Estratto del documento

Lettura e analisi del bilancio

Programma

  • Introduzione all’economia aziendale: classificazione delle aziende e definizione del ruolo da esse svolto nel sistema economico.
  • La struttura economico-finanziaria dell’impresa: reddito, capitale, fabbisogno finanziario e modalità di copertura. L’equilibrio dell’impresa.
  • Il bilancio di esercizio: clausola generale, principi di redazione e di struttura.
  • Struttura e contenuti dei documenti di bilancio.
  • I criteri di valutazione delle poste del bilancio.
  • L’analisi di bilancio

Parte monografica

  • Lo sviluppo sostenibile
  • La disclosure non finanziaria nell'informativa aziendale

Le aziende nel sistema economico

Il corso si occupa essenzialmente di aziende, perché altro non è che lo studio di come leggere il bilancio delle stesse. Queste rappresentano i principali soggetti dell’economia aziendale, che va a studiare le condizioni di esistenza e le manifestazioni di vita delle aziende nell’ambito dei contesti in cui operano, ossia nei quali esse si sviluppano, creano ricchezze e soddisfano bisogni.

Il grosso problema dell’economia aziendale è quello di riuscire a trovare un equilibrio (utopico) tra bisogni e risorse. I bisogni sono illimitati, mentre i mezzi non lo sono. Sotto questa condizione si basa il fenomeno economico e all’interno di questo contesto si sviluppano le aziende. Ad esempio, con il Covid si sono creati tutta una serie di bisogni impellenti che prima non si potevano immaginare e inizialmente le risorse non c’erano, le materie prime erano limitate, così come le aziende produttrici.

Da un punto di vista operativo questo squilibrio tra bisogni illimitati, che continuano a proliferare, e risorse limitate disponibili per il loro soddisfacimento deve trovare una risposta, che si può dare tramite un’attività di tipo economico, producendo beni o servizi o semplicemente scambiandoli, per un obiettivo di utilizzo o consumo. Ad esempio, Amazon si occupa solo di scambiare, mentre Unilever si pone come obiettivo aziendale quello di produrre.

Il rapporto tra produzione e consumo si sviluppa attraverso la relazione esistente tra diverse unità economiche, tra cui si crea un legame, perché una ha il bisogno e un’altra può soddisfarlo. Esistono unità economiche elementari, semplici, come l’individuo, che ha dei bisogni propri, mentre le imprese e le aziende sono delle unità economiche più complesse, dove più individui si raggruppano per conseguire obiettivi economici comuni (e non raggiungibili singolarmente), ossia per soddisfare un bisogno comune. Per aziende si intendono unità economiche intermedie, idealmente collocate tra individuo e società.

Il fenomeno economico aziendale

Il tratto distintivo e caratterizzante del fenomeno economico aziendale è la produzione di beni e servizi (e di ricchezza) per il soddisfacimento dei bisogni umani. Questo è l’oggetto di studio dell’economia aziendale. La produzione di ricchezza è un concetto molto generale. Si hanno degli output (prodotti, servizi,...) che hanno un valore, che deve essere maggiore dell’input utilizzato. Se si hanno degli input di produzione (risorse che si utilizzano all’interno della produzione), questi vengono trasformati (a volte) per produrre output. Ad esempio, Amazon non lo fa perché non produce. Quando questi output sono maggiori degli input, l’azienda produce ricchezza, reddito.

Tutte le aziende possono produrre in maniera diversa. Il modo in cui possono produrre è vario, ma si segue sempre il criterio dell’economicità, ossia si cerca di massimizzare l’utilità delle risorse impiegate nei propri processi. Il concetto di economicità è composto da due grandi dimensioni: efficacia ed efficienza, dove:

  • Efficacia: l’output è in grado di soddisfare le esigenze dei destinatari. Ad esempio, mascherine per gli ospedali. Se tuttavia queste mascherine si rompono subito, l’azienda non risulta troppo efficace nella sua attività.
  • Efficienza: l’output è ottenuto con il minor consumo di risorse possibile, in modo razionale, cercando di ridurre al massimo gli sprechi, utilizzando il minor volume di risorse possibile. Ad esempio, per ottenere la materia prima per le mascherine non si fanno acquisti dall’altro capo del mondo, ma si cerca di utilizzare materie prime che si hanno già a disposizione oppure si cerca di riciclare.

