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Domande e risposte parte teorica economia aziendale

L'azienda

Che cosa si intende per attività economica?

Per attività economica si intende l'attività umana costituita dall'insieme di decisioni, scelte, comportamenti e operazioni, compiute con risorse limitate e volte alla soddisfazione dei bisogni umani individuali e/o collettivi. I bisogni sono situazioni di necessità che ci spingono a procurarci i mezzi per soddisfarle e sono illimitati (sono tantissimi e se ne generano continuamente di nuovi), saziabili (possono essere soddisfatti attraverso beni nel caso di prodotti che hanno la caratteristica della materialità, o servizi nel caso di beni dalle caratteristiche immateriali come le prestazioni umane), risorgenti (si ripresentano nel tempo), soggettivi (sono diversi da persona a persona) e variabili (mutano nel tempo). Per questo motivo ogni sistema economico, per potersi affermare, deve prima individuare quali beni e servizi produrre, quali tecnologie produttive adottare e a quali soggetti destinare la produzione; inoltre, l'attività economica si realizza attraverso lo svolgimento delle funzioni economico-produttive della produzione, del consumo e dello scambio di beni e servizi.

Quali sono i caratteri dell'azienda?

L'azienda è un istituto operante come sistema autonomo e durevole, parte di una realtà economico-sociale molto più ampia e che svolge un'attività di produzione e di consumo di beni e servizi (definizione complessa che vede l'azienda nella sua completezza, ovvero nella sua struttura e nella sua dinamicità). Per poter essere definita tale, l'azienda deve possedere 4 requisiti: la durata (ha bisogno di tempo per affermarsi sul mercato e conseguire un risultato economico positivo), la sistematicità (è costituita da un insieme di elementi coordinati per il conseguimento di un fine), l'economicità (deve operare secondo logiche di efficacia e di efficienza, ossia conseguendo gli obiettivi prefissati nel medio-lungo periodo e con un adeguato equilibrio costi-ricavi) e l'autonomia (le scelte aziendali devono essere prese in autonomia e senza condizionamenti di soggetti terzi).

Che significa studiare l'azienda con la teoria sistemica? Perché l'azienda opera come un sistema? Quali sono i caratteri del “sistema azienda”?

La teoria sistemica è una delle 4 teorie per lo studio dell'azienda (oltre quella meccanicistica, organicistica e contrattualistica) in cui l'azienda è vista, rappresentata e studiata come insieme di parti (persone e risorse) coordinate che lavorano per raggiungere il medesimo risultato, cioè come un sistema. Però l'azienda nel suo complesso non è la somma delle singole parti, ma ha un valore maggiore rispetto a quello delle singole parti (proprietà olistica) e la differenza tra il valore nel suo complesso e la somma delle singole parti ne definisce l'avviamento positivo (questo significa che l'azienda è affermata sul mercato); invece si parla di avviamento negativo per quelle aziende che stanno bruciando valore e stanno vivendo un momento di difficoltà economica. L'azienda, nonostante sia un sistema sociale, si differenzia però dalle altre istituzioni sociali perché manca il legame volontaristico, crea ricchezza creando nuovi beni e servizi destinati all'esterno e il legame tra individui è complesso perché perseguono fini diversi. Inoltre il sistema azienda si può definire aperto (è in una continua relazione con altri sistemi all'esterno da cui attinge inputs e in cui colloca outputs), dinamico (le sue strutture sono soggette a modifiche nel tempo e nello spazio), complesso (è fatto da singole parti sottoposte a relazioni di causa-effetto e di concausa-effetto molteplice), probabilistico (i risultati economici non si possono prevedere con certezza perché è costantemente sottoposto a rischi che minacciano il perseguimento dei suoi obiettivi e la sua stessa esistenza) e finalizzato (ha la capacità di pervenire ad un risultato).

Come possono essere classificate le aziende?

