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Le novità del XIX secolo

L’Ottocento è un travolgente succedersi di mutamenti, impressionanti e sorprendenti per l’epoca. Ne consideriamo 5:

1. Romanticismo

Romanticismo: è un movimento di reazione all’Illuminismo, ma restituisce un quadro variegato a seconda delle aree geografiche (assume diversi tratti a seconda delle diverse zone e culture) e può essere elemento di avanzamento così come di conservatorismo miope (tentativo di tornare al senso del passato: tende a recuperare il senso del passato, della memoria, il valore di sentimento ed emozioni) → Ambiguità: reazione al passato illuminista, ma trattiene alcuni temi dell’Illuminismo come le idee di nazione e patria → Recupera l’idea di nazione: prima era solo la Francia a fregiarsi del titolo di nazione, ora ovunque in Europa i paesi si attribuiscono il titolo di nazione (Germania: discorsi alla nazione di Fichte) → L’Europa non era organizzata sul modello dello stato-nazione ma su monarchie sovranazionali. L’idea di patria diventa importante anch’essa (Risorgimento italiano ecc.) → L’idea di nazione tradotta nei nazionalismi locali porta a conflitti.

Rappresenta una reazione all’eccesso di razionalità e al primato francese (la Rivoluzione Francese è per tutto l’800 una presenza incombente: è il modello esempio, ma dall’altro lato l’Europa non vuole il ritorno alla rivoluzione).

Porta a concepire la storia come sviluppo lungo, tortuoso e tormentato, non come progresso lineare come per l’Illuminismo (vd. Antitesi e sintesi → Hegel e Marx) + recupero del valore del passato storico (e mitico).

2. Circolazione di persone, idee e notizie

Si sviluppano trasporti, comunicazioni, ferrovie, attività editoriale, romanzo (storico e popolare) → Aspetto concreto e non astratto. Le comunicazioni sono favorite e quindi accelerano gli scambi tra i nuovi stati-nazione. Non circolano solamente le persone, ma anche le idee e le informazioni.

Questo elemento ha le sue origini nella Rivoluzione Francese, quando iniziano a circolare pamphlet, volumi, stampe per trasmettere informazioni sulla situazione. Dalla Francia questo si espande e si sviluppa in tutta Europa. Si sviluppa anche il romanzo storico e popolare:

  • Il romanzo storico, come racconto strutturato che parla del passato (es. Ivanhoe di Walter Scott, I promessi sposi), ha molto successo;
  • Romanzo popolare (Dickens, Zola, Hugo) racconta storie accattivanti che attirano l’attenzione del popolo; escono a puntate sui giornali e quindi si possono leggere con pochi soldi; attraggono attenzione del pubblico e la tengono sospesa → Acculturamento della popolazione.

3. Movimenti nazionali

L’idea di nazione viene presa dalla Rivoluzione Francese e si traduce nei nazionalismi. Il nazionalismo si diffonde in Europa per contrastare la dominazione delle truppe francesi e napoleoniche. È un fenomeno in contrasto con due strutture portanti dell’ordine politico: con gli Stati pluri-nazionali e regionali, e con il principio dinastico.

Esempio: Impero austro-ungarico → Stato pluri-nazionale. Comprendeva aree italiane oltre che ungheresi, slave e austriache. Questo sistema viene messo in crisi.

Viene messo in crisi anche lo Stato regionale → Ducati in Italia: tanti Stati regionali che devono assemblarsi in un’unica nazione.

L’ordine geopolitico europeo vacilla e cambierà drasticamente. In crisi entra anche il principio dinastico: finora non esisteva l’idea di cittadinanza, ma si era sudditi di una determinata dinastia, che incarnava lo Stato. Esempio: la dinastia dei Savoia, al vertice di uno stato regionale come il Piemonte, diventa la dinastia regnante di uno Stato nazionale. I movimenti nazionalisti annullano le strutture portanti del modello politico che aveva sorretto l’ordine politico europeo.

4. Capitalismo

Capitalismo: è un fenomeno che si sviluppa in collegamento con il sorgere dei nazionalismi.

La Rivoluzione industriale ha origini agrarie. I territori pubblici vengono progressivamente recintati e venduti a privati. Si creano piccoli proprietari terrieri che si legano a quelle terre → Si crea una classe di piccoli proprietari terrieri e imprenditori (classe che sostituisce quella dei grandi proprietari feudali) + coltivazioni più intensive che producono di più con meno forza lavoro, poiché vengono creati nuovi macchinari. Si crea un esubero di manodopera: nelle campagne servono meno lavoratori → Esubero disponibile per manodopera industriale e trasformazione in salariato.

