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Introduzione alla criminologia

L’ordinamento giuridico è lo specchio della cultura sociale di un determinato gruppo in un determinato momento, al di fuori di questo non ha più significato. Come la cultura sociale si modifica continuamente, anche l'ordinamento giuridico deve essere modificato secondo riflessioni di carattere scientifico.

La criminologia si occupa di modificare e aggiornare l'ordinamento giuridico in una direzione costruttiva di progressivo miglioramento. La riflessione sulla pena, ovvero la penologia, analizza e confronta i sistemi giuridici nazionali e i risultati che sono derivati da una particolare sanzione penale, per cogliere i limiti e i vantaggi.

La criminologia ha un oggetto specifico: i fatti delittuosi, ossia quelle condotte che il codice penale qualifica come delitti, crimini e reati. Tutte le azioni penalmente perseguibili e scritte nel codice penale sono denominate reati. Lo stesso accade per i nomi con i quali si indica l’autore dei fatti previsti “reo, delinquente, condannato”, queste espressioni implicano un giudizio morale. In realtà, criminale, delinquente, reo dovrebbero semplicemente indicare colui che ha compiuto azioni che la norma giuridica definisce reato, ma la società presenta spesso e volentieri una gerarchia dei valori violati. Infatti, non esistono i delinquenti come categoria, ma tanti singoli individui che delinquono e ciascuno deve essere considerato con la sua storia individuale (non bisogna confondere ciò che una persona fa con ciò che è).

La criminologia si differenzia dalle altre scienze criminali a causa dell'ampiezza del suo campo di indagine che comprende i fatti criminosi e i loro aspetti, le variazioni nel tempo, le condizioni sociali, lo studio degli autori dei delitti con le loro caratteristiche e con i loro fattori ambientali. La criminologia comprende anche i diversi tipi di reazione sociale che il delitto suscita, le conseguenze sulle vittime e si occupa anche del fenomeno della devianza.

L’obiettivo del criminologo è soprattutto l'analisi dell’autore di reato, ambito che riguarda due strade:

  • Criminologia: è lo studio che si protrae nel tempo e che riguarda l'analisi vera e propria dell’autore di reato;
  • Criminalistica: è la tecnica di investigazione sul luogo del reato e interessa chi entra nelle forze dell’ordine per poter analizzare le prove sul campo senza distruggerle.

Caratteristiche della criminologia come scienza

Essendo una scienza denota determinate caratteristiche:

  • Sistematicità: è un insieme delle conoscenze acquisite in determinati ambiti del sapere;
  • Controllabilità: viene posta al vaglio di critiche e al confronto con la realtà;
  • Capacità teoretica: riunisce molteplici osservazioni dei fenomeni su cui si occupa;
  • Capacità cumulativa: costruisce teorie in derivazione l'una dall'altra;
  • Capacità predittiva: predice il comportamento umano pur sempre puntualizzando i limiti che sono propri delle scienze umane. Infatti, non esistono leggi di natura che determinino completamente la condotta umana, perché l'uomo è libero di scegliere la sua condotta anche se influenzato da fattori sociali, economici, familiari;
  • Applicativa: il criminologo interviene operativamente sui fenomeni criminosi e agisce sugli individui attuando interventi di prevenzione generale, programmi di mediazione e risocializzazione dei condannati.

Oltre che essere multidisciplinare e interdisciplinare, la criminologia è anche una scienza empirica, che dunque si fonda sull’osservazione e sulla conoscenza del dato naturalistico. Questo permette di creare valutazioni precise, oggettive e neutrali, valide in sé. Il carattere valutativo e neutrale della criminologia è stato sempre sostenuto, anche se ad oggi molto ridimensionato dato che non esistono verità assolute ma piuttosto un succedersi di verità sempre provvisorie in attesa di essere superate, modificate da altre interpretazioni della realtà. Anche l’interferenza dell’osservatore non è neutrale, come non sono neutrali le scelte di valore e le esigenze culturali in quel momento storico.

Si qualifica come scienza empirica anche grazie al fatto di essere una scienza descrittiva dei fenomeni delittuosi. Nel momento in cui alla descrizione si aggiungono anche la ricerca e l'identificazione dei fattori responsabili assume il carattere di scienza eziologica.

