Appunti di cultura spagnola I a.a. 2021-2022
Unità 1
Che cos’è la cultura? (5pt.)
Edward B. Tylor sostiene che “cultura” è l’insieme di tutte le capacità e abitudini dell’uomo in quanto membro di una società, di conseguenza non è solo il patrimonio di conoscenze dell’individuo, ma è la “somma” di tutti quegli elementi, quali capacità, abitudini, credenze, valori, morali, ecc., che l’individuo apprende e interiorizza nel corso della sua propria vita.
Per dare una definizione di cultura più corretta possibile non basta studiare e utilizzare una sola disciplina; infatti, bisogna servirsi di una moltitudine di ambiti e discipline, spesso correlate tra loro. Le principali sono la mediazione e l’antropologia.
La seconda studia i tipi e gli aspetti umani, mentre la prima, padroneggiata dai mediatori che hanno un ruolo fondamentale nel discorso della cultura, è quella disciplina che osserva e studia la cultura altrui e ci riflette, facendola dialogare o comparandola con la propria. Di conseguenza, il mediatore è colui che mette in comunicazione culture differenti, attuando un processo di acculturazione.
Queste due discipline fondamentali ci danno una definizione di “cultura” come l’insieme di modi variabili da popolo a popolo con cui gli individui affrontano la vita, unendosi in gruppi sociali che condividono le medesime idee. Più specificatamente, l’antropologia la definisce come “comportamenti”, mentre la mediazione si interessa anche degli artefatti, ovvero di tutto ciò che non è naturale, ma creato dall’uomo come l’arte, la musica, l’artigianato, ecc.
In sostanza la definiscono come un complesso di modelli collegati a processi educativi.
Caratteristiche della cultura (5pt.)
La cultura possiede alcune caratteristiche fondamentali che sono: operatività, selettività, dinamicità, differenziazione stratificazione.
Operatività è ciò che mette una persona nella condizione di agire, in relazione ai propri obiettivi, al fine di fare cose concrete. Questa caratteristica ci fa acquisire abitudini culturali, quelle che il sociologo Bourdieu nei suoi studi chiama “habitus”, che ci fanno affrontare il mondo e la vita.
Selettività è ciò che permette di mantenere gli elementi culturali compatibili e di scartare, invece, quelli incompatibili con i nostri obiettivi e le nostre vite. La selettività ci dà quindi il grado di apertura di un individuo verso una cultura diversa.
Dinamicità, differenziazione e stratificazione: questi tre concetti spiegano che la cultura non è né fissa né unica, bensì che si modifica e si evolve nel tempo e nello spazio, ma anche in base agli individui facenti parti di essa, tanto i gruppi egemoni quanto quelli minoritari, e ai loro processi di selezione di elementi culturali.
A queste caratteristiche se ne aggiungono altre due molto importanti: creatività e olismo.
Creatività è determinata da due caratteristiche proprie del linguaggio:
- Universalità semantica ovvero la capacità delle lingue di produrre informazioni su un qualsiasi evento o avvenimento che succede.
- Produttività infinita esprime la potenziale infinità di una cultura, dato che è impossibile predire con assoluta certezza quale conseguenza, quale effetto avvenga a ogni evento, causa, senza contare che, oltretutto, l’evento-causa è riproducibile n-volte. Ciò, quindi, dimostra l’infinità di una cultura.
Olismo si riferisce all’interagire delle culture tra di loro in quanto non indipendenti, bensì interdipendenti. Dal mix di culture nascono insiemi culturali complessi.
Definizione di cultura di R. Williams e accezione di cultura per gli studi culturali (3pt)
Secondo il sociologo e scrittore gallese Raymond Williams, il concetto di “cultura” include:
- L’organizzazione della produzione.
- La struttura della famiglia.
- La struttura delle istituzioni che esprimono e/o guidano relazioni sociali.
- Le forme caratteristiche della comunicazione tra membri di una società.
La sua definizione ci interessa perché, insieme ai sociologi Hall e Hoggart, è collegata con i cosiddetti “studi culturali”. Questi studi si basano sulla multidisciplinarità per lo studio delle culture, soprattutto grazie a mediazione e antropologia. Essi si sono interessati al problema del perché si intenda come “cultura” solo ciò che deriva e/o è legato a quelli che sono chiamati “gruppi egemoni”, ossia i gruppi principali, più numerosi e più conosciuti, denigrando ciò che deriva e/o è legato alle culture minoritarie o subalterne, cioè tutte quelle più piccole e magari anche di nicchia.
