DISSOLUZIONE E DIFFUSIONE
Cinetica di rilascio di ordine zero: la velocità di rilascio di F dalla forma farmaceutica non dipende dalla
C del F ma è costante nel tempo.
Diffusione: 1°Legge di Fick
L’assorbimento di un principio attivo richiede l’attraversamento di barriere/membrane, e dipende dalla
capacità della molecola di diffondere (maggiore è la velocità di diffusione, maggiore è l’assorbimento). Il
processo di diffusione è governato dalla 1°Legge di Fick: J= - D (dC/dx).
Secondo questa legge, la diffusione è un processo mediante il quale una differenza di concentrazione si
riduce in seguito ad un flusso spontaneo (da una regione ad alta C verso una a più bassa C). Il flusso J, ossia
la quantità di sostanza che diffonde nel tempo, è direttamente proporzionale al gradiente di concentrazione
dC/dx (C di F che diffonde in relazione allo spessore dello strato di diffusione).
In sostanza la velocità di diffusione dipende da: coef ciente di diffusione D (che dipende dall’ambiente in
cui diffonde la molecola, cioè dal mezzo tramite cui il farmaco deve diffondere; è un numero che subisce
anche l’influenza delle dimensioni delle molecole (raggio) e della temperatura), concentrazione C del
composto che diffonde e spessore dello strato di diffusione x.
Dissoluzione: Legge di Noyes-Whitney
La Dissoluzione è un processo
termodinamico e la velocità di
dissoluzione è comunemente controllata
dalla diffusione. La velocità di
dissoluzione è la rapidità con cui la
sostanza solida passa allo stato di
soluzione. Il processo di dissoluzione è
governato dalla Legge di Noyes-
Whitney.
La velocità di dissoluzione è
direttamente proporzionale all’area
super ciale del solido, quindi all’aumentare dell’area aumenta anche la velocità, e alla differenza di
concentrazione (Cs-C) nello strato di diffusione, quindi maggiore è la differenza di concentrazione
maggiore sarà velocità di dissoluzione. Mentre è inversamente proporzionale allo spessore dello strato di
diffusione, quindi maggiore è lo spessore minore sarà la velocità di dissoluzione. Lo strato di diffusione può
essere ridotto tramite agitazione. Inoltre la velocità di dissoluzione è inversamente proporzionale anche al
raggio della molecola e alla viscosità del mezzo, quindi all’aumentare del raggio o della viscosità,
diminuisce la velocità di dissoluzione.
In generale la dissoluzione dipende anche dalla solubilità della sostanza, di conseguenza dipenderà dalle
caratteristiche che influenzano quest’ultima, come stato fisico del soluto (amorfo o cristallino), temperatura
(se la dissoluzione è un processo endotermico allora un aumento di T del solvente comporta ad un
aumento della solubilità della sostanza), pH del solvente (nel caso di soluti con caratteristiche acido-
basiche), uso di co-solventi e presenza di tensioattivi o altri solubilizzanti.
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STRATEGIE TECNOLOGICHE PER AUMENTARE LA BIODISPONIBILITA’ OS DELLE
FORME FARMACEUTICHE SOLIDE
Metodi e strategie per aumentare la biodisponibilità
Sono diverse le strategie da utilizzare per migliorare la solubilità (classe II, Grease balls) e di conseguenza la
biodisponibilità, quali:
1. Utilizzo di tensioattivi idro li ad alto HLB con azione bagnante (Sodio lauri solfato, Polisorbati,
lecitine): agiscono aumentando la bagnabilità, diminuendo così la tensione superficiale, migliorando la
solubilità e quindi anche la biodisponibilità. Svolgono un ruolo come solubilizzanti grazie alle loro
proprietà di autoassemblanti in micelle al di sopra della CMC (concentrazione micellare critica). Inoltre i
tensioattivi non ionici come il TGPS agiscono inibendo e bloccando le pompe di eflusso della
glicoproteina P, responsabile dell’espulsione di sostanze dalle cellule, favorendo quindi
l’internalizzazione di molecole poco solubili. I tensioattivi possono anche agire come potenziatori
dell’assorbimento (enhancer) promuovendo le vie di trasporto attraverso l’epitelio gastrointestinale.
Presentano però anche una serie di svantaggi, possono infatti portare ad irritazione delle membrane
intestinali e possono andare ad influire sulla velocità di assorbimento del farmaco poichè il tensioattivo
con la sua componente idrofoba crea disordine a livello della membrane cellulare.
Esempio di applicazione: Piroxicam + Sodio lauril solfato in capsule o compresse.
