Storia dell'architettura moderna
Introduzione
Firenze all’inizio del XV secolo! 1400 = il singolo anno, il Quattrocento = l’intero secolo. L’ambito cronologico a cui si farà riferimento è il Quattrocento, cioè l’intero secolo. Intorno al 1400 (singolo anno) a Firenze avvenne una rivoluzione che riguardò molti ambiti, la quale portò a una vasta produzione in ogni ambito del sapere. Tutto questo ha generato una rinascita, sostenuta dagli intellettuali dell’epoca e diffusa facilmente attraverso l’utilizzo della stampa. Il Rinascimento viene studiato ancora oggi e ha come particolarità il fatto che venisse riconosciuta come epoca di cambiamento dagli stessi contemporanei. Si pensi a Vasari, che declina il termine volendo dare un giudizio più negativo che positivo riguardo gli anni del Medioevo. Persino Raffaello ragiona in questi termini e si rende conto del cambiamento.
Pensando a Vasari è naturale individuarlo come fonte. Ma cosa è una fonte? Una fonte è qualcosa da cui posso attingere per avere delle informazioni. Possono essere dirette, come ad esempio Vasari, ma anche indirette, come ad esempio una planimetria o dei documenti giuridici. È necessario essere rigorosi con le fonti: bisogna saper distinguere il tipo di fonte che ho davanti, capire a cosa mi può servire e come devo leggerlo ma soprattutto capire se sono veritieri oppure no.
Quando Arnaldo Bruschi parla di una nuova architettura fiorentina, si riferisce a una cerchia di architetti che progettano diverse strutture a Firenze negli anni di studio. Caratterizzanti sono le famiglie dell’oligarchia, poiché il contesto istituzionale e la sua volontà di rappresentazione anche attraverso le opere architettoniche diventano un motore per l’innovazione. Infatti, per capire alcuni progetti è importante analizzare il contesto economico.
In alcuni casi, nelle città, oltre alla struttura odierna si può notare ancora la struttura storica. Ovviamente però, ad esempio, non si potrà parlare di una Firenze romana, di una Torino con una struttura romana poiché questi si limitano a essere i punti di partenza dai quali poi si è sviluppato il resto della città, fino a questi anni. Osservando poi dei ritratti di città d’epoca possiamo osservare come nel Quattrocento l’attenzione al contesto esterno alle mura diventi fonte di studio. Non ci si limita più a interessarsi a ciò che si conosce, c’è voglia di scoprire cose nuove. Questo ci consente di avere in ciò delle fonti molto utili. In alcuni casi si possono persino trovare delle planimetrie in cui vengono realizzati solo gli edifici più importanti, tralasciando l’intero tessuto urbano.
Brunelleschi e Santa Maria del Fiore
Nell’episodio della cupola possiamo avere delle chiare evidenze della figura dell’architetto, già figura rinnovata da Brunelleschi, in cui l’equilibrio fra capacità tecnica ed intellettuale è evidente. Nelle altre opere brunelleschiane è più evidente quel tema di nuova architettura rinnovata: la caratteristica dell’architettura fiorentina particolarmente legata al tema dell’antico. Attraverso queste due chiavi di lettura proviamo a vedere i cantieri. La sua formazione gli permette di poter organizzare i cantieri e dare delle risposte all’opera del Duomo, che richiedeva l’impostazione di una cupola. Alle richieste risponde con l’impostazione di un modello, il concorso prevedeva un modello in muratura, che alcuni anni fa era stato forse individuato durante degli scavi e alcuni studi di alcune presenze. Da quel modello Brunelleschi deve passare alla fase di elaborazione, impostando tutti gli elementi che concorrono alla costruzione. La sua abilità tecnica è espressa anche attraverso la progettazione dei macchinari, dell’impostazione dell’arrivo delle materie prime, il coordinamento. Si aveva bisogno di una copertura che emergesse, che fosse evidente, che fosse una cupola che potesse garantire la parte statica e fosse definita in base a delle soluzioni tecniche ben strutturate, ma anche che risultasse particolarmente leggera ed emergente. Viene progettata una doppia cupola:
- Intera e sesto ribassato
- Esterna molto leggera, a sesto acuto per poterla far emergere
Le due calotte rese solidali dai costoloni (8) che partono dall’ottagono e che arrivano in cima, alla base della lanterna, che trattiene le loro forze, da elementi intermedi e dalle corde grandi, più orizzontali. Fra questi vengono tirate le vele della calotta, secondo un sistema costruttivo che media dall’architettura romana e che gli permette di rispondere alle richieste della committenza. Il tema statico viene risolto: il tamburo viene alleggerito svuotandolo. Dall’opera romana mutua l’utilizzo di un tipo di muratura che permette di impostare la cupola secondo una modalità che evita l’utilizzo di centine e di conseguenza la necessità di materiali da costruzioni che avrebbero reso impossibile il cantiere. Questa soluzione la ritrova nella muratura a spina di pesce: il posizionare per corsi orizzontali in modo che si evitasse il possibile scivolamento è una delle soluzioni di epoca romana. La cupola verrà decorata successivamente. Il tamburo ha grandi oculi, che la devono alleggerire, ma la illuminano.
