Letteratura spagnola 1/3
Secolo XIX
È un secolo di grave instabilità politica, che sarà attenuato solo nell'ultimo quarto del secolo con un tacito accordo di alternanza al potere tra liberali e conservatori, ma fino ad allora si avrà un periodo di grave disagio ed inquietudine.
Il conflitto Las Dos Españas verrà lasciato in eredità al secolo successivo e riemergerà negli anni della Guerra civile, rappresenterà l'opposizione di due anime che non riescono a dialogare fra loro.
Però, la parte iniziale del secolo si propone con un forte sentimento nazionalistico, risposta ad uno stimolo ovvero la presenza ingombrante dell'esercito francese nel paese.
Napoleone approfittò di una crisi dinastica per trasformare la Spagna in uno stato satellite, mettendo al governo il fratello, Giuseppe Bonaparte.
Ad un certo momento il fuoco della ribellione parte da Madrid, nel maggio 1808, prende il via la Guerra de la Independencia, che vedrà diversi attori internazionali in gioco: Francia e Spagna, coadiuvata in parte dal Portogallo e in parte dall'Inghilterra, che cercherà di controllare il suo potere.
È un conflitto che vede infiammarsi un sentimento nazionale in Spagna, è soprattutto un conflitto che vede in modo più deciso riaffiorare sull'orizzonte della storia la guerriglia, l'esercito regolare francese è di gran lunga meglio equipaggiato di quello spagnolo, ed essa produce situazioni estremamente cruente, raffigurate in numerosi quadri, soprattutto quelli di Goya, “Los desastres de la guerra”, 80 incisioni che Goya comincia in contemporanea di quella guerra, nel 1810 e finiti un anno dopo il conflitto vittorioso della Spagna.
Sono incisioni che si possono distinguere in 3 macro aree:
- Inerenti al conflitto.
- Inerenti alle conseguenze della carestia e della fame che dal conflitto derivano.
- Inerenti ad una critica al regime assolutista → questo spiega perché queste incisioni non vengano diffuse immediatamente, ci vorranno diversi anni affinché vengano stampate due copie complete delle incisioni: perché non solo contenevano una dedica alla guerra e alle sue terribili conseguenze, ma anche una critica al regime assolutista che non poteva essere assolutamente concepita e che spiegherebbe il ritardo della diffusione di queste opere.
Nel corso della guerra, la frammentazione dell'esercito regolare spagnolo fa sì che ci sia un'atomizzazione della gestione del potere da parte delle forze nazionaliste, si creino piccole giunte comunali rivoluzionari che a macchia di leopardo governano sul territorio.
E una serie di conflitti fanno sì che le forze regolari dell'esercito spagnolo debbano spostarsi verso territori periferici del paese.
Si crea però una Junta central suprema che cerca di coordinare l'attività dei principali organismi.
Nel 1812 però, a Cádiz, abbiamo il prodotto più maturo di questo conflitto, ovvero una Carta Costituzionale, la prima Costituzione in Spagna, tra le più moderne liberali del continente, poiché non solo riconosce le libertà individuali, stampa, associazione, ampliamento elettorale, ma è anche improntata al liberalismo democratico:
- Sposta la sovranità dalla monarchia alla nazione, quindi al popolo.
- Sancisce anche l'abolizione dell'inquisizione, che soprattutto in Spagna aveva toccato punte pericolose.
- Estendeva anche la cittadinanza spagnola a coloro nati nelle varie colonie.
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Questa costituzione rimarrà in vigore un paio d'anni fino a che non avviene il ritorno del re legittimo, il re borbonico, Fernando VII, che darà vita a una fase di arretramento rispetto alle conquiste sancite dalla costituzione di Cádiz.
In Spagna la Costituzione viene chiamata anche Pepa poiché è stata varata il giorno di San José.
Con il ritorno di Fernando VII si ha però un arretramento e una progressiva cancellazione delle vittorie sancite con la Costituzione, fin quando venne costretto alla fuga e si darà via al triennio liberale, tornando alla Costituzione.
Si avrà un ritorno del re legittimo che verrà ufficialmente conosciuto grazie anche all'intervento francese.
Alla morte del re legittimo costui trasmette, con un cambiamento della legge di trasmissione del potere, il trono alla giovane figlia Isabella.