2. Riduzione delle dimensioni delle particelle : ottenuta mediante un processo di tipo meccanico (es.
micronizzazione o nanosizing), comporta un aumento dell’area superficiale specifica e quindi un
incremento della velocità di dissoluzione. Presenta però anche una serie di svantaggi, dovuti al fatto che
questo processo comporta un elevata dispersione di energia (soprattutto sotto forma di calore,
deformazione elastica, attrito e frizione), con conseguente peggioramento delle caratteristiche di
bagnabilità e scorrevolezza, formazione di cariche elettriche sulla superficie del materiale e di particelle
che possono disperdersi nell’aria aumentando il rischio di contaminazione, interconversioni polimorfe
del farmaco e degradazione del farmaco.
Esempio di applicazione: I livelli sierici di Griseofulvina, somministrata per os, raddoppiano se il
preparato contiene il principio attivo sotto forma di particelle di piccolissime dimensioni.
3. Complessazione con ciclodestrine : Le ciclodestrine (CD) sono oligosaccaridi ciclici costituiti da unità
di glucosio legate con legami alfa-1,4-glucosidici, che presentano proprietà complessanti e tensioattive.
La loro cavità interna è idrofobica, mentre la superficie esterna è idrofilica (grazie agli ossidrili),
permettendo la formazione di complessi di inclusione per le molecole lipofile. Le CD sono
biocompatibili, più sicure e meno tossiche rispetto ai solventi organici, e si classificano in naturali e
semisintetiche (ottenute per sostituzione degli atomi di H degli ossidrili). Grazie alle loro caratteristiche
vengono utilizzate per aumentare la solubilità, la velocità di dissoluzione e la stabilità, e quindi
migliorare la biodisponibilità, per mascherare sapori/odori, per trasformare farmaci liquidi in solidi,
come eccipienti per il rilascio prolungato e per eliminare l’incompatibilità. Le ciclodestrine presentano
però una serie di limiti sia legati alla molecola stessa di CD che al loro meccanismo di funzionamento.
Per quanto riguarda i primi, sono poco assorbite per via os, vengono metabolizzate dalle alfa-amilasi (le
CD modificate sono però più resistenti), hanno una potenziale tossicità a livello parenterale (soprattutto
la B che a causa della sua scarsa solubilità in acqua è nefrotossica) e le CD modificate sono emolitiche.
Per quanto riguarda i secondi, per avere l’inclusione del farmaco questo deve avere dimensioni idonee
ad entrare nella cavità, non sono adatte a farmaci alto dosati e quelle naturali hanno scarsa solubilità e
possibile instabilità dei complessi.
Esempio di applicazione: Brexin: piroxicam-B-ciclodestrina.
4. Formulazioni lipidiche : si utilizzano componenti lipidici per formulare farmaci poco solubili e renderli
più biodisponibili, sfruttando il ruolo chiave dei sali biliari nella digestione e assorbimento, che agiscono
come tensioattivi e favoriscono l’assorbimento dei lipidi attraverso la formazione di micelle. La
concentrazione di sali biliari a stomaco pieno è quattro volte maggiore rispetto al digiuno, quindi anche
assunzione a stomaco pieno
l’ di farmaci lipofili può essere una valida strategia per migliorarne la
biodisponibilità. Sono formulazioni in cui il principio attivo deve essere disciolto in una miscela di uno o
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più eccipienti che possono essere: lipidi (trigliceridi o gliceridi), tensioattivi, co-solventi o idrocolloidi.
Possono essere sottoforma di soluzioni, sospensioni, emulsioni, sistemi auto-emulsionanti e
microemulsioni. Le formulazioni lipidiche sono classificate in 4 tipologie:
- Tipo 1: il farmaco è disciolto in olio senza alcun ausilio di surfrattante, e affinché il preparato possa
generare micelle idonee a passare le barriere è necessario l’intervento della digestione. Sono
termodinamicamente instabili.
- Tipo 2: il farmaco è disciolto in un miscela di olio e tensioattivi insolubili in acqua che generano
emulsioni chiamate SEDDS. È necessaria digestione e sono termodinamicamente instabili, ma la
presenza del tensioattivo facilita l’emulsionamento.
- Tipo 3A: il farmaco è disciolto in una miscela di olio (olio di arachidi), tensioattivi e co-solventi (glicole
propilenico). È una composizione che genera micelle/emulsioni fini (SEDDS/SMEDDS), fisicamente e
termodinamicamente stabili, che non necessitano digestione (non serve assumerli a stomaco pieno) e
si autoemulsionano all’interno del sistema GI.
- Tipo 3B: stessi componenti e comportamento del 3A, ma abbiamo microemulsioni.
