Settore pubblico e obiettivo di redistribuzione del reddito
- Cosa viene prodotto e in quali quantità? Dipende dall’interazione di domanda ed offerta che riflette sia sul consumatore (desiderio) sia sulle imprese in merito al (costo sostenuto).
- In che modo vengono prodotti? Dipende dalla concorrenza in modo tale da produrre i beni in modo più economico possibile per poter sopravvivere.
- Per chi si produce? Dipende dal reddito delle famiglie, coloro che godono di redditi elevati ottengono una quantità maggiore, a loro volta i redditi sono stabiliti da domanda ed offerta di lavoro che determina quanto sono pagati i lavoratori mentre la domanda ed offerta del capitale determina il rendimento dei risparmi.
- Chi prende le decisioni economiche? In base ad un numero elevato di decisioni prese dalle famiglie e dalle imprese.
Che può fare lo Stato
Dobbiamo dire che se ci fosse sempre un’allocazione efficiente (paretiana: posso migliorare senza che peggiori qualcun altro) non ci sarebbe bisogno dell’intervento dello Stato. C’è da dire che però nel tempo lo Stato si è assunto la responsabilità di alcune attività che venivano considerate dai cittadini come funzioni pubbliche e sono:
- Giustizia
- Sicurezza
- Difesa
- Tutela libertà economica dei partecipanti in mercato (Antitrust 1890)
- Allocazione efficiente
- Beni e servizi pubblici
Anni 1930
Grande depressione - Disoccupazione/fallimento banche/crollo borsa: l’insieme di queste cose portò lo Stato ad assumersi nuove responsabilità per migliorare il benessere sociale.
Anni 1950/1960
USA estese il ruolo dello Stato per il mantenimento dell’economia in condizioni di pieno impiego.
Anni 1970
L’eccessiva regolamentazione precedente portò il mercato in problemi sistemici e affinché si potesse garantire il libero funzionamento di mercato si avviò una fase di deregolamentazione e privatizzazione.
Anni 1980
Dato che la produttività non era cresciuta come si voleva si richiese nuovamente un aiuto dello Stato nell’economia.
In sostanza lo Stato interviene per due motivi
- Correggere fallimenti di mercato.
- Redistribuire il reddito (togliere ai più ricchi per dare ai più poveri) con interventi del tipo:
- Sussidi di disoccupazione / programmi di previdenza sociale, ma valutando costi e benefici del suo intervento.
Gli strumenti per intervenire sul reddito sono:
- Imposte dirette che gravano sul reddito dei cittadini, può essere progressiva ovvero l’imposta cresce al crescere del reddito oppure regressiva se l’imposta diminuisce al crescere del reddito.
- Imposte indirette che gravano sulle transazioni, come ad esempio la tassa su un bene consumato che può indurre il consumatore a influenzare indirettamente le sue scelte aumentando/diminuendo il loro benessere.
Esempio di fallimento di mercato = asimmetrie informative o monopolio.
Equilibrio di mercato
D = a-bp
S = c+dp
S = D e l’incrocio di queste due curve darà luogo ad un prezzo chiamato p star.
P* = a-c/b+d, di conseguenza q* = ad+bc/b+d.
Una tassa pari a t rende il prezzo pagato dai consumatori più alto, quindi:
P(domandato) = ps(p offerto)+t(tassa)
In equilibrio D(pd) = S(ps)
Effetti della tassa (onere sociale)
- Il venditore riceve di meno ps = pc-t, erosione del surplus dei produttori.
- Il consumatore paga di più pd = ps+t, erosione del surplus dei consumatori.
- Il prezzo aumenta e la quantità prodotta si riduce.
Politiche sociali
Cosa sono e cosa si intende per welfare
Ovvero quelle politiche che hanno a che fare con il benessere dei cittadini tra risorse, condizioni di vita ed opportunità (le politiche pubbliche risolvono problemi collettivi).
Le politiche pubbliche possono essere di 4 tipi a seconda degli obiettivi che conseguono:
- Regolative: impongono diritti e doveri modificando comportamenti ammissibili (norme penali/stradali/lavoro/imprese per la concorrenza e sono poco costose e devono esser fatte rispettare da polizia di Stato e magistratura).
