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LEZIONE 1 - 10/02/2025

Periodizzazione

La questione delle periodizzazioni è estremamente complessa, ma è possibile individuare alcuni

punti di riferimento.

-​ La filosofia classica tedesca ha inizio nel 1781, con la pubblicazione della prima edizione

della Critica della ragion pura di Kant.

-​ Più dibattuta è invece la questione della sua conclusione. → Secondo alcuni, termina nel 1824

con la pubblicazione della Filosofia del diritto di Hegel, considerata la sua ultima opera di

rilievo pubblicata in vita. Altri, invece, individuano il punto di chiusura nella Fenomenologia

dello spirito del 1807, ritenendo che in essa si trovi l’assunto più significativo dell’intero

movimento. Vi sono poi studiosi che spingono la fine della filosofia classica tedesca ancora più

avanti, identificandola con la filosofia positiva di Schelling, intesa come superamento della

cosiddetta "filosofia negativa" che va da Kant fino allo stesso Schelling e che escludeva

tematiche legate alla teologia, alla mitologia e alla simbologia. In linea generale, tuttavia, si

può affermare che la filosofia classica tedesca si concluda negli anni Trenta dell’Ottocento

con Hegel.​

“Filosofia classica tedesca” e distinzione tra filosofia trascendentale e speculativa

Il periodo filosofico che va da Kant a Hegel è spesso indicato con il termine idealismo tedesco.

Tuttavia, questa denominazione porta con sé una specifica connotazione storica e teorica, essendosi

affermata soprattutto a partire dalle critiche di Feuerbach e Marx. Entrambi, infatti, intendono

rovesciare la prospettiva idealistica e proporre teorie di carattere realistico: Marx sostituisce il primato

dell’idea e del suo movimento, tipico di Hegel, con l’analisi dei rapporti di produzione economica,

mentre Feuerbach interpreta la religione come una proiezione dei desideri dell’uomo concreto. Un

ulteriore motivo per mettere in discussione il termine idealismo tedesco risiede nel fatto che i grandi

pensatori di questa tradizione filosofica sono stati anche profondi realisti: l’idealismo, infatti, non

esclude il realismo, ma vi si collega. → Per queste ragioni, a partire da un certo momento, si è

preferito adottare la denominazione filosofia classica tedesca, espressione introdotta da Friedrich

Engels: egli riteneva che i filosofi da Kant a Hegel fossero rappresentanti di una filosofia borghese,

incapace di cogliere le istanze delle altre classi sociali. Al di là di questa specifica interpretazione,

oggi il termine filosofia classica tedesca risulta più adeguato, poiché comprende sia sviluppi idealistici

sia aspetti realistici, offrendo una visione più articolata rispetto alla definizione di idealismo tedesco.

Nei programmi scolastici liceali, la filosofia classica tedesca viene generalmente presentata secondo

una successione che vede Kant precedere Fichte, seguito poi da Schelling e infine da Hegel.

Tuttavia, questa scansione storica dipende da una prospettiva interpretativa specifica, affermatasi in

Italia grazie a Benedetto Croce e Giovanni Gentile. → Secondo tale impostazione, il

soggettivismo di Fichte verrebbe superato dalla prospettiva oggettiva di Schelling, per poi trovare

una sintesi superiore nella concezione hegeliana, che integra soggettività e oggettività in una

dimensione assoluta. Questa lettura implica, dunque, un progresso dal meno corretto al più corretto,

secondo una logica evolutiva che non è necessariamente l’unica chiave di interpretazione possibile.

N.B. E’ la posizione storiografica e teorica adottata ad esempio da Kroner.

Questa impostazione non è più sostenibile: oggi si preferisce distinguere tra filosofia

trascendentale e filosofia speculativa.

1)​ La filosofia trascendentale si configura come una posizione teorica che accomuna le correnti

della filosofia classica tedesca fondate sul principio del trascendentalismo. → Questo

approccio considera i modi attraverso cui l’essere razionale finito con specifiche strutture

conoscitive (uomo) può elaborare un discorso sulla realtà: il punto di partenza di ogni

riflessione filosofica è dunque l’esperienza concreta dell’essere umano. Nell’affrontare temi

come il mondo o l’agire intersoggettivo, la filosofia trascendentale si basa sulla struttura

razionale e sugli impulsi sensibili propri dell’essere finito. Rientrano in questa categoria la

filosofia di Kant e la Dottrina della scienza di Fichte, secondo cui il non-io può essere

concepito e descritto esclusivamente a partire dal punto di vista dell’io.