Il settore tessile e quello metallurgico-meccanico sono i settori trainanti. Producono di più e meglio + nuove fonti di energia (carbone fossile) + novità tecnologiche (telaio meccanico, macchine a vapore) → Diffusione ferrovie.

Economia di mercato (per la quale è fondamentale la circolazione di informazioni, cose e persone → Lo sviluppo di trasporti e mezzi di comunicazione è importante per questo).

Circolando tutto così velocemente, certe zone si possono specializzare in determinati prodotti, poiché si commercia e si ottengono da altre aree gli altri prodotti. Non era possibile in un regime autarchico, in cui ogni area doveva produrre da sé tutto il necessario → Concentrazione di certe produzioni in determinate aree + legge domanda/offerta.

Divisione capitale/lavoro: emerge la figura dell’imprenditore + grandi capitali (società per azioni, banche d’affari, banche nazionali) → Si mettono insieme grandi capitali per realizzare grandi imprese su grandi territori nazionali (gas, illuminazione, strade, ferrovie).

Nuovo tipo di crisi economiche e sociali: crisi per sovrapproduzione, per eccesso di investimenti, finanziarie, speculative.

5. Rivoluzione demografica

Rivoluzione demografica: la demografia cresce rapidamente (poiché sono migliorate le condizioni di vita) → Aumenta il bacino di reclutamento dei lavoratori → Proletarizzazione: tantissima offerta di manodopera quindi salari bassi; le famiglie vivono sulla prole, sul salario dei figli.

Urbanizzazione: cambiamento e sviluppo delle città.

Rivoluzioni del 1848: nascono teorie nuove per una diversa organizzazione della società. In tutte le città europee la classe di proletari, disagiata a causa del basso salario, è pronta a una rivoluzione → Paura della rivoluzione → Fantasma del comunismo: manifesto di Marx.

Il ruolo lavorativo delle donne nell’Ottocento

Nel settore dell’alta tecnologia, ad esempio, l’impiego di donne è bassissimo e non ci sono donne al vertice. Quali sono le ragioni sul lungo periodo?

La donna lavoratrice nel corso del XIX secolo è percepita come un problema.

Esiste una versione implicita e causale della Rivoluzione Industriale data per certa nel discorso sociale, che pone l’origine nel problema del trasferimento della produzione dal nucleo domestico alla fabbrica: è possibile la compatibilità tra femminilità e salario? La donna poteva lavorare solo per brevi periodi: da quando è abbastanza grande da lavorare a quando fa figli (periodo breve). I figli da seguire, la casa che va curata, il cibo da preparare per il marito che lavora impedivano alla donna di lavorare per lunghi periodi. Lavorava quindi per brevi periodi (in lavori sottopagati) e sviluppava capacità inferiori a quelle dell’uomo.

Il genere viene presentato come unico motivo di differenza tra uomini e donne sul mercato del lavoro (invece che fare riferimento alle caratteristiche di tale mercato): le differenze dipendono invece dalle caratteristiche del mercato e non dal genere.

La dottrina delle “sfere separate” (o ideologia della sfera familiare) → Versione molto particolare della divisione del lavoro.

La spiegazione tradizionale legata al trasferimento della produzione dal nucleo domestico all’industria deve essere messa in discussione: in realtà le donne anche nel XVI e XVII secolo lavoravano molto al di fuori di casa (come balie, domestiche, stiratrici ecc.): spesso, anzi, per lavorare si domiciliavano presso un “padrone” → Non di rado, addirittura, il lavoro industriale “migliora” tale condizione, consentendo alla donna di alloggiare a casa.

Le donne lavoravano anche dalle 5 alle 22 → Non è così vero che potessero svolgere il ruolo di madri e mogli.

L’inserimento delle donne nel processo produttivo significa che i datori di lavoro hanno deciso di risparmiare sul costo del lavoro (come già sostengono anche Marx ed Engels) → Le donne vengono pagate meno.

L’associazione delle donne a certi tipi di lavoro viene formalizzata e istituzionalizzata in vari modi nel corso del XIX secolo (mediante il “discorso” sociale e politico) al punto da diventare assiomatica: le donne non hanno il fisico per fare certi tipi di lavoro; devono svolgere il ruolo di madri e mogli e non possono assentarsi per lunghi periodi.

