LEZIONE 1-20/10/2025
Cenni biografici
-1265 = nasce a Firenze, era considerato una delle 3 corone della letteratura italiana
(insieme a Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio).
-1321 = muore a Ravenna.
Uno degli eventi più importanti della vita di Dante è stato l'incontro con Beatrice, donna che
sarebbe realmente vissuta: gli storici l'hanno identificata come Bice Portinari, morta nel
1290.
Per quanto riguarda la prima parte della vita di Dante non si hanno molte informazioni a
proposito
della sua formazione, anche se le sue opere rivelano una grande erudizione.
A Firenze è stato profondamente inßuenzato dal letterato Brunetto Latini e sembra che
intorno al
1287 abbia frequentato l'Università di Bologna.
Durante i conflitti politici di quegli anni, Dante si era schierato con i GUELFI contro i ghibellini
e
nel 1289 ha partecipato ad alcune azioni militari. Nel 1295 ha iniziato l'attività politica
iscrivendosi alla corporazione(arte) dei medici e degli speziali. Quando la classe dirigente
guelfa si era spaccata tra bianchi e neri, Dante si era schierato con i bianchi che avevano il
governo della città. Dante è stato accusato di concussione (pubblico ufficiale che abusa del
suo potere per ricevere una somma di denaro) e condannato all’esilio, durato dal 1301/1302
fino alla sua morte nel settembre 1321 a Ravenna, nemmeno le sue spoglie sono mai più
tornate a Firenze.
Genesi dell'Opera
L'inizio della composizione della Divina Commedia risale al periodo 1306-1304. Le tre
cantiche furono diffuse separatamente:
-Inferno: 1314
-Purgatorio: 1315-16
-Paradiso: Iniziato nel 1316 e pubblicato negli ultimi anni di vita di Dante.
L'opera ebbe una diffusione manoscritta, ma non esistono manoscritti autografi di Dante,
che sarebbero fondamentali per comprendere appieno le sue intenzioni. Fin da subito,
l'opera è stata oggetto di numerosi commenti e interpretazioni. Boccaccio iniziò le letture
pubbliche della Commedia, riconoscendo l'importanza della dimensione orale per diffondere
l'opera a chi non poteva permettersi di acquistarla.
Titolo e Struttura
Il titolo "Divina Commedia" fu attribuito nel 1500, ma Dante si riferiva già alla sua opera
come "Commedia". Si tratta di un'opera letteraria narrativa in cui Dante racconta sia un
viaggio universale, sia il viaggio personale di un personaggio storico di nome Dante. L’autore
intreccia la propria vita vissuta con aspetti simbolici. L'autore dimostra una conoscenza
enciclopedica, stupendo i lettori con la sua vastissima cultura. L'opera ha una dimensione
didascalico-allegorica: attraverso l'incontro con personaggi storici, Dante vuole fornire una
visione dell'aldilà e indicare la via che l'uomo dovrebbe seguire nella vita. Dante introduce
una forma metrica, la terzina, che rende il testo particolarmente memorabile, con ogni
terzina legata alla precedente.
Nell’opera Dante è autore, narratore e protagonista del viaggio. Mette in scena la propria
fragilità e vulnerabilità. Sdoppia la sua identità tra l'IO personaggio e l'IO poetico.
Sperimentazione e Memoria Culturale
Dante sperimenta molto nella stesura di quest’opera sia a livello micro testuale che macro
testuale:
-Macrotestuale: Dante sperimenta nella struttura generale dell'opera, la Divina Commedia è
divisa in tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna con una sua specifica
architettura e significato allegorico. Questa divisione e la progressione attraverso i tre regni
dell'oltretomba rappresentano un'innovazione nella struttura narrativa. Un altro segnale di
sperimentazione è il fatto che l’opera sia un'allegoria del viaggio dell'anima verso Dio, con
personaggi e situazioni che rappresentano concetti morali, politici e religiosi. Dante include
anche una vasta gamma di conoscenze scientifiche, filosofiche, teologiche e storiche
all'interno della sua opera, creando un'enciclopedia del sapere medievale in forma poetica e
mostrando al lettore la sua cultura enorme.
