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Caratteri tipologici dell’architettura

Lezione 1: tipo edilizio e forma urbana

In quest’immagine la città viene rappresentata come una radiografia. Ciò per farci capire che il modo di procedere dev’essere da studiosi e non solo da osservatori. Bisogna capire i meccanismi. Procediamo per esempi.

Palazzo Farnese a Roma, 1514-1589

Antonio da Sangallo

L’architetto è detto il giovane per commissione di Alessandro Farnese il quale nel 1495 acquista molte proprietà immobiliari a Roma (tra via Giulia e Piazza dei Fori a Roma) per costruire un palazzo rappresentativo di famiglia (palazzo di potere). Tra il 1495 e il 1512 acquista Palazzo Ferriz e altri edifici che sorgevano su quell’area. I lavori iniziarono nel 1514, ma nel 1527 i lavori si interrompono a causa dell’arrivo dei Lanzichenecchi (sacco di Roma) e ripresero nel 1541. Nel frattempo, quando ormai la costruzione del palazzo era giunta al primo piano, il cardinale Alessandro Farnese fu eletto Papa Paolo III e quindi il cantiere viene ingrandito per un progetto più grande, viene modificato e venne realizzato il progetto della piazza (la quale sarebbe sorto davanti al palazzo in modo da poterlo ammirare da lontano e per avere un buon controllo).

I lavori si interrompono ulteriormente alla sua morte nel 1549, i quali sono poi portati avanti dal nipote del Papa, Ruggero, il quale incarica il Vignola per lo svolgimento di altri lavori al palazzo tra il 1565 e il 1575. Il palazzo nel 1589 è completato. Con il passare del tempo la funzione dei palazzi cambia, specialmente a causa delle invasioni, infatti, nel 1770 questo palazzo fu abitato da Carlo VII di Napoli, dei Borbone di Spagna, ultimo discendente dei Farnese; nel 1860 fu abitato da Francesco II, dopo la perdita del Regno di Napoli; nel 1874 fu la sede dell’ambasciata francese; nel 1911 venne venduto dall’Italia alla Francia; nel 1936 fu riacquistato dall’Italia e affittato alla Francia per 99 anni; attualmente è l’ambasciata di Francia.

La facciata è l’immagine che mostra alla città (assetto di rappresentatività del palazzo pubblico applicato attraverso la facciata), è in mattoni arricchiti nelle cornici con il travertino. La facciata è disposta su 3 piani caratterizzati dalla sequenza di 13 finestre intervallate da cornici soprattutto al piano nobile. Quindi al piano nobile le finestre hanno cornici alternate con archi ribassati e timpani, mentre al secondo piano le finestre sono incorniciate da un timpano.

Quando Sangallo nel 1546 muore interviene Michelangelo Buonarroti (grande scultore e buon architetto) che disegna il cornicione appena sotto la gronda che completa la composizione della facciata, aggiunge il balcone sopra il portale con lo stemma della famiglia, ristruttura l’interno del palazzo e la scala, completa il cortile con le decorazioni. Sostanzialmente Michelangelo è colui che completa la composizione della facciata, tranne il piano nobile, il quale è completato da Giorgio Vasari.

I Farnese così esprimono il proprio potere alla città, non solo mediante la facciata del palazzo, ma anche dalla sua forma geometrica (dall’alto), la quale veniva chiamata “dado dei Farnese” grazie ai suoi rapporti volumetrici proporzionati e ben chiari. La facciata misura 56 metri di lato, 18 metri di altezza, quindi con un rapporto 3 a 1 (i rapporti non sono verificati fino a quando non vengono misurati, ma ciò si può intuire osservando dall’alto). Questo palazzo, tra il XVIII e il XIX secolo, veniva considerato una delle 4 meraviglie di Roma con il Cembalo di Palazzo Borghese, la scala di Palazzo Ruspoli e il Portone di Sciarra Colonna. In mezzo è presente un cortile centrale (necessario per permettere ventilazione mediante le finestre anche per gli ambienti che si trovano al centro del volume che compone Palazzo Farnese).

La piazza situata davanti al palazzo è molto ampia caratterizzata dalle dimensioni in grado di risaltare la facciata (dominata dalla facciata dello stesso palazzo). Caratterizzata da due bacini in granito di Tebe, provenienti dalle Terme di Caracalla (lunghi 25 palmi e alti 6), adattati a fontane, che fanno quasi da coronamento della facciata del palazzo.

L’androne d’ingresso (vestibolo) è diviso in 3 navate, divise da 6 colonne doriche in granito rosso, è uno spazio voltato a botte, suggerendo l’idea di passaggio tra l’esterno e l’interno. È presente lo scalone d’onore (dopo l’androne sulla sinistra), la scala parte con una lunga rampa e il suo cambio di direzione presenta un pianerottolo dove c’è un giardino interno (per dare luce), per poi cambiare direzione. Sul fondo del cortile c’è lo spazio rappresentativo, quindi con le sale più importanti dove si ricevono le persone (è rappresentativo anche perché racconta la famiglia).

