Immanuel Kant
Immanuel Kant rappresenta il punto di arrivo della filosofia moderna ed il punto di partenza della filosofia contemporanea. Nasce a Königsberg nel 1724 e visse in una famiglia modesta sotto l'influenza etico-religiosa della madre che lo dirige verso la corrente del Pietismo. Muore nel 1804 nella città natale.
Formazione e carriera
Nel 1732 entra nel collegio Fredericianum (diretto da Schultz) consolidando l’educazione nel rispetto del pietismo. Nel 1740 si iscrive all'università dove studia fisica matematica e filosofia. Conseguita la laurea, lavora come precettore in alcune case patrizie e poi come insegnante all'università.
Produzione delle opere
La produzione delle sue opere viene suddivisa in due segmenti cronologici e tematici: periodo precritico e periodo critico. L’opera che segna il passaggio tra un periodo e l’altro è la Dissertatio (1770).
Periodo precritico
Scritti di fisica, cosmologia e matematica riguardano pensieri sulla valutazione delle forze vive e sul movimento di rotazione della Terra. Vi sono inoltre scritti di metafisica, logica e filosofia ed altri di estetica, morale e teologia (che trattano di Dio). Gli scritti di questo periodo trattano delle scienze naturali divulgando il metodo scientifico e la mentalità illuminista.
Dissertatio
L’opera tratta dei problemi gnoseologici ponendo quindi la distinzione tra i due periodi (1770). Si tratta in particolare del tema della conoscenza riprendendo anche quanto esposto da Leibniz nei “nuovi saggi sull’intelletto umano” (1704). A partire da quest’opera, Kant dà inizio agli scritti basati sulla discordanza tra empiristi (importanza dei sensi) e razionalisti (importanza dell’intelletto).
Periodo critico
Fanno parte di questo periodo gli scritti sul tema gnoseologico e quindi la critica della ragion pura (anche prolegomeni e opus postumum). Altri di tema etico-teologico come la critica della ragion pratica e la metafisica dei costumi. Infine lo scritto sul tema estetico-teleologico ossia la critica del giudizio.
Appartengono a questo periodo anche gli scritti considerati minori ossia quelli di psicologia (lezioni di psicologia), antropologia (antropologia pragmatica), politica e diritto (per la pace perpetua e cos’è l’illuminismo).
Le tre critiche
Le tre critiche che svolge Kant sono su tre temi differenti: tema gnoseologico, morale ed estetico. Nonostante le sue tre opere principali siano distinte l’una dall'altra, in realtà, la critica della ragion pura e della ragion pratica si integrano e completano a vicenda. Questo perché l’uomo è dotato di due sfere (una teorica e una pratica) dunque si parla di un unico IO che conosce e agisce.
L’aspetto dell’attività teorica (conoscitiva) è trattato nella critica della ragion pura. L’aspetto dell’attività pratica è trattato nella critica della ragion pratica. Per tale ragione, inizialmente, l’intento dell’autore era quello di scrivere una sola opera nella quale esaminare la ragion pura nel suo duplice esercizio, ma infine venne diviso in due opere per esigenze editoriali.
Dissertatio
Tale opera segna il passaggio dal periodo precritico a quello critico (1770). Kant fu il primo a prendere in considerazione gli scritti di Leibniz. Quest’ultimo, infatti, non pubblicò i “nuovi saggi sull’intelletto umano”, nati per contrapporsi al saggio sull’intelletto umano (di Locke), per via di una polemica con la cultura inglese. Quando i nuovi saggi furono pubblicati nel 1765, Kant rielaborò la polemica di Leibniz contro Locke scrivendo la Dissertatio e poi la Critica della ragion pura.
- Gli empiristi sostengono le ragioni della conoscenza sensibile, riconoscono maggiore importanza ai sensi. I maggiori rappresentanti sono Bacone, Locke, Berkeley e Hume.
- I razionalisti sostengono la ragione della conoscenza intellegibile, quindi, mantengono il primato dell’intelletto. I maggiori esponenti sono Cartesio, Spinoza e Leibniz.
Nella Dissertatio, Kant si occupa di rivalutare l’importanza dell’intelletto, al quale, secondo lui, non può essere data una semplice funzione passiva. Sosteneva infatti che sensi ed intelletto lavorano simultaneamente. Per Kant la conoscenza è una sola e ha due fonti di provenienza: la conoscenza sensibile e la conoscenza intellegibile.