Le aziende possono essere classificate in gruppi omogenei rispetto a diversi criteri di classificazione. In base alla modalità di soddisfazione dei bisogni possiamo distinguere le aziende di produzione (soddisfano indirettamente i bisogni) e le aziende di consumo (soddisfano direttamente i bisogni); in base alla modalità di ottenimento delle risorse in aziende di erogazione (le risorse vengono ottenute tramite imposizione, atti liberali e legami affettivi) e in imprese (operano sul mercato dove i beni e i servizi vengono acquistati dai clienti); in base alle tipologie di produzione in aziende manifatturiere (forniscono ai loro clienti prodotti tangibili che derivano da un processo di trasformazione che, a partire da materiali acquistati, realizza oggetti diversi rispetto agli input lavorati) e in aziende non manifatturiere (forniscono ai loro clienti prodotti tangibili e intangibili, che derivano da un processo di trasformazione che non produce beni materiali a partire da input, ma concorre piuttosto a determinare incrementi indiretti di utilità per il cliente finale); in base alle classi di attività produttiva svolta (imprese industriali, mercantili, bancarie, assicurative, …); in base alla dimensione (fatturato, numero di addetti e capitale investito) vengono distinte piccole, medie e grandi imprese e in base alla natura giuridica possiamo distinguere le aziende pubbliche (nascono dall'iniziativa dello Stato e degli altri enti pubblici) e le aziende private (sorgono dall'iniziativa privata: un esempio sono le società lucrative che si dividono in società di persone e società di capitali).

In che termini si può parlare di fine dell'azienda? Qual è?

All'interno di un'azienda da un lato c'è l'azienda con la sua mission (descrizione qualitativa del suo fine, ovvero i bisogni al cui soddisfacimento l'azienda si dedica e intende dedicarsi), dall'altro ci sono gli individui (proprietari, dirigenti e dipendenti) con i loro fini che possono non coincidere con i fini dell'azienda. Però lo scopo principale dell'azienda, ancora più importante della mission e degli interessi degli individui, è garantire la sua sopravvivenza, la possibilità di continuare ad esistere e operare nel tempo (principio della continuità). Infatti l'azienda è un istituto economico atto a perdurare nel tempo e il suo fine oggettivo è essa stessa, non il lucro né il soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi: per questo motivo la condizione ideale per la sopravvivenza dell'azienda è che le attese di tutti i soggetti che si rapportano con essa (stakeholders) siano soddisfatte in funzione del loro peso e della loro importanza. Quindi bisogna combinare fine, mission e obiettivi individuali per il bene dell'azienda.

I soggetti aziendali

Cosa si intende con l'espressione “soggetto economico”? Si definisca tale soggetto nelle aziende individuali, nelle società di persone e in quelle di capitali.

Si può parlare di soggetto economico in 2 diverse accezioni: la prima indica la persona o il gruppo di persone che sono portatori di interessi istituzionali nell'azienda; la seconda indica la persona o il gruppo di persone che detengono il comando all'interno dell'azienda e che assumono le decisioni strategiche attraverso cui l'azienda può realizzare gli obiettivi prefissati nel lungo periodo (3 anni). Non sempre l'aderenza tra proprietà e controllo aziendale può essere sostenuta a priori: infatti nelle piccole-medie imprese il soggetto economico è allo stesso tempo il proprietario dell'azienda (c'è coincidenza tra proprietà e controllo), mentre nelle grandi imprese il soggetto economico non è il proprietario, ma per vari motivi è legittimato dai proprietari a prendere decisioni strategiche (si parla di dissociazione tra proprietà e controllo che può essere totale o parziale nel caso in cui una parte dei proprietari fa parte del nucleo di comando). Nelle aziende individuali il soggetto economico coincide con il titolare, nelle società di persone sono gli amministratori (i soci accomandatari) e nelle società di capitali sono gli amministratori (anche quelli che non sono soci).

Cosa si intende con l'espressione “soggetto giuridico”? Si definisca tale soggetto nelle aziende individuali, nelle società di persone e in quelle di capitali.

