Rendicontazione e il bilancio aziendale
Il bilancio fa una fotografia di un’azienda in un determinato momento. Capire cosa ha fatto un’azienda e “dove vuole andare”.
Esame e domande
Esame: quattro domande aperte e brevi esercizi. Richiesto l’uso della calcolatrice (normale, non necessariamente scientifica).
Le aziende nel sistema economico
«L’economia aziendale è quella parte della scienza economica che studia le condizioni di esistenza e le manifestazioni di vita delle aziende nell’ambito dei contesti in cui operano.»
Il problema che sta alla base della scienza economica è il rapporto tra i bisogni illimitati e mezzi limitati per soddisfarli.
Squilibrio e risorse
Squilibrio: le risorse disponibili non ci sono per tutti, non sono abbastanza. Da questo squilibrio si creano delle situazioni economiche differenti. Dal punto di vista operativo, lo squilibrio trova risposta nella produzione dei beni e servizi e nel loro utilizzo o consumo, ovvero nello scambio economico. Se non si crea una domanda non c’è neanche un’offerta. La produzione e il consumo avvengono perché ci sono vari soggetti che hanno bisogno di fare uno scambio, proprio perché qualcuno ha un bisogno e qualcuno lo soddisfa. Questo avviene tra diverse unità economiche.
Rapporto tra produzione e consumo
Il rapporto tra produzione e consumo si sviluppa quindi attraverso la relazione esistente tra diverse unità economiche:
- Unità economica elementare: individuo
- Quando gli individui si aggregano per conseguire obiettivi economici comuni (e non raggiungibili singolarmente): aziende
Le aziende sono unità economiche intermedie tra l’individuo e la società in generale. Sono caratterizzate da una stabilità organizzativa e un’autonomia di governo (decidono cosa fare autonomamente).
Il fenomeno economico aziendale
Il fenomeno economico aziendale è la produzione di beni e servizi e di ricchezza per soddisfare dei bisogni umani. Questi bisogni però devono essere manifestati da qualcuno, la produzione non si basa su una supposizione ma risponde ai bisogni. La ricchezza si ha nel momento in cui l’output è maggiore degli input: produco un valore che è maggiore di quanto ho utilizzato all’interno del processo di produzione.
Domanda esame
Il fatto che le imprese producano valore dipende dalla loro attitudine a massimizzare l’utilità delle risorse impiegate nei propri processi. Questo lo possono fare solo se producono e conducono la propria attività seguendo l’economicità. L’economicità si articola in due grandi dimensioni: efficacia e efficienza, due elementi che vanno a braccetto (bisogna avere entrambe per avere economicità).
- Efficacia: l’output è in grado di soddisfare le esigenze dei destinatari (es. volevi scarpe rosse, produco scarpe rosse).
- Efficienza: l’output è ottenuto ma col minor consumo di risorse possibile (es. hai usato la quantità di pellame adatta per produrle, non di più).
Classificazione delle aziende
Tutte le imprese sono aziende, sono un sottogruppo delle aziende quindi non tutte le aziende sono imprese. Il focus del corso sono le imprese (sono quelle che fanno il bilancio d’esercizio).
Imprese
Operano in condizioni di competizione sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta che dal lato dell’acquisizione del capitale di rischio. Più l’azienda è attrattiva più attrae capitale di rischio (cioè investitori). A fronte di questa competitività, le imprese devono generare il profitto (= quanto residua dopo la produzione e dopo che ho remunerato tutti i fattori produttivi, compreso il capitale di rischio). Immetto del capitale di rischio lo investo in un’impresa se sono un investitore e “rischio” in una certa impresa mi aspetto una remunerazione. Il profitto è il ritorno di carattere economico che io mi aspetto dal fatto di aver investito in questo capitale di rischio. È la differenza tra tutto l’input (pagare i dipendenti, i fornitori, le materie prime, tutto ciò che mi mette in condizione di essere competitivo) e la remunerazione che io do a questo capitale di rischio.
Per generare profitto economico il valore della produzione ceduta deve essere maggiore del valore di tutti i fattori produttivi. Ciò avviene tramite il mercato. Devo offrire un prodotto che abbia un prezzo tale che mi permetta di aggiudicarmi una parte di questa domanda, una parte tale che sia anche in grado di remunerare i fattori produttivi. Il prezzo che vado a definire deve essere adeguato alla domanda.
