Appunti caratteri tipologici dell’architettura
Lezioni Raffaella Neri, Politecnico di Milano, progettazione dell’architettura
Lezione 1
Il lavoro dell’architetto
Alla base va compresa la finalità dell’architetto -> finalità civile e sociale, che stanno alla base delle ragioni delle forme degli edifici e dei luoghi, definiti da tali edifici. Infatti i luoghi vengono definiti dalle architetture stesse, siamo noi che le definiamo comprendendo quali siano le questioni e le relazioni di natura diversa, con soluzioni in conflitto tra loro. Non è solo questione di gusto, va seguita l’etica dell’architettura che è atto di responsabilità, in quanto luoghi di vita di una collettività.
Che cosa è l’architettura?
Appartiene a tutti ci viviamo, è l’arte collettiva per eccellenza, la città va intesa come mondo che appartiene a tutti. L'architettura è un’arte, definizione che viene dall’Illuminismo, periodo di crisi ma anche di razionalità in cui sono stati ridefiniti gli obiettivi dell’architettura. Venne rivendicata la sua appartenenza alle arti liberali, con l’aggiunta dello scopo utilitaristico (considerato come mestiere primario). È un’arte anche perché ha una finalità artistica, espressiva -> raccontare, rappresentare ma anche funzionare; vanno orientati i problemi verso una soluzione con finalità espressive.
L’architetto sta quindi al timone, la finalità orienta le scelte, dirette dall’architetto come un regista per il film, conduce verso l’intenzionalità iniziale. È lui che ha la responsabilità civile, deve conoscere le finalità dell’edificio, quale idea deve andare a rappresentare, interpretare, costruire luoghi della collettività che devono avere una forma.
Per esempio la piazza è il luogo che meglio racconta la collettività:
- Edifici con destinazioni pubbliche differenti;
- Significati diversi con modi diversi, che raccontano con entità diverse, che a loro volta raccontano caratteri diversi;
- Definiti dalle architetture, che a loro volta definiscono lo spazio circostante, andando a definire anche la qualità dello spazio aperto che è fondamentale -> composizione degli edifici;
- Elementi naturali; Piazza San Marco a Venezia recintata da edifici diversi dal Campo dei Miracoli di Pisa che non è uno spazio chiuso, ma sono edifici a se stanti definiti dalla loro stessa posizione (elementi dell’acqua e del prato).
Cosa rappresenta l’architettura?
Racconta la vita, che si è svolta e che si sta svolgendo; le forme dell’architettura raccontano e siamo noi che dobbiamo portarle avanti (il modo di vivere, la cultura, la tradizione, …), e va compreso il modo con cui raccontano.
La disposizione delle cose
Ad esempio la tavola apparecchiata racconta il suo ruolo attraverso la forma e la disposizione degli oggetti: può infatti essere una mensa dei poveri o una ricca tavola. Lo capiamo dai caratteri; si riconoscono delle forme e una disposizione. I caratteri dipendono dalla necessità, dalla funzionalità pratica e dal rito, dal valore culturale tradizionale -> è la condivisione che definisce la posizione degli oggetti sulla tavola:
- Modo pratico
- Valore o rito che viene raccontato (per esempio lo spazio vuoto al centro della tavola mette in relazione le persone che condividono cibo ed esperienze = piazza che accomuna le persone).
Lezione 2
Etienne Louis Boullee: “Architettura saggio sull’arte”
Siamo in Francia a fine 700 (anni dei “lumi”) -> Illuminismo: periodo di nascita della cultura moderna, in cui vengono messi in discussione i modi della conoscenza e le relazioni tra i saperi. Boullee nasce nel 1728 e muore nel 1799: interprete della corrente innovatrice, conosciuto come architetto rivoluzionario e visionario. In lui è presente l’istante di rinnovamento, ma anche in un periodo di difficoltà storica, nonostante la ricchezza e il fermento culturale, la crisi delle conoscenze porta mancanze di senso, non vengono più condivisi i presupposti culturali. Non è più possibile lavorare nel solco della tradizione del sistema degli ordini classici. Affronta quindi il problema alle radici, rimette tutto in discussione ripartendo dall’inizio, comprendendo cosa è l’architettura, se è un’arte, una scienza, quali sono i principi e i mezzi espressivi: vanno trovate nuove ragioni su cui fondare l’architettura.