2)​ La filosofia speculativa, al contrario, non assume come punto di osservazione quello

dell’essere finito, quindi il centro di interesse non sono le strutture razionali o irrazionali

dell’essere razionale finito (le quali costituiscono le condizioni di possibilità della conoscenza e

della verità), ma richiede l’adozione di una prospettiva più ampia: il punto di vista dell’infinito.

→ Nella filosofia classica tedesca, tale prospettiva è identificata con il punto di vista

dell’Assoluto (concetto utilizzato, ad esempio, per designare Dio o un ente che trascende la

nostra razionalità finita): un’indagine sulla verità non si limiterà dunque a ciò che è vero per

l’uomo, ma a ciò che è vero in assoluto, indipendentemente dalla razionalità umana e dalle

sue condizioni soggettive. Questa impostazione è centrale nelle opere di Schelling e diviene

ancora più marcata a partire dal 1807 con Hegel, il quale elabora una concezione sistematica

della verità in quanto sviluppo dell’Assoluto.

Canone maggiore e canone minore

Un'altra questione all'interno della filosofia classica tedesca riguarda la distinzione tra un canone

maggiore e un canone minore. Il primo comprende le Kant, Fichte, Schelling e Hegel, riconosciuti

come i principali esponenti di questa tradizione filosofica. → Tuttavia, accanto a questi, esiste anche

un canone minore, costituito da pensatori che, pur non essendo considerati tra i massimi

rappresentanti del periodo, hanno svolto un ruolo fondamentale nell’individuare e approfondire

problemi presenti nei testi dei grandi filosofi.

N.B. Le loro riflessioni hanno spesso influenzato direttamente i filosofi successivi. → Un esempio è

Karl Leonhard Reinhold, il cui contributo è essenziale per l'elaborazione della filosofia di Fichte.

Ma perchè noi ci occupiamo del canone maggiore, e trascuriamo altri autori, come Benech, che si

distanziavano da punti condivisi dal canone maggiore?

-​ L’idea è che il canone maggiore sia composto da quei filosofi che ritengono che la filosofia e

la riflessione filosofica debbano essere valide a priori: il punto di vista della filosofia è il punto

di vista della razionalità valida a priori, cioè indipendentemente dall’esperienza. Ne sono un

esempio le categorie di Kant, concetti puri a priori dell’intelletto finito attraverso cui l’essere

razionale finito conosce il mondo; un altro esempio sono le strutture ecologiche della

Dottrina della scienza di Fichte, senza le quali l’uomo non avrebbe conoscenza del mondo. →

Sono tutte posizioni non empiristiche, ovvero che non astraggono dall’esperienza concreta per

arrivare ad una teoria: al contrario, sono razionalistiche e indagano le strutture razionali che

permettono la nostra esperienza del mondo che, indipendentemente dal fatto che sia estetica

religiosa sensibile etc, necessita di categorie a priori.

LA RAZIONALITA’ E’ CONDIZIONE DI POSSIBILITA’ PER POTER PARLARE

DELL’ESPERIENZA.

-​ Il canone minore sostiene invece che la riflessione filosofica debba fondarsi sull’esperienza

empirica interiore: possiamo elaborare un discorso sul mondo solo a partire dalla nostra vita

mentale che si svolge nel tempo e possiede una dimensione empirica, pur restando un

fenomeno interiore. → Un esempio è il ricordo: quando rievoco ciò che ho fatto ieri, il mio

pensiero si riferisce a un oggetto (l’evento passato), ma l’atto del ricordare è un’attività della

mia mente. La conoscenza, dunque, non è indipendente dall’esperienza, ma radicata nei

processi mentali soggettivi. Questa impostazione influenzerà Locke, con la sua riflessione

sull’esperienza empirica interiore, e Hume, che svilupperà una concezione della conoscenza

basata sull’analisi delle impressioni sensibili e dei processi mentali che ne derivano.

N.B. Molto diverso dal canone maggiore, secondo cui vita mentale è sinonimo di non validità,

poiché se qualcosa è valido non è tale in virtù dell’esperienza empirica soggettiva, ma deve

avere un fondamento assoluto.

Differenze tra idealismo antico ed idealismo moderno

Come si può distinguere l’idealismo moderno da quello antico? Sebbene tutti gli autori della filosofia

classica tedesca vengano definiti idealisti, la loro concezione dell’idealismo si differenzia nettamente

da quella di pensatori come Platone o Plotino.

