Esame Tavazzi Autobiografia
Il testo di Giovanni Artico di Porcia ci spiega il contesto in cui si svolge la voglia di scrivere autobiografie. Lo stimolo a scrivere le autobiografie deriva dall’idea che la lettura di queste autobiografie possa avere una ricaduta pubblica all’interno di una specifica comunità: Repubblica de letterati.
Caratteristiche dell’opera di Porcia
- Dimensione pubblica, bisogna far sapere al di fuori dell'Italia i grandi letterati e ciò che stanno portando avanti;
- Modello che ha lo scopo preciso di esortare i giovani, metterli nella condizione di far sapere quali sono state le difficoltà degli uomini di scienza venuti prima di loro e come sono riusciti a superarle.
- Si riferisce a un tipo particolare di persone che sono già arrivati a ottenere dei risultati che sono già riconosciuti. Persone che possono essere dei modelli, con già una notorietà e un riconoscimento pubblico. Un caso che può essere di ispirazione ai giovani, affinché il letterato si concentri sugli aspetti pubblici della sua vita e non altro;
- All’aspetto alla formazione. Orientato da Porcia in una maniera molto netta.
Attenzione
I letterati dovranno spiegare anche gli errori dei loro precettori. Si devono soffermare anche su quello che avrebbero dovuto imparare a scuola e che invece non viene insegnato. In una lettera, Porcia dice di voler scrivere contro le scuole gesuite. Oltre ai metodi e ai contenuti, si concentra anche sugli strumenti dell’educazione.
Pregiudizio = qualcosa a cui devi contrapporti. Parola che ricorre spesso nell’opera. Porcia non porterà a termine un trattato pedagogico contro i gesuiti. Non scrive per porsi come un modello esemplare, ma cerca l’aiuto dei letterati amici. Si concentra sulle mancanze, su tutto quello che non viene insegnato a scuola. I letterati devono spiegare da quali pregiudizi si sono dovuti spogliare per poi arrivare alle loro scoperte. La carica polemica che è sottesa nel progetto, che sarebbe impossibile da cogliere senza gli strumenti giusti per capire il passato (in questo caso le lettere scambiate con altri), sarebbe passato in secondo piano. Questo aspetto lo colgono i contemporanei.
Cosa succede quando Porcia pubblica lo scritto?
Abbiamo una lettera che arriva a Muratori da parte di Vallisneri. Quest’ultimo coglie il punto sull’aspetto dell’educazione. Porcia vuole che dicano che gli sono state insegnate delle bagianate. Ha un atteggiamento satirico. Vallisneri non vuole seguirlo in questo. Il 26 dicembre ‘21: Muratori ha dei dubbi, perché gli altri sono titubanti. C’è un pericolo nell’attaccare i gesuiti. Perderebbe più di quanto guadagna.
Fanno seguito al progetto solo 2 autobiografie
- Quella di Gianbattista Vico che si lamenta perché viene presa come l’autobiografia esemplare. Questo ci fa capire che non fosse un progetto concordato. Si lamenta per la stampa che era piena di errori. L’autobiografia è stata stampata insieme al progetto;
- Pier Jacopo Martello ma che muore prima della pubblicazione. Molto breve e meno significativa, rispetto a quella di Vico.
Gli altri non presentano nulla per motivi diversi. Questo rende il progetto di Porcia un colossale insuccesso, ma che poi di fatto ci fa capire che l’autobiografia sta prendendo piede nel 700 e di come stia prendendo piede. Ha una ricaduta pubblica in cui il singolo deve esercitare una funzione di insegnamento. Non basta l’interessante a rendere plausibile l’autobiografia. Ci deve essere un insegnamento e un percorso ad ostacoli.
La vita di Vico
Non abbiamo un manoscritto. Blocco unico senza divisioni di parti, quindi non ha una struttura. Scritto in terza persona. Incipit quasi solenne. Ci sono tutte le cose che Porcia chiedeva. Indicazioni che ci servono per farci capire un temperamento che ha in sé o un ritratto di sé stesso (padre-madre). Dalla frase con cui conclude il passo. Serve per farci capire l’incidente possa aver condizionato la sua vita, fornendogli una natura malinconica ed acre, che al tempo era tipica degli uomini di ingegno. Serve per giustificare il destino di grandezza. Ci viene detto solo questo episodio perché è funzionale, strettamente connesso a grandissime doti intellettuali.
