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Letteratura italiana II

Prof.ssa Daniela De Lisio a.a. 2023/2024 appunti a cura di Roberta Ferrante N59001841 1

Il neoclassicismo

La prima formulazione del neoclassicismo come movimento artistico e letterario è data da Winckelmann e dalla sua descrizione del Laocoonte grazie alla quale si ha una vera e propria teorizzazione della letteratura di età napoleonica.

“La clemenza di un potere divino che vigila anche sulla distruzione delle opere d’arte, ha preservato, dopo la perdita di innumerevoli monumenti di quei tempi di massima fioritura artistica, la statua del Laocoonte a meraviglia del mondo intero e a testimonianza dello splendore di tanti capolavori che più non esistono, ma di cui è tramandato il ricordo. Laocoonte insieme ai due figli, opera di Agesandro, Apollodoro e Atanodoro da Rodi, risale con ogni probabilità a questo periodo, ma non siamo tuttavia in grado di determinarlo e di affermare, come alcuni hanno fatto, in quale Olimpiade questi artisti fiorirono. Sappiamo però che già nell’antichità si volle anteporre quest’opera a tutti i dipinti e a tutte le statue, e quindi presso i posteri – così inferiori da non aver prodotto nulla nell’arte che regga il confronto – essa merita un’attenzione e un’ammirazione maggiori. Il pensatore vi trova materia di pensiero, l’artista materia di infinita istruzione, ed entrambi si persuaderanno che in questa statua esistono più cose di quante l’occhio ne possa scoprire e che l’intelletto dell’artista era molto superiore alla sua opera.

Il Laocoonte è la statua del più forte patimento, e ci dà l’immagine d’un uomo che, per opporsi ad esso, tenta di raccogliere tutte le forze dello spirito; e mentre il dolore gli gonfia i muscoli e gli tende i nervi, mostra il suo coraggio sulla fronte corrugata. Il petto è sollevato dalla respirazione impedita e dallo sforzo di reprimere il grido del dolore e chiuderselo dentro. Il gemito soffocato ed il respiro trattenuto gli ritirano il ventre e gli incavano i fianchi, così che ci sembra di vedere la contrazione degli intestini. La pena propria pare lo preoccupi meno di quella dei figli che fissano in lui lo sguardo chiedendogli soccorso; l’affetto paterno si rivela negli occhi dolenti: su di essi stende la compassione come una cupa nebbia. Dal volto si sprigiona un lamento, non un grido; lo sguardo implora l’assistenza dal cielo. La bocca è piena d’angoscia, e il labbro inferiore ne è appesantito; angoscia e dolore si mischiano invece sul labbro superiore contratto; dolore che, assieme a un moto d’indignazione per un castigo indegno e non meritato, appare anche nel naso rigonfio e nelle narici aperte e sollevate. Con grande sapienza, concentrato in un solo punto sotto la fronte, è reso il contrasto tra dolore e resistenza ad esso: poiché, mentre il dolore spinge in alto le sopracciglia, la resistenza abbassa la parte carnosa sulle palpebre, così che queste ne rimangono quasi interamente coperte. La natura che l’artista non poteva abbellire è stata resa da lui con effetti più sviluppati, più tesi e più potenti: nella parte che esprime il dolore maggiore ci mostra pure maggiore bellezza. Il fianco sinistro, il cui serpente infonde il suo veleno con morso furioso, è quello che per la sua prossimità al cuore deve più soffrire, e infatti questa parte del corpo può considerarsi un prodigio dell’arte. Le gambe vorrebbero sollevarsi per sottrarsi a tanta pena; nessuna parte è in riposo; perfino i segni dello scalpello accentuano l’espressione dell’epidermide che nella morte si agghiaccia.”

