Architettura e storia: l'evoluzione della casa
Intro
Ogni epoca si è trovata nella situazione di dover risolvere problemi riguardanti il proprio tempo; l’inventiva, la tecnica, le innovazioni tecnico-scientifiche introdotte e adottate hanno portato nel campo specifico dell’architettura un cambiamento fondamentale nel modo di costruire [come ad esempio l’introduzione dell’arco, del cemento armato, ecc.] generale, al quale si deve riconoscere l’individuale personalità dell’architetto [produzione di una sintesi]. Ciò non si deve confondere con la moda, caratterizzata dal ruolo di sola passeggera, in quanto i cambiamenti da lei riportati non si sono affermati nel tempo, scomparendo. Tutto ciò, però, non sarebbe possibile senza il mezzo della cultura e la conoscenza, perciò si sottolinea l’importanza della storia dell’architettura, con la quale si studiano e analizzano edifici del passato, le loro forme, in modo da ottenere un modello, un exempla da tenere in considerazione.
La casa
L’edificio della casa trova uno spartiacque nella linea del tempo riconducibile alla rivoluzione industriale del XVIII secolo:
- Case a corte, si tratta del modello di case maggiormente adoperato prima della rivoluzione industriale; è caratterizzata da uno spazio coperto e uno scoperto (cortile); nel tempo ha subito trasformazioni in base alle necessità, ma il tema compositivo è rimasto sia in spazi pubblici che privati.
- Casa a blocco, si tratta di una casa che ha perso l’individualità della casa a corte, preferendo la creazione di un edificio collettivo, che racchiude al suo interno molteplici spazi privati con spazi pubblici. Questa trasformazione è dovuta all’avvento della rivoluzione industriale, che ha visto una grande migrazione dalle campagne in città e quindi alla necessità di fornire un gran numero di abitazioni nello spazio cittadino.
Tipo: struttura formale ripetuta in diversi edifici (forma che identifica tale edificio e che riconosciamo).
Casa a corte, I fase
L’origine della forma riguarda la protezione del fuoco familiare attraverso un tetto per le intemperie e da un recinto. Questa prima forma di casa si è trasformata mantenendo la forma dello “stare della famiglia” e della protezione del fuoco, in quanto tutte le stanze dell’edificio si sarebbero sviluppate attorno alla corte, cortile. La messa a punto di questa casa a corte avviene con la domus del III secolo a.C:
- Mantiene l’elemento del recinto, un muro che separava fisicamente e in maniera continua l’interno dall’ambiente esterno;
- È mantenuto anche il cortile, attorno al quale si dispongono le stanze (non di servizio) della casa;
- Si definisce lo spazio dell’atrium, il primo dopo l’ingresso nell’edificio, che disponeva di un sistema per la raccolta di acqua piovana (tetto a impluvio), del tablinum (ambiente per il ricevimento degli ospiti);
Successivamente l’affermazione dell’edificio, la domus ha subito altre trasformazioni:
- Ampliamento dell’atrium;
- Introduzione del peristilio, decorazione presa dal contesto greco (ex: Priene), che consiste nell’uso di un insieme di colonne volte a perimetrare (e decorare) un dato spazio (in questo caso il cortile).
- Introduzione delle botteghe.
Un esempio è la Casa del Fauno a Pompei: l’ingresso, atrium, è caratterizzato dal tetto a impluvio per la raccolta dell’acqua, il tablinum per il ricevimento e dal fatto di essere tetrastilo, cioè formato da quattro colonne (doriche); nel cortile il peristilio delimita gli orti e i giardini. La casa è chiusa all’esterno, quindi la luce proviene esclusivamente dall’interno, cortili e spazi aperti.
Rapporto casa/città
Se il tipo di un edificio determina il riconoscimento della struttura tramite dei caratteri generali, non si può dire che gli edifici siano uno la copia dell’altro; infatti si sono sviluppate diverse morfologie che nel tempo sono andate a rispondere a diverse richieste, necessità o input. Una tipologia architettonica (determinata da diverse esigenze) fa conseguire un preciso tipo di città. Ad esempio Ercolano, in cui vi è poco spazio per l’edificazione di case, si è optato per una riduzione dello spazio riservato all’atrio in favore di uno sviluppo su più piani, oltre che un’apertura verso l’ambiente esterno. Oltre a ciò, anche la conformazione urbanistica si differenzia da altre esperienze romane.