Il “salario di famiglia” e la collocazione delle donne ai livelli più bassi della scala occupazionale

Differenti scuole di economia politica teorizzano il cosiddetto salario di famiglia: salario riconosciuto al maschio lavoratore che consente di mantenere coloro che costituiscono il suo nucleo familiare che non producono salario (donne, bambini e anziani) → Il salario degli uomini si presume comprensivo di una quota parte che deve servire al mantenimento della famiglia (donne e bambini). La razza degli operai si estinguerebbe se non percepissero tanto da poter mantenere anche donne e bambini (Adam Smith) → Anche se la donna lavorasse e prendesse un salario, questo sarebbe solo integrativo e quindi più basso di quello dell’uomo, poiché già l’uomo riceve un salario di famiglia che già la contempla. Se si paga poco una donna la si mette ai livelli più bassi della scala occupazionale.

Il maschio produce (lavora) e riproduce (mette al mondo i figli), cioè svolge l’attività che dà valore alle cose (e ai figli) → Producono forza lavoro, poiché i figli lavoreranno, e dà loro valore, poiché mantenendoli li fa crescere e fa in modo che diventeranno forza lavoro. La donna con il parto fornisce solo le materie prime.

La lotta per il salario di famiglia viene vista come prioritaria, senza che se ne vedano i meccanismi contraddittori e negativi; si pensa che sia benefico ma non si vede cosa ci sia dietro → I salari bassi presumono la minore produttività delle donne ma la dimostrano anche (“Ti pago di meno perché produci di meno, ma se ti pago di meno è perché produci di meno”) → La donna è un lavoratore imperfetto.

Siccome non tutti i lavori sono considerati adatti alle donne, le donne sono raggruppate in certe mansioni occupazionali e non in altre, sempre in fondo a qualunque gerarchia occupazionale, con salari sotto il minimo di sussistenza. Le donne senza marito e padre che le mantengono vivono di lavoratori marginali e di stenti perché non hanno qualcuno che le mantenga.

La divisione sessuale del lavoro

Ci sono lavori tipicamente assegnati alle donne.

I datori di lavoro contribuiscono in vari modi alla divisione sessuale del lavoro: le operaie sono vantaggiose perché costano meno e spesso si creano le condizioni perché serva il loro lavoro e non quello degli uomini: ma spesso si rifiuta di assumere donne nel convincimento di fare una scelta etica (si pensa che assumere donne e farle allontanare da casa vada contro alle donne stesse); altri assumono le donne per mero tornaconto (salari più bassi).

Ci sono ambiti di lavori femminili considerati naturali per le donne, ma indotti invece dai processi di socializzazione.

Esempio: macchina da scrivere e pianoforte → Si attribuisce il lavoro di battere a macchina alle donne perché le mani delle donne sono più piccole e si presume che siano più adatte a battere a macchina.

Ma non è l’unico motivo → Nel corso dell’Ottocento si pensava che le figlie nobili dovessero imparare a suonare il pianoforte, perché venissero considerate raffinate e quindi fossero più presentabili al momento di maritarle. Di conseguenza, nel Novecento si associa il pianoforte e il movimento veloce delle dita sul pianoforte al lavoro di dattilografa: le donne sono considerate adatte a dattilografare poiché lo erano a suonare il pianoforte.

Il problema della promiscuità e l’“elogio della casalinga”

Elogio della casalinga: si presume che, come luogo di lavoro, la fabbrica non sia salutare per la donna → Fabbrica come luogo di lavoro meno protetto e poco sicuro: le donne, più fragili, dovrebbero fare lunghi percorsi da sole, attraversare spazi bui e poco illuminati per arrivare sul luogo di lavoro.

Il luogo ideale della donna è la casa, luogo più salutare e più morale, dove la donna può fare le mansioni più adatte a lei, badare ai figli ecc.

I sindacati: i sindacati non si preoccupano di tutelare la donna, ma la guardano con diffidenza; vedono le donne come concorrenti sleali, non come alleate. I sindacati non ammettono le donne sulla base di una interpretazione rigida del principio di uguaglianza salariale: la donna non ha lo stesso salario dell’uomo (si offre sul mercato del lavoro con salari più bassi), dunque non può entrare nel sindacato (→ Non può combattere per un salario paritario → Resta sempre esclusa). I sindacati lottano per il salario di famiglia, che è la causa per cui le donne sono costrette a offrirsi di lavorare a salari minori → Contraddizione.

La moglie casalinga diventa l’ideale di rispettabilità anche per la classe lavoratrice.

