Letteratura spagnola
Lezione 26/02/26
Iberoromanzo. La presenza araba continua ad essere evidente.
Mozárabe = una persona che viveva sotto il comando musulmano che poteva però conservare la religione cristiana.
Cristiani che avevano sempre parlato in latino che convivevano con persone che parlavano arabo, qualche parola viene assimilata, quindi la lingua che veniva parlata nella frangia mediterranea della penisola iberica cresce in modo diverso dal romance che non aveva contatti con gli arabi. (Nord romance, sud mozárabe)
Le uniche fonti scritte che ci sono giunte dimostrano tutto ciò. Le glosas le collochiamo nei codici dei monasteri di Santo Domingo de Silos, nella frangia settentrionale della Spagna. Quando ci imbattiamo nelle Jarchas ci troviamo di fronte ad una lingua che è il mozarabe, deriva dal latino classico ma presenta molti elementi dell’arabo, e in effetti dell’esistenza delle khargas fino a un centinaio di anni fa non se n’erano accorti, la storia della letteratura prima iniziava con le Cantigas. Verso gli anni 40 del 20 secolo si rendono conto che era un’altra lingua (mozarabe).
Le jarchas non superano mai i 4 versi, sono molto brevi, scritti in caratteri arabi prodotti in Al-Andalus in mozarabe, zona a controllo musulmano inscritti da autori arabi o ebrei.
Poeti di lingua araba e religione musulmana che vivono in al-Andalus scrivono poesie in caratteri arabi ma in lingua mozarabe.
Le jarchas sono la coda o il finale di un altro componimento, le moaxajas, quindi non sono un corpo indipendente ma dipendono da un componimento lirico che viene prima. Jarcha come termine in arabo significa “coda, uscita, finale”. Moaxajas significa “cintura che cinge la vita facendo un giro doppio”, rimanda al fatto che il moaxaja è un componimento di tono elevato, laudatorio, cioè una poesia lunga e strutturata che ha come obiettivo quello di cantare le lodi di una persona.
È una poesia scritta in caratteri arabi e in arabo, raramente ebreo in caratteri ebraici, ma mai è scritta in mozarabe, deriva anche da strofe del corano quindi molto elevato e colto. Abbiamo quindi due corpi poetici.
Il tema delle jarchas è amoroso quindi completamente diverso, nello specifico si parla di dolore d’amore, quindi la sofferenza di qualcuno per amore (ne abbiamo circa 80). Le jarchas hanno sempre un io lirico femminile, sono sempre donne che si addolorano per l’amore e la lontananza. Le moaxaja hanno un io lirico maschile, quindi sono il contrario. Non le scrivevano le donne ovviamente le jarchas, ma si immedesimavano in un io lirico femminile.
Queste due cose sono molto distanti come tema, la jarcha rappresenta una dolce chiusura di una moaxaja che ha un tono più sostenuto. Anche dal punto di vista strutturale sono diverse, la moaxaja è strutturata in strofe (insieme di versi che si ripete costantemente uguale), sono lunghe; la jarcha è brevissima, 4/5 versi, ha un potere condensativo, in poco spazio deve dire tante cose.
C’è un elemento di coesione tra questi due, di tipo rimico, ovvero le strofe della moaxaja hanno un sistema di rime interno per cui ognuna di esse si conclude con un distico, due versi che rimano tra di loro. La moaxaja ha una serie di strofe e ognuna di loro si chiude con una rima che si ripete costantemente. Queste rime sono le rime della jarcha. Quindi questo sistema di rime le lega.
Nasce quindi prima la jarcha e poi la moaxaja, perché è molto probabile che si creasse una jarcha per poi ripeterla nelle moaxajas. Poeti colti, anche nobili in alcuni casi, dell’al-Andalus conoscevano anche il mozarabe, ciò dimostra che quella sovrapposizione di queste lingue e religioni era pratica e ci parla anche di inclusione, perché io scrivo appropriandomi e implica un contatto.
Tant’amare, tant’amare
Poema (la moaxaja). Panegirico = discorso che loda qualcuno. Per datare un componimento senza data ci aiuta una strumentazione filologica per un ventaglio cronologico stabilendo il Terminus post quem o il Terminus ante quem. (Prima del quale e dopo del quale la scrittura dell’opera).
Posso basarmi su dati interni al testo (periodo storico); esterni; materiale su dove il testo è scritto; il tipo di struttura (paleografia cioè lo studio del testo); la vita dell’autore se è noto (in questo caso post quem la nascita, ante quem la morte); se nel testo si loda qualcuno di importante che è morto si conosce la data della sua morte.
