ASPETTI PSICOLOGICI DELL’ATTIVITÀ MOTORIA
PSICOPATOLOGIA
Manifestazioni atipiche nello sviluppo individuale di una persona che
compromettono il funzionamento in una o più aree della vita.
DISTURBO
Il disturbo è una sindrome (insieme di sintomi) caratterizzata da una alterazione
clinicamente significativa della sfera cognitiva, della regolazione delle
emozioni o del comportamento di un individuo, che riflette una disfunzione (è
successo qualcosa che ha fatto si che nascessero quei sintomi) nei processi
psicologici, biologici o evolutivi che sottendono il funzionamento mentale.
Quindi, il disturbo:
È una sindrome;
❖ Concerne tutte le sfere;
❖ Ha molteplici fattori.
❖
Non sono disturbo:
Quei momenti in cui provo sintomi, ma sono reazioni ad eventi stressanti; la paura
e l’ansia prima di un esame, siccome sono stato bocciato le volte precedenti, non
sottintende un disturbo, ma si tratta di un evento-problema, causando sintomi
temporanei e dovuti solitamente ad un singolo grande fattore.
Una reazione prevedibile e culturalmente approvata ad un fattore stressante,
come la morte di una persona cara, non è definibile disturbo.
È da definire DISTURBO e non malattia o patologia per via di una serie di fattori
che scatena il tutto: ci sono fattori biologici, sociali, culturali e psicologici. In età
evolutiva si possono presentare disturbi psicologici che possono essere comuni
alle altre età, ma alcuni possono essere più specifici, singolari per l’età evolutiva
in sé.
I disturbi psicologici hanno diversi fattori che incidono sulle loro insorgenze, ma
si è notato come sia l’insieme di questi che causa il disturbo:
- Fattori biologici: secondo questo approccio, il disturbo arriva da un fattore
biologico, dal corredo genetico, come ad esempio la sindrome di Down, o
dalla predisposizione familiare, secondo la quale è più facile avere un
disturbo se in famiglia già qualcuno ce l’ha.
- Fattori psicobiologici: non si dà attenzione solo a componenti genetiche,
ma anche ad aspetti psicofisiologici, come il funzionamento del SNC e il
funzionamento di alcuni organi del corpo, una diversa attivazione dalla
normale fisiologica, può causare un disturbo;
- Fattori esperienziali/ambientali: si dà peso a differenti tipi di esperienze
vissute nell’arco della vita o ad esperienze inconsce della prima infanzia, si
dà peso al contesto sociale in cui il soggetto vive. Vengono riconosciuti i
fattori d’ordine sociale che possono produrre valore di rischio cumulativo e
che, se supera una certa soglia, facilita la produzione di un problema.
Tutte e tre questi filoni vanno bene se visti insieme. Fino a quando si guardava
solo l’aspetto biologico, si pensava non si potesse uscire da questa situazione e
che il disturbo lo si dovesse tenere per tutta la vita, ora invece è possibile lavorare
sul disturbo, riconoscendo che esistono anche fattori esperienziali, sui quali è più
semplice lavorare.
CLASSIFICAZIONE DISTURBI
Esistono 2 sistemi di classificazione dei disturbi:
- ICD: Creato dall’OMS, nel quale si raccolgono tutte le malattie esistenti e
condivise a livello internazionale. Le malattie mentali vengono però inserite
solo successivamente nel 1946;
- DSM: creato dall’APA nel 1952, più preciso e accurato e principale
riferimento per le valutazioni psicodiagnostiche, il più usato dagli
psicoterapeuti.
TIPI DI DISTRUBI:
Esistono 2 macrocategorie di disturbi:
- Disturbi solitamente diagnosticati nell’infanzia, adolescenza e fanciullezza
(la disabilità intellettiva);
- Disturbi che si possono applicare agli adulti, agli adolescenti e ai bambini
(l’ansia)
DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
Il disturbo del comportamento alimentare è una modalità disfunzionale di
relazionarsi con il cibo, alla sua assunzione e al controllo del cibo e della propria
immagine corporea.
