Il Settore Pubblico e l’obiettivo di
redistribuzione del reddito
Il funzionamento dei mercati privati
fornisce la risposta a 4 quesiti:
1. Che cosa viene prodotto ed in quali quantità?
Dipende dall’interazione della domanda e dell’offerta, che riflette sia i
beni che i consumatori desiderano, sia il costo sostenuto dalle imprese per la
loro produzione.
2. In che modo vengono prodotti i diversi beni?
Dipende dalla concorrenza tra le imprese, che devono produrre i beni
nella maniera meno costosa possibile per poter rimanere in attività.
3. Per chi si realizza la produzione?
Dipende dai redditi degli individui nell’economia. Coloro che godono di
redditi elevati ottengono una quantità di beni e servizi maggiore di quella
ottenuta da chi riceve redditi bassi. A loro volta i redditi sono stabiliti dalla
domanda e dall’offerta di lavoro, che determina quanto i lavoratori sono pagati,
e dalla domanda ed offerta di capitale che determina il rendimento dei
risparmi.
4. Chi prende le decisioni economiche?
Le decisioni relative a quali e quanti beni produrre, quali e quanti beni
consumare sono il risultato di un elevato numero di decisioni prese dalle
famiglie e dalle imprese in un’economia (altrimenti detti agenti economici)
L’intervento dello Stato
Se il funzionamento dell’economia fosse descritto in modo accurato dai
modelli di domanda ed offerta ci sarebbe poco spazio per l’intervento
dello stato.
Il mercato raggiungerebbe in modo spontaneo (ossia senza interventi
esterni) un’allocazione efficiente delle risorse.
Una allocazione è efficiente se non è possibile migliorare la posizione di
uno dei consumatori senza peggiorare quella di qualcun altro (Efficienza
Paretiana)
In questa lezione vedremo perché nelle economie reali, ossia quando gli
elementi che il modello trascura sono presenti e devono essere presi in
considerazione, lo stato può svolgere un ruolo molto importante nel buon
funzionamento dell’economia.
Il ruolo dello Stato nel tempo
Lo stato si è quasi sempre assunto la responsabilità di alcune attività che
la vasta maggioranza dei cittadini considerava come funzioni
fondamentalmente pubbliche.
il sistema della giustizia
la protezione fornita dalla polizia
la difesa nazionale
la tutela della libertà economica dei partecipanti al mercato
assicurare o almeno favorire un’allocazione efficiente delle risorse
fornitura di beni e servizi pubblici
Fine del XIX secolo
Il governo degli Stati Uniti introdusse una regolamentazione di alcuni
settori dell’economia al fine di evitare la creazione di monopoli e la
concentrazione di un eccessivo potere di mercato nelle mani di poche
antitrust
imprese. Nel 1890 fu introdotta la legislazione con
(Act to Protect Trade and Commerce
l’approvazione dello Sherman Act,
against Unlawful Restraints and Monopolies), la prima di una serie di
leggi che si susseguiranno nel tempo. L’intervento antitrust rappresenta
uno strumento per garantire la libertà di concorrenza e d’impresa.
Anni ‘30
Il disastro economico noto come Grande Depressione - caratterizzato da
elevata disoccupazione, fallimenti di molte banche, crollo della borsa, caduta
dei prezzi agricoli – portò lo stato ad assumersi un nuovo insieme di
responsabilità al fine di migliorare il benessere sociale.
Anni ’50 e ‘60
Il governo degli Stati Uniti estese il suo ruolo fino ad includere la
responsabilità per il mantenimento dell’economia in condizioni di pieno impiego
Legge per il pieno impiego.
attraverso la
Anni ’70
Le regolamentazioni degli anni precedenti avevano creato eccessive
interferenze con il libero funzionamento del mercato. In tutto il mondo ci fu un
deregolamentazione privatizzazione
movimento verso la e verso la
Fine degli Anni ‘80
in merito alla competitività delle imprese. Di fronte al rallentamento degli
incrementi della produttività (Emergono nuove preoccupazioni incrementi che
erano rapidi negli anni ’50) vi furono nuove richieste per un intervento dello
stato nell’economia.
Due ragioni per l’intervento dello Stato
Lo stato può intervenire per correggere il funzionamento del mercato per
molti motivi diversi. Questi motivi possono però essere raggruppati in
due grandi categorie:
Correzione dei fallimenti del mercato (di cui non ci occuperemo in
questo corso).