Ci sono molti documenti a riguardo della cupola. La parte sommitale è una lanterna, realizzata dopo la morte di Brunelleschi. È un esempio di uno spazio centralizzato, posto al culmine della cupola. È uno spazio che si può cogliere nella sua forma da ogni lato, sempre uguale a se stesso, caratterizzato con uno sviluppo all’antica (lesene poste agli spigoli dell’ottagono superiore). Verrà studiato dai suoi successori per la realizzazione di edifici a pianta centrale. In questa impostazione sperimenta una centralizzazione perfetta, con una scansione di elementi architettonici all’antica, con finestre definite da archi nella parte sommitale. È presente il famoso rudente.
È utile avere a che fare con un modello ligneo. Molto spesso sono componibili, ci sono vari livelli di fruizione. Gli autori dei modelli sono degli ebanisti ma anche dei semplici falegnami. In genere queste maestranze erano gestite dall’architetto e da chi governava il progetto. Sia per la lanterna che per altri elementi sono conservati degli oggetti di studio.
Quando parliamo di architettura all’antica, in questo caso, il dettaglio e la raffinatezza della base delle paraste che definiscono il perimetro interno della lanterna sono caratterizzate da una cornice ad ovoli nella parte superiore, poi a dentelli, poi una decorazione a riquadri: sono tutti elementi mutuati dalle architetture antiche attraverso la conoscenza di alcuni rilievi di Donatello. All’esterno questi passaggi che consentono di girare intorno al camminamento superiore sono in realtà inseriti all’interno di un contrafforte che contiene le spinte della lanterna. Elementi che legano la necessità strutturale con dettagli formali legati alle conoscenze dell’architettura romana, in particolare la conchiglia inserita nella parte interna dell’arco.
L’ultimo elemento che completa, non in termini di cantiere ma in termini cronologici, sono le tribune morte, ovvero degli inserti classici posti all’esterno di una soluzione diversa. Non hanno funzione, ma sono elementi che mediano il passaggio dai pilastri d’ambito e il tamburo superiore. Non sono raggiungibili dall’interno, non hanno una caratterizzazione per il loro utilizzo. Sono un inserto classico perché la struttura semicircolare definita da un binato di semi colonne, all’interno del quale si aprono nicchie a tutto sesto, con un conchiglione. Questo sistema di binato di semicolonne con un plinto comune e si definiscono con una base e un capitello di tipo composito, al di sopra del quale compare la trabeazione sostenuta da questo sistema complesso di ordine architettonico. L’utilizzo del marmo che lega le soluzioni più raffinate.
L’ultimo elemento che non è legato al cantiere brunelleschiano è la loggia dei grilli, un sistema di raccordo fra tamburo e cupola che era stato richiesta dell’Opera, costruito da D’Agnolo in una parte, a causa di una forte critica di Michelangelo.