Riflessione teorica -> rifondare l’architettura ma mantenendo una continuità di principi con la classicità (chiarire il luogo e il mutamento delle forme). Boullee va alla ricerca della precisione e scrive “Architettura saggio sull’arte”, pubblicato a Londra nel 1953 e in Italia nel 1967. Contiene progetti non realizzati ma dimostrativi della nuova cultura -> intento rifondativo. Boullee risponde anche alla domanda su cosa sia l’architettura e dice che è un’arte rispetto alla sua finalità (e lo si comprende implicitamente anche dal titolo). È chiarendo la sua finalità che si comprenderanno i principi e i mezzi.
L’analogia è il modo della conoscenza, soddisfa i bisogni pratici ma anche e soprattutto quelli emozionali; la finalità è infatti quella di suscitare sentimenti ed emozioni. L’architettura deve essere come una poesia: tutti gli edifici sono costruiti, ma poche sono architetture. In contrasto con Vitruvio, la concezione (intelletto) precede l’atto manuale della costruzione; è necessaria l’unitarietà della scienza. Il sapere eristico e scientifico sono equivalenti ma prima l’architettura va concepita. Da un lato abbiamo la solidità e la praticità che corrispondono alla tecnica, dall’altro abbiamo la bellezza che non risiede né nella tecnica né nella teoria.
Va comunque delineato un metodo razionale, che comprenda però razionalità e sentimento. Dove cerchiamo questi principi? Parte dalla natura (appartenenza alle arti) -> “arte è ciò che imita la natura”, era esclusa dalle arti liberali perché non poteva imitarla come la pittura. Anche l’architettura per Boullee imita la natura, cambia però il modo in cui intende imitare la natura. La mimesi non è un’imitazione di forme (non lo può fare), non è una copia, ma è una mimesi dei principi della natura (= analogia dei principi). Si cercano quindi le ragioni delle forme, non più dati sensibili ma principi, procedimento analogo a quello della natura, come l’Illuminismo per un diverso rapporto uomo-natura. Si ricercano quindi leggi generali con un’analogia dei procedimenti, grazie alla ragione si va oltre il dato sensibile delle cose (forme).
Qual è la prima legge?
La natura ci fornisce i mezzi, il luogo dove costruiamo l’architettura, ma come? La nozione centrale è il carattere: “è l’effetto che risulta da un oggetto e provoca in noi un certo tipo di impressione”; guardando un oggetto abbiamo un certo tipo di impressione grazie alle sue forme. È in questo che va ricercata la qualità poetica che rende l’architettura arte. È quello che va rappresentato nelle forme, per suscitare un sentimento, un’emozione. È l’essenza, la natura delle cose, una proprietà di un oggetto, qualcosa che permette di riconoscerla.
Il fine è rappresentare il carattere degli edifici. Analogamente succede nella natura, la forma deve consentire il riconoscimento del carattere. Diversamente dalla natura però nell’architettura c’è un’intenzione della rappresentazione. Compito dell’architetto è riconoscere il carattere.
“La misura (quanto mi emoziono) dell’impressione è relativa alla loro evidenza”: tipicità e tipologia che caratterizzano gli edifici, il carattere deve essere evidente, tipico proprio di più edifici. Il carattere tipico è quello che si deve poter ripetere. Per esempio il carattere delle prigioni, primo a tutte, accomunate tutte dallo stesso carattere generale, ma ognuna sarà diversa dall’altra della forma (diverse ma che rimandano allo stesso carattere generale). La forma deve quindi rappresentare il carattere.
Quale principio deve definire il rapporto forma-carattere?
L’appropriatezza, la convenienza, la forma deve essere appropriata al carattere degli edifici per poter suscitare un’emozione. Questo coincide con il decoro, la forma deve essere decorosa al suo carattere (come i vestiti a un funerale). È l’antico principio della relazione tra forma e carattere.
Quali mezzi vanno usati?
Tradurre il pensiero in forme è difficile: il carattere deve essere evidente affinché la capacità di emozionare sia efficace. La chiarezza e l’efficienza si raggiungono con la semplicità nei volumi della geometria lineare (affinità a Le Corbusier). Le forme lineari sono quindi utili al decoro (purezza e semplicità dei volumi elementari).