Passaggio da domus a villa
Con il cambiamento di contesto avviene anche una mutazione delle necessità e richieste, infatti dall’indaffarato ambiente cittadino, descrivibile col negotium, si passa al bisogno di otium, di dedicare tempo a se stessi e al riposo, oltre che ad un business diverso, agricolo. Perciò, se da una parte troviamo il mantenimento di elementi fondamentali della domus quali l’atrium, i peristili e il cortile, dall’altra parte la villa agricola introduce innovazioni per far fronte a nuove necessità:
- Apertura verso il paesaggio esterno e la campagna; il recinto rimane (sempre per l’idea di sicurezza), ma lo spazio dedicato al fuori è esponenzialmente aumentato;
- Adattamento al paesaggio; dato che spesso le zone agricole non si trovavano in pianura ma in collina, si ricorse alla costruzione della villa su più livelli in modo tale da adeguarsi alla pendenza del paesaggio;
- Giardini, parchi, ambienti dedicati esclusivamente allo studio, alla ricerca di pace personale e al riposo del proprietario;
- Aree appositamente adoperate per la gestione della produzione agricola, quindi di servizio;
Per quanto riguarda la Villa di Tiberio a Capri, ricopre un ruolo fondamentale la corte; la Villa Adriana di Tivoli è composta da una serie di edifici chiaramente ispirati all’idea di costruzioni famose, in quanto Adriano era appassionato di architettura.
Rinascimento italiano, II fase
Il periodo tra il XV e XVI è stata un’epoca d’oro per le città italiane, grazie alla dinamica e fiorente economia delle corti rinascimentali. Dal punto di vista artistico si voleva continuare la tradizione, prendendo come exempla l’idea di romanità e classicità, poiché era considerata simbolo di bellezza e forza. L’input fondamentale fu lo studio del trattato di Vitruvio riguardo l’architettura romana “De architectura”, che ha costituito il cardine per i più grandi trattatisti del periodo:
- Leon Battista Alberti, soprattutto riguardo i temi della classicità;
- Palladio, in particolare per i suoi “quattro libri sull’architettura”, riguardo architettura e abitazioni romane;
- Diversi trattatisti stranieri, che hanno offerto un’interpretazione di Vitruvio figlia del rinascimento, della perfezione matematica;
Tra questi il più importante è sicuramente Palladio, il quale riesce a compiere una sintesi, tra la tradizione romana e le necessità rinascimentali, che diventerà il tema delle case, ville e palazzi rinascimentali. Egli parte dal tema romano delle case a corte, sviluppando in primis il ruolo dell’atrium, che all’interno delle sue ville diventa lo spazio principale dell’edificio, ricoprendo spesso lo spazio centrale (come per esempio nella Villa Almerico Capra, “La Rotonda”). Ciò è stato anche possibile grazie alla possibilità di sviluppare gli edifici in altezza, in modo da avere più spazio per stanze verticalmente e da fornire una certa teatralità alle ville stesse: con le giuste scelte tecniche e artistiche (come la sovrapposizione di ordini, prendendo ad esempio il Colosseo), Palladio riesce a dare un significato, un carattere (per l’appunto teatrale) alle proprie ville. Palladio è riuscito a generare una sintesi, riprendendo il passato in modo tale da rispondere alle moderne necessità, tanto da dare vita a un nuovo tema strutturale che avrà largo successo non solo in Veneto (in risposta alle necessità dei ricchi veneziani che richiedevano una residenza estiva per l’otium e la lavorazione della terra), ma anche in Europa, soprattutto in Inghilterra e in Nord America.
Carattere in architettura: dal greco charaktèr, impronta. Il complesso delle qualità che distinguono un insieme di edifici da un altro. L’immagine, l’impronta che tale edificio lascia sullo spettatore?