Leggendo un passo dal Fedone di Platone (100c e seguenti), vediamo che, per Platone, una cosa è

bella perché è bella in sé o perché partecipa del bello in sé (e questo vale per il giusto, l’onesto, il

vero etc): non sono i colori o le forme o la luce a rendere bello un oggetto, ma la comunanza con in

bello il sé.

-​ Secondo la teoria della metéssi (della partecipazione) riconosciamo il bello nelle cose perchè

conosciamo il bello attraverso un processo di contemplazione intellettuale delle idee e di

distacco da ciò che è fisico. → Il principio di fondamento stabilisce una relazione logica tra il

fondamento e il fondato: le cose fisiche di cui facciamo esperienza con gli occhi del corpo

sono belle in quanto fondata sulla relazione metessica con il fondamento rappresentato

dall’idea del bello.

N.B. Il principio del fondamento stabilisce una relazione logica tra ciò che spiega qualcosa e

ciò che viene spiegato (che in questo caso riguarda la relazione tra le cose metafisiche e le

cose fisiche).

-​ L’idea per Platone dunque non ha un valore logico ma un valore ontologico (logica è la

relazione) e conoscere questi oggetti metafisici significa entrare in possessoo di quei

fondamenti che sono condizione di possibilità per poter conoscere le cose finite: per

riconoscere la bellezza nelle cose fisiche, il soggetto deve prima aver conosciuto la bellezza

metafisica.

Dall’analisi della teoria platonica, si ricavano due elementi fondamentali per la domanda di partenza:

l’idealismo antico ha un carattere metafisico (vi è un mondo con una consistenza ontologica che

va al di là del fisico) e un aspetto ontologico (le idee sono oggetti che hanno una loro consistenza

ontologica diversa dall’essere fisico, poichè sono oggetti metafisici che cogliamo attraverso gli occhi

della mente). → Questa concezione muta con Cartesio, che opera nella filosofia una vera e propria

rivoluzione: stabilendo l’indubitabilità è del cogito, Cartesio stabilisce il primato del pensiero

sull’essere, al contrario di quello che era nella visione antica: le idee di Cartesio non hanno un valore

ontologico, ma sono idee nella mente. A partire da Cartesio dunque, le idee assumono un carattere

gnoseologico, che ha a che fare con il problema della conoscenza, non ontologico.

SPARISCE LA CENTRALITA’ DELL’ONTOLOGIA E DELLA METAFISICA ONTOLOGICA COM’ERA

NEL CASO DELL’IDEALISMO ANTICO.

L’idealismo moderno è dunque un idealismo metafisico (che ricerca un fondamento e delle

condizioni di possibilità dell’esperienza, che però non appartengono ad un mondo fisico ma

metafisico), ma gnoseologico, perché indaga appunto i fondamenti e le condizioni di possibilità

dell’esperienza: la metafisica moderna perde il suo carattere ontologico e diventa gnoseologico. →

Volendo dirlo in un altro modo, possiamo dire che ai problemi della metessi e della partecipazione,

nella concezione moderna si sostituisce il concetto della validità: perché posso dire che la mia

esperienza di conoscenza del mondo è valida oggettivamente? Perchè posso dire che quello che

conosco io lo possono conoscere anche gli altri? A queste domande si risponde con la presenza di

strutture razionali valide per tutti e che sono condizioni di possibilità per la conoscenza di tutti (ad

esempio, le categorie kantiane sono concetti validi a priori perché valgono per tutti gli uomini nella

misura in cui rendono possibile la conoscenza oggettiva che tutti gli uomini hanno del mondo)

Appunto

A: prima edizione della Critica della ragion pura (1781)

B: seconda edizione (1787)

PDF “PREF., INTR., METODO-DISCIPLINA”(Critica della Ragion Pura, seconda edizione)

Riga B16, pag 44

Tutte le filosofie pre-kantiane sostenevano che per conoscere avremmo dovuto adeguare l’intelletto

alla cosa: prima della rivoluzione copernicana di Kant il centro sono gli oggetti e le menti vi girano

intorno. Le ontologie pre-kantiane come quella di Wolff stabiliscono che possiamo dire che gli oggetti

hanno certe caratteristiche che valgono a priori perché sono quelle dell’oggetto (ad esempio

dell’oggetto Dio o dell’oggetto anima).

-​ Il problema dell’a priori dunque era dibattuto anche prima di Kant, ma si partiva dal

presupposto che l’oggetto avesse certe caratteristiche che non dipendono da noi. → Kant

muove invece dall’ipotesi che siano gli oggetti a dover regolarsi sulla nostra conoscenza,

ovvero siamo noi ad attribuire agli oggetti certe caratteristiche.