Galleria Farnese: Sul fondo del cortile c’è il salone più importante e rappresentativo perché racconta la storia della famiglia Farnese. Dipinta dai fratelli Carracci (più generazioni). I temi mitologici sono basati sulle Metamorfosi di Ovidio volta sul tema degli amori degli dei. Vi è inoltre una dedica a Odoardo Farnese sopra una delle finestre. Nel cortile ci sono anche degli elementi di arredo, presi sempre dalle terme di Caracalla, quindi elementi romani riutilizzati nel rinascimento, oppure altre nuove rappresentazioni scultoree con significato simbolico.

Alessandro Farnese II chiama Giacomo della Porta per la realizzazione della facciata posteriore verso il Tevere, completata poi nel 1589. Sono presenti logge al piano terreno e all’ultimo piano è previsto un collegamento appunto con il ponte mai realizzato, che avrebbe dovuto collegare Palazzo Farnese con Villa Chigi detta “la Farnesina” di Baldassarre Peruzzi, la quale fu acquistata da Alessandro Farnese II nel 1580 (era sulla riva opposta del Tevere rispetto Palazzo Farnese).

Casa del Fascio di Como, 1932

Non siamo più nel Rinascimento, ma siamo nel moderno, durante il regime fascista. Giuseppe Terragni, progetto di il maggior esponente del razionalismo italiano.

Questo edificio viene realizzato in 4 anni (tra il 1932 e il 1936) ed era la casa dell’ufficio amministrativo del potere (ufficio che ha ogni città), dove questo potere veniva mostrato. Viene realizzato da Giuseppe Terragni anche perché il fratello, Attilio, era il podestà di Como. Dopo la guerra (le decorazioni vennero danneggiate dai Partigiani) viene rivalutata, ossia non era più un edificio politico, viene poi chiamato Palazzo Terragni e nel 1957 diventa la caserma della guardia di finanza. Attualmente si possono visitare pochissimi ambienti.

Giuseppe Terragni è uno degli architetti moderni più importanti perché manteneva anche le relazioni internazionali. Infatti in una foto possiamo osservare Terragni, Charles-Edouard Jeanneret (Le Corbusier) e altri architetti. Terragni realizzò anche il Novocomum a Como, il quale fece scandalo per il troppo vetro impiegato. Gli architetti come Terragni hanno sempre combattuto per la nuova concezione di architettura, ossia lineare, geometrica, con superfici pulite.

Giuseppe Terragni sul Patris III; Giuseppe Terragni; sopralluogo al cantiere del Novocomum.

La facciata (immagine urbana) è decorata con elementi geometrici e non più plastici come avveniva nel rinascimento (non più elementi decorativi come nel Rinascimento). Nuovi materiali. Terragni fa diventare matti gli artigiani (grandi vetri con serramenti molto sottili). Trasparenza del vetro e proporzioni geometriche. Spessori il più possibile ridotti per aumentare la trasparenza. Aperture scorrevoli conferivano modernità.

Le lastre che rivestono l’edificio sono spesse 2 cm. La composizione della facciata che presenta dimensioni eccezionali di 4,60 m del serramento in legno con sistema saliscendi, il profilo sottile del telaio è bilanciato da pesi scorrevoli in guide laterali, ribalta interna. Luci interne spesso accese anche di notte. L’architettura razionalista usa rapporti geometrici puri per ottenere monumentalità e rappresentatività delle architetture pubbliche.

Il vetro lo voleva anche Benito Mussolini, il quale voleva le luci accese anche durante la notte in modo da far sembrare che si lavorasse sempre. La finestra ad anta era troppo preistorica/antica come cosa, sceglievano quindi serramenti scorrevoli (i quali davano idea di modernità). L’edificio era largo e profondo 33,2 metri ed era alto 16,2 metri (tutto proporzionato, in rapporto 2 a 1). La riga diagonale era utilizzata spesso da Le Corbusier, il quale la suggerisce per il controllo della facciata. Il proporzionamento c’è sempre in ogni facciata, ma nonostante ciò sono differenti tra loro. L’architettura razionalista utilizza rapporti geometrici puri per ottenere la monumentalità e rappresentatività delle architetture pubbliche.