Self (Micro) Emulsifying Drug Delivery Systems (SEDDS/SMEDDS/S-SEDDS):
Sono sottoclassi delle formulazioni lipidiche. Si tratta di sistemi autoemulsionanti di farmaci poco
solubili che contengono tensioattivo + lipide + co-solvente, e sono solitamente formulati in capsule
di gelatina. La composizione dei formulati è tale per cui è sufficiente la motilità dello stomaco per
far sì che si auto-emulsionino. Questo perché sono termodinamicamente stabili, e possono
generare emulsioni anche in condizioni di scarso movimento (3A).
La diluizione delle formulazioni SEDDS o S-SEDDS con acqua provoca la generazione di una
microemulsione con una dimensione delle particelle da 150 mm a un minimo di 10-20 nm (3B).
Le S-SEDDS sono un’evoluzione delle SEDDS ma che incorporano meno tensioattivi e contengono
un inibitore polimerico della precipitazione (PPI), per inibire la precipitazione del farmaco e
mantenere uno stato sovrasaturo del farmaco per lunghi periodi.
- Tipo 4: non contengono olio ma solamente tensioattivi idrosolubili e co-solventi. Si formano micelle
che non hanno grande bisogno della digestione, fisicamente e termodinamicamente stabili. Non è una
vera e propria formulazione lipidica, ma viene inserita nella categoria per il suo meccanismo.
Esempio di applicazione: La ciclosporina A è insolubile in acqua ma solubile in alcol e olio, viene quindi
fatta una formulazione lipidica di tipo 3 (SEEDS).
5. Impiego di diverse forme polimorfe
RILASCIO MODIFICATO
I farmaci candidati per il rilascio prolungato sono quelli con velocità di assorbimento e di eliminazione né
troppo lente né troppo veloci, o con buona solubilità in acqua e adeguata permanenza nel tratto GI.
Classi cazione dei sistemi a rilascio modi cato:
SISTEMI CONTROLLATI DALLA DIFFUSIONE (Forme farmaceutiche: compresse, capsule e cerotti): sistemi
in cui la velocità di cessione del farmaco è determinata dalla diffusione attraverso l’utilizzo di un polimero
insolubile in acqua (es. Cloruro di Vinile e Polietilene). Si dividono in due geometrie:
1. S : il farmaco è mescolato nel polimero insolubile che funge da matrice, ovvero
ISTEMI A MATRICE
genera delle maglie in cui il farmaco è disperso, permettendo il rallentamento e il controllo del rilascio.
Queste matrici possono essere omogenee (non porose) in cui F è monomolecolarmente disperso (in
soluzione) quindi il suo rilascio avviene per diffusione, o eterogenee (porose) in cui F è
grossolanamente disperso (solido o in sospensione) quindi il suo rilascio avviene per dissoluzione e
successiva diffusione nel solvente che riempie la matrice. Il rilascio di F quindi dipende dalla diffusione,
che avviene in condizioni non stazionarie, e la cui velocità diminuisce nel tempo (cinetica di 1°ordine).
Per andare a modulare la velocità di rilascio si può agire su 3 parametri da cui dipende la velocità di
diffusione: dimensione dei pori nella matrice, tortuosità e tipo di dispersione di F nella matrice.
Le equazioni di Higouchi affermano che la quantità di farmaco rilasciata nel tempo per unità di area
dipende dal coefficiente di diffusione, dalla quantità totale di farmaco nella matrice, dalla solubilità del
principio attivo nel mezzo, dal tempo, dalla porosità e tortuosità della matrice.
Questi sistemi presentano il vantaggio di essere facili ed economici e di non avere il rischio di dumping.
Tuttavia la capacità del farmaco di diffondere dipende anche dalla quantità di liquidi gastrici presenti
nell’ambiente GI e sono sensibili al riempimento gastrico, inoltre il rilascio non è costante.
2. S : il farmaco, solido o già disciolto, è confinato all’interno di un reservoir, ovvero un
ISTEMI A RISERVA
nucleo centrale avvolto da una membrana insolubile, la quale può essere porosa o non. Se il farmaco
nel reservoir è solido la cinetica di rilascio sarò di ordine 0, mentre se è disciolto di ordine 1°.
Per quando riguarda il meccanismo di rilascio, in ambiente acquoso la membrana lascia entrare acqua,
che forma una fase continua con il principio attivo, permettendo la diffusione di questo verso l’esterno.
In questi sistemi la velocità di rilascio è dettata dalla diffusione di F attraverso la membrana e dipende
da: spessore e porosità della membrana, solubilità dei p.a. nei fluidi GI.