- Distributive: benefici per determinate categorie come un sussidio o costruzioni di infrastrutture pubbliche.
- Redistributive: sono decisioni prese per togliere qualcosa a qualcuno per darlo ad altri più bisognosi e modifica la struttura precedente, (riforma previdenza, modifiche all’imposizione fiscale) ed è la categoria più rilevante in quanto è la più visibile e la più costosa.
- Costituenti.
Le politiche sociali invece mirano a:
Produzione e distribuzione di queste risorse
Tali risorse sono considerate rilevanti per le condizioni di vita e quindi devono essere garantite dallo Stato e fornite attraverso gli apparati di erogazione:
- Sanità
- Assistenza
- Previdenza
Le risorse e opportunità rappresentano i diritti sociali che insieme ad altri (politici/civili) e anche ai doveri costituiscono il concetto di cittadinanza, ove ogni persona deve avere la stessa possibilità di partecipare alla vita civile ed economica e qualora non riuscisse lo Stato ha un ruolo di riequilibratore ed interviene dotando i cittadini delle risorse che gli mancano.
Bisogno = carenza, mancanza di qualcosa di importante.
Rischio = dovuto a esposizione a determinate eventualità che possono generare effetti negativi e quindi generano dei bisogni.
Le politiche sociali definiscono le regole per la distribuzione delle risorse fissando condizioni di accesso, forme di erogazione, durata, entità.
Successivamente organizzano la produzione e distribuzione delle risorse tramite gli apparati (uffici, scuole, ospedali) che mirano a:
- Erogare servizi fondamentali
- Creare posti di lavoro
Gli attori coinvolti nelle riforme sono sia pubblici che privati ma in tutta Europa è lo Stato che svolge un ruolo centrale nella protezione sociale degli individui da eventi come:
- Povertà
- Disoccupazione
- Malattie
- Disabilità
In genere nei paesi OCSE la spesa sociale rappresenta il 21% del PIL.
Gli ambienti in cui si costruisce la sicurezza sociale sono:
- Mercato del lavoro dove si ricavano redditi (per soddisfare lavoratori e pensioni), ma anche altri mercati come quello immobiliare ed assicurativo.
- Famiglia
- Associazioni intermedie
Diamante welfare
Con al centro il benessere e attorno (mercato/Stato/associazioni e famiglie).
Politiche sociali
- Politiche pensionistiche = rischi vecchiaia/invalidità (più grandi).
- Politiche sanitarie = rischi di malattie o di cure sanitarie (grandi).
- Politiche del lavoro = rischi di perdita del lavoro.
- Politiche socio-assistenziali = rischio esclusione sociale (istruzione/abitative/culturali e sportive).
Il Welfare state è un insieme di interventi pubblici volti ad un processo di modernizzazione garantendo protezione su assistenza/assicurazione/sicurezza sociale.
Assistenza = interventi volti a individuare specifici bisogni individuali o categorie di persone che condividono lo stesso bisogno (nata per workhouses in Inghilterra con le Poor Laws).
Prima la natura dell’assistenza era repressiva e man mano è andata a sparire, addirittura oggi le prestazioni assistenziali assorbono l’11% del PIL.
Affinché una persona possa accedere alle prestazioni assistenziali devono sussistere due requisiti:
- Specifico bisogno individuale manifesto.
- Assenza o carenza di reddito accertato tramite prova dei mezzi (valutazione da autorità pubblica della situazione economica del richiedente).
Assicurazione sociale
- Assicurazione obbligatoria basata in prevalenza sullo status occupazionale, finanziata tramite contributi (garantiscono una redistribuzione delle risorse).
- Erogazione di prestazioni semistandardizzate sulla base di precisi diritti e doveri e secondo modalità istituzionali altamente specializzate e centralizzate.
Costituisce il nucleo del Welfare State maturo (e si tende per l’obbligatoria).
