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Psicologia dello sviluppo

Manuali di riferimento

Rabaglietti E., Re, A.M. (2024). Psicologia dello sviluppo applicato alle scienze motorie sportive. McGraw-Hill, Milano.

Il capitolo “I nodi teorici attuali” (pp. 42-79) del libro a cura di A. Fonzi (2006), Manuale di psicologia dello sviluppo. Firenze.

Foto madre bambino → sguardo → primo atto di comunicazione.

Scambio di sguardi → guardare negli occhi ci consente di intuire come sta/cosa pensa eccetera → modo di entrare in contatto con l’altro → quando i bambini non imparano a leggere lo sguardo hanno problemi a relazionarsi (condizioni come cecità o autismo).

Chi insulta online gli riesce facile perché non vede lo sguardo dell’altro.

Foto nonna bambino → due età differenti.

Psicologia dello sviluppo

Ramo della psicologia che studia (attraverso metodi scientifici) i cambiamenti oltre che i processi sottostanti a tali cambiamenti.

Studia i cambiamenti che si verificano nel comportamento e nei processi cognitivi, emotivi e sociali nell’intera vita (non tutti i cambiamenti sono sviluppo).

I cambiamenti possono avvenire in qualsiasi momento della nostra esistenza (lo sviluppo riguarda tutta l’esistenza).

La dimensione del tempo

La dimensione del tempo → studiare un cambiamento che avviene nel tempo → i tempi sono diversi perché ci possono essere sviluppi diversi in tempi uguali → lo sviluppo avviene nel tempo ma non basta lo scorrere del tempo per creare cambiamento, dipende anche da come si usa il tempo.

Il ruolo della variabile età → tempi tipici e atipici → es. a che età si inizia a parlare → prima magari o dopo → tempi tipici, ovvero tempi in cui ci si aspetta che sia compiuto uno sviluppo, ad es. aver acquisito una capacità come scrivere; tempi atipici, quindi tempi al di fuori del tempo tipico.

I tre tempi → passato, presente e futuro → in precedenza si dava importanza solo al passato per cercare di capire i comportamenti → in realtà si guarda molto anche il presente per capire anche come può essere il futuro, specialmente se è a rischio o meno (anche per intervenire con una protezione).

Prospettiva tradizionale e ciclo di vita

Lo sviluppo dell’individuo non è più considerato, come nella prospettiva tradizionale, come l’arco di vita (età infantile, si cresce fino all’età adulta ovvero l’apice poiché dopo inizia la decadenza) → è vero che le prime fasi dello sviluppo sono molto sensibili ma non sono le uniche → l’età adulta non è lo sviluppo ottimale poiché questo non esiste → le fasi sensibili sono quelle in cui alcuni cambiamenti sono più facili (tipo leggere o scrivere è più semplice impararli da bambini).

Nella visione tradizionale l’adolescente deve aspirare ad arrivare all’età adulta e l’anziano è un adulto sprovvisto di molte capacità.

Spesso si perdono delle capacità quando si cresce e ogni tappa ha punti di forza e debolezze.

Prospettiva moderna → ciclo di vita → cerchio che va dal concepimento alla morte → l’età adulta non è il riferimento dello sviluppo ottimale, non esiste un’età dove c’è uno sviluppo ottimale e lo sviluppo dipende da come viene usato il tempo.

Nella prospettiva del ciclo di vita l’individuo ha un ruolo attivo → tutti hanno un ruolo attivo nella vita salvo condizioni gravissime (coma) → siamo individui attivi perché pensiamo, agiamo (mettiamo in atto delle azioni e dei comportamenti) e proviamo emozioni (sentiamo) → questo ci rende attivi in tutto il ciclo di vita → anche quando mettiamo in atto dei comportamenti senza averci pensato (anche questi sono scelti anche con un basso livello di consapevolezza).

Modelli deterministici e unicausali

I modelli deterministici ed unicausali → non si può mai spiegare il cambiamento in modo unicausale con un modo deterministico di pensare → non tengono conto del fatto che il comportamento non è sempre lineare → il determinismo solitamente semplifica.

Ad es. figlio che fuma spinelli → madre che dice: colpa degli amici, spiegazione deterministica e semplice → gli amici contano ma non sono l’unica causa → il ragazzino ha deciso di farlo → comunque gli amici uno se li sceglie (ammettono comunque variabili ad es. unici possibili) → sempre sbagliato usare un modello lineare e deterministico → questo metodo è più semplice, più veloce e spesso più rassicurante.

Per un effetto ci sono più cause e queste cause tra loro interagiscono.

Che cosa influisce maggiormente sullo sviluppo mentale e fisico dell'individuo?

Approccio biologista → le caratteristiche le abbiamo e le sviluppiamo geneticamente → se hai genitori intelligenti allora sarai intelligente (intelligenza ereditaria) → i biologisti sono deterministi poiché in base al tuo patrimonio genetico hai un determinato sviluppo (idea biologista dello sviluppo).

Approccio ambientalista → l’unico elemento che conta è l’ambiente → tutto dipende dai genitori, lato del mondo, quartiere eccetera → siamo l’esito dell’ambiente in cui siamo cresciuti (anche questi deterministi).