Teorie criminologiche

Le teorie criminologiche non possono avere un carattere certo, perché ci sono innumerevoli fattori che concorrono nel comportamento dell'uomo. La variabile fondamentale è la libertà di scelta sentita come una responsabilità, infatti, parliamo di libertà morale condizionata perché a volte può essere compromessa. Solo utilizzando una visione integrata e non esclusiva verrà favorita una migliore comprensione dei fenomeni, infatti, le teorie unicausali che si concentrano solo su un fattore non sono utili. Inoltre, una teoria dovrà essere valutata in funzione del suo valore euristico, quindi, la capacità di stimolare ricerche, di proporre nuove idee e perciò una teoria vera, non in senso assoluto, ma solo se è utile per accrescere le conoscenze e la comprensione di un fenomeno.

In criminologia si designa come causa di un fatto l'antecedente necessario e sufficiente al suo accadimento. In criminologia occorre sapere la più ampia comprensione della concatenazione dei fattori che intervengono nel comportamento umano, ciò è possibile utilizzando il principio di casualità circolare (l’unione degli elementi è diverso dalla somma) unito alle esigenze del sistema della giustizia (casualità giuridica o materiale) che procede secondo la casualità lineare.

Il delitto è un fatto sociale definito dalla legge. La concezione di delitto è relativa, perché dipende dalla cultura sociale, dall’organizzazione economica e soprattutto in ragione del tipo di ordinamento politico vigente. Per comprendere il carattere relativistico delle prescrizioni occorre ricordare che tutta la convivenza umana è ordinata da norme. L'apprendimento di tali norme è un fatto culturale ed è favorito da un insieme di strumenti di controllo sociale che tutelano principi e i beni ritenuti primari. Le leggi penali sono pertanto da intendersi come uno dei numerosi sistemi di controllo sociale per inibire comportamenti ritenuti più gravi o che minacciano il gruppo sociale.

Il carattere relativistico però non autorizza alcun soggettivismo e, dunque, non è lecito a nessuno decidere se assecondare o meno una norma. Le norme legali hanno lo scopo di assicurare coesione fra i suoi membri e stabilità sociale perché senza regole non può esistere nessun raggruppamento sociale. Quindi il termine “controllo” deve essere inteso come una salvaguardia della società. Esistono diversi strumenti di controllo sociale come formale, informale o non formale.

Ogni cultura può intendersi come l'insieme delle norme, tradizioni, costumi e leggi che danno concretezza e tutela ai valori caratteristici di una società. Uno dei fini delle leggi è di assicurare una continua coerenza di funzionalità fra la struttura della società e il tipo di cultura. Questo non deve essere visto in senso statico, infatti, in ogni aggregazione umana sono contemporaneamente presenti sia consenso sia conflitto.

La struttura e la funzione della pena sono strettamente collegate pur essendo distinte. La struttura riguarda il contenuto, mentre la funzione descrive l’obiettivo di politica criminale per il quale è costruita e che persegue. Questi due concetti cambiano quando cambia il gruppo sociale. Solitamente sono i gruppi che detengono maggiore potere a imporre le leggi e a sceglierle, ma non è detto che guardino solo il loro interesse.

Metodi e fonti della ricerca empirica in criminologia

  • Statistiche di massa;
  • Osservazione individuale: individua elementi che sfuggono alle statistiche e serve anche per individuare un modus operandi;
  • Ricerche su gruppi campione: ricavano indicazioni su un numero contenuto di persone, scelte in modo da rappresentare un'intera popolazione;
  • Ricerche settoriali: sono condotte in contesti particolarmente significativi (interviste o questionari);
  • Ricerche operative: sono utilizzate per comparare coloro che sono stati sottoposti all'azione di questi interventi e per valutare gli effetti dei trattamenti risocializzanti;
  • Studi predittivi: trovano indicatori che servono per prevedere il futuro comportamento di un soggetto o di un gruppo di soggetti;
  • Ricerche storiche: si occupano di studiare la fenomenologia criminosa.

