Criminologia
La criminologia deve restare lontana dalle luci della ribalta dell’attualità più stringente, deve riuscire a farne una foto in lontananza. La criminologia essenzialmente si occupa di quattro aspetti, ambiti che dovremo fare interagire tra di loro, anzitutto definire cosa sia la criminalità, le cause che hanno condotto alla criminalità e come ci si fa a difendere dalla criminalità, i modi per poter essere il più possibile sicuri da aggressioni esterne alla propria sfera personale, infine le garanzie che l’individuo deve poter avere contro le scienze criminali perché il soggetto deve essere difeso dalla possibile indagine dello stato.
In realtà quindi si tratta di un percorso complesso e pieno di insidie e nell’ambito della criminologia diamo un primo accenno che avremo modo di rendere più dettagliato, dobbiamo riuscire ad arrivare un po’ più al cuore della materia che non è definita. Dobbiamo riuscire a trovare un confine e un inquadramento, senza una definizione non possiamo neanche parlare di una scienza ma dovremmo ritenerci di fronte a domande di carattere filosofico, umanitario, sociologico e non invece domande giuridiche anche se appartenenti alla scienza criminologica, perché il pensiero criminologico si distingue in un pensiero criminologico psichiatrico e pensiero criminologico sociologico.
Di cosa si occupa la criminologia?
Di che cosa si occupa la criminologia esattamente? È la domanda cuore del nostro corso, la prima risposta che verrebbe da dare è “del crimine” ma non è soddisfacente, non ci sarebbe differenza tra diritto penale e criminologia, in realtà il diritto penale ha una prospettiva molto particolare rispetto allo studio del crimine perché considera in astratto il delitto, nel senso che il diritto penale si muove in una dimensione ontologica, viene descritto attraverso degli elementi che devono sussistere tutte le volte in cui si parla di omicidio, furto, rapina ecc. ma ci si deve sempre muovere in una dimensione ontologica, chiunque uccide un uomo, indipendentemente da chi sia chiunque e così rispetto alla vittima che può essere chiunque, mentre la criminologia ha un approccio empirico, che tende a valutare, dare significato a tutti questi elementi astratti immessi in una dimensione concreta in cui vi è una differenza tra un reato e un altro per quanto si tratti sempre ad esempio di un omicidio o furto, le dinamiche concrete determinano una differenza che la criminologia coglie e rende l’elemento portante del suo studio.
Se diciamo che Tizio, vestito in giacca e cravatta, essendo una persona attenta all’abbigliamento, esce di casa in cui vive da solo perché la sua compagna lo ha lasciato e il figlio sta con la mamma, arriva a lavoro e trova la famosa lettera di licenziamento inaspettata, è particolarmente provato dalla separazione, in più viene repentinamente licenziato, affranto e preoccupato va a comprare qualcosa al supermercato dove trova la moglie e il figlio, alla vista è preso da un’ondata di odio, risentimento, angoscia, prende un oggetto contundente e ferisce la ex moglie. Questo accaduto può interessare sia il diritto penale che la criminologia ma interessa sotto angoli in parte diversi ed è in questo che la criminologia cerca di trovare il suo spessore, il suo pane con cui potersi sfamare perché di quello che abbiamo raccontato cosa interessa al diritto penale? La dimensione astratta.
Alla criminologia cosa interessa? Il fatto che il soggetto si sia trovato in una certa situazione psicologica, quelle che sono le cause che possono aver determinato situazione di grande fragilità in una persona, può interessare il rapporto con la vittima, le condizioni economiche, per la criminologia è importante il legame tra il soggetto attivo e la vittima quindi si occupa di una serie di aspetti che riguardano i motivi, cosa che al diritto penale tendenzialmente non interessa perché ha la funzione di setaccio della realtà, la prende e attraverso le categorie del diritto penale si setaccia ciò che è accaduto e quello che resta è quello che interessa la giurista che si deve occupare della fattispecie penalmente rilevante. Quello che non sta nel nostro setaccio resta per terra ma su un terreno di cui si è fatto carico di indagare la scienza criminologica.