Sicurezza sociale
In Regno Unito è definita come intervento pubblico in favore di una garanzia di reddito e di salute per tutti i cittadini, la Svezia invece ha istituito la pensione popolare fruibile a tutti da 65 anni, senza prova dei mezzi, rappresentando così uno schema di protezione sociale garantendo una:
- Copertura universale
- Prestazioni uguali per tutti
Welfare: storia
Nei primi anni fu la classe operaia a dare spinta per assicurazioni obbligatorie contro vari rischi.
1880: primi schemi di assicurazione obbligatoria per lavoratori (prima cosa assicurare lavoro).
1920-45: consolidamento (consolida schema assicurazione obbligatoria soprattutto su infortuni) ma estensione anche a protezione verso malati/anziani/disoccupati.
45-75: espansione = universalità/miglioramento e secondi pilastri grazie al flusso dovuto al prelievo di imposte e contributi e al miglioramento della gestione dei flussi redistributivi.
75-90: crisi dove profondi cambiamenti hanno invalidato le promesse socio-economiche (sviluppo lento/contenimento dei costi/invecchiamento della popolazione/adattamento delle economie divenute aperte).
90-…: riforma = ricalibratura, di tipo finanziario, contenimento dei costi e riequilibrio protezione dovuto a:
- Presenza vincoli che impattano su scelta dei politici.
- Interdipendenza tra espansione e restrizione (se si mette da una parte si toglie da un’altra).
- Spostamento su politiche sociali in base alla gravità.
Prima = chi è povero ma in salute lo era per colpa sua.
Mentre con la nascita dell’assicurazione obbligatoria cambiamento radicale:
- No elargizioni occasionali ma prestazioni standardizzate su precisi diritti.
- Prospettiva temporale della protezione sociale, quindi non volta solo a casi eccezionali ma proiettata nel lungo termine.
Piano Beveridge
20-45, ovvero assistenza da parte dello Stato dalla culla alla tomba, universalità dell’assistenza.
Inoltre nel passaggio da assicurazioni per lavoratori a quella sociale, si riconosce una definizione più estesa dei rischi e quindi dei possibili beneficiari della protezione, inoltre:
- Risarcimento in base a contributi.
- Protezione minima in base ai bisogni a prescindere da contribuzione.
Da 1950> cambia la logica del welfare da redistribuzione a distribuzione.
Mentre i modelli di protezione erano due:
- Universalistico e quindi per tutti, sviluppato in paesi anglo-scandinavi.
- Occupazionale (detto anche corporativo) ove le prestazioni seguono il ruolo professionale.
Introduzione meccanismo di ripartizione
Utilizzo di contributi versati da generazioni attive per finanziare le prestazioni erogate alle generazioni inattive (ex lavoratori).
Ricalibratura di tre tipi
- Funzionale: ribilanciamento protezione sociale (meno tutela a vecchiaia, più tutela ad infanzia).
- Distributiva: ribilanciamento grado di protezione tra categorie ipogarantite e ipergarantite (disoccupati/dipendenti pubblici).
- Normativa: interventi che convincano sul cambiamento del welfare a causa della sua inefficienza (discorsi di esperti/politici/intellettuali).
La logica delle politiche distributive
Su alcuni elementi fondamentali:
- Asimmetria tra benefici e costi dove i benefici sono più visibili e concreti mentre i costi sono più invisibili e indiretti.
- Elevata disaggregabilità dei benefici ovvero tendono ad essere dispensati in modo selettivo e differenziato.
- Impatto esterno relativamente contenuto delle singole misure, ovvero il miglioramento di una categoria ha effetti quasi irrilevanti sulla finanza pubblica.
Queste politiche sono caratterizzate dai seguenti elementi:
- Adottare strategie di cooperazione e compromesso reciproco.
- Passaggio da redistribuzione a distribuzione altera il welfare politicamente: collusioni.
- Favorire determinate categorie & consenso politico.
Per i cittadini è importante che il supporto elettorale deve essere dato non più all’ideologia ma è sempre più legato alla quantità di welfare promessa dal partito. Mentre per i partiti è fondamentale aggregare sempre più categorie che beneficiano delle loro promesse in modo tale da ottenere consenso. Sono meccanismi che si rafforzano a vicenda.