Il cibo è un mezzo con cui controllo la mia immagine corporea. Nello sportivo,
oltre al cibo, si inserisce spesso anche lo sport come mezzo di controllo
dell’immagine corporea.
ANORESSIA NERVOSA
L’anoressia nervosa è una condotta disfunzionale di rapporto con il cibo, con
restrizione dell’assunzione di calorie in relazione alle necessità e paura di
acquisire il peso.
CRITERI DELL’ANORESSIA:
- Restrizione dell’assunzione di calorie in relazione alle necessità,
mangio e assumo meno rispetto a quello che è necessario. Questo porta
ad avere un peso corporeo significativamente bassa rispetto alla norma o
minore rispetto al minimo atteso;
- Intensa paura di assumere peso;
- Alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la
forma del proprio corpo, si dà eccessivo valore al peso e alla forma sui
livelli di autostima. Il peso diventa cardine per l’autostima, la quale viene
definita solo dal peso e dall’immagine corporea.
TIPOLOGIE DI ANORESSIA:
- Tipologia con restrizioni: drastica riduzione del cibo assunto, con
partiche eccessive di attività fisica;
- Tipologia con abbuffate ma conseguenti condotte di eliminazione:
vengono usati diversi metodi per eliminare il cibo assunto, tramite vomito
autoindotto, diuretici o lassativi.
Ci sono diversi livelli di gravità che variano in base la BMI, se maggiore di 17 si
ha una anoressia lieve, con un BMI inferiore di 15 si ha una condizione di gravità
estrema.
BULIMIA NERVOSA
È disturbo che si manifesta con crisi bulimiche, cioè con abbuffate e il
conseguente ricorso a metodi compensatori per prevenire l’aumento di
peso.
CRITERI DELLA BULIMIA:
- Presenza di abbuffate: le abbuffate avvengono in un certo lasso di tempo
breve, in cui si mangia una quantità di cibo sproporzionata rispetto alla
normalità; inoltre, si perde il controllo, non si riesce a smettere di
mangiare. Si mangia velocemente, ma solo perché sento di dover
mangiare e mangio. Si va avanti a mangiare fino a quando non si tappa
l’emozione.
- Ricorrenti e inappropriati metodi compensatori: servono per prevenire il
conseguente aumento di peso, può essere postumo all’abbuffata come il
vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici, esercizio fisico eccessivo e
compulsivo, o precedente, ad esempio come il digiuno.
- Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano almeno 1 volta
alla settimana per 3 mesi;
- I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal
peso corporeo;
COME FUNZIONE L’ABBUFFATA?
1. Pre-abbuffata: cattive emozioni, dovute allo stress, all’ansia,
all’agitazione, depressione;
2. Abbuffata: momentanea riduzione di umore depresso, mangio per
tappare le emozioni;
3. Post-abbuffata: sensazione di vergogna e profonda autocritica, ritorno
dell’umore depresso per il senso di colpa;
4. Metodi compensatori: mi libero dal senso di colpa che mi è stato
provocato dall’abbuffata.
Il cibo regola le emozioni negative, ma poi emergono nuove emozioni e uso
i metodi compensatori. Le abbuffate vanno da 1-3 a settimana per i casi
lievi, fino a 14 o più a settimana per i casi gravi.
CARATTERISTICHE ASSOCIATE TRA ANORESSIA E BULIMIA
C’è una forte presenza dell’alterazione dell’immagine corporea per ciò che
riguarda forma e dimensioni del corpo e delle sue singole parti, si dice
dismorfismo corporeo, ossia una serie di preoccupazioni relative ad un
supposto difetto nell’aspetto fisico. Spesso si vedono più grassi di quanto siano,
la loro preoccupazione per l’immagine corporea è talmente alta da variare la
propria percezione del corpo.
BINGE EATING DISORDER
Il binge eating disorder o disturbo da alimentazione incontrollata, è un
disturbo alimentare caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate, ma
differentemente dalla bulimia, NON seguito da comportamenti compensatori.