Già nella prima parte della descrizione dell’opera, emerge l’attenzione che gli autori hanno per il mondo classico poiché l’autore non si pone in un rapporto di subordinazione o di ammirazione generalizzata, ma guarda l’opera con attenzione critica e questa è la ragione per cui parliamo di neoclassicismo e non di classicismo. Il neoclassicismo sorge in età napoleonica, durante la seconda metà del ‘700, è un movimento durante il quale il mondo classico non viene ripreso in generale, ma viene presa quella parte che è in grado di parlare alla modernità e che compie un passaggio dal bello all’uomo; infatti l’arte classica è considerata bella e perfetta e Winckelmann parla dell’opera del Laocoonte come un’opera armoniosa ed equilibrata ma, allo stesso tempo, crede che bisogna entrare in contatto con l’esempio di perfezione e l’ammirazione di questo bello ha un effetto catartico sull’uomo, la letteratura e l’arte non devono essere solo belle, ma anche utili e, per esserlo, devono veicolare un messaggio positivo, questo messaggio sta nell’armonia e nella perfezione dell’arte classica. Dal punto di vista letterario, questo discorso è meno comprensibile rispetto al punto di vista artistico, la letteratura neoclassica ha il compito di educare attraverso le parole, quello che si scrive è ispirato al mondo classico che è portatore di ideali di compostezza ed educazione; questo movimento nasce durante questo momento storico perché l’Europa, sul finire 2 del ‘700, vive uno dei momenti più drastici con la Rivoluzione Francese del 1789 che mette in discussione un tipo di dominazione che non cambia gli assetti a partire dal ‘500, viene messo in discussione l’equilibrio politico perché cambia la classe politica al potere e inaugura un periodo di instabilità politica al quale metterà fine, nel 1799, Napoleone Bonaparte. Il neoclassicismo parte dalla Francia ed è legato all’idea di Napoleone di seguire l’esempio di epoca imperiale romana non solo dal punto di vista politico, ma anche a livello letterario incoraggiando lo studio dei classici perché quando comincia una nuova era, l’imperatore ha bisogno che si faccia un’epica encomiastica sul modello di Virgilio: nello stesso modo in cui Augusto fonda la nuova epopea di Roma fondata sui mores, così Napoleone vuole il suo dominio basato sulla concordia ordinum di base ciceroniana. Il neoclassicismo si sviluppa in Francia grazie a questa nuova idea di dominio e si sviluppa subito dopo in Italia con l’inizio del Grand Tour, ovvero il viaggio di formazione che i romani intraprendevano per studiare in Grecia, così tutti i più grandi intellettuali d’Europa si recano in Italia per leggere i classici e vedere i resti delle civiltà greche e romane con gli scavi archeologici, infatti uno dei più grandi artisti del neoclassicismo, Antonio Canova, è italiano e dunque l’età napoleonica dà all’Italia la possibilità di vivere un momento di fervore culturale dopo gli innumerevoli scontri tra i sovrani illuminati: al nord abbiamo il regno Lombardo-Veneto, al centro il potere della Chiesa e al Sud il regno di Napoli. La situazione viene messa in discussione nel 1816, dopo la sconfitta di Waterloo, con il Congresso di Vienna che ripristina l’ancien regime con il ritorno al passato, in Italia però si fa resistenza e il neoclassicismo sopravvive differentemente dalla Francia, le opere del mondo classico vengono tenute ancora in considerazione per il loro valore didascalico dell’historia magistrae vitae; mentre in Italia c’è ancora la stagione neoclassica, arriva dalla Germania la letteratura preromantica e si creano così due filoni letterari: gli autori neoclassici e i preromantici che sono anche contemporanei.

  • Alfieri nasce nel 1749 e muore nel 1803.
  • Goethe, simbolo dell’inizio del Romanticismo, nasce nel 1749 e muore nel 1832.
  • Monti nasce nel 1754 e muore nel 1828.
  • Foscolo nasce nel 1778 e muore nel 1827.
  • Manzoni nasce nel 1785 e muore nel 1823.

Queste date rappresentano la lettura sbagliata che diamo ai filoni letterari dell’Illuminismo, del neoclassicismo e del romanticismo, è un problema di schematizzazione sbagliata perché non esiste nessun movimento letterario opposto al precedente, ogni movimento letterario è indispensabile rispetto al movimento successivo; infatti tutti i movimenti, nell’esperienza, trovano la propria conclusione e dall’idea di “fratellanza”, in senso generale, dell’Illuminismo e della Rivoluzione, nasce l’importanza del singolo del romanticismo e l’idea di patriottismo, si passa dalla teoria dell’eguaglianza generale, alla teoria che ogni uomo condivide la sua storia con il suo simile e l’uguaglianza diventa non più generale e universale, ma si differenzia da stato a stato.