Vi è inoltre una stretta relazione tra esterno ed interno. Vi è infatti una piazza antistante all’edificio. Quando si svolgevano comizio o riunioni la Casa si apriva e poteva accogliere anche i civili che stavano all’esterno. La casa conteneva tutte le associazioni civiche della città promosse dal partito fascista ed avevano la loro piccola sede all’interno della Casa. La piazza è chiamata Piazza dell’Impero, poiché l’intento del fascismo era quello di ripetere l’Impero Romano. La piazza poteva ospitare 100 000 persone. C’è continuità tra lo spazio interno e lo spazio esterno, con relazione visiva con l’abside del Duomo, simbolo di potere religioso.

Nella pianta del piano terra possiamo osservare il cortile centrale (retino con quadrettatura fitta) era collegato appunto con la piazza, in modo che essa possa essere impiegata in funzione delle attività del fascio (ad esempio commemorazioni). La casa del Fascio era anche relazionata con il Duomo (c’è anche il teatro). Questi edifici concorrono all’organizzazione dello spazio pubblico. La casa del Fascio conteneva tutte le associazioni legate al fascismo: sacrario, atrio, custode, salone adunate (S.A.), fasci femminili (F.F.), nastro azzurro (N.A.), famiglie caduti in guerra (F.C.G.), associazione mutilati (A.M.), ente opere assistenziali (E.O.A.).

Per quanto riguarda l’ingresso, il cortile centrale è collegato alla piazza mediante 18 porte ad apertura simultanea (in modo che esse da aperte si posizionassero in maniera perpendicolare, ossia 90°). La porta aperta accompagnava le persone nella direzione di chi doveva entrare senza ostruirne il passaggio (passavano più persone alla volta). Il serramento era in alpacca, cristalli Securit Vis da 8 mm, inoltre, il soffitto era ribassato in cristallo nero riflettente (in modo da far riflettere ancora di più l’apertura delle porte). Sulla sinistra dell’ingresso c’era il Sacrario dei Caduti della Rivoluzione. A sinistra troviamo un Monumento ai Caduti collocato trasversalmente all’ingresso.

All’interno vi è al centro un cortile interno e possiamo osservare sulla destra lo scalone principale con gradini in marmo nero a sbalzo con larghezza di 2 metri. Presenta pareti in vetrocemento con rivestimento dell’intradosso in cristallo nero in pasta (pasta nera dell’ingresso è ribadita sui gradini). Presenta un parapetto in profilato di ferro ebanizzato (come se fosse legno) il quale continua sulla curva della rampa sottolineando come va una persona sulla scala. Per il parapetto vengono impiegate leghe leggere (erano in sperimentazione in questi anni, l’attuale alluminio non esisteva ancora) e vetro ultraforte (trasparente e curvo).

Sul fianco sinistro del cortile centrale (coperto), al primo piano, si trovava la sala dove si riunivano i gerarchi, ossia la sala del Direttorio. Stanza di dimensioni 11 per 16 metri. Questa stanza presenta pareti di cristallo per una questione di trasparenza e visibilità. Il cortile è coperto, se ci giriamo a sinistra troviamo la stanza dove si riunivano i gerarchi (presentava vetro quindi si vedeva dentro). Era presente un grande tavolo di vetro, il quale lavorava in funzione della riflessione.

A sinistra la luce entra. Era inoltre presente l’immagine del Duce, Benito Mussolini, che assisteva alle decisioni. Erano presenti dei pannelli a bassorilievo, affreschi di Mario Radice (3,50 per 7 metri). Il tavolo, in vetro e, aveva la possibilità di ospitare 20 persone (7 per 1,40 metri). L’apparato decorativo aveva funzione propagandistica.

La corte interna quadrata permetteva la continuità tra spazio esterno e spazio interno e non era a cielo aperto. Sopra presentava vetro cemento. Essa presentava dei pannelli propagandistici.

Al primo piano erano presenti: il vice segretario federale (V.S.F.), fasci giovanili di combattimento (F.G.C.), sala riunioni (S.R. ossia la sala del Direttorio), sala d’aspetto (S.A.), segretario federale (S.F.), segreteria politica (S.Po.), segretario particolare S.P.), membri direttorio (M.D.). Pianta piano primo.

Terragni creò una relazione visiva con Brunate, creando uno schizzo (pastello su cartoncino, 1932 circa) iniziale e profilo delle montagne attorno (rapporto con gli elementi naturali), creò una relazione visiva con relazione visiva con il rilievo di Brunate a est, attraverso i diaframmi della struttura architettonica. Inoltre, Terragni diceva che la Casa del Fascio doveva essere rappresentativa come una chiesa. Nella parte sulla destra nello schizzo rappresentava il campanile, il suo schizzo è molto realistico. Terragni fa in modo che da dentro la Casa del Fascio si vedesse Brunate.