In tant’amare abbiamo un terminus ante quem perché si parla di questi due fratelli come se fossero ancora vivi quindi è stato scritto sicuramente prima della loro morte 1042. Abbiamo quindi una fascia di 50 anni, dalla loro nascita nel 993 alla loro morte nel 1042. Siamo all’inizio dell’11 secolo e abbiamo già una manifestazione letteraria della lirica spagnola.
Testo laudatorio che tradisce le origini ebraiche di chi lo sta scrivendo. “Rab” di origine ebraica viene da rabbi, padre in ebraico.
Quando ci sono cose tra parentesi vuol dire che manca un pezzo del testo, che c’è stato un problema e la traduzione non ha senso.
Fondamenti di metrica
Dobbiamo sapere delle regole.
Scansione sillabica dei versi: come si computano le sillabe. Esistono le sillabe grammaticali e metriche.
Tan-to-a-ma-re-tan-to-a-ma-re abbiamo 10 sillabe.
Come si contano le sillabe per capire la classificazione: mi devo basare sull’ultima sillaba tonica, che determina il tipo di verso (in questo caso la penultima, “ma”), e poi devo aggiungere uno, quindi è un decasillabo. Non conta quindi che abbia 10 sillabe, ma che l’ultima sillaba tonica sia la nona e se ne aggiunge una.
Fenomeno poetico per cui lego una sillaba alla prossima se sono due vocali (tan-to_a-ma-re-tan-to_a-ma-re) “sinalefe”. Ci sono quindi due sinalefe e abbiamo 8 sillabe. (Ottonario perché 7+1).
Tant’amare senario, verso parossitono che ha un’uscita piana. (6 sillabe)
Contrario della sinalefe è la dialefe.
Dobbiamo guardare la fine del verso per capire la rima. Struttura di rime (consonantiche o assonanzate). È assonante se abbiamo l’identità dei suoni vocalici a partire dall’ultima tonica, consonantica se abbiamo identità dei suoni vocalici e consonantici a partire dall’ultima tonica. Ca-sa, ra-ra sono assonantiche.
È un monologo. Senza avere un dialogo c’è sempre la voce della donna che parla all’amico/innamorato della sua sofferenza senza risposte.
Lezione 03/03/26
Cantigas gallego-portuguesas / Cantigas galaico-portuguesas
Dall’8 secolo fino al 15 fino alla scoperta d’America e la Reconquista, le glosas e le jarchas vanno dal 10 al 12 secolo. Siamo in una manifestazione letteraria.
Con le cantigas siamo dal 12 fino alla metà del 14 secolo. Tipo di testo prodotto per essere cantato.
Il nome ci aiuta a ricordare un aspetto fondamentale: la loro origine (non diffusione) avviene in quella frangia di territorio che oggi conosciamo come Galizia e Portogallo (specialmente nord). La Galizia attualmente è una comunità autonoma, è un territorio dove si parla una delle lingue co-officiali (spagnolo, gallego, catalano e basco).
In Galizia si parla gallego che assomiglia abbastanza al portoghese. Il gallego-portugues si manifesta dal latino come una lingua unica.
Quando parliamo di cantigas parliamo quindi di poesie scritte in quella lingua, gallego-portugues.
Dato importante: la lirica gallego-portuguesa è un tipo di lirica che nasce in questa zona ma si diffonde anche in tutta la parte settentrionale della penisola iberica. L’esempio più evidente anche nel settentrione della penisola iberica è il fatto che Alfonso X Il Saggio (che vive nel 13esimo secolo ed è l’essenza della lingua castillana) compone cantigas gallego-portuguesas, pur stando nell’attuale Castilla. Anche lì quindi la poesia colta veniva scritta in quella lingua.
In questo momento storico la lingua iberoromanza non è ancora considerata una lingua poetica, una lingua adatta ad un testo letterario, ad uno status elevato. La lingua iberoromanza arriva ad avere uno stato elevato con Alfonso X.
Le ragioni dell’impiego di questa lingua, se avevano già un’altra lingua da usare, sono difficili, ma una delle principali è la musicalità che la lingua gallego-portuguesa ha a differenza del castillano (ha più suoni nasali).
(cervantesvirtual.com) → sono contenuti dei testi, sia primari che secondari. Tutte le opere che analizzeremo.
(universocantigas.gal) → tutto ciò che riguarda tutte le cantigas galaico-portoghesi.