Vincenzo Monti

Tra Monti e Foscolo non c’è molta differenza di età; tuttavia, Monti vive in un periodo molto diverso da quello di Foscolo e ne consegue una letteratura completamente differente perché le esigenze e la biografia degli autori, li portano a scegliere dei generi completamente diversi: la produzione letteraria, infatti, non è sempre frutto della necessità dell’autore, ma si scrive perché si sente di avere un ruolo nella società; infatti Monti è un autore completamente cortigiano e deve la sua carriera alla committenza perché appartiene a una generazione di analfabeti e ha bisogno di un mecenate che lo finanzi altrimenti nessuno leggerebbe le sue opere, non a caso la sua è una produzione encomiastica che si adatta alle varie corti in cui vive e che lo porterà a rinnegare alcune posizioni che aveva preso nelle opere scritte nelle corti precedenti, questo è uno dei motivi per cui viene condannato anche da Foscolo ed è per questo che è l’autore neoclassico per eccellenza perché imita alla perfezione l’epica a favore dell’imperatore e, dunque, tutta l’opera di Monti ha un impasto linguistico, formale, contenutistico completamente antico e, infatti, utilizza la tecnica del volo pindarico in base alla quale i suoi componimenti sono legati all’occasione, ogni opera ha come centro il valore didattico del mito e dal mito arriva alla modernità nobilitando così le sue opere e il lettore individua in maniera chiara il riferimento al modello classico, il neoclassicismo riutilizza la cultura classica per sublimare la contemporaneità. Subito dopo la fine dell’epopea montiana, Foscolo gli dà un giudizio negativo e tutta la stagione risorgimentale successiva avrà un giudizio negativo su di lui perché, nella sua letteratura, non c’è l’ideale di patria, solo Manzoni sostiene il valore di Monti come autore neoclassico. L’antico romano non ha nulla dell’autore neoclassico perché era cosmopolita e non esisteva l’ideale di patria e Monti prende questa idea di patria diffusa in tutto il mondo ed era liberissimo di cambiare idea a seconda della parte del mondo che gli chiedeva di essere voce di quel popolo.

Pre-romanticismo

3 Nei paesi di area anglosassone si diffondono tendenze differenti negli stessi anni dello sviluppo del neoclassicismo, queste tendenze sono volte al recupero delle identità nazionali, si elabora un tipo di cultura che nega quella neoclassica perché i paesi anglosassoni non erano d’accordo con la dominazione napoleonica; vengono quindi recuperate le saghe mitologiche delle origini, tutta la storia e le leggende che erano diventate patrimonio culturale del popolo in quelle terre; mentre Napoleone recupera la letteratura classica e abbiamo lo sviluppo del mondo neolatino, in Inghilterra si ha la riscoperta di James Macpherson che, nel 1761, annuncia la scoperta di un’epopea sul tema Fingal, mitologia irlandese, scritta da Ossian e la traduce dalla lingua gaelica in inglese, ne viene fuori un poema epico in sei libri intitolata “I Canti di Ossian” e Macpherson, da allora, è considerato “l’Omero del Nord” poiché recupera la cultura nazionale che l’Illuminismo aveva bandito e questo porta al recupero dell’idea del sentimento perché l’Illuminismo aveva bandito anche il sentimento dalla cultura letteraria, infatti, se non accompagnato dalla ragione, il sentimento non aveva senso di essere vissuto: si recupera il valore del sentimento irrazionale dichiarando guerra all’Illuminismo e al neoclassicismo perché l’orrido diventa oggetto della letteratura insieme a tutto ciò che crea sentimenti e passioni forti. Quest’arte produrrà una serie di opere in cui gli elementi più oscuri della natura, banditi dall’Illuminismo e dal Neoclassicismo che promuovevano la cultura del bello e dell’armonia, vengono riportati sulla scena letteraria con la descrizione dei sentimenti più oscuri come la paura e, soprattutto, la paura della morte; si crea un legame tra amore e morte ma anche tra vita e morte perché buona parte dei miti della cultura anglosassone ha come personaggi semidei in bilico tra vita e morte. Questo tipo di cultura dalla letteratura si espande anche in filosofia con Wagner, Goethe e anche nell’arte: il movimento più importante dal punto di vista culturale fu quello dello “Sturm Und Drang” (“Impeto e Tempesta”), una tendenza tedesca che aveva come centro il trionfo dell’irrazionale. Si tratta di tendenze che nascono alla fine del 1700, ma che troveranno successo anche nel 1800 con, ad esempio, le poesie di Edgar Allan Poe; in Italia, gli intellettuali furono colpiti dalla “grande delusione storica”, dopo il trattato di Campoformio, poiché Napoleone lasciò cadere la Repubblica di Venezia e lo stato Veneto veniva ceduto agli austriaci. Dal 1789 al 1815, gli italiani a seconda di dove abitano sono coinvolti in una serie di scontri, contrasti e problemi economici che, di solito, si scontrano in un secolo, è Napoleone a far scoprire agli italiani la fierezza delle loro radici e l’intellettuale o appartiene alla generazione di Monti e trova rifugio nelle corti, ma un intellettuale come Foscolo ha una vita complicata perché deve trovare da solo le risorse per vivere la sua vita e, infatti, dopo Foscolo, tutti gli intellettuali partecipano ai movimenti risorgimentali che davano spazio alla cultura e alla crescita intellettuale. Da questo momento in poi, diventa molto interessante seguire le vicende biografiche degli autori risorgimentali perché da quella dipende la maggior parte della loro scrittura come Foscolo che consegna nella sua letteratura il mito del personaggio Foscolo.

