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Lezione 1

Il cinema si suddivide in

  • Primitivo 1895-1908/1911
  • Classico 1920/1960
  • Moderno 1960/1980
  • Contemporaneo 1980/ora

Per analizzare concretamente l'evoluzione del linguaggio audiovisivo possiamo rifarci al personaggio di Hitchcock in quanto, con le sue opere, arriva a capire tutte queste fasi non avendo paura di cimentarsi nelle nuove tecnologie (ad esempio la post-produzione).

Con Hitchcock nasce l’analisi

In un'intervista di Truffaut al regista, Hitchcock si dichiara consapevole di star lavorando con un nuovo modo di comunicare. Quando si parla di Hitchcock lo si definisce come l'archetipo del cinema. Nei suoi film è presente una struttura base: “un uomo e una donna si amano”, nonostante questo, ogni film appare diverso grazie alla potenza del linguaggio dell'artista. Hitchcock è visto come il fondatore del thriller, un genere nato per suscitare emozioni attraverso l'uso della suspense.

Il suono tra cinema muto e sonoro

Analizzare un film

Ombre Rosse: in Italia arriva nel 38 (legge che proibiva la visione di film in lingua straniera per il fascismo). Uno spettatore “normale” capisce già alcune informazioni - è un film Western; siamo nella fase classica (lo capiamo da particolari caratteristiche sonore-suono della tromba-e visive), è un film storico e sono presenti gli Indiani. In Italia si ha una visione molto semplicistica, ma i western statunitensi sono molto articolati: ci sono le storie della ricerca dell’oro, dei pionieri ecc. Noi tendiamo solo a vedere le “Indian Wars”, ricerca dell’oro e costruzione delle ferrovie, uno dei mille aspetti di questi film. Però tutto questo è molto superficiale, l’analisi è qualcos’altro, riuscire a scomporre i vari elementi, porsi le domande che portano uno spettatore “normale” a certe considerazioni.

Inquadratura (minuto 1:51)

La composizione dell’inquadratura scelta da Ford crea questa prospettiva “rinascimentale” che converge sull’Indiano, è più lontano anche se è perfettamente a fuoco. L’azione si svolge più avanti e lo si capisce dalla struttura scomposta tavolo girato e personaggi sfasati, tutto suggerisce instabilità e capiamo il dinamismo della scena in avanti, in contrasto con la posa dell’indiano. Ford usa un teleobiettivo, una focale che tende a schiacciare lo spazio e l’indiano sembra più avanti, sembra guardare verso di noi, al contrario degli altri, perché la nostra linea degli occhi è al centro della scena ed è sul punto di fuga della costruzione prospettica.

Si contrappongono in questo modo due dimensioni: quella narrativa e quella reale che porta a chiederci se veramente l’indiano ci stia fissando. In questo modo si spiazza lo spettatore (lo farà il cinema moderno). Ford crea una backlight, crea un punto di fuga di luce sull’indiano lasciando in ombra gli angoli ed inserisce le finestre, considerate delle linee di passaggio tra dentro e fuori, tra l’umano e la natura, tra la civiltà e la wilderness fuori. Tutto si gioca sulla soglia, dove il protagonista alla fine esce e va verso la natura perché il cowboy unisce interno ed esterno, è un mediatore tra esterno e interno. Tutto il Western si basa su questo: la dominazione della natura.

Titoli di testa

Sono essenziali, a volte diventano un film autonomo (Young Pope, Il laureato), il cinema moderno però li elimina. Nel caso di Ombre rosse servono a mostrare ciò che poi lo spettatore vedrà nel film, è presente infatti un tramonto che viene oscurato da nuvole passeggere, simbolo della fatica dell’essere un cowboy, si vede inoltre la cavalcata. Importante nella creazione dei titoli di testa è il lettering che contribuisce a dare un’idea di quello che sarà il film.

Colore

Da una sua interpretazione, il rosso dà un'impressione pre-serale, di tramonto/alba. Contraddizioni con le immagini che vedremo dopo: incursione indiana, c’è un pericolo di minacce indiane.

Bianco e nero (originale)

Mette in evidenza le nuvole che danno l’idea di fatica, anche l’inquadratura da destra verso sinistra mette in evidenza l’instabilità. L’analista deve capire il gioco di varianti: cambiano anche un elemento la percezione è totalmente diversa. Tutto rientra nell’analisi.