Redistribuzione del reddito (oggetto corso di Sistemi Comparati di
Welfare). REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO
Molti economisti attribuiscono allo Stato un ruolo importante nella
distribuzione del reddito, cioè nel prelevare reddito ai più ricchi allo scopo
di accrescere le condizioni di benessere dei meno abbienti.
Il funzionamento libero dei mercati può condurre ad efficienza nella
creazione di ricchezza ma può anche condurre ad una distribuzione del
reddito iniqua.
Esempio: chi possiede elevate capacità riceverà in base alla legge della
domanda e dell’offerta un reddito più elevato rispetto a chi ha capacità
inferiori.
Nell’intervenire al fine di risolvere i problemi di iniquità nella distribuzione
del reddito, il Settore Pubblico deve attentamente valutare i costi e i
benefici del suo intervento.
Le manovre del settore pubblico potrebbero influenzare gli incentivi.
Esempio:
1) interventi nel mercato del lavoro, sostegno per i lavoratori disoccupati
(sussidi di disoccupazione, Cassa integrazione guadagni)
2) programmi di previdenza sociale.
Strumenti di redistribuzione del
reddito
La redistribuzione del reddito avviene in larga misura attraverso le
imposte. Queste possono essere divise in due grandi categorie:
1. Imposte dirette: gravano sul reddito dei cittadini
2. Imposte indirette: gravano sulle transazioni
LE IMPOSTE DIRETTE
Sono solitamente redistributive perché hanno caratteristiche progressive
o regressive.
Un’imposta è progressiva se la frazione del reddito che viene pagata
come imposta cresce al crescere del reddito.
Un’imposta è regressiva se la frazione del reddito che viene pagata
come imposta diminuisce al crescere del reddito.
LE IMPOSTE INDIRETTE
Anche le imposte indirette possono avere carattere redistributivo.
Una tassa su un bene consumato dalle famiglie a basso reddito e
non dalle famiglie ad alto reddito o viceversa ha effetti sulla quantità
indirettamente
prodotta del bene in questione e, quindi, influenza le
scelte dei consumatori aumentando o riducendone il loro benessere.
Esempio: grafico domanda ed offerta con imposta sulla produzione
o sul consumo di un bene.
FALLIMENTI DEL MERCATO Possiamo elencare cinque ragioni per i
fallimenti del mercato che sono già stati analizzati nel 1° modulo:
Beni pubblici
Esternalità
Monopolio
Assenza dei diritti di proprietà
Asimmetrie informative
L’ANALISI DELLE POLITICHE SOCIALI E DEL WELFARE STATE
OBIETTIVI DI QUESTA LEZIONE
Rispondere ai quesiti:
- cosa sono le politiche sociali?
- cosa si intende per welfare state?
Effettuare un’analisi storico-comparativa del welfare state.
Capire la logica di funzionamento del welfare state
Fattori che hanno condotto alla sua espansione e oggi alla sua crisi e
riforma
Presentare i modelli di welfare
Politiche sociali e welfare state: i
concetti fondamentali
Politiche (pubbliche): corsi di azione volti a risolvere problemi di
rilevanza collettiva
Politiche «sociali»:
i problemi e gli obiettivi sono di natura «sociale», vale a dire che hanno a
che fare con il benessere (welfare) dei cittadini;
riguardano le condizioni di vita, le risorse e le opportunità a loro disposizione
ciclo di vita.
nelle varie fasi del loro
Le politiche pubbliche e la loro classificazione
Possiamo suddividere le diverse politiche pubbliche a seconda degli
obiettivi che si propongono di conseguire:
Regolative
- Distributive
- Redistributive
- Costituenti
- Politiche (pubbliche) Regolative
Impongono diritti e doveri. Puntano a modificare i comportamenti
ammissibili.
ESEMPI:
Codice penale
- Codice della strada
- Legislazione in materia di ambiente di lavoro
- Norme che vietano alle imprese comportamenti che limitano la libera
- concorrenza
Norme sullo smaltimento dei rifiuti tossici
-
SONO POLITICHE POCO COSTOSE CHE NON NECESSITANO DI STRUTTURE DI
ENFORCEMENT AD HOC (l'esecuzione degli obblighi ricade su magistratura e
polizia nazionale)
Politiche (pubbliche) Distributive
Prevedono benefici a favore di determinate categorie di soggetti.