Il motivo principale riscontrato è di stampo puramente economico, ossia quanto più una cultura gestisce e produce capitale, tanto più è egemone, e viceversa; di conseguenza, c’è un’importanza economia di stampo marxista dietro al valore attribuito a certe culture piuttosto che ad altre.
Caratteristiche e obiettivi degli studi culturali (5pt)
Gli studi culturali, attraverso la multidisciplinarità, studiano la cultura, o meglio, le pratiche culturali e il loro rapporto col potere, sia esso economico o politico, esaminando come questi due influiscano e modellino le suddette pratiche, senza però la volontà di risolvere le eventuali disparità o problematiche individuate.
Gli studi degli studi culturali sono perfettamente calati nel contesto sociopolitico di riferimento, cosicché si possano comprendere meglio le complesse forme della cultura.
Le principali due funzioni della cultura, che ci danno tramite le loro ricerche, sono che essa è al contempo oggetto che spazio di studio:
- Oggetto intendiamo i pensieri e i ragionamenti, che si fanno su una cultura, quindi l’ambito prettamente accademico, empirico, teorico e astratto.
- Spazio intendiamo le azioni pragmatiche e il possibile da farsi, che si fanno all’interno della cultura studiata, in quanto essa è un libero spazio d’azione.
Elementi che conducono alla creazione del discorso culturale (3pt)
Gli elementi che conducono alla creazione del discorso culturale sono il segno, la rappresentazione e la conformazione.
- Segno è caratterizzato da una forma concreta, detta significante, e si riferisce sempre a qualcosa di diverso da sé stesso, ossia il significato, che, però, per essere tale, deve essere riconosciuto dalla maggior parte delle persone aventi quel segno nella propria cultura, al fine di poter cogliere ufficialmente e generalmente questo significato. Un esempio sono i propri habitus.
- Rappresentazione è data dall’insieme dei prodotti e dei processi che danno ai segni il loro significato, infatti, tramite essa, i concetti astratti e ideologici ottengono la loro forma concreta, i significanti.
- Conformazione: si parla di “conformazione del discorso” come il luogo dove il segno si manifesta a livello pratico, dove per discorso si intende un gruppo di idee, prodotte socialmente o culturalmente, che contengono segni e rappresentazioni. Da qui scaturisce anche la diatriba tra cultura egemonica contro cultura subalterna.
Concetto di ricordo, memoria e storia; memoria storica e post-memoria (5pt)
Gli studi culturali degli anni ’80 iniziarono a indagare e a studiare il concetto di “memoria”, in particolare del rapporto tra essa e il passato, soprattutto in riferimento alla macchia storica dell’olocausto, partendo dalla soggettività prima individuale e poi collettiva. La svolta degli anni ’80 per gli studi culturali è importante, perché prima si guardava soprattutto al futuro per capire che cosa fosse questo “futuro”, ma ben presto si capì che non sarebbe esistito nessun futuro, culturalmente parlando, senza una corretta rielaborazione del passato.
Da questo cambio di rotta e i conseguenti studi derivarono alcuni concetti chiave:
- Ricordo è ciò che ha una relazione col passato di natura privata, solitamente è positivo ed è di una persona o un gruppo ristretto di persone, non della totalità.
- Memoria: essa viaggia sullo stesso binario del ricordo, ma si differenzia da quest’ultimo in quanto è un’esperienza condivisa dalla comunità, quindi non è solo di uno o di pochi, e solitamente è di stampo traumatico. Si può eventualmente parlare di “ricordo collettivo”.
- Storia: essa, invece, è una scienza: è la disciplina che studia il passato attraverso le fonti.
- Memoria storica: essa è lo sforzo cosciente delle comunità di recuperare un passato traumatico condiviso, rielaborandolo, valorizzandolo e trattandolo con rispetto. È letteralmente il recupero della memoria.
- Post-memoria è la trasmissione di generazione in generazione della suddetta memoria traumatica recuperata e rielaborata coscienziosamente, attraverso la memoria delle persone.
La restaurazione borbonica e il concetto gramsciano di crisi (5pt)
In Spagna, dopo il fallimento dei sei anni di democrazia e della Prima Repubblica, nel 1876 il trono, quindi la monarchia, viene recuperato da Alfonso XII Borbone, dando così il via al periodo denominato “Restaurazione Borbonica”.