Possiamo quindi dire come primo risultato molto intermedio che l’oggetto della criminologia è stato per decenni al centro di un dibattito quindi è evidente che quando ci interroghiamo sull’oggetto della criminologia ci interroghiamo sul cuore pulsante della scienza criminologica, arriviamo in base all’evoluzione che la criminologia ha fatto negli ultimi 100 anni.
La criminologia e la devianza
Possiamo dire che la criminologia si occupa del reato, ma non esclusivamente, anche della devianza. Si occupa del delitto, della devianza e di tutto ciò che sta intorno a questi due momenti, si occupa dei motivi, del tessuto sociale in cui è vissuto il reo, della relazione reo-vittima, tessuto sociale in cui è vissuta la vittima, aspetti psichiatrici, psicologici, ambiente familiare della vittima, di tutto ciò che al diritto penale non interessa. Come si fa a definire l’oggetto della criminologia come la devianza? La criminologia si occupa di chi si allontana da regole stabilite nel contesto sociale, ma come si fa a risalire all’oggetto della criminologia? Per poter arrivare a un risultato è necessario partire dalle origini, andare a storicizzare l’inizio della nascita e in questo caso è proprio quello che ci permette di poter iniziare a vedere come è inquadrata la prima risposta.
Da sempre l’umanità si interroga sul perché la società delinque, si parte da Seneca, Aristotele fino ad arrivare ai giorni nostri, la domanda sul perché si delinque è una domanda che da sempre attraversa la nostra umanità. Non basta interrogarsi sul perché si delinque, diciamo che la prima volta che la criminologia può aver individuato qual è l’ambito del suo studio è nel momento in cui alcuni autori che sono penalisti si sono cominciati a interrogare e a studiare gli autori del reato, si è cominciato uno studio che veniva a prendere in considerazione il soggetto attivo del reato. Il nuovo approccio inizia alla metà dell’Ottocento quando si inizia a far riferimento agli autori del reato che vengono a essere studiati in modo diverso, siamo di fronte al passaggio dalla scuola classica alla scuola positiva, alla metà dell’‘800 dominato dalla scuola classica, alcuni autori cominciano a cercare il proprio momento di accertamento fondandolo non tanto su quello che è successo, non tanto sul fatto che si sia verificato ma a vedere chi è il soggetto che lo ha realizzato e questi primi studiosi fanno parte della scuola positiva, una corrente di pensiero che nasce nell’‘800, si affianca e contrappone alla scuola classica.
Cos’hanno di così diverso dalla scuola classica? Il fatto che la scuola classica poggia le ragioni del diritto penale sull’idea del libero arbitrio, uomo libero che in quanto libero è un soggetto che deve essere rimproverato perché ha male utilizzato la sua libertà e quindi soggetto a una sanzione capace di restringere la sua libertà e fargli capire la strada da percorrere. Questo è il tratto portante, le linee logiche e sistematiche della scuola classica. A questo approccio si contrappongono gli studiosi che hanno un pensiero diverso, secondo cui tutto è retto da una legge deterministica, Lombroso crea l’antropologia criminale, fonda il primo mattone di quella che sarà la scienza criminologica, pensiero di Darwin secondo cui i soggetti non fanno mai salti evolutivi ma tutto è retto da una legge deterministica che condiziona le condotte dei soggetti e in questo approccio Lombroso traccerà la sua teoria antropologica, vedrà il suo pensiero dipanarsi nella scuola positiva ma quello che è importante sottolineare è che con lui inizia e prosegue con Enrico Ferri l’idea che ci sia una spiegazione causale deterministica alla commissione di un reato e cambia a seconda dell’autore che si inserisce all’interno della scuola positiva, secondo Lombroso sono le alterazioni biologiche che determinano la commissione del reato quindi determinata conformazione della calotta cranica mostra certi profili psichiatrici che determinano alcuni reati; secondo Ferri i condizionamenti vanno rintracciati nei condizionamenti sociali che determinano il fattore scatenante il delitto, le condizioni in cui si trova il soggetto (abbandono sociale, mancanza istruzione, ecc) che determinano la causazione quasi determinata del reato, quindi è il soggetto o meglio le condizioni sociali che determinano il soggetto alla commissione del fatto di reato.