In quest’opera, tempo e spazio sono concepite come forme pure a priori dell’intuizione sensibile. Questo perché tutto ciò che conosciamo ha una precisa collocazione nello spazio e nel tempo. Dunque, tali forme a priori rappresentano l’ambito nel quale cogliamo i fenomeni mediante i sensi per poi essere ordinati dall’intelletto che dà forma alla conoscenza. La posizione di Kant è quindi una sorta di mediazione tra razionalisti ed empiristi in cui viene data uguale importanza a sensi e intelletto. Svolge così una rivoluzione copernicana operata nell’ambito della gnoseologia. Il soggetto (paragonabile al sole copernicano) nella realtà occupa una posizione centrale. Gli oggetti (corpi celesti che ruotano attorno al sole) si presentano al soggetto nella loro molteplicità e varietà. Il soggetto è io o io-penso quindi ragion pura (ha duplice attività: teorica e pratica).
Critica della ragion pura
La critica della ragion pura si riferisce alla sfera teorica ed è formata da un’introduzione, che tratta dei giudizi (analitici, sintetici e sintetici a priori) e di due parti. Nel titolo, il termine critica è inteso come esame, questo perché l’opera è un esame della ragion pura. Quindi, l’esame delle facoltà dell’io nella sua attività conoscitiva fondata sulla sensibilità e sull’intelletto.
Le due parti dell’opera sono:
- Dottrina trascendentale degli elementi; in cui si costituiscono gli elementi della conoscenza umana (intuizione e concetti). A sua volta si divide in:
- Estetica trascendentale; in cui si tratta di spazio, tempo e sensibilità.
- Logica trascendentale; formata da: analitica trascendentale (l’intelletto = facoltà di pensare) e dialettica trascendentale (criticate le idee della ragion pura: Dio, mondo e anima).
- Dottrina trascendentale del metodo; in cui si parla della struttura architettonica della critica della ragion pura.
Scrivendo la critica della ragion pura, Kant si avvale dell’utilizzo di un determinato lessico. Ogni concetto utilizzato viene utilizzato con un preciso significato:
- Estetica: intesa nel suo significato etimologico originario che dal greco “aísthesis” significa “sensibilità”. Indica quindi la capacità di percepire con i sensi o con l’intelligenza.
- Logica: ossia la disciplina che studia le leggi del pensiero con le quali si ordinano i dati provenienti dai sensi.
- Analitica: quella parte della logica che è rivolta alla conoscenza dei fenomeni tramite sensazioni ed intelletto.
- Dialettica: parte della logica che tramite la ragione supera l’ambito spazio-temporale per sconfinare nell’ambito della metafisica. Si pone così il problema di anima, Dio e mondo.
- Trascendentale: ogni conoscenza che si occupa del modo di conoscere gli oggetti.
Introduzione
Nell’introduzione egli ripercorre la polemica tra empiristi e razionalisti riguardante i giudizi:
- Gli empiristi erano sostenitori dei giudizi sintetici a posteriori.
- I razionalisti invece sostenevano i giudizi analitici a priori.
Per Kant, il giudizio è una figura logica che consiste in una proposizione con cui si esprime la conoscenza di un determinato oggetto della realtà. Ogni proposizione è composta da due variabili (soggetto e predicato) e una costante (copula o forma verbale).
- Secondo i razionalisti, il giudizio analitico (che indica la conoscenza pura) “tutti i corpi sono estesi” indica che il predicato è implicitamente compreso nel soggetto (concetto di corpo che esistendo occupa parte dello spazio). Per cui quando si dice del soggetto nel predicato, si può ricavare tramite l’uso dell’intelletto.
- Secondo gli empiristi, il giudizio sintetico (conoscenza empirica) “tutti i corpi sono gravi” indica che il predicato non è implicito al soggetto ma si deve ricavare sinteticamente tramite l’esperienza.
Kant sostiene che i giudizi attendibili sono quelli fondati sia sull’intelletto che sull’esperienza (sintetici a priori), riferiti all’ambito delle scienze fisico-matematiche e non quelli riguardanti la metafisica.