Tra tutti gli elementi sicuramente contano quelli ambientali ma anche quelli biologici sono importanti e condizionano le tue scelte di vita → l’interazione tra geni e ambiente è sempre reciproca → siamo fatti di corpo e il nostro corpo contiene la nostra mente e ci dà i limiti.

Ad es. gemelli → uguali ma ambiente magari diverso (anche quello familiare non uguale) → l’ambiente permette di esprimere determinate caratteristiche che partono dalla genetica.

I fattori genetici delineano l’ambito delle potenzialità di sviluppo ma non la sua realizzazione.

I geni indicano un programma che non conduce verso un unico esito evolutivo.

Ad ogni genotipo corrisponde una serie di fenotipi in funzione delle caratteristiche ambientali entro cui avviene lo sviluppo.

Ci sono dei momenti in cui l’ambiente ha grande influenza sullo sviluppo.

L’individuo però può anche agire e modificare l’ambiente.

Natura ↔ cultura → relazione reciproca → interazionismo (l’individuo interagisce, è influenzato e modifica l’ambiente).

Bambino iperattivo → quando poi riesce ad integrarsi è felice di rispettare le regole.

Costruttivismo → l’individuo ha un ruolo attivo e contribuisce a plasmare il proprio sviluppo perché fa, pensa e sente.

Il pensiero conosce ed interpreta la realtà, elabora le esperienze e costruisce significati → ci dà la nostra rappresentazione della realtà. La rappresentazione della realtà guida le azioni dell’individuo.

Ambiente percepito → un ambiente può essere percepito differentemente.

Il modello di Bronfenbrenner

Bronfenbrenner → dice che l’ambiente è una relazione → noi possiamo comprendere e spiegare un comportamento umano solo se lo leggiamo nel suo contesto, quindi solo quando lo vediamo messo in atto che è in relazione con qualcuno → gli studi in laboratorio sono artefatti e le relazioni non sono quotidiane o significative → B. dice che non abbiamo conoscenza psicologica da studi di questi tipi (non vero ma importante) → per comprendere serve una persona che mette in atto un’azione con qualcun altro (diade).

I nostri ambienti fanno parte di diversi sistemi → il più piccolo è il microsistema → il microsistema più piccolo di solito è quello con la madre → tutti quegli ambienti in cui noi viviamo entrando in relazione diretta con qualcuno.

Tutti i microsistemi formano il mesosistema (relazioni tra microsistemi) → dipende da come interagiscono (come si parlano, cit. prof.) i microsistemi → più questi si parlano più è facile.

Se un bambino ha due genitori separati e magari non si parlano (astio) → unico punto di contatto è il bambino → condizione molto più faticosa se non attraverso il punto di vista del bambino (deve riferire lui alla madre cosa ha fatto col padre ad es. oppure quando viene lasciato ad allenamento come un pacco) → quando il bambino fatica a stare nei microsistemi il mesosistema ha difficoltà → più è piccolo più è necessario, quando poi si cresce ci sta che i microsistemi non si parlino.

Esosistema → sistema di relazioni in cui l’individuo non è coinvolto ma lo influenza → esempio di B. è lavoro dei genitori che influenza sul microsistema bambino-genitore (ad es. deve fare tante ore di lavoro o lavoro stressante).

NB: i sistemi dipendono dal soggetto che prendiamo di riferimento.

Macrosistema → la condizione culturale in cui siamo inseriti (ad es. Italia).

Cronosistema → i sistemi cambiano nel tempo.

SEMPRE UNA DOMANDA SU QUESTO MODELLO.

I social possono essere declinati in tutti i sistemi (macro: abbiamo leggi che gestiscono i social, tipo quando vengono bloccati; esosistema è chi gestisce la piattaforma che non ci coinvolge e nel micro le interazioni dirette online).

Lo sviluppo fra continuità e discontinuità: i percorsi di sviluppo

Al centro sta l’individuo attivo (fa, pensa e sente) e si enfatizza il presente → due grandi dimensioni che interagiscono: ambientale e biologica.

Ogni individuo ha un passato (sia di natura biologica che culturale) → il nostro modo di essere attivi è legato alla nostra esperienza di vita (qualità di relazioni con famiglia o amici oppure salute cagionevole che influenza).

Il passato non determina il nostro modo di essere oggi ma lo influenza → noi oggi rivediamo e ridimensioniamo il passato → storia che noi modifichiamo continuamente alla luce di quello che sappiamo oggi (modifichiamo i ricordi ogni volta che riemergono).

Ad es. vedere come si è comportato un nostro genitore magari (lo incolpo oppure comprendo): il passato ha una determinata influenza a seconda di come lo pensiamo.

Tutto questo incide sul nostro stato di salute e sul nostro contesto attuale (come amici o genitori con cui viviamo ad es.).

Tutte queste variabili vanno a definire i nostri comportamenti/azioni → consapevolmente o meno → tutti i comportamenti che mettiamo in atto modificano la nostra salute o le nostre relazioni.

Tutto questo va a definire il mio futuro.

Domande tipo esonero

L’ambiente è sempre percepito.

Sviluppo percettivo (non ha

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fedediocane di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Calandra Vincenzo.
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