CRITERI DEL BINGE EATING DISORDER:
- Ricorrenti abbuffate: si mangia moltissimo e più rapidamente del
normale, nonostante la sensazione di essere sgradevolmente pieno, si va
avanti a mangiare. Si inizia a mangiare anche quando non si ha fame. Si
mangia per regolare le emozioni difficili da tollerare come ansia, tristezza,
stress, rabbia . Mangia spesso solo per vergogna. Umore depresso
successivamente all’abbuffata per senso di colpa o disgusto verso sé
stessi;
- Forte disagio: legato alle abbuffate;
- Presenza abbuffate: almeno una volta a settimana per i più lievi, fino a 14
per i molto gravi;
- Assenza condotta di compensazione: a differenza di bulimia e
anoressia.
È presente un ciclo emozionale che si evolve così:
1. Si prova disagio per emozioni complicate;
2. Si mangia e si provano sensazioni gratificanti grazie al cibo;
3. Successivamente si inizia a provare un senso di colpa per l’abbuffata
precedente;
4. Non essendoci un metodo compensatorio che permetta di ridurre il
senso di colpa, si dà origine ad un circolo vizioso, dove per ridurre queste
emozioni, si torna a mangiare e ad abbuffarsi.
Le diete con i soggetti affetti da questo disturbo sono inutili, in quanto il cibo
è un mezzo per controllare le emozioni e spesso sono peggiorative della
situazione.
ESORDI DCA
Il binge eating si presenta solitamente nella tarda adolescenza fino alla tarda età
adulta.
Per quanto riguarda anoressia e bulimia, sia maschi che femmine iniziano in età
giovanile con la stessa percentuale. Per il maschio solitamente inizia prima e
finisce prima, mentre per la donna, inizia leggermente dopo e c’è una maggiore
possibilità di cronicizzazione dovuta al fatto che arrivi dopo e per impatto
sociale.
EZIOLOGIA ANORESSIA E BULIMIA
Tante cause che si intrecciano: ambientali, sociali, psicologiche, motivazionali;
si parla di disturbi con origine multifattoriale.
- Psicologico-Cognitivo: per via di elevati livelli di perfezionismo, nei vari
ambiti della vita; inoltre, scarsa autostima ed autoefficacia;
- Storia personale/familiare: questa tipologia di disturbo è presente in
soggetti con famiglie ipercontrollanti e invischiate nella vita del paziente;
- Neurobiologici: aumento del volume dell’insula, la quale nei soggetti
bulimici è più grande e processa in maniera diversa la sensazione del
gusto. Nei soggetti anoressici, si ha una maggiore sensibilizzazione per i
cibi calorici.
EZIOLOGIA BINGE EATING
- Influenze genetiche;
- Alterazioni neuroendocrine;
- Fattori sociali ed evolutivi: esperienze difficoltose in età evolutiva,
familiarità;
- Tendenza a sovrappeso e obesità;
- Esposizione a commenti e critiche riguardo la forma e il peso:
conseguente abbuffata.
DISTURBI ALIMENTARI ED ESERCIZIO FISICO ECCESSIVO
Circa il 50% dei soggetti con disturbi alimentari, ricorre ad un eccessivo
esercizio fisico. Esercizio troppo intenso, lungo e frequente, superando il
necessario per ottenere benefici. Spesso l’esercizio è anche compulsivo,
dove il soggetto si sente obbligato a doverlo fare, associato ad un senso di colpa
e di ansia.
(Ossessione: un pensiero che continua a ripetersi; Compulsione: è
un’azione che devo per forza fare)
L’esercizio fisico eccessivo è un’attività che interferisce significativamente con
attività importanti, che si verifica in ore e luoghi impropri o continua
nonostante gli infortuni o le complicanze mediche. Nonostante il dolore, si
continua per una scarsa percezione di questo; si ha una resilienza
elevatissima. L’allenarsi stimola a questi soggetti una notevole quantità di
adrenalina, maggiore rispetto alle persone non affette.