Ciò avviene perché i giudizi sintetici a priori sono giudizi universali ma da verificare di volta in volta con l’esperienza. Esempio: 7 più 5 uguale a 12. La somma darà sempre dodici ma deve essere verificata.
La dottrina trascendentale degli elementi
Questa è la prima parte della Critica della ragion pura ed è formata da Estetica e Logica Trascendentale. Questa prima parte è riferita agli elementi che costituiscono la conoscenza umana (intuizione e concetti). L’obiettivo di questa parte è quello di definire il materiale attraverso il quale è possibile realizzare il complesso edificio della conoscenza umana tenendo conto degli strumenti di cui dispone.
Estetica trascendentale
In questa prima parte della dottrina trascendentale degli elementi, Kant utilizza il termine diversamente da come era stato utilizzato precedentemente:
- Baumgarten nel 1750 aveva utilizzato il termine indicando la “teoria dell’arte”.
- Kant invece lo utilizza in quanto “sensibilità” o “percezione”. Indica dunque la capacità di percepire con i sensi o con l’intelligenza.
Nell’estetica trascendentale Kant sostiene che alla fase della sensibilità e della facoltà pura sussiste l’intuizione, ossia che l’uomo prima di conoscere le cose è capace di coglierle immediatamente. Le cose vengono intuite nello spazio (ambito esterno nel quale il soggetto percepisce fuori di sé l’oggetto) e nel tempo (senso interno di ciò che il soggetto percepisce).
- L’intuizione è la capacità di conoscere ed è fondata sulla sensibilità e sull’intelletto.
- “Senza sensibilità nessun oggetto ci sarebbe dato, e senza intelletto nessun oggetto pensato”, intelletto e sensi non possono scambiarsi il lavoro ma la conoscenza scaturisce dalla loro unione.
Conclusione dell’estetica trascendentale è che il soggetto umano non può conoscere, se non gli oggetti che si presentano nell’ambito dello spazio e del tempo (forme pure di intuizione sensibili). Quindi le cose che costituiscono la molteplicità della realtà sono definite come oggetti ossia come fenomeni. Il soggetto percepisce la realtà che è costituita da fenomeni.
- Fenomeno significa apparire, ossia ciò che è visibile ai sensi e all’intelletto. Conosciamo solo fenomeni, mentre il noumeno è una rappresentazione o idea della ragione e come tale risiede nella mente umana.
Logica trascendentale
La logica trascendentale è formata da analitica e dialettica trascendentale. Con “logica” Kant intende la disciplina che studia le leggi del pensiero attraverso il quale si ordinano i dati provenienti dalla realtà colti con l’intuizione sensibile nell’ambito dello spazio e del tempo. Kant vuole ribadire il limite della conoscenza umana, che non può andare oltre a ciò che incontriamo o che ruota intorno a noi nell’ambito della realtà fenomenica. Quindi l’uomo non può conoscere oltre le dimensioni spazio e tempo. Proprio per tale ragione, Kant definisce la logica trascendentale in quanto logica che non trascende, ossia che non va oltre ogni possibilità dell’esperienza.
Per Kant la logica non può essere ridotta a scienza dell’apparenza in quanto scienza della verità.
- Per scienza della verità si intende che la logica è limitata al mondo dei fenomeni ed è definita analitica.
- Per scienza dell’apparenza si intende che la logica è dialettica in quanto rivolta al metafisico.
Proprio per questo vengono distinti i termini “intelletto” e “ragione”. L’intelletto indica la facoltà di pensare e conoscere gli oggetti (fenomeni). La ragione rappresenta la facoltà di conoscere l’incondizionato (idee).
Analitica
L’analitica è la parte della logica rivolta alla conoscenza dei fenomeni, effettuata dal soggetto che si avvale della sensibilità e dell’intelletto. Questa parte dell’opera ribadisce che l’uomo, tramite l’intelletto, produce concetti mediante l’elaborazione di giudizi (proposizioni composte dalle due variabili). Si sottolinea che la molteplicità dei dati provenienti dalla materia esterna è colta innanzitutto dai sensi.
L’uomo non potrebbe conoscere senza i sensi così come non potrebbe conoscere senza l’intelletto.