ESEMPI:
Costruzione di un ponte o di una strada
- Erogazione di: un sussidio (pensioni di invalidità), una sovvenzione, un
- incentivo (es. alle imprese), una concessione, una borsa di studio.
Di solito prevedono costi diffusi e benefici concentrati. Sono di facile
approvazione
Politiche (pubbliche) Redistributive
Si tratta di decisioni che tolgono qualcosa a qualcuno (che si oppone) per darle
a qualcun altro. I costi sono sempre di natura economica.
Modificano la struttura esistente di vantaggi e vantaggi.
ESEMPI
- Riforma previdenziale
- Modifiche alla modalità dell'imposizione fiscale
- In generale, le riforme del sistema di welfare
Possono essere a costi concentrati e benefici concentrati, oppure a costi diffusi
e benefici diffusi se la platea è molto alta. Generano facilmente conflitti a causa
dell'alta visibilità dei costi e della rilevanza della posta in gioco.
CICLI DI VITA
infanzia,
adolescenza,
vita adulta,
vecchiaia
sono i “cicli di vita”, non scanditi semplicemente dall’età quanto dalla
successione dei principali eventi biografici, che dipende dal contesto sociale.
Politiche sociali e welfare state: i concetti
fondamentali - II
le politiche sociali sono corsi di azione volti anche a organizzare concretamente
la produzione e distribuzione di queste risorse e opportunità
rilevanti
Tali risorse ed opportunita sono considerate per le condizioni di vita e
garantite
quindi sono meritevoli di essere dallo Stato
apparati di erogazione
attraverso specifici
…tra gli altri
Sanità
Assistenza
Previdenza
Risorse e opportunità = diritti sociali
Risorse e opportunità rappresentano i “diritti sociali”, che insieme
ai diritti civili e politici (e ai doveri) definiscono il concetto di
cittadinanza.
Cittadinanza sociale (Marshall, 1950)
Un cittadino gode di:
diritti civili
diritti politici
diritti sociali ( diritti-spettanze: titoli ad ottenere prestazioni secondo
norme e procedure stabilite dalla legge e garantite dallo Stato)
Cittadinanza sociale:
ogni persona deve avere la stessa possibilità di partecipare alla vita civile
ed economica. Se ciò non avviene, lo Stato ha un ruolo riequilibratore ed
interviene dotando ogni cittadino delle risorse che gli mancano
«Bisogni» e «rischi»
Il concetto di “bisogno” connota una carenza, la mancanza di qualcosa di
importante e, al tempo stesso, un oggetto, un bene mancante oppure
necessario per sopperire o rimediare alla mancanza.
La nozione di “rischio” connota invece l’esposizione a determinate
eventualità che possono accadere (ad esempio la malattia) e che,
quando colpiscono, producono effetti negativi e generano dunque dei
bisogni.
Bisogni e rischi costituiscono delle “sfide” per le condizioni di vita degli
individui. Politiche sociali (1) = regole
In primo luogo, le politiche sociali definiscono le “regole” per la
distribuzione di risorse e opportunità
cioè fissano le condizioni di accesso, le forme di erogazione, la durata,
l’entità, la cumulabilità, ecc.
Politiche sociali (2) = organizzazione
In secondo luogo, le politiche sociali definiscono l’organizzazione della
produzione e distribuzione di risorse e opportunità, attraverso un sistema
di apparati (amministrazioni, uffici, scuole, ospedali, ecc.) che hanno una
duplice importanza:
erogano servizi fondamentali
rappresentano milioni di posti di lavoro
Politiche sociali (3) = attori
La produzione e distribuzione di risorse e opportunità coinvolge una
pluralità di attori, pubblici e privati.
In tutta Europa è però lo Stato che svolge un ruolo centrale nella
protezione sociale degli individui.
La protezione sociale (1)
proteggere
Le politiche sociali hanno l’obiettivo di i cittadini dai rischi
sociali, cioè dall’esposizione ad eventi che incidono sulle condizioni di
vita delle persone:
povertà,
disoccupazione,
analfabetismo o scarsa istruzione,
malattia,
disabilità, ecc.
La protezione sociale (2)
x
Le politiche sociali dello Stato possono essere più o meno estese di
y.
quelle dello Stato
Nell’area Ocse le politiche di “protezione sociale” sono piuttosto estese e
garantiscono quindi condizioni di vita più stabili, sicure ed prevedibili.