Idea che ci siano condizionamenti precedenti alla commissione del reato che sono la reale causa della causazione del fatto, quindi la scuola positiva comincia a definire cause che comportano la realizzazione del reato, quindi vediamo che è un ribaltamento di prospettiva rispetto a quello a cui siamo abituati a ragionare rispetto alla scuola classica, in questo caso quando la criminologia ritiene che vi siano cause esterne ha bisogno di studiare il soggetto che ha commesso il fatto, rilevante è vedere quanto il soggetto sia stato determinato dalle cause esterne alla commissione del fatto, aspetto ritenuto secondario, la cosa importante è studiare le interazioni tra le condizioni esterne che possono essere sociali, economiche, psichiatriche o psicologiche e il soggetto autore del reato, il reato mi serve solo per selezionare il soggetto da studiare.
In questo momento storico nel momento in cui il soggetto commette il fatto di reato secondo la scuola positiva si deve cominciare a studiare i motivi, cause, condizioni che vengono prima del reato quindi accade che in realtà mentre prima del diritto penale si occupavano i giuristi secondo l’impostazione classica, per Ferri si comincia a dover dare spazio anche a profili di professionalità diversi, è vero che si studia sempre il fatto di reato e il soggetto che l’ha commesso, questo è uguale ma quello che cambia a questo punto sono i rimedi perché mentre per la scuola classica tutto è affidato al giurista e al giudice che deve irrogare la sanzione, è chiaro che per la scuola positiva che studia sempre quel fatto commesso dal sig. Rossi ci interessa sapere perché è arrivato a uccidere quindi sapere chi è il sig. Rossi, sapere se ha problemi psicologici, ha alterazioni biologiche, vive una certa situazione di malessere familiare, quindi lo studio e il rimedio rispetto allo stesso fatto non è più affidato al giurista ma i rimedi vengono affidati altrove, negli ospedali psichiatrici, dai medici, da chi si occupa della rimozione delle cause che hanno portato al crimine, necessità che venga data un’istruzione al soggetto, che venga reinserito in un tessuto sociale, quindi rimedi trovati altrove perché ciò che ha portato al crimine deve essere studiato in via autonoma, si comincia a stabilire un vero e proprio laboratorio su cui si studia e si prende come materiale ciò che sta vicino al crimine anche se non è oggetto proprio del diritto penale.
Per poterci interrogare sulla prevenzione del crimine, è necessario che la criminologia sappia che il suo oggetto è la devianza, per cominciare ad applicare alla prevenzione è necessario che si possa occupare di qualcosa di diverso dalla realizzazione del fatto di reato. La rimozione delle cause del crimine sarà oggetto della criminologia quando l’oggetto della criminologia risiede nella devianza, la criminologia non esisteva come scienza, è sempre esistita come domanda, ma non si è mai strutturata fino all’inizio dell’Ottocento come vera e propria scienza, erano elementi che attraversavano varie branche del diritto, vari studi ma non esisteva la scienza criminologica perché la criminologia non aveva ancora individuato quale fosse il suo oggetto. La criminologia studia come oggetto quello che è stato selezionato da un’altra scienza che è quella penale. La devianza è un allontanamento dalla regola anche sociale, il condizionamento è lo strumento che si utilizza per capire il motivo per cui il soggetto è diventato deviante.
Il punto problematico della criminologia
A questo punto, qual è il punto problematico che si ha in questo momento? La criminologia, nel momento in cui studia il delitto, comincia ad avere come materiale, come oggetto di studio, un oggetto di studio selezionato da un’altra materia, cioè dal diritto penale. Quando Ferri o Lombroso studiano i condizionamenti antropologici, psichiatrici, sociali e economici si interrogano rispetto a quali soggetti? Dai soggetti che si trovano in carcere che sono lì perché hanno commesso un fatto, quindi loro indagano, costruiscono l’indagine attraverso un filtro predisposto da una materia diversa da quella su cui loro vorrebbero indagare, cioè il diritto penale. In questo momento quando nasce la scuola positiva, per cominciare a muovere i suoi primi passi, lo fa interrogandosi sull’autore, sposta il focus sull’autore di un fatto penalmente rilevante, quindi è il diritto penale a indicare alla scuola positiva i soggetti su cui devono continuare a indagare, è un momento in cui c’è molta confusione, la criminologia impone un metodo diverso, dobbiamo cominciare a capire l’autore, i suoi condizionamenti, perché è questo che ci permetterà di capire cosa dobbiamo fare di quel soggetto, quali sono gli strumenti capaci di reinserirlo nel tessuto sociale, quindi cambia la prospettiva. La dimensione su cui si sposta la scuola positiva è completamente diversa da quella a cui siamo abituati, la scuola positiva quindi comincia ad essere autonoma ma è autonomia fittizia perché l’autonomia della scuola positiva si regge sul fatto di cambiare la prospettiva dello studio dal fatto all’autore ma l’oggetto su cui si incentra la criminologia è stato selezionato non dalla criminologia ma dal diritto penale.
