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Fase di sviluppo economico: dal XI-XII secolo a metà 1300

Sistema monetario carolingio (IX secolo d.c.)

A partire dal IX secolo d.C. fu adottato in diversi paesi europei il sistema monetario carolingio, un sistema di conto e reale caratterizzato dal monometallismo. Erano coniate infatti solo monete d’argento e la moneta di conto forniva un valido strumento di misura per la moneta reale.

Signoria rurale nell’Europa medievale

Nel corso del Medioevo l’organizzazione economica più diffusa era quella della signoria rurale tipica della società feudale. Nella società feudale, i sovrani carolingi delegavano compiti a feudatari: i bellatores erano nobili cavalieri, gli oratores costituivano il clero, mentre i laboratores erano contadini liberi e servi della gleba.

L’economia si svolgeva nella curtis, una grossa azienda agricola divisa in pars massaricia (ossia terreni coltivati da contadini liberi e sottoposti a corvée, obblighi nei confronti del signore), e pars dominica, di dominio del signore feudale e coltivata dai servi della gleba. Inoltre, terreni comuni erano lasciati ai contadini liberi per praticare attività che integrassero il magro reddito dell’attività agricola.

Innovazioni istituzionali dell’Europa medievale

Nel corso dell’Europa medievale, si assistette a un aumento delle transazioni commerciali nel settore giuridico: si trattava di contratti di trasmissione di proprietà, e con questi si diffuse l’esigenza di garantirne la validità. Per questo motivo emersero in questo periodo le figure dei notai, esperti di diritto romano, con la facoltà chiamata dal latino publica fides, di attribuire validità pubblica agli atti privati. Tuttavia, restava il rischio di inadempimento del contratto. A questo proposito fu istituito il tribunale mercantile, col compito di vigilare e, nel caso, infliggere sanzioni. Il corpo di regole a cui faceva riferimento questo tribunale era lo ius mercatorum, regole commerciali che riguardavano la contabilità d’impresa, la costituzione di società e le modalità di cessazione di un’attività imprenditoriale. Parallelamente, nelle università, che iniziarono a diffondersi tra il XII e il XV secolo, furono formati professionisti di diritto commerciale.

Il sistema monetario carolingio vigente fino all’Europa medievale si basava su una distinzione tra moneta di conto e moneta metallica o reale. Con l’intensificazione dei commerci e l’acquisizione di autonomia politica in molti paesi dall’Impero carolingio si tradusse in autonomia finanziaria e quindi aumentarono le coniazioni di moneta. Per questo motivo, la molteplicità di monete metalliche circolanti rafforzò la moneta di conto, che forniva un valido sistema di equivalenze. A partire dal 1252, furono coniate anche monete d’oro (ad es. a Firenze il “fiorino d’oro”), ponendo fine al sistema monometallico tipico del periodo carolingio. Monete diverse, quindi, circolavano a seconda del diverso mercato e della diversa transazione: nel caso di mercati interregionali e transazioni elevate, le monete utilizzate erano d’oro; invece, nel caso di mercati urbani e transazioni di medio valore, circolavano monete d’argento; viceversa, per quanto riguarda mercati locali e transazioni basse, le monete erano i denari o “brunetti”.

Nell’età medievale, furono introdotte alcune innovazioni che riguardavano le forme societarie d’impresa: fu introdotta la commenda per i commerci marittimi, che prevedeva una distinzione tra chi gestiva le spedizioni in mare (tractator) e chi le finanziava (stans). Al termine della spedizione, ¼ del profitto spettava a chi gestiva gli affari e ¾ al mercante finanziatore. Per quanto riguarda invece i commerci via terra o attività manifatturiere e artigianali, si diffuse la compagnia. Inizialmente i soci erano membri di una stessa famiglia ed erano illimitatamente e solidalmente responsabili: vale a dire che, in caso di fallimento del capitale messo a disposizione all’azienda, era possibile a quel punto attingere al patrimonio personale. E se quest’ultimo non fosse bastato, poteva intervenire un altro socio col proprio patrimonio. Ciò comportava un rischio per il patrimonio stesso della famiglia e per questo motivo, la compagnia evolse in compagnia di negozio, che prevedeva un atto formale di costituzione. In questo periodo la compagnia di negozio assunse sempre di più personalità giuridica.