Composizione dei volumi: arte di disporre, di trovare relazioni tra i volumi, per definire gli spazi (misura, proporzione, simmetria, geometria). E la bellezza risiede nel modo in cui si compongono le parti.
Disegni e descrizioni dei progetti: metodo
- Definire il carattere (su cui non si può essere oggettivi)
- Definire l’effetto
- Definire i mezzi per far sì che la forma racconti il carattere
La forma è il risultato del procedimento e la concezione precede la costruzione.
Esempi
- Cenotafio di Newton: monumento funebre con cui immortala la memoria; viene rappresentato con la sua stessa scoperta, della legge della gravità (enorme sfera tonda illuminata).
- Biblioteca nazionale di Parigi: grande progetto mai costruito, tema della biblioteca nasceva in quegli anni quando la conoscenza doveva essere sistematizzata. Progettata per sostituire un edificio preesistente, per coprire il cortile. Che carattere ha la biblioteca? Luogo enorme che raccoglie la conoscenza, deve essere vasto per contenere l’unità della conoscenza. Questo è rappresentato dall’unico grande spazio condiviso, coperto con la volta che unifica gli spazi e infonde grandiosità del sapere. Amplifica lo spazio e viene raddoppiato in altezza. La volta è il modo espressivo per raccontare l’immensità.
- Teatro: potenza espressiva data dalla struttura circolare, riempito per il carattere festoso.
- Palazzo di giustizia: rigore, geometria riconoscibile, carattere severo.
- Municipio: luogo di tutti, riempito da finestre, composizione dei volumi semplice, quadrilatero e cilindro.
Bisogna far riconoscere una funzione più che un valore!!
Il tipo
- Relazione con il luogo, sempre con caratteri diversi, come i caratteri entrano in relazione alle particolarità del luogo in cui è inserita.
- Relazione con i modi di costruire l’edificio (l’essere una costruzione è un carattere intrinseco ad ogni architettura).
Quatremere de Quincy scrive un trattato sotto forma di dizionario dove riporta un’idea diversa da Boullee, che ci chiarisce il concetto di tipo:
- Dove sono agglomerate le possibili forme, nucleo centrale con origine e causa primitiva di tutte le forme sotto cui la cosa si può presentare
- Non è l’immagine di una copia da imitare, ma deve servire da regola, principio al modello per dare forma alle cose.
Il modello è l’oggetto che noi ripetiamo con la stessa forma, mentre il tipo è il nucleo che non ha ancora forma ma che servirà come regola per definire infinite forme. Nasce in epoca illuminista come categoria di classificazione nella conoscenza razionale, per andare oltre il dato fenomenico, per cercare per esempio le differenze tra diversi animali. Come? Classificando, riconoscendo un principio che aiuti a definire ed unificare le diverse appartenenze (ricercare un principio generale). Maggiormente significativo sarà il nucleo, più conoscerò quel gruppo di oggetti, più varianti formali si potranno formare, ed è il nucleo stesso che ci consente variazioni di forma, sempre attenendosi ad un principio unificatore. Carattere rimane la qualità generale comune a più cose e può dare origine a più forme.
Il tipo è analogo alla classificazione per gli animali; chiedersi quale è il carattere decisivo ed ha a che fare con i principi di organizzazione degli spazi e composizione degli edifici. Il tipo deriva dal carattere e indirizza lo spazio dell’edificio, per arrivare ad una forma definita, passando quindi da un’idea astratta (=carattere) ad una forma concreta. È un principio generatore, un concetto di struttura spaziale che ci permette di definire sia lo sviluppo di un edificio ma anche come strumento di progetto per conoscere il principio organizzatore degli spazi. Ci consente di passare dalla definizione generale, ad una organizzazione spaziale particolare per dare forma specifica ad un edificio.
Entrano quindi in gioco nuovi fattori:
- Luogo: adattare il principio spaziale al luogo; morfologia urbana e caratteri delle architetture (come è conformato lo spazio ci può suggerire i caratteri tipologici dell’architettura). Esiste un rapporto stretto tra i luoghi e il carattere dell’edificio. I modi (=generali e ricorrenti generano una forma, rappresentano la continuità di una cultura) in cui la casa si organizza, avranno relazioni dirette con i modi dello spazio.