L’artista invece, l’architetto, pensa dapprima all’effetto che intende raggiungere, poi con l’occhio della mente costruisce l’immagine dello spazio che creerà. Questo effetto è la sensazione che lo spazio produce sullo spettatore: che può essere la paura o lo spavento, come in un carcere; il timore di Dio, come in una chiesa; il rispetto reverenziale per l’autorità, come in un palazzo del governo; la pietà come in un monumento funebre; il senso di calore, come nella propria casa; la spensieratezza, come in un'osteria. Questo effetto viene raggiunto attraverso il materiale e attraverso la forma.
Adolf Loos, Parole nel vuoto
Discorso sulla Villa Laurentina
Si tratta di una villa descritta da Plinio il Giovane nel I secolo d.C. attraverso una lettera all’amico Gallo. Questa presentazione è l’unico elemento che sopravvisse al tempo, perciò le scuole d’architettura del 1800 davano come esercizio quello di ricostruire tale villa agli studenti; tutti i risultati erano diversi tra loro, proprio per il fatto che ogni studente, partendo dall’input comune di Plinio, ne portava una diversa interpretazione concorde alla propria personalità.
Adolf Loos
1870 - 1933, è stato un architetto austriaco, influente teorico europeo e polemista dell'architettura moderna. Fu un'ispirazione per il modernismo e un noto critico del movimento Art Nouveau. Le sue opinioni controverse e i suoi contributi letterari hanno innescato l'istituzione del movimento della Secessione di Vienna e del postmodernismo. Nato nel 1870, Loos fu contemporaneo di Wright e precedette i grandi maestri del moderno, quali Mies van der Rohe, Aalto e Le Corbusier.
L'architettura di Loos
Loos definisce architetto come un muratore che ha studiato il latino, un capocostruttore (che possiede cultura) che ha l’obiettivo di costruire la scena fissa delle vicende quotidiane, un riparo con intenzionalità estetiche, in sintesi una bellezza utile. Adolf Loos riconosce che l’architettura sia trasmissibile, in quanto composta da regole, principi e criteri che possono essere insegnati e imparati. Egli afferma che l’architettura non debba essere un capriccio, mera estetica, ma in primis ha lo scopo di servire l’uomo, e perciò ha la necessità di rifarsi al modello e alla tradizione; la ricerca della tradizione però non deve portare ad una copia del passato, bensì a una sintesi, in quanto il modello antico deve essere reinterpretato in base alle moderne necessità urbane e sociali.
La necessità della casa moderna
Fino alla rivoluzione industriale, l’unica casa unifamiliare concepita era la villa (ad esempio le ville palladiane), mentre le città erano prevalenti i palazzi urbani (multifamiliari) e in generale case a blocco, quindi sempre edifici collettivi. Il sempre più importante ruolo della borghesia ha portato alla necessità di una “nuova” struttura dalla dimensione trattenuta per una famiglia. Loos, attraverso la cultura e la storia dell’architettura, cerca di costruire la casa del proprio tempo. Memoria attiva: l’architettura in sé non cambia, per questo bisogna sempre guardare la tradizione e prenderla a modello; è solo ciò che sta attorno, come metodologie costruttive e innovazioni tecniche, a cambiare in relazione alle nuove necessità (e personalità dell’architetto), non per i capricci.
Questa ricerca porta Loos a scontrarsi contro gli artisti contemporanei dell’Art Nouveau, i quali producono ornamenti inutili con il pretesto di rinnovare la casa, preferendo il capriccio alla funzionalità [in sintesi avevano lo stesso obiettivo di Loos, ma per lui il loro percorso non avrebbe portato a nulla se non a una moda temporanea destinata al fallimento effettivo].
Parabola Il Mastro sellaio: secondo il rapporto con la tradizione, solo chi non sa come sia costituita l’anatomia dell’architettura (nella parabola si riferisce al cavallo) può avere tanta fantasia. L’idea di Loos è quella di non abbandonare l’antico finché utile e necessario, rispondere al moderno con la tradizione.