-Microtestuale: Dante usa il volgare fiorentino, elevandolo a lingua letteraria. Crea
neologismi, utilizza termini tecnici e colloquiali, e sperimenta con la sintassi per creare un
linguaggio espressivo e ricco di sfumature. Inoltre, inventa la terzina dantesca (endecasillabi
concatenati), una forma metrica che permette una grande fluidità narrativa e una forte
coesione tra i versi. Dante varia il suo stile a seconda del contenuto e del personaggio. Usa
un linguaggio più basso e realistico nell'Inferno, uno stile più elevato e lirico nel Paradiso, e
uno stile intermedio nel Purgatorio
Novità Principali
-Terzina dantesca
-Narrazione in medias res: L'invocazione delle muse avviene dal secondo canto in poi.
-Realistica rappresentazione dei personaggi e delle situazioni: Questo rende la narrazione
vivida e coinvolgente, immergendoci nelle caratteristiche del tempo e nel viaggio.
Il primo canto: Il primo canto della Commedia funge da prologo all'intero poema, ricco di
figure, simboli, allegorie e significati nascosti, che hanno dato origine a numerose
interpretazioni. Il testo è dominato da forti contrasti e presenta una consistenza "ibrida",
essendo sia proemio che avvio del viaggio. In esso, un personaggio concreto si muove
all'interno di un paesaggio simbolico. Il primo canto annuncia e delinea il piano generale
dell'opera, mentre il secondo ne determinerà la necessità e la finalità, formando insieme un
"preludio in due tempi". Pietà e orrore dominano l'incipit della Commedia.
Virgilio: Virgilio è colui che accompagna Dante nel suo viaggio,è il primo personaggio ad
apparire nella Commedia, ed è un personaggio storico, infatti era un poeta precristiano,
prediletto da Dante, è stato anche un saggio oltre che l’ultimo profeta, annunciatore di
Cristo. Dietro al personaggio di Virgilio si nasconde un significato allegorico: la ragione
umana, individuale e universale; l’Impero; le qualità e le mete più nobili raggiungibili
dall’uomo nell’ambito delle capacità naturali, ovvero senza l’intervento del soprannaturale,
costituito dalla rivelazione e dalla fede cristiana (rappresentati da Beatrice). In Virgilio è
anche presente la malinconia di non poter salire al cielo perchè in quanto peccatore non
poteva giungere al paradiso insieme a Dante. Egli è il rappresentante più alto del mondo
classico e Dante ambisce ad esserne il continuatore e il rinnovatore.
LEZIONE 2- CANTO V
Argomenti del canto:
-Ingresso nel Il Cerchio.
-Incontro con Minosse e con Paolo e Francesca.
-La pena dei lussuriosi; i morti violentemente per amore.
I lussuriosi sono trasportati da una bufera infernale incessante, simbolo della passione
irrefrenabile che non hanno saputo controllare in vita. Questa bufera è la manifestazione del
contrappasso. Atmosfera (vv. 28-33): Il canto è caratterizzato da buio e assenza di luce, con
un suono che "muggia" (la tempesta). Il canto è parte dell'iter conoscitivo dell'io personaggio
(il pellegrinaggio) attraverso incontri significativi. La parola chiave è Pietà. Non si tratta solo
di compassione morale/intellettuale, ma di una riflessione profonda sul dramma dell'amore
umano (Paolo e Francesca) in relazione all'amore divino. Dante usa l'amore carnale per
riflettere sull'amore spirituale. L'incontro fornisce a Dante Agens (l'autore/protagonista) gli
strumenti conoscitivi per parlare del vero amore.