Per quanto riguarda le tecniche contabili mercantili, le innovazioni riguardavano in primo piano l’introduzione dei numeri arabi grazie a Leonardo Pisano detto “il Fibonacci” che, durante un suo viaggio subì l’influenza araba e trasmise le sue conoscenze nel libro “Liber Abaci” (1228). In seguito, l’introduzione di libri contabili, come il libro giornale (registrava cronologicamente le operazioni), il quaderno di cassa (registrava flussi monetari) e il libro mastro (teneva conti sulle transazioni commerciali). Infine, un’ultima novità riguardò la tecnica della partita doppia, secondo la quale ogni operazione è registrata due volte nel duplice aspetto del dare e dell’avere. Alla fine delle registrazioni, la somma degli accreditamenti deve essere uguale alla somma degli addebitamenti.

Nel settore creditizio, vista l’insufficienza di moneta circolante per le transazioni commerciali, nacque l’attività bancaria da parte di mercanti con liquidità, che, in una prima fase, svolgevano la sola fase di cambio manuale. In una fase successiva, nacquero i banchi di scripta grazie appunto alle figure dei mercanti-banchieri con funzioni di: accettazione depositi, giroconti, vale a dire trasferimento di fondi senza trasferimento di moneta metallica, e concessioni di prestiti ad interesse. Quest’ultimo consisteva in credito erogato per finanziare un’attività imprenditoriale con la promessa di restituzione della somma con relativi interessi. Esso comportò tuttavia una serie di problematiche: sul prestito ad interesse gravavano in questo periodo pesanti pregiudizi della Chiesa che condannava come usura questo tipo di funzione. Infatti, la dottrina cattolica affermava che il denaro di per sé non può creare altro denaro (solo il lavoro genera ricchezza) e che il tempo su cui si appoggia l’interesse non può essere venduto perché appartiene a Dio. Si svilupparono perciò diversi giudizi negativi verso i mercanti-banchieri cristiani ed è per questo motivo che la categoria più numerosa di prestatori era quella dei mercanti-banchieri ebrei. Per mascherare questa pratica dell’interesse, si diffusero numerosi strumenti creditizi, tra i quali la più importante è la lettera di cambio: grazie alla lettera di cambio, i mercanti potevano trasferire denaro nel tempo e nello spazio senza muovere moneta metallica. L’operazione avveniva su due piazze diverse (A e B) e tra quattro mercanti differenti. Nella piazza A avveniva lo scambio di merci e l’emissione della lettera di cambio a un tempo t. Il pagamento avveniva invece tra un corrispondente del primo creditore e un agente di colui che ha comprato la merce presso il primo, in una seconda piazza B al tempo t+1 in una moneta differente. In questo modo, si riusciva a rimunerare il tasso d’interesse nascosto dal cambio di moneta.

Altre innovazioni riguardarono il settore della finanza pubblica, cioè la modalità attraverso la quale le amministrazioni pubbliche ricevevano le risorse finanziarie di cui necessitavano. Infatti, in questo periodo, l’intensa attività edilizia alimentò il fabbisogno finanziario e le entrate non erano sufficienti. In Italia, le amministrazioni comunali diedero vita a un sistema di tassazione ordinaria e straordinaria: la prima avveniva annualmente e poteva colpire direttamente le persone oppure beni e cose, quindi indirettamente le persone; la tassazione straordinaria invece coincideva con le imposte su ricchezza mobiliare (es. merci, animali) o immobiliare (es. case) calcolate sulla base di estimi, vale a dire una valutazione delle ricchezze delle singole famiglie. Tuttavia, anche le tasse risultarono insufficienti per coprire le spese. Nacque in questa occasione il debito pubblico cittadino come canale di finanziamento. Esso consisteva in titoli sottoscritti obbligatoriamente da ciascun cittadino e fruttiferi di un tasso d’interesse. Ciò permise nell’Europa medievale grosse entrate fiscali nelle città.

Crisi di sussistenza (a partire dal 1300)

A partire dal 1300, la domanda dei prodotti agricoli è superiore all’offerta: i raccolti sono insufficienti e si verifica dalla metà del 1300 la crisi di sussistenza o sottoproduzione dei prodotti necessari per sopravvivere. Le famiglie contadine rimaste senza beni alimentari hanno le seguenti possibilità:

  • Di intaccare le scorte alimentari.
  • Di acquistare beni a costi elevati.
  • Di indebitarsi.