Il soggetto giuridico è il soggetto aziendale a cui si riferiscono diritti ed obblighi (patrimoniali se incidono sulla ricchezza, personali se incidono sul piano personale) sul piano giuridico. Infatti la società può assumere diritti ed obblighi di tipo patrimoniale e, nel caso in cui non riesca a rimborsare gli obblighi che ha assunto, i creditori possono aggredire il patrimonio dell'azienda o dei soci a seconda dell'autonomia patrimoniale: l'autonomia patrimoniale è riconosciuta a tutte le società ed esprime il grado di separatezza del patrimonio dell'azienda da quello dei proprietari. Nelle aziende individuali il soggetto giuridico è il titolare, l'autonomia patrimoniale è assente e il creditore può aggredire indistintamente il patrimonio dell'azienda e quello personale. Nelle società di persone il soggetto giuridico è la società insieme ai soci e l'autonomia patrimoniale è imperfetta, ovvero il confine tra il patrimonio sociale e i patrimoni personali dei soci è molto esiguo visto che i creditori della società, nel caso di incapienza del primo, possono attingere ai patrimoni dei soci senza altro limite che quello della estinzione completa del credito (inoltre ciascun socio risponde anche per i soci insolventi). Invece, nelle società di capitali il soggetto giuridico è la società che garantisce il rimborso di tutti gli obblighi che ha assunto verso terzi e i creditori non vantano alcun diritto nei confronti del patrimonio personale dei soci perché si ha l'autonomia patrimoniale perfetta.

Cosa si intende con l'espressione “imprenditore”? Da un punto di vista storico, tale espressione ha avuto sempre la stessa accezione? Che relazione c'è tra la figura dell'imprenditore e quella del soggetto economico?

L'imprenditore è colui che esercita un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi, e per poter essere definito tale deve possedere 3 caratteristiche: deve essere un coordinatore (attiva la combinazione produttiva, combina in fattori della produzione, pensa a come collocare i prodotti finiti sul mercato e distribuisce i risultati dell'attività svolta tra i vari partecipanti), un innovatore (sa come far evolvere l'azienda scoprendo nuovi beni o servizi e nuovi metodi di produzione, di distribuzione e di approvvigionamento) e un assuntore del rischio (anticipa le spese per attivare la produzione e solo successivamente spera di conseguire risultati remunerativi).

Dal punto di vista storico la figura dell'imprenditore non è sempre stata la stessa e si è adattata al nuovo modo di governare l'azienda: il frazionamento della proprietà, l'aumentata complessità delle operazioni e il maggior grado di specializzazione necessario per lo svolgimento delle diverse funzioni hanno di fatto indebolito il potere degli imprenditori e ampliato quello del management. Quindi l'imprenditore assume le decisioni strategiche in fatto di prodotti, mercati e tecnologie, ed essendo un soggetto stratega può essere paragonato al soggetto economico.

Si analizzi la figura del manager, evidenziando la relazione che esiste tra la stessa e quella del soggetto economico.

La figura del manager professionista si sostituisce o si affianca ai proprietari nelle aziende di più elevate dimensioni e contribuisce a definire le strategie aziendali. Spesso fa parte del gruppo che compone il soggetto economico ed è un professionista stipendiato che, se l'azienda non raggiunge gli obiettivi prefissati, non ne subisce le conseguenze sul piano patrimoniale, ma può essere allontanato dall'azienda e pertanto comporta la perdita della credibilità professionale e delle opportunità di guadagno legate al proprio lavoro. Sempre più spesso la remunerazione del manager non è fissa, ma è legata ai risultati dell'azienda e prevede il coinvolgimento nel capitale di proprietà attraverso l'acquisto di quote della società al fine di un maggiore attaccamento nelle vicissitudini aziendali.

Le aggregazioni di aziende

Cosa si può intendere con l'espressione “aggregazione di aziende”? Come possono essere classificate? Perché si formano?