Ma Carlos, il fratello del re Fernando, impugnerà questa decisione dando via a una serie di ondate conflittuali, una delle quali si osserverà in Doña Perfecta, ricordati come la Prima Guerra Carlista.
È un confronto tra coloro che ritengono legittima l'ascesa al trono e coloro che, più conservatori, ritengono l'erede legittimo al trono il fratello del re defunto.
La conseguenza per il paese sarà di nuovo un periodo di grande difficoltà, che si accostò ad un periodo di carestia e ad una forte divisione sociale.
È in questo periodo che il fenomeno del brigantaggio, bandolerismo, si diffonderà in modo vertiginoso.
In questo contesto si cerca di diffondere una cultura di rinnovamento, l'introduzione degli stilemi del Romanticismo in Spagna è piuttosto sfasata rispetto a quello che avviene nel resto d'Europa, e fu un fenomeno tardivo forse anche a causa della Guerra d'Indipendenza, il paese era davvero calato in urgenze più immediate, e questa cultura voleva essere lo specchio di una società nuova.
Il termine “romantico” venne impiegato inizialmente in Inghilterra intorno alla metà del '600 con una connotazione negativa, voleva dire “somigliante al romance”, con accezione dispregiativa e l'intento di denigrare gli elementi fantastici e irreali riconducibili ad un genere cavalleresco in voga quel periodo.
Questa accezione negativa viene accettata per buona misura il Settecento.
Nello stesso periodo il vocabolo penetrò in Francia, dove Rousseau coniò una nuova accezione, ovvero “pittoresco”, per descrivere il Lago di Ginevra, un termine che si rifà non solo ad una caratteristica oggettiva di una scena naturale, ma anche allo stato d'animo che suscita in chi lo osserva, nelle emozioni che suscita.
È un termine che viene dall'ambito degli studi della terminologia critica della storia dell'arte, si definisce alla descrizione di uno spazio naturale, senza forme umane, con una natura rappresentata è selvatica e selvaggia, dove le uniche tracce antropiche sono rovine.
Gli effetti sono di un chiaroscuro molto forte.
Tutto questo veniva dall'onda lunga delle rappresentazioni seicentesche.
Nel corso del '700 per la prima volta in Germania abbiamo un'accezione positiva del termine romantico, quindi il termine si spoglia delle accezioni viste finora, diventa più poetico, che faceva riferimento ad un rinnovato interesse per i canti, le leggende, la poesia medievale, in un contesto di vivo interesse per l'epos cavalleresco.
C'è uno slittamento lessicale → si passa dall'uso del vocabolo “romanzesco” al vocabolo
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“romantisch” che ha connotazioni più positive.
Si passa a un cosmopolitismo della ragione dei lumi a una forte connotazione nazionale, è il momento delle rivendicazioni proprie come identità collettiva.
In tutto questo comincia ad avere un ruolo dominante la funzione formativa della storia.
Rivoluzione epocale → ci si sgancia dal classicismo, la nuova poesia sarà nuova, spontanea, addirittura anonima.
Nell'ambizione del romanticismo c'è parte della sua stessa condanna, Schlegel dice che “l'opera letteraria deve aspirare a cogliere l'infinito”, ontologicamente è sua insufficienza inscritta nel DNA la sua insufficienza, però l'idea della lacerazione dell'individuo, che è anche quella dell'autore che lo interpreta, molto spesso germina e nasce dal mistero che circonda l'individuo, dalla sua difficoltà ad entrare in relazione con quello che lo circonda.
Il mistero è un dato essenziale anche nell'opera Don Alvaro.
Caratteristiche che ritroveremo nel protagonismo dell'opera di Rivas:
- Vittimismo.
- Titanismo.
- Sono due facce della stessa medaglia, il vittimismo deriva dalla percezione del proprio dolore e dalla difficile condizione individuale, e dall'altra l'orgoglioso riconoscimento della propria peculiarità, dal fatto che comunque l'autore romantico tenda ad affermare la potenza dell'individuo dinanzi a un mondo circostante che non lo comprende o lo respinge.
2/03 → 1814 polemica storico-letteraria tra Juan Böhl de Faver, difensore di una serie di idee che propugnavano il recupero di autori importanti della tradizione spagnola come Calderón, e il recupero della tradizione del Romancero, nella tradizione medievale permette spesso tramite la trasmissione orale di una serie di leggende medievali, rappresentanti limpidi dello spirito cristiano e cavalleresco della produzione spagnola; e José Joaquin de Mora, autore formatosi per la gran parte dagli intellettuali del romanticismo spagnolo seguendo norme neoclassiche.
