Analisi e lettura del bilancio
Lezione 1 / 24/09
L’economia aziendale è quella parte della scienza economica che studia le condizioni di esistenza e le manifestazioni di vita delle aziende nell’ambito dei contesti in cui operano.
Il problema che sta alla base della scienza economica è il rapporto tra bisogni illimitati e mezzi limitati per soddisfarli. Livello astratto di domanda e offerta, dove a fronte di potenziali bisogni illimitati della società e delle imprese ci sono mezzi per soddisfarli che sono sempre limitati.
Qui nasce il fenomeno economico dove attraverso lo scambio con del denaro o ecc. si scambiano beni. Questo fenomeno si scontra con la continua proliferazione dei bisogni, che per natura sono illimitati. Per il loro soddisfacimento le risorse disponibili, come capitale e lavoro, sono limitate.
Dal punto di vista operativo questo è uno squilibrio fra i bisogni e le risorse. Nella produzione di beni e servizi ho la domanda, e nel loro utilizzo un consumo quindi l’offerta. Lo scambio ha permesso lo sviluppo dell’economia e delle civiltà perché l’economia trovava nel mercato di scambio qualcosa. In questo mercato di scambio confronto i beni e servizi che vado a prendere con gli acquirenti (mercato B2B o B2C).
Il rapporto tra produzione e consumo si sviluppa attraverso la relazione esistente tra diverse unità economiche. Qui c’è quindi un riferimento a ciò detto prima, se parliamo di unità economica elementare è l’individuo, quando gli individui si aggregano per ottenere benefici economici non raggiungibili da singoli si ha l’azienda.
L’azienda di fatto e per legge ti obbliga ad essere più di un socio, le società unipersonali sono speciali, un’anomalia. L’azienda si chiama tale se ha due o più soci. Si uniscono più soci di una società per raggiungere un obiettivo, normalmente non raggiungibile singolarmente (motivi economici di investimenti, di manodopera, di lavoro ecc.).
Le aziende sono normatizzate nel Codice civile; utilizziamo dei concetti che sono scritti nel Codice civile.
Il tratto distintivo e caratterizzante del fenomeno economico aziendale è la produzione di beni e servizi di ricchezza per il soddisfacimento dei bisogni umani. Creazione di valore e di ricchezza: producono un output il cui valore è maggiore degli input utilizzati nel processo di produzione.
Produzione di beni e servizi raccolgono tutte le attività che possono essere inventate. Se non è fisica è un servizio (esempio di canone ecc.). Il grande concetto che sta dietro è che l’economia nasce per creare ricchezza e creare sviluppo, e io produco ricchezza quando produco un output il cui valore è maggiore degli input utilizzati nel processo di produzione.
Se io dico, ho prodotto un paio di scarpe che vendo a cento è scontato che chi le vende abbia avuto un margine positivo. Ma se per fare le scarpe ho dovuto comprare tutti i materiali e ho speso 110 in realtà ho distrutto valore, non ne ho creato. Capita frequentemente che l’impresa vada a vendere in perdita il prodotto che vende, questo vuol dire che più vende più distrugge valore.
Quando si dice che l’azienda x è fallita, o in concordato, uno dei motivi è proprio a livello economico, se io non riesco a vendere ad un prezzo decente perché il mercato è a ribasso io vado a fare delle perdite ogni anno e l’impresa alla fine non sta più in piedi.
Devo tenere conto dei costi diretti, ovvero i costi che vedo (tipo le materie prime) e poi tanti costi fissi come il capannone, l’affitto, la luce, i dipendenti ecc. che a fine mese dovranno essere pagati. Devo fare bene i conti perché devo avere un margine tale da coprire i costi diretti ma anche i costi indiretti.
Il fatto che le imprese producano valore dipende dalla loro attitudine a massimizzare l’utilità delle risorse impiegate nei propri processi: economicità. Non parlo solo di materie prime, ma anche di energia, personale ecc., tutti i costi non diretti con la produzione del prodotto.
Economicità ha a che fare con quanto sono bravo a massimizzare il profitto dalle risorse che ho; qui si entra in due sfere dell’economicità ovvero l’efficacia e l’efficienza. Efficacia quando l’output soddisfa le esigenze dei destinatari, io devo essere bravo nell’economicità ma non devo essere così tanto attento all’economicità che poi vado a fare un prodotto che il mercato non vuole perché ho risparmiato troppo. Non avrei ricavo quindi avrei sbagliato.
Io devo essere in grado di soddisfare le esigenze del mio cliente, il mio destinatario. Allo stesso tempo devo essere efficiente, ovvero l’output l’ho ottenuto con il minor consumo di risorse possibile. Non è semplice, devo fare investimenti che mi permettono di essere in linea con il mio target di cliente ma devo essere efficiente nel crearlo.
Il terzo settore è il vecchio mondo delle ONLUS, che oggi non esistono più. Tipo di mondo che non ha scopo economico ed oggi si chiama terzo settore. Non le vedremo perché hanno regole diverse, come gestione dei bilanci. Anche perché per quanto l’Italia sia ricca di imprese del terzo settore dobbiamo guardare quelle tradizionali che hanno una cultura economica aziendale.
Classificazione delle aziende
- Imprese
- Non imprese
Imprese
Quelle che operano in condizioni di competizioni, sia sul lato della domanda che dell’offerta, che sul lato dell’acquisizione del capitale di rischio. Devono generare anche se in quantità minima un profitto. Un profitto che se è una società for profit, è un’impresa che deve creare profitto per i soci.
Se lo facciamo per volontariato non siamo un’impresa. Si fa per avere profitto a fine anno, non per forza devo prenderlo io come socio, posso lasciarlo in azienda, ma deve esser
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