Differenza tra spettatore normale ed analista sottolineando l’attitudine

- Spettatore: esegue un’analisi in modo passivo, vede il film e si lascia guidare da esso, è guidato dal piacere del lato estetico (cerca consolazione, vuole imparare qualcosa di nuovo).

- Analista: esegue un lavoro, capisce il funzionamento di quel film, lo scompone, è coscientemente attivo, controlla, cerca indizi ecc. Lo spettatore “guarda l’ora” l’analista lo smonta arriva quasi a distruggerlo, analizza tutti i pezzi e poi stabilisce la relazione di ogni elemento con un altro. L’analisi è commissionata, ha un obiettivo, segue il modello delle scienze sperimentali, non è una scienza esatta, però parte da degli indizi perché dà delle domande che partono da un’intuizione e cerca le risposte ad esse. La differenza principale tra uno spettatore normale e un analista è l’attitudine iniziale, l’atteggiamento mentale.

Forme cinematografiche

Immagini che dialogano con altre immagini, non solo con uno storicizzarsi del linguaggio, uso espressionista della luce (Hitchcock).

Il pensionante

Appartiene a quello che alcuni chiamano il cinema primitivo, muto. Eredità espressionista molto evidente; il pensionante suona alla porta con la nebbia, lo sfocato, l’indistinto, il nero (arriva il cattivo, sbaglio). Clima fiabesco ma non in modo positivo.

La prima moglie

Primo film classico, rilancia il predominio del cinema americano in tutto il mondo. Non è un mostro, contrasto luministico tra bianco e nero, (sembra piatto perché non è illuminata dal basso, campita di colore) utilizzo sempre narrativo ma in un’altra direzione-siamo in un castello in America, solidi riferimenti spaziali (casa con porte) però si crea quest’atmosfera che “getta ombra” sui protagonisti. Dimensione diversa, più psicologgizzante, Rebecca fa capire il dibattito interiore della protagonista.

Questi due film hanno delle matrici comuni, come l’uso espressionista della luce e della fotografia, infatti Hitchcock era stato in Germania ed aveva analizzato la cinematografia dei Muranu e dei Lang. Una cinematografia che alterava la percezione della realtà ed usava dei contrasti cromatici e luministici che poi Hitchcock applicherà nei due film.

Cosa ci fanno capire questi esempi?

Dobbiamo riconoscere, ricontestualizzare e ricollegare gli elementi alle forme cinematografiche. Anche un elemento apparentemente simile (illuminazione contrastata, cromatismi della luce) vanno correlati a quel momento: cinema classico o muto. Scopo dell’analisi— si prende consapevolezza dei propri processi, dice di noi, ci aiuta a conoscerci.

Suono

Assetto tecnologico, industriale ed economico

Il suono è uno degli elementi che ha cambiato maggiormente il cinema. Nel genere western abbiamo un quadro lirico: l’armonia dell’uomo con l’ambiente, nei film d’azione ci aspettiamo la minaccia (Leone-sibilo della pallottola “Il buono il brutto e il cattivo”). L’altro aspetto è quello tecnologico ed industriale, il suono è l’elemento che ha cambiato di più: nella resa dei suoni (registrazione e la creazione dei suoni), assetto tecnologico nella sala (dimensione sonora immersa, arrivano da tutte le parti, prima lo si ascoltava solo frontalmente).

Woody Allen rifiutava il “Dolby System”, puliva i brusii. Gli integralisti, persone che registravano i suoni nella strada e non volevano grandi artifici per le immagini, volevano che lo spettatore capisse quello che stava guardando attraverso i suoni (Visconti- “La terra trema” film ridoppiato in siciliano perché nessuno in sala capiva niente). L’instabilità sonora dei prodotti filmici oggi è un elemento centrale. Noi non vediamo mai lo stesso film, è grazie al suono che sta nascendo la video arte.

Audiovisione

Interazione tra suono e immagine, che non abbiamo nei due elementi separati e che dobbiamo cercare di catturare. Introdotta da Michelle Chone alla fine degli anni 80, abbiamo un’idea di multisensorialità, ha a che fare con la tattilità del suono, è qualcosa che dobbiamo captare noi. Esempio del film “Blu” di Derek Jackman, si succedono una serie di immagini blu (sempre uguali ma che alla fine cambiano per l’occhio a seconda del suono a cui sono associate).