I sensi forniscono la materia, che deve essere ordinata tramite i concetti puri di cui dispone l’intelletto chiamati Categorie. Tali categorie sono intese come funzioni logiche del pensiero che si applicano ai fenomeni. Sono 4: quantità, qualità, relazione e modalità.
- L’analitica si riferisce alla realtà fisica e il soggetto si rapporta alla realtà spazio-temporale mediante sensi e categorie (prima parte della logica).
- La dialettica si riferisce alla realtà metafisica e il soggetto può solo riflettere sulle idee che sfuggono all’esperienza (seconda parte della logica).
Dialettica
Nella dialettica Kant si occupa quindi delle idee che sono concetti privi del dato materiale fornito dall’esperienza. Secondo Kant tutte le idee della dialettica possono essere ridotte a tre classi: psicologica (soggetto pensante), quella teologica (oggetto è Dio) e quella cosmologica (oggetto è il mondo).
- La psicologia, nel tentativo di indagare sull’anima, cade in quelli che il filosofo considera paralogismi. Questi sono falsi ragionamenti che si sviluppano quando si ritiene di poter produrre una scienza della ragion pura.
La prima parte della dialettica è rivolta alla psicologia razionale, che riflette sull’anima intesa come parte separata e spirituale dell’uomo (composta infatti dalla dualità spirito-corpo). In particolare, Kant vuole dimostrare l’impossibilità di fondare una scienza della ragion pura che abbia come oggetto la natura dell’essere pensante (anima).
Le idee
- La cosmologia è caratterizzata dal contrasto insanabile delle antinomie che si determinano quando si vuole prendere in esame l’idea di mondo nel suo complesso. L’antinomia è l’insieme di due tesi che si contrappongono in modo tale che una esclude l’altra e viceversa.
- 1ª Antinomia; la tesi sostiene che il mondo nel tempo ha un cominciato e che per lo spazio è chiuso dentro i limiti. La sua antitesi afferma che il mondo non ha né cominciamento né limiti spaziali ma è infinito rispetto a tempo e spazio.
- 2ª Antinomia; ogni sostanza composta nel mondo consta di due parti semplici e non esiste in nessun luogo se non il semplice. La sua antitesi afferma che nessuna cosa composta nel mondo consta di due parti semplici ma che non esiste niente di semplice.
- 3ª Antinomia; secondo cui la causalità, nelle leggi della natura, non è l’unica da cui derivano i fenomeni nel mondo ma che esiste anche una causalità per libertà. L’antitesi sostiene che non vi è libertà e che tutto accade per natura secondo le leggi della natura.
- 4ª Antinomia; nel mondo c’è qualcosa che è necessario o come sua parte o sua causa. L’antitesi sostiene che nulla è necessario né nel mondo né fuori dal mondo.
- L’idea di mondo come per l’idea di anima è per Kant non verificabile con la nostra sensibilità. Egli precisa quindi i limiti positivi della conoscenza umana che si può svolgere solo nell’ambito dello spazio e del tempo.
- L’idea di Dio. Anche qui si presentano limiti della ragione umana. Si verificano quindi tre prove con le quali si può dimostrare tale idea:
- Prova ontologica; se Dio è un essere necessario, in quanto perfetto, non può mancare dell’attributo dell’esistenza perché altrimenti l’idea di Dio sarebbe in quanto essere non perfetto. Ma dato che l’uomo può essere certo solo di conoscenze effettuate nell’ambito di spazio e tempo, nessuno può dimostrare l’esistenza di Dio.
- Prova cosmologica; dato il rapporto causa-effetto, se tutto ciò che esiste è contingente allora deve esistere qualcosa di necessario, una causa prima da cui discende il divenire della natura.
- Prova fisico-teleologica; prende in esame l’ordine e la finalità esistenti in natura. Se tutto ciò che esiste ha un fine, allora deve esistere una mente ordinatrice infinita e perfetta.
Le tre prove non presuppongono una soluzione negativa ma nemmeno una neutrale. L’uomo non può provare l’esistenza di Dio in quanto essere trascendente. Con l’opera scritta, Kant ha voluto esaminare le possibilità conoscitive dell’uomo, fissando i confini tra conoscenza prodotta dalle scienze naturali nell’ambito dello spazio e del tempo.
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