Le politiche pubbliche messe in atto per contrastare la crisi sono insufficienti (come per esempio il sistema annonario: l’organismo pubblico dell’“Abbondanza frumentaria” si occupava di acquistare grano per conservarlo in magazzini e per poi rimetterlo nel mercato a prezzi più bassi durante le crisi).

Conseguenze demografiche della crisi di sussistenza: la sottonutrizione provoca un calo delle nascite dovuto alla diffusione della malattia dell’amenorrea iponutritiva (maggiore vulnerabilità alle malattie). Infine, grandi epidemie (es. Peste Nera in Europa Occidentale, 1347-1350, che provoca un crollo della popolazione europea, da 100 milioni a 65 milioni di persone.) diffuse provocano un forte calo della popolazione.

Conseguenze economiche della Peste Nera: dopo la peste, vi è una diminuzione della domanda di beni, dei prezzi delle merci e un aumento del costo del lavoro (vengono stabiliti dei tetti salariali). Si verificano fenomeni di fuga dal controllo feudale da parte dei coltivatori indipendenti per sottrarsi alle corvée. I signori tentano di trattenere anche con la forza i contadini, ma certe volte questi tentativi sfociarono in rivolte contadine (indebolimento del potere feudale ed emancipazione contadina). Quindi nell’Europa Occidentale entra in crisi il modello della signoria rurale, mentre in Europa Orientale, dove non arrivò la peste, la servitù della gleba fu abolita solo dal 1861.

Conseguenze politico-istituzionali della crisi di metà 1300: la crisi del sistema feudale determina un vuoto di potere, che prende due diverse direzioni:

  • In un primo caso, gli stati cittadini/regionali si espandono e consolidano (es. Ducato di Milano, Repubblica di Venezia, Repubblica di Genova, Repubblica di Venezia).
  • In un secondo caso, gli stati territoriali (aggregazioni di territori con caratteri etnici, religiosi, linguistici, etc. diversi) si espandono e consolidano (es. Portogallo, con la dinastia degli Aviz, Francia, con la dinastia dei Valois, Inghilterra, con la dinastia dei Tudor, o la Spagna, dal matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona).

Modelli interpretativi delle crisi

Il modello malthusiano è presentato da Thomas Malthus nel “Saggio sul principio di popolazione” nel 1798. Secondo il principio che il livello di produttività della terra determina il livello massimo della popolazione, quando il livello della popolazione è più alto rispetto a quello delle risorse, scatta la “trappola malthusiana” e si verificano i freni repressivi (ovvero catastrofi demografiche, ad es. carestie, guerre o epidemie) per mantenere l’equilibrio tra risorse e popolazione. In primo luogo, agirono i cosiddetti freni preventivi o positivi di catastrofi, ossia forme di controllo sociale che moderarono il tasso di natalità. In altri casi, la “trappola malthusiana” fu allentata da altri fenomeni: espansione territoriale e aumento della produzione agricola grazie all’introduzione di nuove colture.

II fase di sviluppo economico: da metà 1400 a metà 1600

I nuovi stati territoriali

Erano denominati fiscal military state, in quanto detenevano due tipi di monopolio: il monopolio della forza militare per mantenere l’ordine e proteggere la comunità, e il monopolio fiscale della tassazione per finanziare le spese statali. In particolare, la guerra costituiva la spesa più costosa per lo stato da sostenere. Inoltre, questo tipo di organizzazione prevedeva una burocrazia statale stabile e complessa. Quindi, l’aumento delle spese statali era alimentato da:

  • Eserciti permanenti e costo della guerra.
  • Costo della burocrazia statale composta da un corpo di funzionari fedeli.

Da dove provenivano le risorse necessarie per il crescente fabbisogno finanziario?

  • Gli stati territoriali ricorsero prima alla tassazione ordinaria su esempio delle città italiane. Tuttavia, la tassazione ordinaria risultò insufficiente per coprire le spese a causa di: 1) esenzioni e privilegi, 2) basso livello di reddito imponibile, vale a dire la parte di reddito sul quale possono essere imposte le tasse, 3) organizzazione amministrativa, cioè la parte che riscuote le tasse, debole.
  • Si ricorse quindi alla tassazione straordinaria. In questa occasione, vengono convocate assemblee consultive formate da rappresentanti dei vari ordini, tranne quello contadino. Si delinea un dualismo di potere tra: sovrano (potere assoluto) e assemblea rappresentativa (potere consultivo).
  • Un’altra forma non fiscale di entrate fu il “signoraggio”, cioè il valore che lo stato conferisce per l’emissione di una moneta. Ma anche questa forma di entrate non bastò.
  • Si ricorse al credito: 1) da una parte l’indebitamento a breve termine secondo un sistema di appalto delle imposte, ma la difficoltà di esazione provocò il fallimento di numerose famiglie di mercanti-banchieri che prestarono somme di denaro ai sovrani; 2) dall’altra parte, l’indebitamento a lungo termine ricorrendo così al debito pubblico (sottoscrizioni di titoli o obbligazioni fruttiferi di un tasso d’interesse fissato).

