Dinamica incidentale
La dinamica incidentale è la sequenza di eventi da ricercare per identificare cosa può generare un evento incidentale, cioè per avvenire un incidente devono essersi susseguiti degli eventi elementari. La dinamica incidentale cerca di percorrere tutte le strade che portano all'evento se, vuole farlo:
- Calcolare la probabilità d'immersione di un incendio può svilupparsi o hai incendiatori?
- Pi (natura fuggita);
- Pr (immerso);
Quantitativo > 1
Convenientemente > 1
Immerso
P (immersione) = Pi • Pr AND se gli eventi sono dipendenti: devono ordinarli; fatto Pi • Pr
Quando, il rischio è la manifest. incidentale di un evento pericoloso cui effetti si reproducono su un dell'sogluo ad essi sensibili, cioè requisiti a rischio: (tutti e 4 per forza)
- Evento pericoloso—agente materiale
- Manifest individulat i—incidente
- Berogigi—target (per mac leasing o sueliciente)
- Vulnerabilità berogigi—sarna
E.g. il caric aperécu è l'agente mot. La manifest—ha ze cio dovese lodi. Il berogigi è l'uomo. L'uomo è vulnerabilità se non ci zero protezioni per euro se ci fosse una barriera ad esempio, n'perderele di pericolo non visow.
Se ci fermiamo al punto 2, pericieno di me—minimo (senor incidenti).
Per il decreto leg. 81.08.: probabilità di sogo del livello potenziable di dormo nelle swzizioni di: impiego o di esposizione ad un determinato interner o agente.
Per la BS 0S7S: dinamica incidentale
La dinamica incidentale è la sequenza di eventi da ricombinare per identificare cosa può generare un evento incidentale, cioè per avvenire un incidente devono essersi susseguiti degli eventi elementari. La dinamica incidentale cerca di percorrere tutte le strade che portano all'evento.
Si vuole ridurre la probabilità di avvenire di un incendio, pur sovrapponendo gli incedimenti:
p1 (immetto fluidi):
p2 (immetto):
P(incendio) = p1 AND "re" gli eventi sono dipendenti = meno probabile (fatto p1+ p2)
Quindi, il rischio è la manifest. incidentale di un evento pericoloso, cui effetti si riproducono su un bersaglio ad essi sensibili.
Ciò richiede 4 rischi: (tutti e 4 pur esistere)
- Evento pericoloso → agente materiale
- Manifest → incidentale
- Bersagli → Target (per noi animali o ambienti)
- Vulnerabilità bersagli → danno
Eg: il carico appeso è l'agente mot. La manifest. - ha a 2 io diverse cod. Il bersaglio è l'uomo. L'uomo è vulnerabilità se non ci sono protezioni per eg, se ci fosse una barriera ad esempio, n'parierebbe chi pericolo non visivo.
Se ci fermiamo al punto 2, periscono di massimo grave incidenti.
Per il decreto leg.81.08: probabilità di sogg. del livello potenziale di danno nelle condizioni di: impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente.
Per u BS OHSAS:
Il risk assessment
Il processo di trattamento dei rischi si compone di 5 fasi:
- Identificazione dei pericoli
- Valutazione dell’esposizione (target)
- Stima del rischio (quantificare)
- Identificazione dei controlli (riduzione del rischio)
- Valutazione rischio residuo (mai nullo mai 0)
Partiamo dal definire la percezione di rischio, ovvero, l’opinione comune di un qualcosa di rischioso non corrisponde sempre al rischio effettivo. Ad esempio la percezione di rischio è maggiore sui aereo che su altri mezzi di trasporto nonostante esso sia il più sicuro, ciò è dovuto al fatto che in incidenti aerei sopravviventi sono pochi. Quindi per valutare il rischio dobbiamo avere indici scollegati dalla percezione.
R=f(F,M) ovvero il rischio è una funzione di frequenza d’accadimento e magnitudo del danno, due parametri indipendenti ma che devono accadere insieme.
La funzione sarà quindi del tipo X=fY=x y.
Sull’iperbole avremo quindi, in ogni suo punto, lo stesso rischio; verrebbe quindi detta perciò isorischio R2. Ma mano che essa si allontana da B, aumenta il rischio. Una volta identificato quindi un punto tramite F e M posso riassumere in una l’iperbole le fasi 1, 2 e 3 del risk assessment trovando rispettivamente F e M nella fase 3) trova la funzione f.
Nella fase 4) si cerca quindi, di ridurre la funzione all’origine o eliminarla, ovvero si cerca di trovare Rx R* R.
Fissata quindi R* che voglio raggiungere posso procedere in diversi modi:
- A1: Azione protettiva ridurre il danno manutenzioni individuali ind. In aggiungere d.p.i. dispositivi di prot. individuali (sacchetto lavoratori)
- A2: Azione preventiva ridurre gli accadimenti manutenzioni programmatiche regola e/o ruotare la turni dei tempi es. riposo
- A3: Azione organizzativo/gestionale modifica l’esposizione del soggetto, quindi a monte circostanza consuma i parametri di. e. Poggiato sotto condizioni non-perv
A livello d'importanza
- Azione preventiva (ridurre la freq.)