Palazzo Farnese e Casa del Fascio: confronto tra

Due edifici molto diversi. Appartenenti a periodi e linguaggi diversi. Abbiamo visto come in entrambi gli edifici la facciata sia importante. In entrambi vi sono le proporzioni. In entrambi è presente uno spazio antistante e una soluzione d’ingresso seppur diverse tra loro. Posizione del ruolo della scala. Sala principale a scopo celebrativo. Corte centrale quadrata elemento cardine dell’edificio. Relazione con il paesaggio retrostante/circostante.

Quindi:

  • 1. Vicende costruttive e abitative;
  • 2. Facciata e immagine urbana;
  • 3. Volume puro e proporzioni dimensionali;
  • 4. Piazza antistante;
  • 5. Soluzione di ingresso;
  • 6. Posizione e ruolo della scala;
  • 7. Sala principale decorata a scopo celebrativo;
  • 8. Corte centrale quadrata;
  • 9. Relazioni esterne col contesto retrostante.

In questo modo possiamo dire che tali edifici appartengono allo stesso tipo edilizio: edificio pubblico a pianta centrale.

Tipo edilizio

Tipo edilizio = concetto da sempre esistito in architettura, dal greco “tupos”, ossia modello. Questa nozione che nasce da esigenze di comparazione e di classificazione, concetto che esprime un insieme di oggetti o individui. Consiste nel raggruppare gli elementi in differenti classi con caratteristiche simili. Le classi si chiamano “tipi”, la disciplina che se ne occupa si chiama “tipologia”. La classificazione cerca la differenza tra gli elementi, mentre la tipologia cerca le similitudini e i nessi strutturali tra gli elementi. Noi la classificazione la facciamo per analogie (esempi di prima).

Nel XVIII secolo il clima scientifico della prima rivoluzione industriale abbiamo l’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert (illuminismo, enciclopedismo), scienze basate sull’osservazione (botanica, zoologia, mineralogia): l’architettura viene vista come fenomeno naturale. Le tavole nell’enciclopedia con il tentativo di classificare tutte le scienze.

Vediamo 3 significati del termine “tipo”:

  • 1. Teorizzazione del termine;
  • 2. Termine sottointeso in altre definizioni o nei trattati;
  • 3. Evidenza fornita nelle opere di architettura.

Significato 1 – teorizzazione del termine

Significato 1 – teorizzazione del termine: Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy (Parigi 1755 – 1849) scrisse Encyclopédie Métodique-Architecture, Paris, 1825 e Dictionnaire historique d’architecture, 1832.

De Quincy passò la rivoluzione francese e la restaurazione, infatti scrisse questi due libri dove parlava della parola “tipo”: la parola «tipo» non presenta tanto l’immagine di una cosa da copiarsi o da imitarsi perfettamente, quanto l’idea di un elemento che deve egli stesso servire di regola al modello … Il modello … è un oggetto che si deve ripeter tal qual è; il tipo è, per lo contrario, un oggetto secondo il quale ognuno può concepire delle opere che non si rassomiglieranno punto tra loro. Tutto è preciso e dato nel modello, tutto è più o meno vago nel tipo.

Il tipo costituisce la regola, il modo costruttivo dell’architettura, una costante non ulteriormente riducibile. Il modello invece è l’applicazione pratica del tipo, destinata alla produzione di oggetti in serie.

Ponendo sempre l’esempio di Palazzo Farnese e Casa del Fascio, il tipo è il palazzo di rappresentanza a pianta quadrata con corte centrale, il modello invece è Palazzo Farnese a Roma e la Casa del Fascio di Como. Sostanzialmente sono due modelli che appartengono allo stesso tipo.

[Teorizzazione del termine “Tipo”. Uso specifico del termine nei testi teorici di architettura. La definizione di è fornita da Quatremère de Quincy. Il tipo costituisce la regola, il modo costitutivo dell’architettura, una costante non riducibile (pianta centrale). Il modello è l’applicazione pratica del tipo (Palazzo Farnese).]

Significato 2 – termine sottointeso in altre definizioni o nei trattati

Significato 2 – termine sottointeso in altre definizioni o nei trattati: La parola tipo non viene mai menzionata, ma viene sostituita da altri termini con lo stesso significato: Vitruvio con la descrizione delle categorie di tempo, archetipo dell’architettura; Francesco di Giorgio Martini con trattati di architettura, ingegneria e arte militare. I trattati illustrati di architettura, dal rinascimento hanno espresso i concetti di tipo e di tipologia più attraverso le immagini che le parole, ad esempio:

  • Sebastiano Serlio, I Sette libri dell’architettura, 1537;
  • Andrea Palladio, I quattro libri dell’architettura, 1570;
  • Claude Nico
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Ingegneria civile e Architettura ICAR/14 Composizione architettonica e urbana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marinacibotto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Caratteri tipologici dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Spinelli Luigi Mario Lorenzo.
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