Episodio maestro
Mostra come la competizione e il cercare di spingere i ragazzi pieni di volontà a superare sé stessi possa essere un elemento negativo (la competizione faceva parte dell’insegnamento gesuitico). Vico è maestro di sé medesimo fin da piccolo. Idea che ci sia una competizione con cui gli allievi vengono messi uno contro l’altro, c’è un vincitore e uno sconfitto. Tutto ciò doveva essere produttivo, nel caso di Vico è negativo. Vico si rifiutò di tornare a scuola, perché non lo reputava giusto (elemento che chiedeva Porcia di scrivere). Queste sue fatiche da autodidatta lo distingueranno da intellettuale. Queste parti sono scritte, come per l’incidente, per un motivo strettamente funzionale.
Summule = riassunti di testi. Fa una serie di letture che sono troppe per il suo livello. Smette un’altra volta di studiare e lascia gli studi. Altro errore, perché non era stato posto un limite alla sua vena da autodidatta. Nomina Cartesio. Confronto con lui e il suo metodo. L’autobiografia deve esporre anche il metodo. Parla anche di ingenuità dovuta da istorico. Atteggiamento oggettivo dello storico. La terza persona deve creare anche una distanza oggettiva. Narra le cose seguendo un filo e schiettezza (caratteristiche tipica di qualunque forma autobiografica). Si porge l’attenzione agli studi di Vico.
Filo = ribadito da Battistini. Ci dà l’idea che sulla varietà delle esperienze che compongono la vita di una persona, nel racconto autobiografico ci debba essere una soluzione. Prevale il discorso compatto e unitario. Secondo Battistini, l’idea del filo può essere assunta come l’emblema di tutta la produzione autobiografica del 700. Il filo ci mostra come la scrittura di tipo retrospettivo sia tutto proiettato in un futuro. Tutto quello che viene scritto è finalizzato al poi. Come se ci fosse una predestinazione con quello che verrà (appare anche in Goldoni). Molto spesso, quando noi osserviamo le soglie del testo, le prefazioni, i saggi introduttivi, gli autori usano le stesse motivazioni o le stesse argomentazioni per giustificarsi per quello che scriveranno. Divengono tratti comuni della scrittura autobiografica. Molti dei quali derivati da Porcia e altre dalla lettura che gli scrittori fanno dei loro colleghi.
Libro di testo volume 6/7
Compresi testi letti a lezione: Memorie Italiane di Goldoni, Memorie inutili di Gozzi, Vita di Alfieri.
L'età della ragione e delle riforme
Tra la fine del 500 e l'inizio del 600 in gran parte dell'Europa sembra entrare in crisi il sistema sociale e culturale dell’Antico Regime. I primi segni di questa trasformazione si verificano in ambito politico-militare e culturale. Nella vita quotidiana del popolo invece, come nei secoli precedenti, la situazione rimane la stessa: la distanza tra le classi, il dominio dei valori della Controriforma, il monopolio del potere economico nelle mani di nobiltà e clero. Inoltre alle penose qualità di vita, bisogna aggiungere l'alto tasso di mortalità aggravato dalle guerre in Europa. In contrasto a questo abbiamo in pieno movimento il commercio, i traffici e gli scambi con il nuovo mondo → anni della colonizzazione: grazie ai progressi tecnici nella navigazione, gli oceani sono percorsi da un numero crescente di mercanti, imprenditori. Questi si muovono verso il continente Americano o verso l'Oriente sfruttando le popolazioni e trasferendo le rivalità tra potenze sul quel vasto continente → la lotta politico-economica si sposta in tutto il pianeta.