Come mostrato nel grafico successivo
La spesa sociale in % sul Pil, 1960, 1990 e 2016
Le sfere in cui si costruisce la
sicurezza sociale (gli attori)
Il mercato, in primo luogo il mercato del lavoro dal quale si ricavano i
redditi (retribuzioni e pensioni), ma anche il mercato assicurativo,
immobiliare, ecc.
La famiglia, in senso allargato fino alle reti parentali e amicali
Le associazioni intermedie, da quelle più informali come il vicinato a
quelle più strutturate del “terzo settore”
Il diamante del welfare
Il diverso ruolo degli attori del welfare
I principali attori affrontano i rischi sociali seguendo principi radicalmente
diversi:
Famiglia → reciprocità
Stato → redistribuzione
Mercato → rapporti monetari
La composizione delle politiche sociali
Politiche pensionistiche: rischi di vecchiaia, rischi di invalidità, rischio di
morte in presenza di familiari “superstiti”
Politiche sanitarie: rischi di malattie e bisogni sanitari
Politiche del lavoro: rischi di perdita del lavoro
Politiche socio-assistenziali: rischi di “esclusione sociale”
La composizione delle politiche sociali … che
non studieremo!!!
Politiche dell’istruzione
Politiche abitative
Politiche culturali e sportive
Che cos’è il welfare state?
Un insieme di interventi pubblici connessi al processo di modernizzazione
Essi forniscono protezione sotto forma di ASSISTENZA, ASSICURAZIONE e
SICUREZZA SOCIALE
Introducono, tra l’altro, specifici diritti sociali nel caso di eventi prestabiliti,
nonché specifici doveri di contribuzione finanziaria. Ferrera (1993)
Dagli anni Cinquanta 3 modelli o tipi di
intervento:
ASSISTENZA (PUBBLICA O SOCIALE):
Interventi a carattere condizionale e/o discrezionale rivolti in modo mirato
a specifici bisogni individuali e/o a categorie di persone che condividono
un medesimo bisogno.
Questa modalità di protezione sociale rappresenta la prima forma
assunta dall’intervento pubblico a partire dal XVII secolo (inizio del ‘600:
Poor Laws workhouses
in Inghilterra ). Natura repressiva e
stigmatizzante di queste prime forme assistenziali, che si stempera nel
corso del XIX secolo. ASSISTENZA PUBBLICA (2)
Nel corso del XIX secolo è andata sparendo la natura repressiva
dell’assistenza.
Le prestazioni assistenziali sono tuttora una componente importante dei
welfare state maturi: in media, nei 25 paesi dell’Unione Europea,
assorbono circa l’11% del PIL.
ASSISTENZA PUBBLICA (3)
Le prestazioni assistenziali sono di norma subordinate all’accertamento di
due condizioni:
uno specifico bisogno individuale manifesto
l’assenza o forte carenza di risorse (reddito) per farvi fronte
(means-test)
autonomamente, verificata attraverso una prova dei mezzi
PROVA DEI MEZZI (MEANS – TEST)
Consiste in una forma di valutazione da parte di un’autorità pubblica,
della situazione economica di chi richiede una prestazione di assistenza o
l’accesso agevolato ad un servizio.
L’assistenza è, con tutta evidenza, una forma di protezione selettiva
(rispetto alle condizioni di bisogno e di reddito) e quasi sempre residuale
(rispetto alle capacità di risposta individuale o familiare) o sussidiaria.
Assicurazione sociale
Connota un tipo di intervento pubblico nettamente diverso dall’assistenza:
obbligatorio (assicurazione sociale obbligatoria, in prevalenza basata
status
sullo occupazionale)
imperniato sull’erogazione di prestazioni semistandardizzate in forma
tendenzialmente automatica e imparziale, sulla base di precisi
diritti/doveri individuali, e secondo modalità istituzionali altamente
specializzate e centralizzate. welfare state
Costituisce il nucleo centrale dei maturi: la presenza di
almeno uno schema di assicurazione obbligatoria all’interno di un
determinato paese è considerato un indicatore importante della presenza
welfare state
di welfare state
In genere, nei maturi c’è più di uno schema di assicurazione
obbligatoria: lo Stato risponde ad una serie “tipica” di rischi (vecchiaia,
invalidità, infortuni, malattia, ecc.).
L’assicurazione sociale o
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Parte 2 appunti sistemi comparati e politiche di welfare
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Appunti Sistemi di welfare comparati
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Appunti sistemi fiscali comparati
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Sistemi comparati di welfare