- Azione ostruttiva: R non posso ridurre la freq. deve eliminare l'eposto
- Azione protettiva A.: se non posso eliminare gli esposti e ho la sicurezza dell'episodio per forza devi ridurre il danno.
Guardando il grafico
Posso identificare 3 zone:
- C: Bassa danno alta frequenza rischio accettabile (mostro)
- S. Area che non comprende rischi ponticelloni
- G: Bassa frequenza area alto danno (ceresc)
Nota: La isorischio comprende eventi con frequenza e magnitudo diversi ma a rischio uguale. Ogni punto si riferisce quindi ad un evento diverso.
Metodo di valutazione del rischio discreto
R = P di probabilità accadimento per danno.
Utilizzare piuttosto P ad un'area, se ho uno determinato probabilità di un evento per un'area d'attività, avrà il doppio di probabilità in due aree d'attività (d'ad andamento statistico). Questo è una semplificazione che può funzionare bene nelle situazioni in cui l'agente materiale si manifesta in maniera uguale per tutte le durate dell'attività ovvero ogni qualvolta l'agente materiale è causa dell'attività stessa.
Identifico quindi le aree di probabilità e aree di danno. Le aree di probabilità variano opposto in base alla durata dell'attività, le aree di danno in base all'entità dello stress. Se metto insieme ottengo una matrice simmetrica:
Danni lievi (Prognosi
Danni significativi (Prognosi > 3 gel)
Danni permanenti
Mortex = 30 gel
Utilizzo un diagramma di Gantt per visualizzare la giornata lavorativa di un operatore
Avendo quindi da=1,5h, db=0,5h, dc=3h, dd=1h, de=2h.
Utilizzando quindi questo schema per calcolare un rischio confrontabile per tutte le attività faccio durata attività più grande - più piccola e divido per 4 (∀oi ∀i) — 0,625 nel mio caso avendo quindi 4 intervalli di durata omogenea:
- 0,5 ≤ d < 1,125 → classe di prop.=1
- 1,125 ≤ d < 1,75 → // 2
- 1,75 ≤ d < 2,375 → // 3
- 2,375 ≤ d ≤ 3 // 4
In questo caso ⇑ Pa=2; Pc=4; Pd=1; Pe=3 quindi ho così associato ad ogni attività una probabilità che è omogenea (confrontabile). Avendo i report infortunistici potrò stabilire anche la classe di danno relativa ad ogni attività e potrò trovare R.
Metodo di valutazione del rischio statistico
Si basa su banche date INAIL e utilizzo serie storiche. Il metodo a matrice si può usare solo quando l'agg. materiale è causato dall'attività, questo invece si basa sul numero di infortuni per l'attività (quindi anche norm min). Si potranno avere quindi dati non comparabili (magari obiettivi ed una ragione).
Per trovare R, usando:
ij= N.infortun. *min 1000 dove Mip Mip è il n° di lavoratori dell’unità produttiva {ciascuna}, Nespot lavora e il modo di lavoratori esposti a quel particolare rischio. La limitazione di questo indice è che due aziende completamente diverse ma con lo stesso n° di lavoratori hanno stesso ij.
ig (indice gravità)= - → Nespot ne *mu*p*1000 cioè da come problema il fatto che l’ij fosse basso si riferisce ad accadimenti non associabili tra di loro (danni permanenti, temporanei). La utilità risolve ciò definendo:
- 1 intabilità temporanea.
- 1 intabilità permanente. 75 gr pesi per ogni punto percentuale di inabilità.
- Morte: 750 gr p inf-tem = pr = freq. (1 inabilità + 1 inabilità inf = temps + perc. → di mortalità)
ig diventa quindi = Nespot *ni.dm*Vip*75.1+ Min.m*750 *mi*p*1000
• Fc (fattore di contesto): parametro che valuta l’esposizione (nel metodo procedurale era inglobato nelle paramere di freq. mort. e l’entità dell’attività) → Trovo R = Fc . ij . if
Esempio valutazione dei rischi
| Gruppi di Agente Materiale | Tipo di conseguenza | Inabilità temporanea | Inabilità permanente | Morte | Totale | Durata media in giorni |
|---|---|---|---|---|---|---|
| MACCHINE | 14 | 12 | 1 | 27 | 121 | |
| MEZ SOLLEV F RASP | 399 | 37 | 7 | 443 | 128 | |
| ATTREZZI UTENSILI... | 168 | 2 | 1 | 171 | 180 | |
| MATERIALI SOSTANZE... | 144 | 0 | 0 | 144 | 136 | |
| AMBIENTE DI LAVORO | 423 | 6 | 0 | 429 | 437 | |
| SERBATOI CONTENITORI | 13 | 0 | 1 | 14 | 275 | |
| PARCHI MECCANICI... | 189 | 0 | 0 | 189 | 437 | |
| NON DETERMINATO | 45 | 0 | 0 | 45 | 132 | |
| IN COMPLESSO | 1.427 | 57 | 10 | 1.494 | 20 |
Rm = σd il simbol[tcp = 3 mup = 4.5] → Rm = Fc . ij . if
ig . Nint + Nup . ts . 75 + Nm . 7500 . mup . 1000
Nes= 120 . 12 + 1 . 75 . 5 + ø. 41 . 1000 = 1096
fc: Nen = 3
NRef 8 = 0,375
Rm = 368,70
Esempio
Settimana lavorativa 40 h
- Attività 1 d1=8 h — Og. matt. macchine
- Attività 2 d2=7 h — Mezzi socc.