Non imprese
Realizzano la funzione di “produzione” operando, o sul lato della domanda o sul lato dell’offerta o su entrambe, in condizioni competitive particolari, non di piena competizione. Il loro fine ultimo è soddisfare i bisogni legati alla popolazione, di vario genere.
- Aziende di pubblica amministrazione: forniscono servizi e beni di pubblica utilità.
- Organismi pubblici (Stato, enti locali) che forniscono beni e servizi collettivi, non divisibili e non appropriabili (sicurezza, difesa, giustizia, salute, ecc.).
- Amministrazioni pubbliche autonome che offrono beni e servizi divisibili e appropriabili (università, aziende sanitarie, etc.).
- Aziende no profit
- Libere iniziative dei cittadini con finalità riguardanti la cultura, l’occupazione, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale… (associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato).
Altre modalità di classificazione delle aziende
In relazione al soggetto giuridico:
- Impresa individuale
- Società (di persone e di capitali)
- Consorzi
- Cooperative
In relazione alla dimensione (si basa sul fatturato o sul numero di dipendenti):
- Grande impresa
- Media impresa
- Piccola impresa
Impresa e fattori produttivi
Il fattore produttivo è qualcosa che immetto nel mio processo di produzione e che mi serve fisicamente per la produzione. È la risorsa organizzata necessaria alla produzione. Il capitale e il lavoro sono due fattori produttivi fondamentali. Il capitale è quello utilizzato per comprare i fattori produttivi. Gli individui apportano risorse, nel momento in cui l’azienda produce beni e servizi va a sostituire loro risorse sotto forma di ricchezza. Il processo rimane virtuoso fino a quando le risorse prodotte hanno un valore maggiore rispetto alle risorse consumate.
Output: beni e servizi, usati per creare valore attraverso la vendita di beni e servizi poi bisogna remunerare i fattori produttivi.
Impresa e individui
Le imprese sono dei soggetti complessi e sono composte da:
- Beni e servizi prodotti e utilizzati
- Conoscenza: gli individui e le imprese devono creare conoscenza
- Esternalità positive/negative (involontarie): l’impresa è un soggetto aperto, all’interno di un contesto naturale, sociale ed economico. Tramite la propria attività ha degli impatti sulle persone, sull’ambiente, sull’economia. Un’esternalità è un effetto che un’azione (agire d’impresa) genera sulla collettività, anche non voluta (effetto collaterale). Ad esempio, l’inquinamento è un’esternalità negativa; invece, un’impresa che viene creata in un luogo in cui non ci sono strade perciò si creano infrastrutture, a favore della collettività, è un’esternalità positiva.
Amministrazioni pubbliche
Input
- Lavoro: portato dagli individui e dalle famiglie
- Il capitale: le amministrazioni pubbliche acquisiscono capitale principalmente attraverso la riscossione dei tributi (individui, famiglie e imprese). Le amministrazioni pubbliche autonome acquisiscono capitale attraverso trasferimenti delle amministrazioni pubbliche e, in parte, dalla cessione di beni e servizi.
Output (le amministrazioni pubbliche hanno un grande peso e hanno soprattutto esternalità positive)
- Servizi
- Conoscenza
- Esternalità (compito essenziale)
Aziende no profit
(Non hanno come scopo il profitto ma possono averne e destinarlo a finanziare le proprie attività)
Input
- Il lavoro può essere gratuito
- Il capitale lo acquisiscono attraverso donazioni, contributi, quote associative, cessione dei beni
Output
- Il capitale non viene affidato alle aziende no profit affinché venga remunerato ma perché venga impiegato per determinate finalità e per soddisfare determinati bisogni (solitamente di nicchia, legati a una particolare esigenza della comunità locale).
- Le esternalità positive sono il cuore delle aziende no profit.
Concezione dell’impresa e funzione obiettivo
Andiamo a trattare tre diversi approcci teorici sulla gestione d’impresa; sono teorie che servono per capire l’azienda in studi di carattere accademico.