Hitchcock fu fondamentale per l’evoluzione del prodotto audiovisivo, dal punto di vista sonoro sperimenta: il muto > il pensionante; la transizione tra il muto e il sonoro > blackmail (considerato un film ibrido) la produzione obbliga Hitchcock a girare l’ultimo rullo parlato perché sennò sarebbe risultato un film vecchio in quanto il sonoro si stava evolvendo; la post-produzione > Psycho.

Hitchcock

Contribuisce a modificare l’andamento del linguaggio cinematografico. Sperimenta il muto ed il passaggio al sonoro (Blackmail, film di transizione- viene iniziato a filmare come muto ma la produzione lo obbliga a girare un rullo sonorizzato- film ibrido). Hitchcock si ribella e il suo rapporto con le case di produzione diventa altalenante, perché ha perfettamente in mente come è lo spettatore, vuole che i suoi film gli arrivino, non vuole diffondere una sua idea astratta. Il contatto con il pubblico è fondamentale. Accetta gli aspetti industriali del suono, sperimenta sul magnetico, nuovi sistemi di proiezione e registrazione del suono.

Scena di “Psyco” ventriloquismo della voce tra la mamma, nonna ed il figlio. Nel neorealismo invece fallisce il contatto con il pubblico, al contrario di Hitchcock che riesce a portare l’idea di suono eversivo (voce della mamma morta che lo spettatore non può sentire).

Il suono nel cinema muto

In realtà il cinema era rumoroso, ma non fissava la rumorosità sul supporto. Il cinema muto nacque come uno spettacolo a cui si abbinavano performance ogni volta diverse. Il film non nasce come qualcosa di stabile dal momento che veniva influenzato dall’ambiente esterno.

Il cinema nasce nel 1895 grazie ai fratelli Lumiere, nel caffè dove è presente un pubblico pagante che vede una successioni di immagini, quindi il concetto di sala si radicalizzerà solo nel dopoguerra, durante le guerre mondiali infatti c’erano le fiere del paese con un proiettore. I Lumiere pensavano che il concetto di cinema non sarebbe durato e che, inoltre, non potesse essere abbinato al suono. La loro idea è diversa dal concetto di teatro di Melies dove si vedevano trucchi di magia ed in mezzo alcuni dei suoi filmati “L’uomo con la testa di Caucciù”.

Quindi il suono nel cinema è sempre stato presente, influenzava la visione. Le ricerche del suono sono parallele a quelle del cinema: Edison maggior rappresentante da questo punto di vista. Lavorò sull’abbinamento tra suono ed immagine (grazie ai suoi cilindri con cui catturava il suono) e sostenne che il suono precedeva l’immagine. Il suo operatore Dickson inventò il Kineto-fonografo (immagini in movimento abbinate ad una registrazione, lui in primo piano che salutava), considerato uno dei primi esempi di documento sonoro. La nostra visione del cinema come prodotto muto è una costruzione posteriore, quel cinema non era mai esistito, è una percezione alterata a posteriori, creata negli anni 30, quando il cinema sonoro si impone.

Il cinema sonoro significa tra l’altro un prodotto delle grandi industrie da distribuire alla massa: Chaplin si oppose all’uso del sonoro a favore del “cinema puro”, quello con le sole immagini, occultando però una grande verità: il cinema puro degli anni 10-20 era tutt’altro che muto, infatti nelle sale si parlava, si leggeva ad alta voce. Non esisteva il costrutto che abbiamo noi di sala oggi in cui c’è assoluto silenzio.

In un primo momento il Kinetografo era individuale, promuoveva il rapporto singolo ed intimo tra un individuo ed il suono (denominato cordone ombelicale in termini di psicoanalisi per ricordare il suono che si trasmetteva tra madre e figlio e che è interno). Perciò era necessaria una distanza che creava comunque un rapporto visivo: un altro esperimento fu il disco per applicare il suono, per sonorizzazione, ma era uno strumento troppo fragile, che denota il carattere accessorio del suono all’immagine, diventando quindi qualcosa di secondario.

Le ricerche tra cinema e disco diventano portanti e nasce il phono-cinema-theatre, si iniziano a costruire storie e racconti con accompagnamento sonoro, ma ricordando sempre che il cinema era ancora un fenomeno da fiera (Electrical Entertainment).

Voce (rumori e musica): ricerca su questi tre versanti

Il fatto di rendere il cinema da “muto/sordo” a “rumoroso” è una novità. Si determina il concetto di fissazione dei suoni, dove si stabilizza una certa performance. La sonorità che prima era supposta ora viene percepita, tutti sentono la stessa musica abbinata ad uno specifico fotogramma, non è più soggettiva. Unione tra suono ed immagine: significa unire due esperienze differenti perché la visione ha bisogno della distanza, guardando le cose domino, mentre l’udito lavora in maniera diversa (non usa la distanza ma l’interiorità). Il cinema però decide di investire sulla distanza e non sul suono, basti pensare allo spettatore che è seduto.