- // 3 d3=4 h — Attrezz./UT.
- // 4 d4=5 h — Mat. e sost.
- // 5 d5=2 h — Ambiente di lav.
- // 6 d6=6 h — Serbatoi
- // 7 d7=10 h — Parti meccaniche
Con metodo a matrici:
Per classi di probabilità:
- 10-2 8H/L=2 h
- 2 ≤ d 1, A5
- 4 ≤ d 1, A3, A6, A4
- 6 ≤ d 3, A2
- 8 ≤ d I, A1, A7
Per classi di danno:
- D1: x > ep < x*
- D2: x > ep > x*: A7
- D3: permanenti: A2, A3, A5
- D4: mortali: A1, A6, A4
x* generalmente = 50
RAi:
R1 = 16
R2 = 9
R3 = 6
R4 = 8
R5 = 3
A6 = 8
R7 = 8
Tecnologie di riduzione del rischio
Ad ogni fase del risk assessment sono associate delle tecniche. Esse hanno alcuni comuni:
- Formalizzazione — esistenza di un paradigma applicativo
- Completezza — prendere in considerazione tutti i pericoli/rischi......
- Tematicità — può essere applicato ad ogni ambito dell’attività
- Ripetibilità — indipendenza dalla formalizzazione individuale
Le fasi del risk assessment sono 5, ne esistono una tecnica per ognuna:
- Identificazione dei pericoli — CHECK LIST ANALYSIS: Serve a mappare i pericoli in un’organizzazione, tramite l’utilizzo di una check-list più o meno dettagliata. Essa risulta utile per verificare la congruenza della situazione lavorativa con: legge, norme, sviluppo tecnologico.
Metodica
- Redazione checklist idonea al caso in esame
- Applicazione in un’azienda. Viene creata una matrice in cui nelle righe inseriamo gli ambiti dell’entità esaminata, nelle colonne i pericoli. Nella casella colonna: es riempio per essere conformo, vuoti materiale in s-provo componente la casella dell’agente biologico: in s-primo colonna? Gli elementi in riga risultano la tecnica risultantica quelli: in colonna completa.
Esempio organizzato generale
Impianto generale
Agenti materiali
Agent Chimici
Agenti Biologici
Agenti fisici
Agenti Meccanici
Termici
Radiazioni
Ionizzanti...
Aerosol
Liquidi
Polveri
Fumi
Nebbie...
NASSN......
A1NSSNSI pericoli sono presi dalle normative
2) Identific. dei pericoli → Job safety analysis
(Meno efficace di Check-list)
Verifica delle situazioni lavorative in condizioni operative di routine che fornisce indicazioni relative alle singole mansioni svolte:
Metodica
- Identificazione delle operazioni svolte dai lavoratori.
- Scomposizione logica di queste complesse in fasi op. semplici.
Ciò mira a consentire un rapido ed intuitivo studio i pericoli e predisporre misure di intervento. Costruiamo una tabella relativa ad una mansione attività. Nella riga ci saranno le microattività di funzioni che compongono l'attività nel totale. Suddivido un'attività in frazioni secondo la logica di se per ogni microattività serve un utensile utilizzato e una parte del corpo è coinvolta con l'utenile. Co. P.C.U. e l'utensile vanno le colonne della tabella. Tale tecnicum da quindi per risultato che il pericolo è dovuto dall'interaz. tra utensile e parte del corpo (es.).
| M-A1 | Utensile | P.C.U. | Evento Pericoloso | Danno | Misure | Ridorsa |
|---|---|---|---|---|---|---|
| M-A2 |
L'i input sarà quindi l'attività, e l'output l'attività divista.
Es. mansione: operai che deve trasportare un carico da una pt. A ad una B.
| A1 | Utensile | P.C.U. | Evento Pericoloso | Danno | Misura* | Ridorisa |
|---|---|---|---|---|---|---|
| FRESCA CARICO | CARICO | MANI | CATTIVA PR. PRESA | TAGLI | GUANTI ANTITABILE | |
| TRASPE ANNAMO | PANNENTA PIÈ | PIEDI | CATTIVO APPESTIVO | CADUTA | SCARPE ANTINTIVICALE |
* Le misure possono essere protettive ex. DPI cutter EX. guanto antiscivolo
-
Appunti Sicurezza sul lavoro e difesa ambientale
-
Appunti di Sicurezza sul lavoro e difesa ambientale sulla valutazione del rischio rumore
-
Appunti di Sicurezza sul lavoro e difesa ambientale sull'antincendio
-
Appunti sul sistema gestione salute e sicurezza