Ugo Foscolo

Foscolo ha una doppia anima: una greca perché nasce a Zante, isola greca dove il padre era stato mandato da Venezia che aveva ancora delle colonie nel Mediterraneo e una italiana. Foscolo apprende come lingua materna il greco e studia per i primi dieci anni della sua vita in Grecia e questo avrà un forte impatto psicologico sulla sua vita perché non si sentirà mai né del tutto italiano, né del tutto greco. Dopo la morte del padre, nel 1793 si trasferisce a Venezia con la madre dove lui si sente un uomo che “balbetta l’italiano” poiché ha difficoltà a inserirsi nel circolo degli intellettuali italiani venendo trattato come un “frutto esotico” (epistolario), Foscolo sente molto forte la necessità di essere italiano (situazione analoga la vive Ungaretti) e, infatti, nel 1796 elabora un preciso piano di studi che comprendeva tutte le opere che dovrà leggere, ma anche quelle che dovrà scrivere iniziando così lo studio per diventare uno scrittore, Foscolo, però, elabora un piano di studi differente poiché un intellettuale italiano studia i poeti classici e alcuni contemporanei come Metastasio, Alfieri, Ariosto (ecc.), mentre nel suo ci sono anche autori stranieri (come Grey) e ciò ci dice che la cultura che Foscolo ha in mente di costruire per sé è quella di un intellettuale europeo, non solo di un intellettuale italiano; inoltre il piano di studi di Foscolo non viene fatto per generi, ma per autori infatti pone “L’Orlando Furioso” nella categoria del romanzo. Questa ampiezza di visione gli viene data dalla sua formazione greca e, la sua formazione classica, è quella che lo spinge oltre i confini della letteratura italiana che effettivamente non gli interessa perché dotato di curiositas che gli permette di non fermarsi solo alla cultura italiana. Tra le opere che intendeva scrivere, la prima opera è “Laura Lettere” che è il nucleo predecessore delle “Ultime Lettere di Jacopo Ortis”, ma quest’opera è preceduta da componimenti di occasione e la tragedia “Thyeste” rappresentata anche in teatro a Venezia grazie a una nobildonna veneziana, Isabella, che lo accolse nel suo salotto innamorandosi di lui; il successo di quest’opera crea sospetto nella polizia austriaca e questo lo porta a rifugiarsi sui Colli Euganei dove aspetta la caduta della Repubblica di Venezia e l’arrivo di Napoleone ma, dopo il trattato di Campoformio, si rifugia a Milano e scrive su un giornale di idee progressiste e antiaustriache, stringe un rapporto con Monti, ma la moglie si innamora di Foscolo e la loro amicizia si chiude. In questo periodo, Foscolo non ha pubblicato opere che lo rendono famoso come scrittore, ma scrive letteratura di impegno politico e, infatti, dopo la nomina al tribunale di Bologna, 4 partecipa a una battaglia contro la coalizione antinapoleonica dove viene ferito ed è costretto a nascondersi rifugiandosi, nel 1799, a Genova. Tra la fine del 1799 e gli inizi dell’800 aveva scritto una lode a Napoleone, ma dopo la delusione scrive una lode contro Napoleone intitolata “A Bonaparte Liberatore”, inoltre continua a scrivere i suoi sonetti d’amore per le donne come “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” in cui Foscolo scrive un’“augurale consolatoria” per la contessa, augurandole di ritrovare la sua bellezza, che, cadendo dalla cavalcatura, vide deturpata e “All’amica risanata” scritta in occasione della guarigione da una malattia di Antonietta Fagnani Arese; conosce inoltre Isabella Roccioni che diventerà la figura femminile

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Roberta.Ferrante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof De Liso Daniela.
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