Sonorizzazione

Fissare un suono e abbinarlo all’immagine, si arriva ad un certo livello di credibilità, si studiano delle strategie per la parte sonora in modo da avere un succedersi di musicalità diverse. Però alcuni cinema non avevano il lettore per i dischi o si rompevano, questo perché non era vista come una componente essenziale ma come un arricchimento dello spettacolo. Le ricerche sull’abbinamento tra cinema e disco diventano importanti: questa idea di commentare le immagini era molto importante, si inizia a costruire un accompagnamento sonoro per le storie visive (Amleto).

Il cinema muto esiste?

Quando nascono i primi metraggi, quindi racconti più lunghi (1903-05), il cinema inizia ad uscire dal suo essere un fenomeno da fiera e si aggiungono nuovi elementi:

  • Presenza del Bonimenteur (presenza della parola), la persona che nelle fiere chiamava gli spettatori perché entrassero, però quanto le storie narrate diventano più complesse si sposta all’interno della sala ed il suo scopo era quello di spiegare le immagini e cercare di tenere attento il pubblico. Pian piano però nascono le didascalie, ma dato che il pubblico era analfabeta il Bonimenteur leggeva ad alta voce (“La capanna dello zio Tom”), recitava e si trasforma in un attore. Inoltre, utilizza strumenti (cembali ecc.) e lo spettacolo inizia ad aver una dimensione sonora molto forte. Dopo un decennio però, il film inizia ad avere l’esigenza di diventare spettacolo d’arte e le didascalie si impreziosiscono e devono essere lette ed interpretate dallo spettatore stesso (Cabiria - didascalie scritte da D’Annunzio).
  • Presenza della musica: “L’assassinio del duca di Guisa”, antenato della colonna sonora. A volte veniva improvvisata questa musica sotto lo schermo per distrarre dalla rumorosità degli apparecchi. Quindi il compito della musica era quello di dare un inizio e una fine allo spettacolo al posto delle luci, che nelle stalle rimanevano sempre soffuse a causa dell'espandersi della criminalità e a causa dell'ampliamento del pubblico. Addirittura iniziarono ad arrivare delle linee guida dalle case di produzione intorno al 1914/15 in merito alle musiche, ma soltanto nelle grandi sale.

Tra il Bonimenteur e la musica: non esiste solo il suono esterno, ma anche quell'interno della pellicola stessa. Sono suoni in forma visiva che siamo in grado di percepire attraverso le nostre competenze e ci sono diverse tecniche come il lip-reading (lettura delle labbra), ed effetti grafico sonori (sperimentazioni dell'avanguardia nel cinema).

La musica

Era l’aspetto di fissazione della musica, in funzione del film si inizia ad assemblare delle partiture codificate. La musica ha un ruolo unificante, dava i confini dello spettacolo.

  • Associazione univoca: si iniziava a fissare la musica per avere così una colonna sonora abbinata perfettamente al film.
  • Libera interpretazione: la musica veniva improvvisata nel corso dello spettacolo dal momento che gli apparecchi del suono erano rudimentali. Solitamente le case di produzione davano istruzioni grossolane che poi l’artista rivisitava a suo gusto.

Il suono interno

L’immagine, seppur muta, può acquisire un suono se quest’ultimo veniva “mostrato” attraverso: tratti acuti nel lettering delle didascalie, lip reading, un’inquadratura dove si mostra qualcosa che suona (es. telefono). In ciascuna di queste 3 casistiche lo spettatore era portato all’interpretazione.

  • Strike: Einstein 1925, gioco visivo con il lettering e le silhouette, ma i suoni sono visibili (immagini con sorgenti sonore); BUT in maiuscolo che sembra un urlo; i confini tra suono ed immagine sono continuamente esplorati. Nella scena più celebre del film, si vede una persona che suona la fisarmonica mentre le altre persone cantano una nota canzone dell’epoca (lo si capisce dal labiale), lo spettatore riesce a capire ciò che cantavano e per questo si univa, a volte, alla canzone in sala.
  • Cabiria: dura 22h.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillamasotti03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi del cinema e dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Paola Valentini.
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