Ospedale degli Innocenti
Una realizzazione di un edificio ospedaliero, con una funzione importante anche a livello sociale, che viene affidata nel 1419 ca da un’altra corporazione, l’Arte della Seta, a Brunelleschi. Oggi piazza dell’Annunziata, definita da tre prospetti porticati con al centro una statua equestre, legata a una celebrazione medicea. Quando gli viene affidato il progetto era ancora uno spazio vuoto, molto in periferia rispetto al centro abitato e più densamente costruito. Era una zona un po’ più distante rispetto al cuore di antica urbanità. È l’occasione che genera l’esigenza di realizzare una piazza, che oggi si presenta con un’immagine uniforme con tre lati porticati che fa descrivere questa piazza come una delle più rappresentative rinascimentali. Il monumento di Brunelleschi è stato poi duplicato nel Cinquecento, specularmente. Ha un’origine di progettazione più complessa, che si realizza che ha l’origine dei chiostri. Ha un’impostazione che viene portata avanti da altri architetti, anche se poi modificata nel corso delle epoche successive perché usato anche di recente. Ciò che caratterizza comunque è la ricerca estrema della modularità, che è base per la realizzazione del cortile principale, con un’asse di simmetria preciso, a cui si legano le scelte sia dispositive sia dimensionali degli spazi dell’ospedale. Nel portico di facciata l’uso dell’ordine architettonico importa poi per l’uso di un modulo brunelleschiano, un elemento che ripetuto per nove volte in questo caso, porta a definire degli spazi. Il modulo brunelleschiano ha un’origine legata alla dimensione del diametro della colonna: tutte le ampiezze che si vedono espresse discendono da un’unica e principale scelta. In base a quella scelta si hanno tutte le altre dimensioni.
- Parte con una sopraelevazione rispetto al piano della piazza
- Base, fusto, capitello di ordine corinzio che sostiene un elemento di cornice, su cui si imposta un arco a tutto sesto
- Differenza di materiale: pietra forte usata nei cantieri fiorentini che emerge rispetto all’intonaco chiaro sia dei pennacchi degli archi, sia nell’intera muratura
- Sopra l’arco è evidente la trabeazione, con le finestre superiori. Quel gregio è molto dilatato, vista la necessità di raggiungere il davanzale della finestra: non c’è una legge di proporzione che invece regola il resto del modulo
- La bicromia è un elemento che emerge immediatamente, i due materiali differenziano l’ordine architettonico e il suo funzionamento rispetto alla muratura pieno
- Al di sopra della trabeazione si aprono in modo regolare, al centro delle nove campate, delle finestre che hanno dei timpani triangolari. Sono incorniciate all’antica
- Ai lati delle arcate c’è una lesena scanalata, a cui si accosta la colonna con l’arco: siamo di fronte a un arco inquadrato dall’ordine. È lo stesso della Trinità di Masaccio
- È una struttura voltata a vela: scarica sulle colonne sul lato piazza e sui peducci nella parte interna. Archi e peducci sono caratterizzati dell’uso dello stesso materiale, che fa spiccare una sorta di scheletro che però non è scheletro strutturale che, dall’interno del portico, è ripreso e richiamato nella pavimentazione. Il modulo con le 10 braccia fiorentine (intercolumnio, luce presa dal centro delle due colonne) che definiscono metà dell’arco, del quadrato sul pavimento e della volta. Questa ripetitività affinché l’organizzazione e l’ordine e la percezione dell’insieme sia ordinata e legata alla necessità della regolarità del rigore e della venusta vitruviana che Brunelleschi vuole realizzare.
Le braccia fiorentine sono l’unità di misura di quegli anni a Firenze. In questi anni Brunelleschi è attivo in diversi cantieri. Gli studi più di dettagli hanno messo in dubbio l’effettiva presenza nel cantiere di Brunelleschi, anche attraverso alcuni segni che alcuni autori non riconoscono come propri dell’architetto. Da questi studi, in particolare, sono derivate delle ipotesi di riproposta di un progetto originario: viene messo in evidenza il chiostro e anche l’intero posizionamento degli ambienti, un asse di simmetria fra due spazi che hanno funzioni diverse anche legate alla distinzione fra sessi. C’è un’apertura di ingressi diversi. L’ipotesi prevede un vuoto centrale affiancato da due parti piene. È una composizione semplice che diventerà poi un modello. Nelle parti estreme abbiamo due elementi pieni. Nel progetto iniziale nella fascia con le finestre le due laterali, quelle dei pieni, erano separate da delle paraste. Sembra una piccola cosa, ma cambia la percezione che si ha dell’intero progetto. I loculi, posti nei peducci piani, risulterebbero troppo indeboliti se il tondo fosse vuoto. Un dato che Bruschi mette bene in evidenza ci aiuta a puntualizzare quel discorso tra antico e antico riproposto nel corso degli anni di cui si è parlato nelle precedenti lezioni. Alcuni autori negli anni ’70 e ’80 del Novecento vedendo il dettaglio della trabeazione sostenevano che Brunelleschi non avesse seguito il cantiere poiché è una scorrettezza rispetto all’antico. È ritenuto un errore perché al di sopra del capitello della parasta la trabeazione gira in verticale: è un elemento orizzontale. È stato interpretato come un errore, poiché non concepibile che l’elemento trabeato subisse una modifica così evidente. Se si guarda a ciò che era presente a Firenze, come la trabeazione del Battistero, si può vedere come questa gira in verticale. L’interpretazione che ora è più attuale, più valida anche nella comprensione del linguaggio brunelleschiano, è che tale soluzione non sia un’assenza dell’architetto dal cantiere che lascia fare ma è una citazione cosciente di un’architettura legata alla tradizione fiorentina.