- Costruzione: come lo costruisco? Scelta dei modi costruttivi mi permette di dare forma e raccontare il carattere dell’edificio.
Lezione 3
Principi di composizione dei luoghi collettivi
Esistono principi tipologici che hanno a che fare con i luoghi e non solo con le architetture, luoghi che hanno una qualità e una identità, una forma, un principio secondo cui sono composti. Sono le architetture che una volta composte generano un luogo. Esistono inoltre principi di composizione degli edifici ma anche dei luoghi secondo precisi volumi geometrici.
Il luogo è uno spazio aperto, definito nella sua qualità formale dalle architetture stesse, non definisce oggetti indipendenti dallo spazi; l’architettura, disponendosi e componendosi ha lo scopo di definire i luoghi della vita (esterni ed interni). Ciò vale anche per le singole architetture che non si compongono, come le ville di Palladio per esempio. Modificano il territorio circostante, costituiscono un punto di riferimento, ordinano i terreni circostanti. E i caratteri dei luoghi circostanti a loro volta vengono assorbiti dall’architettura stessa.
Ad esempio ciò avviene anche con quelle architetture che con le loro misure e i loro caratteri straordinari organizzano un sistema di piazze di carattere diverso in composizione con altri edifici circostanti. Prendiamo una cascina isolata in una pianura o un castello che definisce lo spazio circostante in un punto isolato, strategico in grado di modificare l’aspetto e la forma anche di uno spazio molto vasto; o un campanile che diventa punto d riferimento di una comunità e non solo della singola città (orientavano i contadini che giungevano dalle campagne). -> accomunati da elementi di riconoscibilità
Prendiamo Venezia come esempio, varietà di spazi aperti, ognuno ben definito dalle architetture e dagli elementi della città (porti, canali, campi, piazze, edifici). È una successione di luoghi collettivi diversi. La composizione consente di organizzare e definire il carattere dei luoghi, comprende i principi pur avendo diversificazioni formali alla fine. Danno una forma al vuoto.
L'architettura modifica sempre uno spazio ma perché decide di stabilire una relazione con esso, ed è un processo che non si ripete uguale a se stesso in ogni luogo del mondo, è relativo a quel luogo che viene definito.
La piazza
È il luogo che identifica la collettività. Le Corbusier riconosce 2 modi di definire lo spazio della piazza, 2 principi di composizione che danno luogo a molteplici piazze diverse:
- Acropoli di Atene
- Foro di Pompei
Entrambe fanno riferimento a modi delle città antiche, contengono principi che per analogia riprendono lo stesso, ma possono dar luogo a diverse tipologie, per composizione (disposizione degli edifici) e per come si definiscono gli edifici dai loro caratteri spaziali.
Foro
Idea di appropriarsi di uno spazio e recintarlo, limitarlo, dandogli una forma precisa (rettangolo accentuato e un edificio racchiuso al suo interno, se ne appropria). Appartiene a tutte le città di proprietà romana, fondate su principi ricorrenti, su una struttura rettangolare di strade perpendicolari e ortogonali tra loro; isolati definiti dai cardi e dai decumani, dove poi veniva definita la piazza pubblica, luogo principale di incontro e dei palazzi più significativi. Intorno al foro venivano poi disposti gli edifici; si definiva così una maglia regolare che poteva venire a mancare a seconda dell’orografia del territorio, ma comunque seguiva lo stesso principio.
Esempi
- Foro Pompei: Edifici disposti: basilica, templi (tempio principale è dentro e conclude l’asse longitudinale dello spazio), marcati, portico (costruisce il limite della piazza e consente l’accesso). Il perimetro del foro dà continuità agli edifici esterni, ognuno con caratteri ideologici separati e definiti. Il portico rende unitari gli altri spazi, mettendo in secondo piano gli edifici costruiti dietro al portico, rispetto a quelli interni. Esistono diverse piazze che seguono questo principio in Italia. -> principio generale di organizzazione che dà origine a diversi spazi definiti: appropriarsi di uno spazio aperto e delimitarlo, lasciandolo unico e indiviso, ma sempre recintato.
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