tra P e Q, in Rn si chiama isometria ogni applicazione T: Rn→Rn che conserva le distanze "rigide" t.c ∀P,Q∈Rn: d(T(P),T(Q))=d(P,Q)
Un'isometria è necessariamente biiettiva e la sua inversa è anch'essa isometria (elisom enfie modellano i movimenti rigidi del piano: trasl, rotazioni, simm ass)
Def. funzioni composte
Siano φ: A→B e φ: B→C due funzioni t.c. il codominio della prima è uguale al dominio della seconda.
Si definisce funzione composta di φ e φ e si indica con φ o φ: A→C t.c.
(∀x∈A) (φ o φ)(x) = φ(φ(x)) ∈ C
Def./oss. funzioni inverse
La funzione inversa di φ è definita come φ: B→A t.c. ∀ y∈B, φ-1(y) è l'unica soluzione di φ(x)=y.
Sia φ: A→B bigettiva e φ-1: B→A l'inversa. Allora
(∀x∈A)(∀y∈B) [φ(x) = y ⇔ φ-1(y) = x]
Si ha infatti:
φ(x) = y ⇔ ∃ φ-1(φ(x)) = φ-1(y) ⇔ φ(x) ∈φ-1(y) ⇔ x ∈ φ-1(y)
φ-1(y) = x ⇔ ∃ φ(φ-1(y) = φ(x) = y ⇔ x = x ⇔ φ(x) = φ(x)
Def. funzione invertibile
Una funzione si dice invertibile se è iniettiva e suriettiva, quindi bigettiva.
Se come segue
φ-1: φ(A) → A
∀ y ∈ φ-1(A) φ-1(y) = {!} → unico elemento di A t.c. φ(x)=y
Attenzione:
Se voglio cambiare una funzione da iniettiva a suriettiva devo identificare l'immagine e cambiare il codominio.
Def: massimo, minimo, maggiorante, minorante
Sia (X, ≤) un insieme ordinato e A ⊂ X non vuoto.
Un elemento a ∈ A si chiama massimo di A se ∀x ∈ A x ≤ a. In tal caso dalla asimmetria della relazione d'ordine segue che esso è unico, si indicherà con max A. Similmente, un elemento a ∈ A si chiama minimo di A se ∀x ∈ A a ≤ x. In tal caso esso è unico e si indicherà con min A.
Un elemento M ∈ X, ∀x ∈ A, x ≤ M, si chiama maggiorante di A in X. Se esiste un maggiorante di A in X allora si dice che A è limitato superiormente in X. Un elemento m ∈ X. t.c. ∀x ∈ A m ≤ x si chiama un minorante di A in X e se esiste allora si dice che A è limitato inferiormente in A. (i maggioranti e minoranti non devono per forza trovarsi in A) (Massimo e minimo sono unici per l'asimmetria della relazione d'ordine)
Def: estremo inferiore e estremo superiore
Sia (X, ≤) insieme ordinato e A ⊂ X non vuoto. Supponiamo che A sia limitato superiormente in X. Allora l'insieme M (X (A)) dei maggioranti di A i
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