Questionari e interviste: favoriscono una raccolta mirata di informazioni consentendo una conoscenza più accurata del fenomeno in oggetto. L'intervista presuppone uno scambio verbale e diretto, per questo ci sono vari tipi di interviste come il colloquio, ovvero un processo di relazione interattivo fra due persone (è importante perché si possono ricavare informazioni sulla personalità). L'atteggiamento deve essere il più possibile neutrale ed è necessario creare un clima di fiducia. Il questionario invece è scritto. Lo scopo principale di ogni ricerca è la tutela delle persone siano esse vittime, carnefici o comuni cittadini.

La criminalità nascosta è determinata attraverso il numero oscuro (dark number) che, per ogni reato, indica la percentuale di eventi criminali non riportati nelle statistiche ufficiali. Quindi, è il rapporto fra i reati noti e quelli effettivamente commessi (indice di occultamento).

Il numero oscuro è prevalente in specifiche tipologie di reati come:

  • Reati che non appartengono alla strada, ma attengono alla relazione interpersonale (violenze/maltrattamenti/abusi in famiglia, reati in ambito sessuale, minori);
  • Atteggiamento della vittima e qualità del reato: spesso la vittima per non avere ulteriori sofferenze decide di non denunciare. Altre volte la vittima non ha interessi nel denunciare tutti quei reati di scarsa entità, accomunati dal fatto che anche sporgendo denuncia la vittima non recupererà ciò che è stato sottratto (Mickey mouse crimes);
  • Atteggiamento degli organi istituzionali: le forze dell’ordine hanno capacità di intervento che non sono infinite, quindi, le iniziative di indagine si rivolgono in modo selettivo verso certi settori di delittuosità rispetto ad altri. Il numero oscuro riguarda le azioni criminali che hanno meno rilevanza;
  • Caratteristiche dell'autore del reato: per esempio se è una persona di grande prestigio. Esistono anche tipologie di autore di reato che sono inquadrate come persone tipicamente fragili (anziani, minori, disabili).

Esiste un rapporto di proporzionalità inversa riguardo la gravità del reato, minore è la gravità, più alto sarà il numero oscuro, ma esiste un’eccezione nei casi di reati che riguardano le relazioni interpersonali.

Criminologia

La criminologia è una scienza multidisciplinare, perché per svolgere la sua riflessione utilizza il bagaglio scientifico di discipline collaterali, chiamate scienze criminali:

  • Diritto penale: legato alla criminologia, individua il “crimine”, ovvero una condotta vietata da norme dell’antico codice criminale e dal più recente diritto penale. Il diritto penale è una scienza normativa (non naturalistica) che funziona da un punto di vista convenzionale, questo significa che ogni gruppo sociale fissa le proprie convenzioni (norme) che derivano dalla propria cultura sociale. Inoltre, il diritto è sempre relativo, perché ciò che ad oggi è ritenuto giuridico potrebbe non esserlo stato un secolo fa e potrebbe non esserlo fra dieci anni. Altre forme di diritto che concorrono a quello penale sono:
    • Diritto processuale penale: il nostro ordinamento giuridico è costituito dalla Costituzione, ovvero l’atto centrale che contiene solo principi fondamentali della nostra cultura e società odierna. Quindi questo prevede tutte le norme che devono essere rispettate nel processo penale per garantire la tutela dell’imputato e la difesa del gruppo sociale;
    • Codice civile: prevede tutte le norme di diritto privato, ovvero tutto ciò che attiene alle modalità di regolamentazione della vita tra i membri del gruppo sociale. La pena per tutti i “crimini” nel diritto civile è il risarcimento economico, quindi, ripagare con una somma di denaro decisa dal giudice chi ha subito il torto;
  • Psicologia: questa fornisce alla criminologia strumenti per approfondire il funzionamento psicologico del soggetto, le modalità del suo dipanare il rapporto che si ha con gli altri membri del gruppo sociale in funzione delle caratteristiche psicologiche individuali;
  • Psichiatria: è una scienza medica che studia il funzionamento patologico della mente umana e fornisce strumenti per capire tale funzionamento in quei soggetti che hanno disturbi psicopatologici (infermità mentale). La psichiatria nel corso degli ultimi due secoli e mezzo è passata da una concezione della malattia mentale che nei secoli era strettamente legata al concetto di magia, religione e superstizione a un concetto di tipo scientifico/medico. Questo cambiamento è dovuto principalmente dalla scoperta degli psicofarmaci, ovvero sostanze farmacologiche che sono in grado di contrastare in modo efficace la malattia mentale.