Sacrestia Vecchia
Firenze è caratterizzata da una famiglia in particolare, con altre che sono dedite ai commerci. Essere la famiglia Medici implica che sia necessario dimostrare, attraverso le opere, il proprio potere (chiesa di patronato, palazzo, mausoleo di famiglia). Questo ovviamente porta a un rinnovamento del tessuto urbano, che può essere modificato ma anche riedificato attraverso l’utilizzo di lotti liberi. Gli viene commissionata da Giovanni di Bicci. Diventa Sacrestia Vecchia nel momento in cui Michelangelo progetterà specularmente questo altro spazio. È un impianto centrale, uno spazio pubblico voltato a pianta centrale. La volta è ad ombrello, associato a uno spazio cubico più piccolo, la scarsella, in cui è posizionato un altare. La tomba di Giovanni di Bicci e della moglie sono al centro della sacrestia. Si accede non centralmente ma lateralmente, dal transetto della chiesa. Ha un impianto a muratura piena. I quattro pennacchi sferici collegano l’impostazione del tamburo poligonale alla sfera a spicchi. Al di sopra della zona degli arconi, che genera i pennacchi, si imposta la cupola a 12 spicchi con una definizione simili ad alcuni modelli a cui Brunelleschi faceva riferimento. Al di sopra una copertura tronco conica su cui si inserisce una piccola lanterna, definita da una serie di colonnina all’antica e una copertura spiraliforme. Nella sezione è visibile uno spazio più piccolo, la scarsella. Ha base quadrata, sormontata da una calotta ribassata definita da 4 pennacchi sferici, all’interno dei quali si sviluppano le decorazioni. il riferimento che Brunelleschi ha è il Battistero di Padova, al cui interno è caratterizzato da una volta dipinta in cui questa suddivisione in 12 spicchi e in cui questa scelta di creste e vele che caratterizzano la volta ad ombrello ha una sua anticipazione. Il legame fra Padova e i Medici è definito da alcuni personaggi ma anche di tutta la parte simbolica che può essere sottesa, di cui la Sacrestia vecchia è intrisa. I pennacchi sono definiti da tondi che verranno poi ultimati dalla decorazione di Donatello. Le pareti non sono tutte uguali: quella di collegamento con la scarsella presenta paraste scanalate e rudentate che, in questa posizione all’angolo, sono piegate simmetricamente: tre scanalature per parte. Sono montate da un capitello e sono sormontate da una trabeazione all’antica. al di sopra, nella parte centrale, si inserisce un arco a tutto sesto dando origine a quel sistema già usato in antichità e che conosciamo come serliana. È un elemento architettonico definito da un arco a tutto sesto sostenuto da due elementi verticali e affiancato da due elementi trabeati anch’essi sostenuti dall’ordine architettonico. L’arco si riflette sull’arco che definisce la zona di passaggio tra lo spazio d’ambito e l’imposta della cupola. Nella parte piena della serliana sono inserite le porte negli spazi laterali, che non caratterizzano la sacrestia e che vengono realizzate negli anni in cui Michelozzo dirigerà i lavori. È uno spazio generato dallo stesso ordine architettonico dello spazio principale ma è di dimensioni più ridotte. Brunelleschi inserisce una parasta filiforme: è come se annegasse le due paraste all’interno della muratura, coscientemente, lasciando emergere un ricordo, un elemento filiforme con anche una sorta di voluta emergente che ci fa ricordare che non si è dimenticato dell’ordine architettonico ma, nell’organizzazione completa, l’ordine non sarebbe stato. Tutto l’ordine presente nella sacrestia è sottoposto a uno.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Storia dell' Architettura moderna- prof. C. Cuneo
-
Riassunto esame Storia dell'architettura II antica e moderna, Prof. Sessa Ettore, libro consigliato Storia dell'arc…
-
Appunti esame Storia dell'architettura contemporanea, prof. Fasoli, libro consigliato: L’architettura moderna dal 1…
-
Appunti per esame Storia dell'architettura II