1. Stakeholder Theory, Freeman
Il primo approccio teorico è la Stakeholder Theory, sviluppata da Freeman e utilizzata nell’ambito aziendale. Uno stakeholder è ogni gruppo o individuo che può influenzare - o che può essere influenzato – il raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione. La definizione è frutto di una rivoluzione storica importante: la parola nasce dalla dicotomia tra shareholder e stakeholder. Uno shareholder è una persona che possiede le azioni dell’impresa (focus sul capitale d’impresa); il termine è stato coniato da Freeman, noto anche per la shareholder theory (alle imprese deve interessare solo quello che importa agli shareholder), mentre Freeman, con la sua stakeholder theory, dice che ci sono tutta una serie di individui vicini all’impresa che devono essere considerati.
Nella Stakeholder Theory ci sono tre approcci:
- Approccio strategico: il più vicino alla realtà attuale, studia le connessioni esistenti fra i diversi stakeholder e gli obiettivi di performance dell’impresa. È strategico da parte dell’impresa andare a considerare le connessioni tra portatori di interesse.
- Approccio etico-normativo: si basa sulla convinzione che gli stakeholder nutrono degli interessi legittimi e che ogni gruppo di stakeholder merita considerazione per il proprio interesse in sé. Tutti gli stakeholder hanno degli interessi legittimi e che ogni gruppo di stakeholder o ogni stakeholder deve essere considerato in maniera bilanciata ed equivalente agli altri (normativo = bisogna pensare alla consuetudine di considerare in maniera eguale l’interesse dei vari portatori).
- Approccio descrittivo: descrive l’azienda come una costellazione di interessi cooperativi e contrastanti che possiedono un loro valore intrinseco. L’azienda deve essere considerata come tutti questi interessi messi insieme. Questi sono fondamentali per creare il valore dell’impresa.
Diversi approcci alla teoria degli stakeholder
Dai diversi approcci discendono diverse definizioni di stakeholder, più o meno ampie. Il concetto di stakeholder è, in qualsiasi caso, legato al concetto di rischio (stake), essendo lo stakeholder un individuo che, a vario titolo, ha una posta in gioco nell’impresa (nell’Università, alcuni stakeholder possono essere gli studenti, i professori, la Regione, i trasporti, le aziende immobiliari, le attività commerciali intorno ad essa, e anche la natura, ecc.).
Il rischio è legato al fatto che i soggetti effettuano una qualche forma di investimento nell’impresa, investimenti di natura finanziaria, umana, involontaria (ci sono posizioni in cui un soggetto non è consapevole di essere uno stakeholder) e in funzione della natura dell’investimento effettuato si declina la relazione tra l’impresa e gli stakeholder.
Nonostante i diversi approcci, l’elemento fondamentale della teoria degli stakeholder è relativo alla convinzione che l’impresa deve la sua esistenza ad una molteplicità di interessi, il cui corretto soddisfacimento influisce in modo significativo sulla sua probabilità di sopravvivenza nel tempo. La teoria, quindi, concentra la propria attenzione sulle modalità con cui i diversi attori entrano in relazione con l’impresa, definendo l’origine e la natura della relazione e le prerogative che ne derivano.
2. Shareholder Theory, Friedman
Ha come focus la centralità dell’azionista, ovvero ci si concentra sulle modalità in cui si può remunerare il proprio azionista. Uno shareholder compra tramite azioni una piccola parte del capitale dell’azienda, entrando a far parte del capitale di rischio (capitale dato dalle persone che esternamente hanno deciso di investire nell’azienda). L’azionista può essere pagato solo quando c’è profitto, dopo aver pagato i costi, le banche, i dipendenti, ecc. quindi si parla di una remunerazione residuale che si può decidere di dare agli azionisti (ma non necessariamente, possono anche essere reinvestiti).
L’azionista, rispetto agli altri stakeholder, ha prerogative totalmente diverse.