- Inoltre i benefici sono visibili solo a chi li offre o li riceve mentre i restanti contribuenti del welfare no.
A livello macro le collusioni delle politiche sociali-redistributive sono
- Abbandono delle politiche sanitarie se non per alcuni gruppi di interesse specifico come paramedici/case farmaceutiche.
- Pressione in sistema previdenziale da parte di quelle persone che ne usufruiscono a scapito sia dei contribuenti che delle generazioni future.
Lo Stato è riuscito a sostenere questi costi, o meglio dire “scivolamento distributivo”, grazie all’occultamento dei costi mediante crescita di risorse finanziarie, emissione di titoli di debito e grazie al sistema di ripartizione nel campo previdenziale.
Politica sottrattiva degli anni 90
A seguito dell’integrazione europea, la sfida era proprio combattere i costi del welfare, e quindi si avviò un processo sottrattivo ovvero un processo di cancellazione o riduzione di alcuni benefici che spettavano a parte di cittadini in favore di un riallineamento della protezione sociale.
Affinché le persone non se ne accorgessero si sono utilizzate tecniche di:
- Offuscamento (confondere i destinatari dei tagli).
- Compensazione (clausole attenuanti).
- Creazione di conflitti tra finanziatori e consumatori.
I partiti però si sono trovati in difficoltà e si sono trovati con margini di manovra bassi adottando la strategia dell’inseguimento adattivo senza attaccare con forza il sistema welfare.
La fase di espansione del welfare europeo
Nella fase di espansione il welfare europeo rispondeva a tre domande:
- Oltre a “chi” si aggiunge.
- “Quanto”.
- “Come”.
Dove si suddividono 3 sistemi di welfare:
- Regime liberale (USA, Canada, Regno Unito, Australia).
- Regime socialdemocratico (Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca).
- Regime conservatore-corporativo (Spagna, Italia, Germania, Francia, Giappone).
Dove la valutazione era su 3 aspetti: demercificazione – destratificazione – defamilizzazione.
Demercificazione
Grado di quanto le prestazioni sociali riescono a ridurre la dipendenza dal mercato consentendo agli individui di disporre di risorse e opportunità anche senza disporre di un reddito da lavoro?
Destratificazione
Indica il grado in cui le prestazioni sociali riescono a ridurre le disuguaglianze sullo status occupazionale o sulla classe sociale.
Defamilizzazione
Indica il grado in cui le prestazioni sociali riescono a ridurre la dipendenza dalla famiglia consentendo di avere risorse anche a prescindere dalla solidarietà familiare.
Regime liberale
Obiettivi
- Misure basate su prova dei mezzi (ovvero provare che esista il bisogno).
- Prestazioni minime/limitate e poco generose.
- Individuazione di particolari categorie ad alto rischio esclusione.
- Riduzione al minimo dei compiti dello Stato incoraggiando il mercato.
Effetti
- Demercificazione bassa = forte dipendenza degli individui dal mercato.
- Destratificazione bassa = dualismo, welfare dei ricchi e welfare dei poveri.
- Defamilizzazione media = dipendenza dal sostegno e aiuto familiare per le fasce sociali deboli.
Regime socialdemocratico
- Misure di carattere universalistico.
- Riconoscimento del diritto alle prestazioni dello Stato a tutti i cittadini.
- Individuazione ampia dei destinatari.
- Massima estensione del ruolo dello Stato.
- Politica sociale inclusiva e occupazionale.
Effetti
- Demercificazione alta = la dipendenza degli individui è attenuata.
- Destratificazione alta = eguaglianza di trattamento per tutti i cittadini.
- Defamilizzazione alta = minima dipendenza dalle famiglie.
Regime conservatore-corporativo
- Predominanza schemi assicurativi pubblici in base a stato occupazionale.
- Formule di computo delle prestazioni legate a contributi/retribuzioni.
- Individuazione dei destinatari in base alla posizione occupazionale.
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Parte 2 appunti sistemi comparati e politiche di welfare
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