Le due cose vanno a braccetto. Non si può pensare l’una senza pensare all’altra, anche perché il mercato comincia a parlare una lingua sempre più nuova, che ha alla base questi due concetti.

Classificazione delle aziende

Il corso si occuperà di imprese, non di aziende. Ma qual è la differenza?

  1. Imprese (come sottoforma di azienda, perché l’impresa è un’azienda);
  2. Aziende (NON imprese)

Le imprese

Le imprese operano nel contesto della competizione, quindi di mercato. Da un lato c’è la domanda, dall’altro c’è un'offerta: le imprese si pongono nel mezzo tramite un capitale di rischio, ossia l’imprenditore dà un capitale e lo rischia, perché decide di investirlo in un’impresa. Ovviamente lo fa aspettandosi un ritorno economico su questo capitale di rischio, ossia un profitto (generalmente parlando).

Posto che ci sono sempre efficienza ed efficacia alla base, il profitto rappresenta quanto residua dal valore della produzione dopo la remunerazione di tutti i fattori produttivi (a condizioni di mercato), compreso il capitale di rischio. Più semplicemente è la differenza tra la remunerazione di tutte le risorse che si utilizzano nella produzione (input: stipendi dei dipendenti, fornitori, pagamento di materie prime) e che ci permettono di essere in condizioni competitive (compreso il capitale di rischio) e il valore della produzione.

Si producono prodotti e servizi, aspettando di ottenere dei ricavi, ma nel frattempo si hanno dei costi, dovuti alla remunerazione di tutti i fattori produttivi che si utilizzano. Sottraendo tutto ciò a quanto prodotto si ottiene il profitto. Per generare profitto economico il valore della produzione ceduta deve essere quindi maggiore del valore di tutti i fattori produttivi. Per far ciò, l’impresa deve offrire il proprio prodotto a un determinato prezzo aggiudicandosi una quota adeguata di domanda.

In termini di efficacia ed efficienza: più efficace ed efficiente l’impresa è, più sarà il profitto. È ovvio che più si è efficienti, minori saranno i costi, quindi ci si può permettere anche di abbassare i prezzi, venendo ancora più incontro ai bisogni del cliente (aumentando l’efficacia) tramite un abbassamento di prezzo.

Il fine ultimo delle imprese è quindi quello lucrativo di ottenere un profitto, inteso come remunerazione del capitale di rischio.

Le non imprese

Realizzano la funzione di produzione operando o sul lato della domanda (a cui rispondono) o sul lato dell’offerta (che soddisfano) o su entrambe, in condizioni competitive particolari (aziende ospedaliere pubbliche vs private), non di piena competizione. Ce ne sono di due tipi:

  1. Aziende di pubblica amministrazione:
    • Organismi pubblici (Stato, enti locali, regione,…), che forniscono beni e servizi collettivi, non divisibili e non appropriabili. Ad esempio, un organismo pubblico fornisce la giustizia, che non è divisibile, né tantomeno appropriabile, così come il diritto alla salute. Qui non c’è una competitività, un mercato, a differenza di:
    • Amministrazioni pubbliche autonome che offrono beni e servizi divisibili e appropriabili (università, aziende sanitarie,…). I servizi offerti da questi enti sono contabili (corsi di laurea, tasse universitarie,…), quindi divisibili e passibili di scelta.
  2. Aziende non profit, che hanno natura completamente diversa. Il cittadino decide di aggregarsi per libera iniziativa con finalità riguardanti la cultura, l’occupazione, l’assistenza sanitaria (associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato). Queste aziende non hanno un mercato competitivo, anche se oggi sono diventate delle realtà sempre più complesse, a seguito di una pesante riforma che le ha colpite, per cui adesso sono state inserite in dei registri e hanno degli obblighi contabili piuttosto gravosi.

Il fine ultimo in questo caso è quello di soddisfare bisogni di vario tipo legati alla popolazione.