L'Italia
Mentre si svolgono una serie di guerre che modificano l'assetto Europeo, l’Italia ricopre un ruolo marginale: non è più il centro dello scontro delle potenze (500 Guerre d’Italia), ma non ha nemmeno un governo stabile (come quello Spagnolo del 600). È una pedina manipolata dall’influsso di diverse potenze Europee: l’Inghilterra, (che non è direttamente impegnata nella azioni belliche, ma che ha interessi economici sulla penisola e interviene con sostegni finanziarila Francia, e l’Austria che acquisisce il predominio nella penisola sostituendo la potenza Spagnola. A partire dal 600 una prima attività di riflessione e ricerca si manifesta in Inghilterra, Francia, Olanda: questa mette in discussione le morali dell’assolutismo e il dogmatismo religioso. Lo storico Paul Hazard individua il carattere fondamentale di questo cambiamento nella disponibilità alla discussione e all’indagine razionale. Questo cambiamento però riguarda solo i paesi più avanzati d'Europa. A questo contribuisce anche la ribellione al principio di autorità che aveva importato la riforma protestante, e il libertinismo molto vivo negli ambienti nobiliari. Queste insieme ad altre componenti concorrono a portare a una laicizzazione del sapere che intende essere la riproduzione di una ricerca e interrogazione sulla realtà. Questa mira a fissare autonomamente le proprie leggi e i propri limiti, non intende riprodurre valori sociali già preimpostati. Si diffonde dunque l'idea che una religione autentica possa essere indagata in modo razionale. Si pongono le basi del moderno concetto laico → premessa del movimento illuministico. Quasi tutti gli esponenti di questo movimento però appartengono al mondo del clero o della nobiltà. Nasce in questi anni il concetto di critica come analisi senza pregiudizi. Questa si propone di indagare la credibilità dei testi sacri e dei testi trasmessi dalla tradizione. Si affermano i valori di tolleranza, discussione, collaborazione civile con cui gli intellettuali si impegnano in una sorta di collaborazione nella ricerca da diversi punti di vista. L'importanza che viene data alla concretezza e all'esperienza porta a dare un maggiore rilievo alle scienze naturali e favorisce anche alla nascita di nuove discipline come “le scienze umane”. L’uomo di cultura è definito “letterato” qualunque sia la sua specializzazione → comunità universale. Sotto Il termine letterato dunque sono compresi tutti coloro che producono testi, quindi non solo la letteratura e la poesia, ma l’intero ambito delle conoscenze (scientifiche, umanistiche), che si manifesta attraverso la scrittura. Il latino rimane la lingua prevalente della conoscenza scientifica internazionale e solo nel 700 viene scalzata. In questi anni si verifica un'intensa attività epistolare, che consente rapporti diretti tra dotti di tutta Europa: la letteratura diventa quindi strumento di informazione e di dibattito (grazie anche ai miglioramenti dei servizi postali). Il pubblico a cui si rivolge questo movimento è molto più ampio: si estende alle media e piccola nobiltà e a un clero generalmente di origine nobiliare o borghese. La produzione editoriale, facilitata da progressi nelle tecniche di stampa, segue lo sviluppo dell'attività culturale raggiungendo nuovi mercati anche lontani. I traduttori hanno un'importanza determinante in quest'epoca: questo consente di immettere in Europa nuovi testi composti in lingue ancora sconosciute come l'inglese, del quale vengono effettuate molte traduzioni sia in latino che in francese. Un altro strumento fondamentale della comunicazione è la stampa periodica. Le gazzette e gli avvisi trasmettevano le notizie sugli avvenimenti pubblici, ma avevano ancora periodicità irregolare, legata appunto al verificarsi di eventi di rilievo. L'uso degli “avvisi” si diffuse già nel 500, erano quasi sempre anonimi, e si davano notizie di avvenimenti importanti, la loro diffusione aveva essenzialmente funzione politica. Nella secondo seconda metà del 500 questi assumono una certa periodicità e a Venezia prendono il nome di “gazzetta” dato dal loro prezzo che era una monetina da soldi. Intorno alla metà del 600 cominciano a uscire in Italia delle gazzette dalla periodicità regolare (settimanale). Tra il 600 e il 700 nasce una distinzione tra gazzetta e giornale: la gazzetta ha una funzione di informazione politica, mentre il giornale ha l'obiettivo di informazione culturale e letteraria. Il gazzettiere è colui che scriveva sulle gazzette. Giornalista è chi scrive sui giornali letterari. Solo verso al fine del 700 il termine giornale comincia a sostituirsi a gazzetta. Il giornalismo letterario invece aveva una sua regolarità già dalla fine del 600. Queste pubblicazioni contenevano rendiconti o estratti relativi a libri recenti. L'alfabetizzazione in Europa è ancora molto a fare, anche se alcuni in alcuni paesi come Francia e Inghilterra è in crescita dall'inizio del 700. A livello primario l'insegnamento veniva dato dalle scuole religiose che a partire dal 600 sono ben organizzate. L'istruzione superiore è affidata a collegi e percettori privati. Le università sono in forte regresso rispetto all'attività culturale del tempo. I modelli elaborati dalla corte di Francia continuano ad avere presa su tutta la nobiltà europea. La cultura aristocratica francese afferma la superiorità del presente rispetto al passato, vede dell'oggi il trionfo della razionalità e di certe conoscenze mai raggiunte dagli antichi. La cultura cortigiana francese quindi si volge a una continua curiosità per il presente e si esprime attraverso la cura delle occasioni della quotidianità, coltivato nei salotti e nei giardini. Questo atteggiamento si traduce in un stile detto rococò. Il termine rococò nasce dal gergo degli artisti francesi alla fine del 600 (come deformazione del termine rocaille cioè le decorazioni minute fatte di sassolini, conchiglie ecc.) e si riferisce alle decorazioni cariche degli interni diffuse in Francia tra 600 e 700. Alla fine dell’800 il termine si usa per designare un oggetto minuscolo e stravagante. È poi passato a definire il gusto delle arti figurative dell'intera società nobiliare del tempo, che si impronta su una predilezione per il particolare.