L’esercizio fisico si può fare in maniera diversa:
- Aumentando l’attività quotidiana (camminare eccessivamente);
- Aumentando l’attività sportiva (allenandosi di più dei compagni, più volte
rispetto a ciò che ha detto l’allenatore)
- Inserendo metodi alternativi o anomali (inserimento di ulteriori sessioni
come piegamenti, addominali non richiesti).
L’allenamento ha due funzioni:
1. Controllo del peso: ha due ulteriori declinazioni:
a. Compenso: usato saltuariamente per eliminare l’eccesso di
calorie attuali o ingerite per episodio bulimico; capita anche di
fare esercizio prima di mangiare, al fine di permettersi il pasto
b. Non compenso: usato per perdere peso in modo regolare
indipendentemente dalle calorie assunte, spesso associato alla
dieta;
2. Modulare le emozioni: usato da chi utilizza il cibo come regolatore
emozionale, dopo una eventuale abbuffata, ha lo stesso scopo del
vomito autoindotto e dei metodi compensatori, per ridurre il senso di
colpa.
L’esercizio fisico compulsivo può portare a conseguenze sul corpo, maggiore
è la sua presenza e maggiore è il rischio di rendere cronico il disturbo:
1. Può contribuire alla perdita di peso e al mantenimento di un basso peso
corporeo;
2. Aumenta l’eccessiva attenzione al peso, alla forma del corpo ed il loro
controllo. Se l’allenamento migliora la mia condizione, continuo a
farlo;
3. Favorisce gli episodi bulimici, più faccio esercizio, più posso
permettermi abbuffate;
4. Favorisce l’isolamento sociale, chi fa esercizio fisico compulsivo tende
a farlo in solitaria, dato che praticamente nessuno riesce a seguirlo,
hanno un’intensità difficile da mantenere, non vogliono farsi vedere.
Inoltre, più mi alleno da solo, minore è il confronto con altri che mi fanno
ragionare sul corretto allenamento.
5. Modulazione del tono dell’umore, riduce emozioni e sensazioni
negative se usato come meccanismo di compenso.
Altre conseguenze sul corpo sono un aumento di infortuni, con un rischio di
lesioni da sovraccarico e un aumento di rischio di fratture e complicazioni
cardiache.
Spesso, chi soffre di disturbi alimentari con sport eccessivo, ha livelli più
elevati di restrizione dietetica, mentre chi soffre di disturbi alimentari senza
sport eccessivo, maggiore prevalenza di vomito autoindotto, lassativi ed
episodi bulimici.
Negli sportivi c’è una maggiore possibilità di associarsi ad un disturbo nel
comportamento alimentare, ancora maggiore nelle donne. Lo sportivo è legato
ad alcuni fattori di rischio del disturbo alimentare, come il mantenimento del
peso corporeo utile all’attività sportiva e che possano portare ad inflessibilità,
rigidità ed eccessivo controllo su alimentazione, peso e forma.
DISTURBI ALIMENTARI SPORTIVI
Non esistono disturbi alimentari sportivi, ma sono comunemente chiamati
così e si possono legare ad altri disturbi.
ORTORESSIA
Comportamento disfunzionale rispetto al cibo, una sorta di ossessione legata
alla qualità del cibo considerato sano. Possono mangiare solo una categoria di
cibi considerati sani per il proprio fisico.
Questo disturbo non prevede dismorfismo corporeo.
L’obiettivo è tenere il corpo in linea, dove la salute ed il benessere del corpo lo
si ha solo con la selezione del cibo considerato sano, non importa la quantità,
ma la qualità. Negli sportivi, eccessiva restrizione dello stile alimentare, si
tralascia anche il fatto che una buona varietà dell’alimentazione porta ad
una buona performance.
Si ha un continuo overthinking sul cibo, riduzione di interesse per altre
attività, isolamento sociale, ansia e senso di colpa per deviazioni.
VIGORESSIA
Continu
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