Crescita economica dalla metà del 1400

Cause:

  • Ripresa demografica (grazie a: espansione territoriale e aumento della produzione agricola grazie all’introduzione di nuove colture).
  • Crescita della domanda e quindi della produzione di beni, in particolare cresce la domanda di pannilana. Di conseguenza: cresce il prezzo della lana, l’allevamento ovino e numerosi terreni furono convertiti da cereali a pascoli.

In particolare: in Spagna, la Mesta è una corporazione di allevatori, mentre in Inghilterra si verificano le enclosures (fenomeni di chiusura dei campi) e il paese diventa esportatrice di manufatti anziché della materia prima della lana.

Banco Medici

La clausola della responsabilità illimitata e solidale (*) rendeva vulnerabili le compagnie. Durante la metà del 1400, si evidenzia il caso di un’impresa multi settore in particolare: il Banco Medici che effettuava operazioni di commercio, produzione e finanza. Questa compagnia assunse la forma di una holding che controllava filiali e succursali autonome in senso giuridico dalla casa madre, così in caso di fallimento di una di queste, le difficoltà non si sarebbero ripercosse sull’intera compagnia.

Mutamento dell’equilibrio economico nel Mediterraneo

Il controllo era detenuto inizialmente dalle flotte di Genova e Venezia, poi con la conquista di Costantinopoli nel 1453 i Turchi Ottomani occuparono il Mediterraneo Orientale (caratteristiche dell’Impero Ottomano: protezione delle popolazioni sottomesse in cambio di tributi, tolleranza religiosa in cambio di tasse). Gli Europei non possono quindi più raggiungere l’Oriente con le vie commerciali. L’avvio delle scoperte geografiche volte a scoprire vie commerciali alternative è anche dovuto a questo fattore (oltre che alla ricerca di metalli preziosi e spezie). Conseguenze delle esplorazioni: 1) spostamento del baricentro dei commerci dal Mediterraneo all’Atlantico, 2) intensificazione delle relazioni e scambi commerciali fra Europa e regioni extra-europee. Le protagoniste furono Spagna e Portogallo per la loro posizione geografica favorevole.

Portogallo

Espansione:

  • Le spedizioni beneficiavano del sostegno statale per quanto riguarda la progettazione delle navi e il miglioramento delle tecniche navali. Economia e politica erano infatti strettamente legate, perché la potenza dello stato può crescere con la ricchezza. In particolare, il sovrano Enrico il Navigatore promosse spedizioni e fondò un centro studi apposta.
  • Bartolomeo Diaz circumnavigò l’Africa e raggiunge il Capo di Buona Speranza aprendo la rotta verso l’Oceano Indiano.
  • Vasco de Gama raggiunse l’India.
  • Il Portogallo diede vita a un impero commerciale “alla fenicia” con scali commerciali difendibili e porti fortificati. In Africa e Asia la presenza portoghese fu limitata ai porti costieri adatti al controllo delle rotte marittime.

Caratteristiche dell’impero coloniale portoghese:

  • Per la loro superiorità navale e attraverso guerre navali, i Portoghesi ottengono il controllo dell’Oceano Indiano.
  • Svolgevano due tipi di commercio: 1) Country Trade (intra-asiatico) con Cina (spezie, cotone e seta), Giappone (oro) e Persia (rame, cavalli e argento); 2) Commercio di riesportazione: una parte dei prodotti provenienti da Brasile (caffè e zucchero), Asia (oro, avorio e schiavi) e Africa (argento e spezie, tra cui il pepe) era importata in Portogallo ed esportata negli altri Paesi europei e viceversa. La riesportazione da Lisbona avveniva tramite intermediari e la distribuzione delle merci in Europa attraverso il porto di Anversa.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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