Del 1198 è attribuibile la più antica Cantiga (metodo filologico).
1354 è la data della morte dell’ultimo autore di Cantigas che conosciamo.
Quindi attraverso queste due date abbiamo lo spettro cronologico della durata delle Cantigas. Dalla metà del 300 inizierà a farsi sentire un altro tipo di poesia scritta in iberoromanzo, che diventerà una lingua abbastanza ufficiale e alta.
Abbiamo pochi codici che ci hanno trasmesso questi testi e sono tre:
- Cancioneiro de Ajuda;
- Cancioneiro da Biblioteca Nacional;
- Cancioneiro de Vaticana.
Cos’è un cancioneiro? È un libro, un codice pergamenaceo, che raccoglie molte composizioni liriche. È strettamente un libro che contiene canciones, in senso più ampio poesie. Bisogna sapere che sono libri corposi, con tantissimi componimenti (parliamo di più di 1000). Sono testi piuttosto brevi che circolavano soprattutto in ambiente colto e cortigiano.
— Lazarillo de Tormes è anonimo, ma è molto ciò che possiamo scoprire dell’autore per l’analisi del testo. Nel caso della poesia, i dati che ci può fornire il testo sull’autore, ci possono dire che l’autore era colto. La poesia popolare invece sono testi più facili. —
- Cantigas de amigo, cantigas de amor, cantigas de escarnho o maldizer.
Queste definizioni le abbiamo date noi, ma le cantigas sono scritte una dopo l’altra, non si autodefiniscono.
Le cantigas de amigo sono un tipo di testo in cui un io lirico femminile lamenta l’assenza dell’amato, molto simili alle jarchas. Hanno però molte differenze, come la lingua in cui sono scritte, dato che le cantigas de amigo sono in caratteri latini scritte in galaico-portoghese, mentre le jarchas in mozarabe. Inoltre le cantigas sono scritte in un contesto di carattere più naturale, spesso e volentieri riferito alla natura e elementi marittimi. Altra differenza è il tipo di struttura, di rima, di verso, sono completamente diversi dalle jarchas nonostante dei punti di contatto.
L’affinità tra jarchas e cantigas de amigo → i due nascono indipendentemente l’uno dall’altro, ma quest’analogia si spiega per poligenesi, quindi studiando le varie letterature europee si scopre che ci sono delle letterature simili.
Martín Codax → autore delle cantigas de amigos, spesso ambientate a Vigo.
Cantigas de amor parlano di un io lirico maschile che parla del suo amore verso la donna. Può essere un amore felice o sofferente. Le cantigas de amigo per i temi trattati, la struttura e le modalità di svisceramento che mettono in campo, risentono fortissimo della lirica trobadorica provenzale. In questo periodo storico la Francia influisce sulla produzione letteraria nord-castillana. Il sistema di leggi su cui si regge questo tipo di concezione amorosa è quello dell’amor cortese (rapporto amoroso convenzionale in cui abbiamo l’uomo che è servo d’amore della donna, c’è una professione di fede dall’uomo verso la donna, è l’uomo che divinizza la donna e la serve).
Cantigas de escarnho o maldizer (escarño in spagnolo è la presa in giro, maldecir). È sempre l’amore a fare da protagonista nelle altre due cantigas, invece in queste cantigas i testi sono crudi e duri. Le cantigas de escarño sono quelle che prendono in giro persone senza fare nomi e senza menzionare qualcuno in particolari, come le donne che sono tutte menzognere (misoginia epocale). Le cantigas de maldizer invece si riferiscono ad una persona chiamandola per nome insultandola. Abbiamo epiteti e parolacce di ogni tipo, riferimenti sessuali.
Mester de juglaría
Altro tema di tipo poetico che si sovrappone alle cantigas che si esprime in iberoromanzo. Poesia popolare scritta in iberoromanzo: Mester de juglaría.
Mester deriva dal latino, significa “ufficio, modo di fare qualcosa”. Juglaría deriva dai giullari. È difficile dire al periodo in cui ci collochiamo, possiamo però dire che ci collochiamo attorno al 12esimo e 13esimo secolo. Ne sappiamo, più che attraverso i testi che ci sono giunti, attraverso testimonianze indirette.
Ci riportano notizie sui giullari e sul fatto che loro cantavano composizioni poetiche, quasi sempre per criticarli e parlare di loro come “bastardi”, perché non sono bravi e incapaci di fare la poesia dal punto di vista degli autori colti. I giullari componevano oralmente questi testi improvvisandoli e modificandoli durante la performance, a seconda dell’esigenza del momento. È un tipo di poesia solo orale, e richiedeva molta improvvisazione, diventa quindi inutile chiedersi quali sono questi testi.