IL MAL PERVERSO—>Concetto chiave del canto: Per Francesca, il "mal perverso" è
l'amore che non si può controllare, un amore che diventa fuorilegge e che spinge gli amanti
a infrangere i limiti morali e sociali (come l'adulterio). Quando parliamo del mal perverso,
facciamo riferimento a un amore improvviso, che si attacca rapidamente al cuore gentile
("Amor ch'a nullo amato amar perdona" è la formula che giustifica la reciprocità, ma qui
applicata a un amore peccaminoso). Gli amanti, i 2 coinvolti in questa tragedia, non
agiscono come agenti liberi, ma si sentono vittime di questa passione travolgente. Non
hanno resistito al desiderio. Il peccato è reso esplicito dal fatto che l'azione (il bacio) è stata
preceduta e innescata da un modello letterario (la storia di Lancillotto e Ginevra). Hanno
scambiato la finzione letteraria con la realtà morale. Quindi, il "mal perverso" è l'amore
passionale che, non essendo guidato dalla ragione o dalla legge divina, porta alla rovina
morale e fisica. Dante usa questo esempio per riflettere sulla potenza distruttiva della poesia
amorosa non spiritualizzata.
VERSI 1-24: Usciti dal Limbo, Dante e Virgilio entrano nel Il Cerchio, meno ampio del
precedente ma contenente molto più dolore. Sulla soglia trovano MINOSSE, figura
demoniaca, descritto come un essere mostruoso e animalesco, con una lunga coda che
avvolge intorno a sé per indicare ai dannati il luogo infernale cui sono destinati (attorciglia la
coda intorno al suo corpo tante volte quanti sono i Cerchi a cui il dannato è destinato),
rappresenta quindi il giudice dei dannati, esecutore della volontà divina; Dante si meraviglia
che i dannati raccontino a Minosse tutti i loro peccati, Virgilio gli spiega che è grazie alla
giustizia divina; è probabilmente anche che sia il custode del Il Cerchio, anche se nulla lo
collega al peccato di lussuria in quanto nel mito classico egli era re di Creta, saggio e giusto.
Appena vede che Dante è vivo, lo ammonisce a non fidarsi di Virgilio, poiché uscire
dall'Inferno non è così facile come entrare. Virgilio lo zittisce, ricordandogli che il viaggio è
voluto da Dio.
VERSI 25-72: Superato Minosse, Dante si ritrova in un luogo buio, dove soffia incessante
una terribile bufera (simbolo della passione sessuale cui non seppero opporsi in vita) che
trascina i dannati e li sbatte da un lato all'altro del Cerchio. Quando questi spiriti giungono
davanti a una «rovina» (o all'imbuto infernale), emettono grida e lamenti e bestemmiano Dio.
Dante capisce che si tratta dei LUSSURIOSI, i quali volano formando una larga schiera
simile agli stornelli (Gru) quando volano in cielo. Tra essi si distingue un'altra schiera,
costituita dai lussuriosi morti violentemente, tra cui, oltre ai due protagonisti del Canto, ci
sono vari personaggi del mito e della letteratura, come Didone, Cleopatra, (si uccise prima di
essere catturata da Ottaviano Augusto), Elena (il suo "rapimento" fu causa della guerra di
Troia), Achille (innamorato perdutamente della figlia di Priamo e per questa sua distrazione
fu ucciso facilmente da Paride) e infine Tristano (cavaliere della tavola rotonda, il quale si
innamorò di Isotta, moglie del Re Marco di Cornovaglia il quale uccise Tristano). Dante fa
riferimento alla letteratura francese del ciclo arturiano (cui appartengono Tristano, Lancillotto
e Ginevra, citati dopo da Francesca).
VERSI 73-108: Dante nota che ci sono 2 anime che volano accoppiate, sembra che siano
molto leggeri, poco appesantiti e poco sofferenti, sopportano meglio la pena stando insieme,
questo loro amore è più forte dell'inferno e della dannazione. Gli incontri all'inferno non sono
mai casuali, è la divina provvidenza che li manda. Dante manifesta il desiderio di parlarci,
cosi gli prega in nome di quell'amore che li lega, e quindi i due spiriti si staccano dalla
schiera di a