La relazione tra malattia mentale e criminalità è molto complessa per vari motivi, tra i quali perché esiste una difficoltà oggettiva nell’inquadrare dal punto di vista scientifico-nosografico (una serie di sintomi li sommo in un quadro psicopatologico) un comportamento come risultato di una malattia mentale. Esistono anche una serie di fattori culturali che influiscono nell’inquadrare il rapporto tra criminalità e malattia mentale, anche se nella società odierna il timore della pericolosità sociale di un malato mentale è in gran parte diminuito. Di norma, infatti, non è detto che il malato psicopatologico sia più pericoloso di una persona “normale” (stereotipo).

  • Penologia: di carattere sovrannazionale, svolge un’analisi dei diversi modelli relativi esclusivamente alla sanzione penale, che può essere la detenzione, la pena di morte, la tortura, misure alternative alla detenzione, ecc. Dunque, questa individua i contenuti di pena e gli strumenti funzionali più efficaci, ovvero quelli che di più portano a evitare la commissione dei reati e la recidiva;
  • Politica criminale: se la criminologia si ferma a riflettere sulla funzione della pena, viceversa la politica criminale compie un’analisi più ampia, mettendo a confronto le scelte fatte dai diversi legislatori (sovrannazionale). La pena, infatti, deve puntare alla rieducazione del condannato e se questo avviene, vuol dire che le scelte del legislatore sono state scelte e applicate bene;
  • Sociologia: studia la relazione tra ambiente e soggetto (società) e quindi anche l’influenza che l’una agisce sull’altro. Questo è molto utile alla criminologia per decodificare quali sono stati i fattori che hanno interferito sul soggetto in maniera tale da fargli commettere reato;
  • Vittimologia: è una scienza molto recente e studia appunto la vittima. Questo è molto importante sotto due punti di vista: studio preventivo (prima del reato) e interventi (dopo il reato). La prevenzione è la prima arma contro il crimine, perché dallo studio del comportamento della vittima si possono attuare tecniche di prevenzione (se una ragazza per tornare a casa deve passare da una via poco illuminata, si metteranno dei lampioni in più). Infine, gli interventi a supporto della vittima sono molto importanti, soprattutto un supporto di tipo psicologico, in modo da ridurre nella vittima il danno di vittimizzazione. Questo danno è qualcosa di profondo che incide sul soggetto e si divide in:
  1. Danno di vittimizzazione primaria: è il danno principale, ovvero quello che crea l’aggressore nei confronti della vittima, che di conseguenza avrà paura, intimidazione, tristezza, disgusto, rabbia (in base al reato che ha subito);
  2. Danno di vittimizzazione secondario: è anche più grave del primario e deriva dalla decisione della vittima di denunciare il reato. Esempio classico è quando la vittima di stupro sceglie di denunciare e la sua storia finisce su tutti i telegiornali, siti di informazione, programmi TV. Questo fa sì che si inneschi una “macchina micidiale” da parte dei media e di tutti gli spettatori che non fanno altro che additare e commentare l’accaduto e la vittima. Si sceglie dunque di colpevolizzare la vittima (“camminava da sola di notte”, “era ubriaca”, aveva una gonna troppo corta”), innescando così meccanismi di terrore nelle future vittime che scelgono di denunciare.

Le vittime si dividono in: vittime fungibili (che non conoscono l’omicida, come nel caso di un attentato) e vittime infungibili (che conoscono l’aggressore).

La criminologia interviene anche in tutte le tre fasi di prevenzione:

  1. Strategia di prevenzione primaria: consistono nelle iniziative da attuare per prevenire la commissione del reato. È rivolta dunque a grandi gruppi sociali, ma non ha controllo sui singoli casi, quindi ad esempio campagne di sensibilizzazione;
  2. Strategie di prevenzione secondarie e terziarie: riducono l’area di intervento dando dunque maggiore possibilità di controllo sui singoli individui. Queste mirano a intervenire sul singolo soggetto che ha commesso reato, evitando un peggioramento del problema, e questo si chiama trattamento risocializzativo.
  • Psicologia giudiziaria e giuridica: scienze recenti nate nei paesi del common
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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia222244 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Pietralunga Susanna.
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