Circolavano raccontando dei testi, cantando canzoni e inscenando delle piccole rappresentazioni teatrali, sia in suolo pubblico che in spazi privati di persone benestanti (one-man show). I giullari non si devono confondere con i buffoni di corte, non sono personaggi ridicoli, ma danno un intrattenimento elaborato. I testi che sapevano a memoria erano molti, erano professionisti dell’intrattenimento. Ricevevano in cambio denaro, cibo, vino… Per esempio il Cantar de mio Cid conta più di 3000 versi, memorizzare anche solo una parte di questo testo per improvvisarci sopra è un grande lavoro.
I testi che ci sono arrivati quindi sono Il Cantar de mio Cid e qualche altro pezzo. Alcuni dati importanti: il tipo di esibizione è popolare, il giullare è presente sulla piazza in spazi normalmente aperti e racconta storie. I temi sono legati alla storia contemporanea, avvenimenti considerati come importanti epocali per la storia di quell’epoca (come Rodrigo Diaz, importante per la Reconquista). La prospettiva è epico-storica.
Carattere informativo: una delle funzioni è di trasmettere una notizia, un’informazione (carácter noticiero).
Lezione 04/03/26
Cantar de mio Cid
Cantar de mio Cid → opera frutto del Mester de Juglaría.
Siamo intorno al 12/13esimo secolo, il concetto di autore e paternità di un’opera è un concetto molto diverso rispetto a come siamo abituati. Dobbiamo saper valutare come il contesto di produzione influisce sul testo.
Il titolo del Cantar del mio Cid (o Poema di mio Cid) l’hanno deciso gli studiosi moderni, all’epoca non esisteva. Se prendiamo il primo foglio dell’unico testimone che trasmette il Cid, il testo inizia direttamente, senza prologo e senza titolo. Ciò è perché nessuno si poneva il problema del titolo o dell’autore.
L’autore era un giullare; i primi testi attraverso cui passeremo saranno quelli del Mester de Clerecía. Non erano scrittori di mestiere, ma erano religiosi (arciprete, monaco…). Arriveremo con questo concetto di autore fino al 16esimo secolo, anche per esempio con La Celestina che è scritta da un avvocato, che non faceva lo scrittore di mestiere.
C’è un altro elemento importante quando ci avviciniamo al concetto di testo e contesto: la fissazione del testo. Quando ci affacciamo a testi antichi in alcuni casi è difficile determinare qual è il testo fisso, a differenza di oggi. Specificamente nel caso del Mester de Juglaría (improvvisato, creazione sul momento); quindi il testo del Cantar de Mio Cid come concetto non esiste, esistono tutte le versioni dei giullari che recitavano questo testo, non poteva recitarlo tutto uguale, per cui non era fisso.
Non c’è una data fissa, un autore fisso, un testo fisso per il Cantar de Mio Cid. Il filologo (studioso dei testi) interroga i testi, va alle fonti e produce una trascrizione critica con dei criteri del testo per metterlo a disposizione di tutti. Abbiamo un solo testimone (testo) per il Cantar de Mio Cid, quindi è più difficile riuscire a capire la veridicità dei fatti.
Il CMC è un codice pergamenaceo, è un testo molto corposo e lacunoso, all’interno ci sono dei salti e non sapremo mai cosa c’è scritto lì. È lacunoso all’inizio, perché noi sappiamo che non è quello l’inizio originale del codice. Metodi scientifici per capire che non è l’inizio → studio codicologico, studio il codice come oggetto e scopro che ci sono segni di strappi/tracce venute via, quindi capisco che manca qualcosa. Essendo il codice acefalo, dobbiamo approcciarci al testo in modo diverso, essere un po’ “sospettosi”.
Chi ha scritto il CMC? Qual è il testo? Quando è stato scritto?
È l’opera più importante del Medioevo, ma noi non sappiamo chi è l’autore. Troviamo un’indicazione alla fine, nel manoscritto, che nonostante sia rovinata e macchiata abbiamo un nome e una data: Per Abbat y mayo. Ma non può essere considerato l’autore del testo. La lingua non è sempre stata uguale anche proprio per il significato delle parole, quindi il verbo “escribir” non significava comporre come oggi, in quell’epoca ha più il significato di “trascrivere”, “copiare”. Quindi Per Abbat
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