Altre modalità di classificazione delle imprese

  • Per soggetto giuridico
    • Impresa individuale
    • Società di persone o di capitali
    • Consorzi
    • Cooperative
  • Per dimensione (a seconda del numero di dipendenti o del fatturato, ossia la somma di tutti i ricavi, di rientri economici positivi)
    • Grande impresa
    • Media impresa
    • Piccola impresa

Impresa e fattori produttivi

Fattore produttivo: risorsa organizzata che si immette nel processo di produzione e che serve fisicamente a produrre. I due fattori produttivi essenziali sono il capitale ed il lavoro, senza i quali non si può avviare né portare avanti alcuna produzione. Sono gli input che, utilizzati in modo più efficiente ed efficace possibile, danno ricchezza all’impresa che li immette nel processo produttivo.

In sintesi, gli individui apportano risorse (economiche, umane,...) e l’impresa mediante la propria attività restituisce loro risorse sotto forma di ricchezza. Il processo rimane virtuoso fino a quando le risorse prodotte hanno un valore maggiore rispetto alle risorse consumate.

Impresa e individui

Le imprese sono realtà molto complesse, e composte da:

  • Beni e servizi prodotti ed utilizzati (ad esempio, lattine di pomodoro Mutti: serve la latta, servono addetti all’imbottigliamento, macchinari per imbottigliare,...). Tutto ciò avviene perché c’è una:
  • Conoscenza, risorsa principale per poter mettere in atto processi produttivi efficaci ed efficienti (ad esempio, esperienza nel trattare i pelati);
  • Esternalità positive e negative. Essendo l’impresa un sistema aperto, essa è inserita in un contesto naturale, sociale, economico e viene a contatto con altri elementi, producendo degli effetti sulle persone, sull’ambiente, sui luoghi. Ad esempio, ILVA di Taranto è un grandissimo esempio di come una singola realtà aziendale possa creare esternalità positive (creazione posti di lavoro e creazione di un prodotto che serve) e negative (danno ambientale e malattie della popolazione).

Aziende non profit

Diventano sempre più importanti, perché sono sempre più finalizzate a sopperire alle carenze delle amministrazioni pubbliche (nella sanità):

Input Output
Lavoro: può essere gratuito Soddisfare bisogni: Il capitale non viene affidato alle aziende non profit affinché venga remunerato ma perché venga impiegato per determinate finalità (ad esempio, reintroduzione nel mondo del lavoro).
Capitale: creato attraverso donazioni, fondi che si ottengono con i bandi, contributi, quote associative, cessioni di beni (ad esempio, vendita piantine). Esternalità (di base positiva)
Conoscenza

Concezione dell’impresa e funzione obiettivo

Esistono diverse teorie che si possono utilizzare per definire un’impresa. A seconda della teoria che si utilizza la funzione obiettivo di un’impresa può mutare enormemente. È comunemente svolto nell’ambito della ricerca, un po’ meno in ambito manageriale, il che non è molto positivo, perché in verità, a seconda della formazione del manager che ci troviamo di fronte si possono avere degli approcci completamente diversi. Nello specifico possiamo avere:

  1. Stakeholder theory
  2. Shareholder theory
  3. Teoria istituzionalista

Queste tre teorie ci aiutano a vedere l’impresa e anche il governo d’impresa, in modo diverso.

Stakeholder Theory

Gli stakeholder sono l’insieme degli interlocutori sociali di un’impresa (finanziatori, lavoratori, associazioni di categoria, clienti, fornitori, collettività…), che vanno ad influenzarla e sono influenzati da essa. Gli stakeholder hanno come una “posta in gioco” (stake) con un’impresa, anche se spesso non si rendono conto di averla, sono inconsapevoli di essere portatori di un certo interesse (ecco perché non possiamo chiamarli propriamente “portatori d’interesse”). Questa teoria nasce nella seconda metà degli anni '70 alla Stanford University da Freeman. Bisogna distinguere tre approcci diversi nell’ambito di questa teoria:

  • Approccio strategico: studia le connessioni esistenti fra i diversi stakeholder e gli obiettivi di performance dell’impresa. È infatti strategico da parte dell’impresa andare a considerare le varie connessioni che ci sono tra gli stakeholder.
  • Approccio etico-normativo: la parola “etico” si basa sulla convinzione che gli stakeholder nutrono degli interessi legittimi e che ogni gruppo di stakeholder merita considerazione per il proprio interesse in sé. Il termine “normativo” si riferisce piuttosto alla norma, ossia alla consuetudine di considerare in egual maniera gli interessi di ciascun portatore.
  • Approccio descrittivo: descrive l’azienda come una costellazione di interessi cooperativi e contrastanti che possiedono un loro valore intrinseco e che devono essere messi a sistema e considerati insieme, perché sono fondamentali per l’impresa.