-​ La rivoluzione di Kant in ambito filosofico viene infatti definita “copernicana”, poiché

Copernico ha sostituito l’ipotesi geocentrica con quella eliocentrica: è quello che fa Kant in

filosofia, mettendo al centro la mente del soggetto razionale (ovvero la ragione finita che ha

certe strutture uguali per tutti) attorno a cui gira l’oggetto e cercando di risolvere i problemi

legati alla conoscenza. → Noi possiamo parlare dell’oggetto solo nella misura in cui lo

conosciamo attraverso le strutture razionali: l’oggetto non è tale in sè, poichè si dà solo nella

misura in cui ha una relazione con le strutture razionali del soggetto e si dà per noi; quindi non

sarà più possibile dire che noi conosciamo l’oggetto in sé, ma lo conosciamo solo nella misura

in cui si da a noi come fenomeno, ovvero spazio temporalmente. Noi non conosciamo

oggetti al di fuori dello spazio tempo, che strutture che mettiamo noi in quanto forme della

sensibilità.

L’IDEALISMO KANTIANO NON PARLA DEGLI PIU’ DEGLI OGGETTI IN SE’, COME

L’IDEALISMO ANTICO, MA DEGLI OGGETTI FENOMENICI.

LEZIONE 2 - 12/02/2025

Rivoluzione “copernicana” di Kant

Kant fa valere la rivoluzione copernicana come qualcosa che non vale solamente a livello

astronomico ma anche nella fisica, in particolare in quella di Galileo e di Newton: anche nella fisica

moderna abbiamo una cesura rispetto alla fisica antica aristotelica qualitativa, fatta di essenze e

qualità in base alle quali si formano certi rapporti tra gli oggetti. → Con la fisica moderna di Galileo e

di Newton (ma già con Cartesio) diventa preponderante l’elemento quantitativo, ovvero i rapporti di

quantità che sussistono tra gli oggetti (le leggi sono infatti fisico-matematiche, e l’importanza della

matematica è appunto legato a questo aspetto quantitativo). Ai moderni interessa ad esempio

stabilire la velocità con cui il fuoco si propaga data la sua massa, piuttosto che sapere che il fuoco ha

una certa qualità che fa sì che salga verso l’alto. In questo modo, secondo Kant, siamo entrati

nell’era della rivoluzione copernicana che dunque ha riguardato anche l’ambito fisico.

N.B. Ci si basa sulle quantità perché esse sono misurabili.

PDF “PREF., INTR., METODO-DISCIPLINA”(Critica della Ragion Pura, seconda edizione)

Pag 42/43

Lo scienziato non aspetta di ricevere un input dalla natura che dovrebbe rivelarsi, ma fa delle

domande alla natura (è la teoria dell’esperimento e dell’ipotesi scientifica): filosoficamente parlando,

significa che nel rapporto con la natura lo scienziato non è passivo, ma pone attivamente delle

domande alla natura; quindi il rapporto tra soggetto e oggetto ha in sé l'elemento della rivoluzione

copernicana, perché non è il soggetto che gira attorno all’oggetto osservando, ma il contrario,

poiché sulla base di ipotesi soggettive la natura risponde in un certo modo verificando o falsificando

tali ipotesi. → La natura dunque non è in sé, non esiste con le sue qualità indipendentemente dal

soggetto, che ne misura le espressioni e ne studia il funzionamento.

Se la rivoluzione copernicana vale sia per la filosofia sia per la scienza, dove sta la differenza tra

una concezione del mondo filosofica (che sostiene la rivoluzione copernicana) e una scientifica

(che sostiene la rivoluzione copernicana)? Quale sono le differenze del rapporto tra soggetto e

oggetto nelle due concezioni? → Le scienze, per loro natura, sono di tipo empirico e si fondano

sull'esperienza diretta, come dimostrano gli esperimenti condotti dagli scienziati. Al contrario, la

filosofia non considera il rapporto tra soggetto e oggetto in termini empirici; essa si situa in una

dimensione che precede l'esperienza stessa e, pertanto, non è di natura empirica. Questa distinzione

si riflette nel concetto di validità a priori e a posteriori: le leggi scientifiche acquisiscono validità solo

dopo che sono state osservate nell'ambito dell'esperienza (validità a posteriori), il che implica che

non possono essere considerate indipendenti dall'esperienza e sono valide fino a quando non

vengono smentite, in un determin

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melafuoco04 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Wolfgang Huemer Andreas.

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