3. Approccio istituzionalista (Institutional Theory)
Parte dal presupposto che l’impresa gode di obiettivi propri, ovviamente dipendenti da quelli degli attori che la costituiscono ma con essi non sono del tutto coincidenti. L’impresa deve considerare il contesto specifico in cui opera, indipendentemente dagli interessi degli stakeholder. L’istituzionalismo è la radice comune di alcune caratteristiche che le aziende hanno:
- L’organizzazione sistemica. L’istituzionalismo si basa su un’organizzazione all’interno di un determinato sistema. Ovvero, l’impresa è influenzata da una serie di fattori che sono fattori più generali, come gli aspetti economici, quelli sociali o politici. In base alla tipologia del governo al potere, nel mondo, il substrato imprenditoriale può essere più o meno sostenuto. Questo ha una grande influenza anche sugli aspetti sociali. Pensiamo alle concezioni o meno di welfare state e quanto questo possa avere un determinato peso in un contesto. E ovviamente, economico. Sicuramente gli aspetti politici e sociali influenzano quelli economici. L’impresa è quindi influenzata da questi contesti.
- Il carattere durevole. Lo scopo è perdurare nel tempo.
- L’autonomia aziendale. Ciò si deve fare nel momento in cui l’azienda è autonoma.
Nell’approccio istituzionalista, l’impresa si configura come un insieme di interessi riconducibili a diverse categorie di soggetti aventi differente contenuto. Ciò che individua l’insieme di relazioni ed interessi posti al centro dell’attività d’impresa viene definito assetto istituzionale.
Assetto istituzionale
- I soggetti nell’interesse dei quali l’impresa si svolge
- I contributi che tali soggetti apportano all’impresa
- Le ricompense che i soggetti si attendono
- Gli strumenti istituzionali
Questi tre approcci non sono in contrasto l’uno con l’altro: l’approccio istituzionalista è sopra alla stakeholder theory, che a sua volta è sopra alla shareholder theory. Dai diversi approcci discendono diversi orientamenti riguardo la funzione obiettivo dell’impresa.
Funzione obiettivo delle teorie aziendali
Stakeholder Theory - funzione obiettivo
L’obiettivo dell’impresa consiste nel soddisfare gli interessi di tutti coloro che possono favorire o ostacolare il raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione. L’approccio strategico, tra i tre, studia il ruolo dei portatori di interesse nel processo che conduce all’elaborazione della strategia e al raggiungimento degli obiettivi di performance.
Shareholder Theory - funzione obiettivo
L’impresa esiste per massimizzare la ricchezza dell’azionista. Laddove ci sia una separazione tra azionisti e manager (la separazione non c’è nelle società di persone) che dirigono l’impresa, questi ultimi operano nell’interesse dei primi, sulla base di un rapporto di tipo contrattuale e fiduciario.
Approccio istituzionale - funzione obiettivo
L’impresa tende alla sopravvivenza nel tempo. L’obiettivo ultimo delle aziende è rappresentato dal conseguimento di un equilibrio economico stabile e duraturo che vada oltre le soggettività che in diversi istanti e con diversi ruoli partecipano all’avventura imprenditoriale. Creazione di un differenziale fra risorse generate e risorse assorbite, quindi un profitto economico di lungo periodo. Nel cercare di raggiungere le condizioni di un equilibrio economico di lungo periodo, l’impresa non può prescindere dal contemperamento degli interessi dei diversi soggetti. La loro mancata soddisfazione influirebbe negativamente sulla performance raggiungibile dell’impresa, pregiudicandone la sua stessa sopravvivenza nel tempo.
Focus - approccio strategico manageriale Stakeholder Theory - salience
La salienza degli stakeholder è il grado di priorità che i manager danno alle richieste (claim) degli stakeholder. Quindi si ragiona sulle relazioni tra i diversi stakeholder. Siamo oltre l’identificazione degli stakeholder, perché ci si basa su delle relazioni dinamiche che mutano nel tempo e che non possono essere spiegate da un framework statico. Un altro livello di analisi è quello legato a che tipologia di salienza ci si riferisce:
- Attuale (es. lo studente dell’Università di Verona)
- Potenziale (es. chi si vuole iscrivere all’Università di Verona)
- Involontaria
I tre attributi della salienza
- Potere di influenzare l’organizzazione
- Legittimazione degli stakeholder nella relazione con l’organizzazione
- Urgenza di quanto richiesto da parte degli stakeholder all’organizzazione
Potere
Il potere è "la probabilità che un attore all'interno di una relazione sociale sia in grado di compiere la propria volontà nonostante le resistenze" (Weber, 1947). È anche la “capacità di coloro che possiedono il potere di ottenere i risultati che desiderano”.
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Appunti Analisi e lettura del bilancio
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