Con l'espressione “aggregazione aziendale” si intende una qualsiasi forma di unione (formale o informale) tra unità aziendali distinte sotto il profilo giuridico ed economico che stabiliscono tra di loro relazioni di una certa durata temporale, che implicano per ognuna una serie di obblighi comportamentali, e volte al conseguimento di obiettivi comuni e specifici. Alla base di qualsiasi aggregazione è necessario che ci siano una pluralità di aziende indipendenti, aventi ciascuna una propria individualità giuridica ed economica, e la volontà delle parti di organizzare in modo coordinato la loro relazione; inoltre deve essere garantita la sopravvivenza di tutte le aziende coinvolte. Possono essere classificate in base al contenuto dell'accordo, al grado di formalizzazione dell'accordo e alla durata dell'accordo. In base al contenuto si possono distinguere legami tecnologici (volti alla condivisione di conoscenze e investimenti di natura tecnologica per sviluppare nuovi prodotti e processi produttivi), legami produttivi (volti al conseguimento dei benefici delle economie di scala senza l'effettuazione diretta degli investimenti di ampliamento della dimensione produttiva, quali ad esempio gli accordi di subfornitura con cui si delegano delle attività ad altre aziende) e legami commerciali (volti a sviluppare rapidamente capacità commerciali e canali di vendita o ad aprire nuovi sbocchi di mercato, quali ad esempio gli accordi di franchising). In base al grado di formalizzazione si possono distinguere accordi formali, che derivano da relazioni di origine contrattuale (c'è un contratto che disciplina le associazioni tra aziende, quali ad esempio gli accordi di franchising) e finanziaria (il legame tra aziende è rappresentato da partecipazioni al capitale che attestano l'esistenza di elementi di raccordo di carattere durevole, quali ad esempio i gruppi), e accordi informali, basati su una collaborazione produttiva e finanziaria (quali ad esempio i distretti industriali che sono composti da un elevato numero di aziende che partecipano alla produzione di uno stesso prodotto in zone geografiche limitrofe). Per quel che riguarda infine la durata temporale dell'accordo, s'intende l'arco di tempo in cui le parti decidono di vincolarsi, non la durata effettiva della relazione, che può dipendere da circostanze che possono portare all'insuccesso della relazione prima che sia trascorso l'arco temporale di riferimento. Il fenomeno delle aggregazioni può essere ricondotto ai processi di crescita dimensionale e viene attivato da 3 fattori: il conseguimento delle economie di scala (tipico delle attività che svolgono attività simili sotto il profilo tecnologico e attraverso la grande dimensione industriale i costi fissi vengono ripartiti su un volume maggiore di produzione), l'attivazione di processi di quasi integrazione verticale (coinvolgono aziende con attività dissimili ma complementari, cioè attività che rappresentano fasi differenti di un processo produttivo unitario) e il conseguimento di economie di raggio d'azione, o economie di scopo (si manifesta nel caso di accordi tra aziende che svolgono attività dissimili e non complementari, ma l'accordo è spinto dall'ampliamento del raggio d'azione dell'azienda attraverso la condivisione di know-how, utile a più aziende per la realizzazione di prodotti diversi).

Cosa si può intendere con l'espressione “gruppo di aziende”? Come può essere classificato? Come può essere strutturato? Perché si forma?

Un gruppo di aziende rappresenta un insieme di imprese giuridicamente autonome (con un soggetto giuridico distinto), ma gestite in modo unitario dallo stesso soggetto economico. Può essere classificato in base alla natura della fonte del potere di controllo: contrattualistica (le aziende rinunciano alla loro autonomia per unirsi in un gruppo e il potere di controllo viene stabilito dal contratto), vincolistica (la singola azienda riduce la propria autonomia e si lega alle altre con rapporti finanziari e commerciali) e partecipativa (il legame dipende dalla quota che ogni società ha deciso di possedere in altre società). Si possono formare partecipazioni dirette (una società controlla una o più società direttamente, cioè detenendone la totalità o la maggioranza del capitale sociale), indirette (la società A partecipa indirettamente nella C perché non ne detiene azioni o quote, ma detiene azioni o quote della B che a sua volta controlla direttamente la C; oppure la società A controlla la C in parte direttamente, in parte in modo indiretto attraverso la B), reciproche (2 società sono legate da 2 rapporti di partecipazione diretta) e circolari (una società A possiede una quota della società B, che a sua volta possiede una quota della società C, che infine detiene una partecipazione nella A stessa, creando così un circolo).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pandinho30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Mucelli Attilio.
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