Era un illuminista combattente, fu fatto anche prigioniero di Mora, e si antepose a de Faver per motivi ideologici, secondo lui recuperare la Spagna del '600 implicava anche il pericolo di abbracciare le posizioni ideologiche del tempo, non solo i valori letterali.
Quindi per lui l'idea dell'antagonista era antiliberale.
Alcuni sostengono anche che ci fosse una grande antipatia tra le consorti dei due.
Conclusosi il trienio liberal
- Emigrati all'estero → la restituzione del trono di Spagna fa sì che i liberali siano costretti alla fuga, e questo crea in alcune cittadine europee poli ispanoparlanti in altre città. Londra sarà una città particolarmente importante per l'intensità della vita culturale alla quale viene dato luogo. Soprattutto si crea un importante mercato editoriale spagnolo a Londra, poiché queste persone dovevano reinventarsi per vivere. Utilizzarono soprattutto un altro canale di richiesta, quello che viene dal mondo ispanoamericano, mondo in fermento.
- Centralità del teatro nelle principali formulazioni teoriche del primo Romanticismo spagnolo.
- Alla morte di Ferdinando VII, dal 1833, non solo si crea una situazione che favorirà le guerre carliste, ma anche di fatto grazie all'amnistia che verrà promulgata gli esuli
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potranno far ritorno in patria, in particolare da Londra e Parigi, spesso tappa intermedia nel percorso di fuga degli esuli.
Il mito straniero
Il Paese si rimpossessò degli ideali che prima guardavano solo ad autori stranieri.
Agli stranieri, viaggiatori francesi e tedeschi, si deve la configurazione del mito della Spagna romantica, che è persistito a lungo.
A questo sguardo degli esiliati in patria dobbiamo accompagnarne un altro, che è quello più interessante e significativo nella configurazione dell'idea di romanticismo spagnolo, significativo poiché è un'impronta durevole, ovvero la letteratura di viaggio prodotta da autori stranieri che hanno attraversato la penisola iberica e vi hanno sottolineato la persistenza di forme di vita che cominciano a non trovare più nei loro paesi → mito della Spagna più selvatica.
Letteratura di viaggio → descrizione di forme di vita che non trovano più nei loro paesi, quindi modi peculiari ma meno moderni.
Questo tipo di sguardo avrebbe restituito alla Spagna in sé un'immagine di una Spagna composita nel momento in cui il Paese si predisponeva all'esperienza romantica.
Dopo l'imitazione dei modelli francesi si ha un orgoglio legittimo degli autori nazionali, si ha l'inizio di un periodo di integrazione ideologica filo-monarchica.
C'è una contraddizione intrinseca che non sfuggì agli autori del tempo, ovvero la differenza tra il discorso letterario del '600 e quello dell'800.
Il discorso del '600 si poteva recuperare senza abbracciare per forza le ideologie politiche, però c'era timore nel fare questo, poiché nessuno osava mettere in discussione la monarchia, e visto il periodo d'integrazione filo-monarchica bisogna vedere se il discorso del passato sia applicabile alla Spagna mutata.
Periodizzazione
Sebold anticipò il primo Romanticismo romantico già negli ultimi anni del 700.
La prima generazione di autori romantici esteticamente si forma negli ideali del tardo illuminismo e classicismo.
Vale per Martinez de la Rosa, Duca di Rivas, Espronceda, Larra, sebbene l'osservanza dei dettami neoclassici non fu mai rigorosa.
Gli stessi illuministi avevano aperto il “dibattito nazionale” verso la fine del '700.
Nel coacervo dell'intemperie romantica è importante identificare due filoni:
- Liberale e storicista, tradizionalista → limita la libertà alla dimensione della scelta individuale, la confina all'ambito della scelta personale.
- Radicale → propria dei rappresentanti del liberalismo più avanzato.