La tradizione di Loos
I. La casa unifamiliare è la grande villa neoclassica di derivazione palladiana:
- A. Idea dell’atrium, lo spazio centrale per il ricevimento degli ospiti e per la rappresentanza;
- B. Villa composta, uso della simmetria e delle proporzioni in relazione con l’ambiente esterno;
- C. Teatralità, che costituisce anche il più grande difetto, ovvero l’inadeguatezza alla vita domestica quotidiana, in quanto erano solo case di rappresentanza e di svago;
II. La casa della tradizione inglese, caratterizzata da una sequenza di spazi che rispondono ad una necessità d’uso e quindi dalla poca compostezza, non un importante rapporto con l’esterno. Si tratta di un edificio che risponde maggiormente alla funzionalità di vita che all’estetica: all’interno troviamo spazi diversi, che alternano alte e spaziose stanze per il ricevimento di ospiti a stanze di piccole dimensioni e di minore quadratura (e rivestiti in legno) per favorire un dialogo intimo (secondo una chiara ispirazione medievale). Uso dei bow window, balconi sporgenti ricoperti che permettono di stare fuori stando dentro casa. L’unico ornamento è la bellezza dei materiali. In sintesi, i gruppi di spazi vengono assemblati con molta più libertà rispetto alle ville neoclassiche, perdendo compostezza ma acquisendo ergonomia e funzionalità. Loos cerca una mediazione, riprendendo l’idea di libertà degli spazi delle case inglesi, accostando la compostezza delle ville palladiane, adottando come riferimento la sequenza della liturgia del vivere domestico.
III. Karl Schinkel, architetto neoclassico romantico prussiano molto importante per Loos. Il suo modo di progettare è caratterizzato dall’uso di una forma semplice dell’architettura, un volume pulito che viene interrotto da incavature, come per ingressi e balconi rientranti. La differenza dalle ville palladiane è che lo spazio centrale dell’edificio non è più la parte più importante, ma è la sequenza delle stanze, in quanto entra in gioco il tempo, la quarta dimensione: con Schinkel si viene a definire un percorso tra gli spazi della casa, che corrisponde all’ideale di sequenza della liturgia del vivere domestico. La popolazione tedesca si rende conto di dover accasare il ceto della medio-alta borghesia, prendendo spunto dalle case della tradizione inglese portandole in Germania e fondendola con la forte tradizione neoclassica: la sintesi è una composizione di spazi funzionali, che però mantengono una certa compostezza per essere inserite all’interno della città; lo spazio centrale rimane l’ingresso e la composizione degli spazi risponde sia alle loro dimensioni che funzione (idea di compostezza).
IV. Casa di Sir John Soane (Lincoln's Fields, Londra), in cui gli spazi sono costruiti secondo idee neoclassiche, quindi seguendo assi visivi, simmetrie, tagli di vista e proporzionati (si tratta di architettura georgiana). Soane fa largo uso di spazi serventi (come corridoi, scale e gallerie) per tenere insieme le stanze della casa (spazi serviti, quindi camere, sale, bagni). La libertà di composizione degli spazi è solo apparente in quanto si tratta di un edificio a schiera, fisicamente vincolato da tutti i lati del terreno. Di grande importanza è l’uso che Soane fa della luce, poiché fa comprendere la qualità degli spazi della casa: oltre a sfruttare la luce proveniente dal fronte e dal retro dell’edificio, l’architetto ricorre anche alla luce dall’alto, che tramite tagli e finestre non totalmente manifeste, riesce a creare un effetto di lumiere mystérieuse, per cui non si riesce a comprendere la chiara provenienza della luce che illumina gli spazi.
Appartamento di Loos
Prima di tutto Loos pensa ad applicare le sue idee al proprio appartamento, costituendo un doppio spazio nel soggiorno, ingresso (per il ricevimento) e angolo camino (spazio più caldo per le conversazioni); in generale cerca di applicare il principio costitutivo delle case della tradizione inglese.
Looshaus, Vienna
Fu il primo progetto importante affidato all’architetto, un palazzo d’angolo posto sulla Michaelerplatz a Vienna. Si presenta con una forma semplice, esternamente l’edificio è costituito da un basamento in marmo e dai piani superiori modesti, bianchi con fioriere ad adornare; mancano totalmente ornamenti neoclassici o secessionisti, poiché Loos decise di seguire la linea di un'architettura che deve essere di tutti, architettura civile: i cattivi gusti del committente non devono condannare almeno l’intera urbanistica attraverso l’edificio, quindi deve dare l’idea di stabilità e solidità. Il basamento deve essere l’attacco a terra dell’edificio, esternamente (internamente invece può prediligere il gusto del singolo, non andando a contaminare l’ambiente cittadino).
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