Si confonde la donna sposata, o comunque tutelata dall’uomo, con le donne in genere. Le donne si concepiscono solo come tutelate da un maschio. Vedi slide. Anche il maschio subisce una pressione psicologica, poiché deve portare a casa un salario sufficiente per mantenere tutta la famiglia.

Legislazione protettiva: si studiano leggi che tentino di proteggere donne e bambini, che non sono cittadini (e quindi non godono di diritti) e perciò vanno protetti. Ma intere aree (agricola, servizio domestico, laboratori familiari) restano escluse da queste leggi (soprattutto quelle non censibili perché “nere” o casalinghe, che sono prive di valore economico e dunque ignorate dai censimenti → Sono aree su cui non si interviene, ma che paradossalmente sono le aree in cui più spesso lavorano le donne).

La legislazione protettiva: i “minori” bisognosi di tutela

Il risultato più sorprendente degli orari standard diversificati per sesso fu il rafforzamento e l’espansione della divisione sessuale del lavoro.

La premessa della legge divenne quindi il suo effetto.

La donna lavoratrice nel XIX secolo, Storia delle donne in Occidente. [J.W. Scott, in AAVV, L’Ottocento, Roma-Bari, Laterza, 1991, p. 380]

La legislazione protettiva ebbe l’effetto di rafforzare la discriminazione tra donne e uomini: lo stato definì come ruolo primario delle donne quello riproduttivo (donna madre) e rafforzò lo status secondario dell’attività produttiva femminile: la donna non è lavoratore come l’uomo ma si trova in una posizione secondaria.

L’unificazione italiana

Fenomeno che ha radici nei primi dell’Ottocento → Moti insurrezionali legati al desiderio di una trasformazione politica – diffondersi dell’idea di patria che dovrebbe portare alla costituzione di una nazione italiana.

1859-61: si costituisce uno Stato nazionale, che però non ha ancora assorbito ogni parte (Veneto, Trentino ecc.).

L’unificazione italiana è rapida: altri paesi impiegano secoli a trasformarsi in Stato unitario nazionale; l’Italia nel 1959 è ancora divisa, mentre nel 1961 è già Stato nazionale.

Un’unificazione così rapida lascia alcuni problemi, come ad esempio una ridotta continuità storica (c’è una cesura improvvisa) → Questione meridionale: la nazione è formata da aree diverse con tradizioni diverse; la nazione non è compatta, ma viene a unirsi all’improvviso.

Le ragioni di questa trasformazione mancano: non c’è tempo di elaborare e di fare acquisire alla popolazione il perché dell’unificazione, che avviene di colpo.

Centralità del Piemonte

Centralità del Piemonte → La riunificazione è fortemente centralizzata, autoritaria e militare.

L‘unità italiana viene fatta da uno Stato regionale, un po’ più forte degli altri, ma sempre uno Stato regionale, il regno di Sardegna (Piemonte, Liguria e Sardegna) → Il Piemonte è il territorio di riferimento; non ha intenzione di creare un sistema che riconosca autonomie locali. Il Governo resterà nelle mani della capitale → Centralizzazione a Torino → Il Governo tenderà a centralizzare tutte le decisioni. Il potere è centralizzato, fortemente autoritario e fortemente militare → L’unificazione avviene a seguito di una guerra (due guerre di indipendenza, in cui il Piemonte vuole annettere almeno la Lombardia, che era in mano all’impero austro-ungarico).

Il Piemonte pensa di occupare la Lombardia, ma si trova a poter accorpare quasi tutto il territorio nazionale (ad esempio la Sicilia, spedizione dei Mille).

Soluzione centralizzata

Soluzione centralizzata → C’è un ridottissimo dibattito sulle soluzioni da adottare: in poche settimane si realizza l’unificazione, ma non c’è alcun dibattito aperto su come si dovrà realizzare lo Stato italiano. Ciò che si fa è riportare il sistema di governo piemontese su tutto il territorio nazionale; si prende la costituzione piemontese (Statuto Albertino del 1848) e la si trasla a livello nazionale; quella che era la costituzione di un piccolo stato regionale diventa di un grande stato nazionale → Passaggio epocale senza dibattito istituzionale.

La Seconda Guerra di Indipendenza contro gli austriaci viene vinta con l’aiuto francese, dopo avere ottenuto l’appoggio del Secondo Impero Francese governato da Napoleone III. L’Impero francese vuole espandersi, quindi stringe u

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danif di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Colombo Paolo.
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