La distinzione tra questi due approcci non è lapidaria, ma in qualche modo delimitata. Sicuramente c’è una grossa differenza tra approccio strategico e etico-normativo. Ogni stakeholder si lega a definizioni più o meno ampie, ma tutte sono legate al concetto di rischio, perché l’impresa si relaziona ad un portatore d’interesse, che ha sempre questa posta in gioco. Bisogna sempre chiedersi perché egli ha questa posta, quanto pesa questa posta, da dove deriva e come varia (il concetto di posta in gioco è infatti un concetto molto dinamico). L’interesse stesso infatti muta nel tempo, non rimane sempre uguale.

Il rischio che gli stakeholder hanno nei confronti dell’impresa è di varia natura e derivano dal fatto che essi effettuano una qualche forma di investimento nell’impresa stessa, che può essere di:

  • Natura finanziaria (ad esempio, capitale di rischio)
  • Natura umana legata all’aspetto dei dipendenti e della collettività. I consumatori invece molto spesso non sono consapevoli di essere degli stakeholder. Se però una certa azienda produce un prodotto che ha delle conseguenze sui consumatori, i quali subiscono dei danni, allora lì il consumatore diventa anche stakeholder (anche finanziario). A quel punto però diventano degli stakeholder legati a un rischio di:
  • Natura involontaria (ad esempio, ILVA)

Ecco perché anche il concetto di rischio varia nel tempo. In base anche alla natura dell’investimento, la relazione tra l’impresa e il portatore di interesse varia durante il tempo. Nonostante i diversi approcci, l’elemento fondamentale della teoria degli stakeholder è relativo alla convinzione che:

L’impresa deve la sua esistenza ad una molteplicità di interessi, il cui corretto soddisfacimento influisce in modo significativo sulla sua probabilità di sopravvivenza nel tempo. Questo concetto è molto importante per l’azienda, così come l’influenza degli stakeholder. Se i consumatori fanno presente un problema, ma questo non viene ascoltato dall’azienda, i consumatori non acquistano più e l’azienda rischia di non sopravvivere. Ecco perché oggi molte imprese chiedono a degli enti specializzati le mappature dei portatori di interesse, con i rispettivi interessi, per capire come questi possano essere soddisfatti.

La teoria degli stakeholder concentra la propria attenzione sulle modalità con cui i diversi attori entrano in relazione con l’impresa, definendo l’origine e la natura della relazione e le prerogative che ne derivano. Ci sono molteplici modalità con cui l’impresa può venire a contatto, dialogare con i consumatori: questionari di valutazione, recensioni, colloqui con il personale, focus group,...

Tutto ciò si chiama Stakeholder engagement, che deve essere fatto a seconda dello stakeholder che si coinvolge (i giovani si ricercano tramite i ritorni dei social network, gli anziani si vanno a trovare a casa,...). Quindi la teoria degli stakeholder non solo va a vedere gli interessi, ma anche come si creano i canali tra stakeholder e impresa, cercando di capire da dove derivi questa relazione, come essa può mutare nel tempo e quali sono le leve per mutarla in modo strategico.

Shareholder Theory

Qui si parla principalmente di azione (share), non si ha più qualcosa di generale come lo stake. Anche qui siamo nella fine degli anni '70 - inizio anni '80 con Fredman, in continuo conflitto con Freeman, in quanto entrambi rivendicavano l’importanza dello stake piuttosto che dello share. È caratterizzata da:

  1. Centralità dell’azionista e del bisogno di remunerarlo per il capitale che ha investito all’interno dell’impresa. Sappiamo che questa remunerazione entra in gioco soltanto quando l’impresa è in grado di generare valore.
  2. Tale centralità viene ricondotta alla modalità di remunerazione dell’investimento dell’azionista nell'impresa.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EleCal99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lettura e analisi del bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Moggi Sara.
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