La delimitazione non è netta →
El Duque de Rivas
Angel de Saavedra appartiene ad una delle genie più importanti del paese, anche se non da subito ereditò il titolo paterno di Duca de Rivas poiché lui era il secondo figlio, e per evitare la frammentazione dei beni fu inizialmente destinato alla carriera militare, nella quale combatté in prima persona nella Guerra di liberazione nazionale, dove venne ferito più volte e si distinse per il suo valore.
Una cosa importante della sua formazione è che Rivas ha una forte passione per la poesia e
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per la pittura.
Avviò una carriera politica che lo espose molto nel paese, fino alla sua condanna a morte e rischio della confisca dei beni.
Si apre quindi una fase dolorosa del suo autore che però offre in compenso una serie di interscambi interessanti: giunge a Londra, come molti dei suoi compatrioti, dove si trattenne per pochi mesi per poi recarsi a Malta per 5 anni.
Lo segue la giovane moglie.
Questa tappa maltese fu interessante per il dialogo che egli intrattenne con l'ex ambasciatore inglese a Madrid.
In questo periodo cominciano a prendere consistenza i suoi scritti in chiave romantica, anche se gli esordi dell'autore sono riconducibili nella lirica.
Comincerà poi a comporre un genere forte, una poesia dal marcamento narrativo, recuperando la storia de Los Infantes de Lara, diffusa grazie al genere del romancero anonimo.
Da subito ad un critico avveduto è facile cogliere i limiti di questa scrittura: c'è un eccesso di descrittivismo poiché Rivas non riesce ancora a calibrare bene gli elementi della sua scrittura.
La cosa interessante del testo però è la prefazione, che sembra quasi un Manifesto del Romanticismo spagnolo, nella quale viene celebrato il romanzo eroico che, a differenza di quello tradizionale, era scritto in endecasillabi e non ottonari, un verso entrato pesantemente nella tradizione spagnola nel '500 acquisito dalla tradizione italiana, quindi un paradosso nel momento in cui viene focalizzata l'attenzione della concentrazione sul sentimento nazionalistico.
Tornando a De Rivas, un'altra tappa fondamentale è la Francia, percorso di riavvicinamento graduale verso la Penisola Iberica.
In Francia si intrattiene in varie città.
L'idea iniziale di scrivere un romanzo che abbracciasse gli ideali della scuola moderna risale qui, grazie anche ad Alcalá Galiano, quindi l'idea del libro Duque de Rivas non è solo sua.
Galiano si impegnò a tradurre la bozza di Rivas in francese.
Poco dopo Mérimée pubblica un testo, le anime del purgatorio, che ha più di un'affinità con il testo di Rivas al quale era stato sottoposto.
Le possibilità che Mérimée abbia messo a punto qualche spunto dal canovaccio di Alcalá e De Rivas non è da escludere, visto che si testimonia anche un incontro tra i 3 nei quali fu consegnata a Mérimée un canovaccio dell'opera.
Nel 1834 fu tolta l'amnistia e Rivas fece ritorno in Spagna, periodo nel quale muore il fratello quindi lui poté fregiarsi del titolo di Duca.
In questi anni entra nell'Accademia, istituzione più importante del paese.
Nel 1835 avvenne il debutto di Don Alvaro.
Continuò anche il suo debutto politico nell'ambito moderato, diventato Ministro e poi Senatore.
Diventò anche ambasciatore di Spagna (1844-1850) a Napoli e visitò Velletri.
Nella sua gioventù Rivas fu un combattente in prima linea, rivoluzionario, e poi man mano lo vedremo approdare verso ideologie più moderate.
Un'altra pubblicazione importante è quella che avvenne nel 1841, Romances historicos, nel quale è interessante cogliere tratti che ritroviamo anche nella produzione dell'autore, ovvero la mancanza di una profondità critica, soprattutto quando recupera la materia storica, è come se gli sfuggisse la dinamica fluida delle vicende storiche.
Anche la sua opera teatrale maggiore risente della stessa problematica.
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Teatro dell'800
Nei primi anni del secolo di tratta di un periodo molestato da scontri e non ricco di apporti da questo punto di vista.
Anche la condizione del teatro influisce negativamente sulla condizione storica.
È comune l'osservazione dei contemporanei riguardante le condizioni nefaste nelle quali riversava il teatro.
E di questo ne risentivano anche gli attori che dovevano impersonificare questo luogo.
Questa cosa cambia nel 1830 grazie diversi fattori, un fattore ha un nome e un cognome, regista francese e importante im
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