L'Inghilterra
In Inghilterra, grazie alla dinamica situazione sociale, si sviluppa un diverso tipo di pubblico: i gentlemen, parte della piccola aristocrazia priva di titoli nobiliari e arricchitosi grazie ai traffici commerciali. Questo pubblico ha i suoi luoghi di incontro nei caffè e nei club, dove si conversa e si scambiano opinioni. Si dà quindi una maggiore importanza agli eventi collettivi e allo scambio sociale. Da questi luoghi nasce un nuovo giornalismo periodico che guarda alla vita quotidiana e si indirizza alla borghesia cittadina (es: lo Spectator avvia questo tipo di pubblicazione). In questo mercato letterario fa la sua comparsa il romanzo moderno che cerca di raffigurare la società contemporanea (es: Robinson Crusoe di Defoe nel 1719). Si sviluppa anche una scrittura ironica che rappresenta il tipico humor inglese, che definisce i suoi caratteri proprio nel 700.
L'Italia di fronte all'Europa
In quest’epoca l’Italia si trova costretta a confrontarsi con una cultura elaborata in tutta Europa, che è ormai indifferente al vecchio modello rinascimentale italiano. Questo però non significa la cultura italiana sia ormai marginale: molti intellettuali italiani del 700 ottengono riconoscimenti e suscitano attenzione in tutta Europa, e il modello scientifico di Galileo produce ancora molti risultati. L’italiano è ancora una lingua molto nota nelle corti, e grazie alla diffusione della commedia dell’arte e del melodramma, l’italiano resta il principale strumento espressivo nello spettacolo. La penisola inoltre è una meta privilegiata da molti intellettuali (che in questo periodo crescono); ma sono sempre più numerosi anche gli intellettuali italiani che viaggiano o emigrano in paesi stranieri. Il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi Europei si comincia ad avvertire, ma c’è ancora la convinzione che esso possa essere superato con la rivitalizzazione di un glorioso passato/tradizione. Ha inizio un tentativo di adeguarsi ai paesi Europei più avanzati. L’apertura all’Europa è anche attestata da vari scambi linguistici, specialmente con il francese. Grazie a questi scambi si arricchisce e si modifica la struttura dell’italiano, che cerca di sfuggire ai limiti imposti dall’Accademia della Crusca. Anche in Italia ha quindi inizio una laicizzazione della cultura, a partire dalla lingua (si metterà poi in moto alla fine del 700). L'attività culturale in Italia è prerogativa dei ceti nobili e degli abati. In alcuni grandi centri (come Napoli, che è la città più popolata d’Italia) si sviluppa un ceto civile di uomini di legge e funzionari (sviluppo di una cultura giuridica). Il pubblico coincide quasi sempre con questo strato sociale, sebbene esistano delle differenze tra i vari paesi (es: Venezia, dove si svolge un'intensa attività teatrale, il pubblico può includere anche la borghesia e il popolo).
Il libro di viaggio
Venivano scritti sotto forma di diario o di lettere. Potevano essere inviate durante il corso del viaggio ad amici e poi raccolte insieme, oppure sotto forma di relazioni continuative. I libri di viaggio esprimono la sete di conoscenza, che caratterizza quest’epoca, per paesi e popoli diversi, per le loro usanze e le loro abitudini, ma anche per i paesaggi e la natura. Rispetto ai libri di viaggio dei secoli precedenti, quelli del 700 si distinguono per la tendenza all’osservazione e alla descrizione, che vince i pregiudizi del tempo.
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