Vantaggi: facile controllo della cinetica di rilascio; consentono di usare poche dosi di farmaco e si ha
uno scarso contatto con l’ambiente esterno. Svantaggi: le tecnologie produttive sono impegnative e
costose; non possono essere utilizzati polimeri biodegradabili quindi non sono adatti alla
somministrazione orale; rischio di dumping; non sono adatti al rilascio di farmaci ad elevato peso
molecolare.
SISTEMI ATTIVATI DAL SOLVENTE: Il farmaco è rilasciato come conseguenza dell'azione di un solvente
(acqua) sul dispositivo, che funge da motore per la regolazione del rilascio. Il solvente può agire per effetto
osmotico o per rigonfiamento (swelling).
1. S : sono formati da un nucleo, costituito da una
ISTEMI CONTROLLATI DALLA PRESSIONE OSMOTICA
formulazione farmacologica contenente un agente osmotico (sali solubili ad elevata C, come cloruro di
sodio o acetato di sodio, o carboidrati), rivestito da una membrana semipermeabile con fori (acetato
di cellulosa o di agar) da cui F viene erogato. Talvolta può essere utile l’utilizzo di tensioattivi (Glicerolo)
e agenti solubilizzanti (tensioattivi ad alto HLB). Quando il sistema viene immerso in ambiente acquoso,
l’acqua richiamata dall’agente osmotico entra nel nucleo passando attraverso la membrana, va ad
aumentare la pressione, spingendo il f all’esterno. Vantaggi: rilascio del farmaco di ordine zero, rilascio
indipendente dal pH e dall’idrodinamicità dell’ambiente esterno, sistemi adatti a farmaci sia poco
solubili che molto solubili, effetto terapeutico prolungato con C ematica uniforme, facili da formulare e
utilizzare, e poco costosi. Esempi:
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Rose-Nelson pump : è costituita da tra 3 camere (acqua, sale e farmaco), da una membrana
• semipermeabile che separa la camera dell’acqua da quella del sale e da un diaframma rigido ma
elastico che separa la camera dell’acqua da quella del farmaco. Presenta lo svantaggio che è necessario
allestirla subito prima della somministrazione.
Pompa osmotica Higouchi-Leeper : è un’evoluzione della pompa precedente, in cui si cerca di
• superare lo svantaggio derivante dall’allestimento. È costituita solo da 2 camere (sale e farmaco) e dalla
membrana semipermeabile. L’attivazione del dispositivo avviene dopo l’assorbimento dell’acqua
dall’ambiente circostante. È ampiamente impiegata per uso veterinario per la somministrazione di
antibiotici o ormoni della crescita. sistemi a rilascio pulsatile
Ulteriori evoluzioni hanno portato ai , che sono dispostivi contenenti una
• membrana di materiale elastomerico in grado di allargarsi e restringersi.
Pompa osmotica Higouchi-Theeuws : la membrana semipermeabile costituisce l’alloggiamento
• rigido. Il farmaco viene caricato nel dispositivo solo prima della sua applicazione. Usata negli studi
sperimentali.
Pompe osmotiche elementari : sono semplificazioni delle Rose-Nelson e costituiscono il metodo
• principale per ottenere il rilascio prolungato. In queste pompe è il farmaco stesso che funge da
osmogeno, la membrana semipermeabile non è estensibile e su di essa viene creato un foro di
dimensione controllata. Quando sono esposte a un ambiente acquoso (es liquidi gastrici o fluidi
biologici in genere), la pressione osmotica del farmaco in soluzione all'interno della compressa attira
acqua attraverso il rivestimento semipermeabile e all'interno del dispositivo si forma una soluzione
acquosa di farmaco. L'aumento di volume nella camera fa aumentare la pressione idrostatica all'interno
della compressa, portando infine al flusso di soluzione satura di agente attivo fuori dal dispositivo
attraverso l'orifizio saturo. Sono pompe adatte soltanto a farmaci solubili. Ne esistono di due tipologie:
EOP e CPOP.
- La EOP (elementary osmotic pump) vede la formazione di un foro con l’utilizzo del laser, ma viene
ritirata dal commercio per via dei numerosi effetti collaterali poiché la presenza di un solo foro
determinava il rilascio monodirezionale del farmaco, quindi concentrazioni locali molto alte di
principio attivo.
- La CPOP (controlled porosity osmotic pump) presenta numerosi fori (per cercare di risolvere il
problema delle EOP) che si formano secondariamente al dissolversi del soluto (non serve il laser),
riducendo questi effetti collaterali.
Sistemi osmotici push-pull (PPOP) : modifica di EOP adatti al rilascio di farmaci poco solubili. Sono
• sistemi ottenuti per compressione diretta realizzando compresse a doppio strato, in cui lo stra
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