A questo punto si dice: se l’oggetto è lo stesso allora la criminologia non esiste come scienza autonoma e invece in questo senso è proprio questa la scommessa della criminologia ed è per questo che si deve cominciare a vedere un ambito e un oggetto diverso dal reato ma far cominciare a vedere cosa ci sta intorno e che non è necessariamente un reato perché gli studi dei primi penalisti mostrano che esiste una cifra oscura, non tutti i soggetti che commettono un crimine sono in carcere ma noi studiamo solo quelli che sono in carcere, e allora come possiamo studiare le cause? In realtà la prima grande scommessa è quella di stabilire una zona autonoma della criminologia rispetto al diritto penale perché se sicuramente tutto ciò che è diritto penale può rientrare nella criminologia, non è vero il contrario. La criminologia deve ampliare il proprio oggetto per essere autonoma, deve iniziare a indagare e studiare non solo il soggetto che ha commesso il fatto di reato ma tutto ciò che sta intorno al reato e che comincia a suscitare una reazione sociale per il fatto di essersi allontanati da quella che è una regola.
Quindi, bisogna dire subito che la criminologia ha come ambito sicuramente il delitto, ma anche l’allontanamento delle regole sociali, religiose, morali… la devianza. Quindi oggetto della criminologia non solo il delitto ma la devianza in generale, studia gli autori, le vittime del delitto e studia le reazioni sociali, cioè studia come la collettività reagisce a determinati scossoni che vengono da condotte devianti o condotte che realizzano un crimine.
Possiamo dire quindi che la criminologia si occupa del crimine e della devianza, il fatto di occuparsi della devianza determina una sua autonomia rispetto all’oggetto del diritto penale e inizia a mettere il focus sul soggetto della devianza o del reato.
L'oggetto della criminologia
La criminologia si interessa della devianza, interesse ad ampliare il suo campo di indagine che determina il fatto che la criminologia comincia a indagare, accertare, spendere le proprie energie scientifiche per individuare gli ambiti in cui questo disagio sociale comincia a formarsi. Proprio perché la criminologia si occupa del disagio sociale, si occupa anche di segnalare al legislatore gli ambiti, le condotte che da questo disagio sociale possono determinare una ricaduta su condotte realmente dannose per la società civile, realmente aggressive a beni che si ritengono rilevanti socialmente, condotte individuate come dannose ma che il legislatore non ha ancora preso in considerazione nella sua massima discrezionalità di individuare le fattispecie penalmente rilevanti, quindi questo studio di ciò che viene prima permette alla criminologia di avere un occhio attento e preparato sul poter segnalare al legislatore quali sono le condotte che ancora non hanno rilevanza penale ma dovrebbero entrare nella compagine del diritto penale. Dall’altra, c’è la possibilità di segnalare al legislatore la sussistenza di condotte penalmente rilevanti che hanno smesso di suscitare tensione sociale e dovrebbero essere depenalizzate.
In realtà quello che abbiamo visto è che questo rapporto tra criminologia e diritto penale sta cominciando in qualche modo a strutturarsi in maniera difficile, complessa. Questo rapporto così complicato ma così importante della criminologia perché nel nostro diritto penale non esiste una materia di diritto penale, un catalogo che ci permette di dire che siamo all’interno del diritto penale, esempio il diritto civile ha un criterio.
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