I punti forti che caratterizzano questo periodo sono una Costituzione estremamente emancipata per il suo secolo e rispetto al resto d’Europa; infatti, aveva un forte stampo liberalista proveniente dalla Rivoluzione Industriale, mentre l’altro punto forte è il cosiddetto “turnismo governativo”, ossia la pacifica alternanza tra i vari partiti politici.
D’altro canto, però, questo periodo è anche caratterizzato da una forte e sempre maggiore ingerenza della Chiesa, soprattutto sul piano economico, sul piano ideologico, grazie all’istruzione a lei affidata, e sul piano sociale, grazie alla suddetta Costituzione che sanciva ufficialmente tra le sue pagine la cattolicità dello Stato spagnolo. A tutto ciò si aggiungevano due forti fenomeni storici:
- Caciquismo: il dominare la politica di una determinata città o area geografica tramite scambi illegali e altri mezzi non giuridici.
- Carlismo: movimento politico composto dai sostenitori del re Carlos e di stampo ultraconservatore che volevano Carlos come re e non Isabel, regnante non gradita dal gruppo soprattutto in quanto donna.
Tutti questi fenomeni storico-sociali negativi aprirono le porte a un profondo periodo di crisi, uno dei temi trattati dagli studi culturali che utilizzano, per parlarne, la definizione gramsciana generale di crisi. Essa, secondo Antonio Gramsci, è un fenomeno per il quale ciò che c’era prima termina a causa dell’arrivo della novità, che però dal suo canto non riesce ad instaurarsi allo stesso livello di ciò che ha scardinato, creando così una frattura, ossia la crisi, che è capace addirittura di compromettere la salute di uno stato da ogni punto di vista, soprattutto economico-politico e socioculturale.
Per calare la definizione gramsciana nell’effettività della Spagna di fine Ottocento, ciò che c’era prima è una classe dirigente fallimentare, caratterizzata da seri problemi di successione al trono, mentre la novità è l’arrivo di due nuove classi sociali fortemente ingerenti, la borghesia e il proletariato, che iniziano a premere sul potere l’una e sulle condizioni di vita l’altra, entrambi, però, elementi svigoriti nella Spagna di allora.
“Desastre del ’98”: eventi storici e significato intrinseco di crisi (5pt)
Alla fine del XIX secolo, la Spagna godeva ancora della fortuna di avere sotto il suo controllo qualche ultima colonia d’oltremare: Cuba, Porto Rico e le Filippine.
I problemi con le colonie iniziarono quando la regina Isabel II morì e per prima Cuba, ma poi anche le Filippine, iniziarono a rivendicare la propria autonomia e indipendenza. Nel 1898 ci fu il picco perché in favore degli insorti cubani, e quindi contro la madrepatria Spagna, si intromisero gli americani bramosi di conquistare Cuba. Dapprima, questi provarono a offrire una somma in denaro alla regina Maria Cristina al fine di non lottare effettivamente e semplicemente di farsi rendere Cuba, ma la regina ovviamente rifiuta per non perdere il dominio sull’isola e quindi scoppia la guerra.
La guerra per Cuba si risolve solamente tramite un escamotage adoperato dagli Stati Uniti: piazzano la flotta nei Caraibi come minaccia alla Spagna e fingono un attentato per avere il casus belli per attaccarli; infatti, fanno esplodere una loro stessa corazzata, la Maine, così da far suonare le trombe fino a che non riescono a ottenere Cuba e anche Porto Rico. Di lì a breve, la stessa tattica sarà applicata nel Pacifico per ottenere le Filippine, con risultato positivo.
Nel 1898 quindi la Spagna riesce a perdere anche le ultime tre colonie ultramarine di cui tanto si pavoneggiava, e ciò non farà altro che gravare duramente sulla sua già terribile e arretrata situazione economico-sociale, siccome la madrepatria intratteneva una politica esclusivista con le colonie, vincolandole a commerciare solo con lei, difatti perdendo sia ricche merci in ingresso, sia stabilissimi acquirenti di merci in uscita.
A tutto ciò, si aggiunge anche un altro fallimento coloniale spagnolo, questa volta in Marocco, dove sempre per i pochi soldi fallisce un tentativo di colonizzare l’Africa dove la Spagna era considerata pioniere-cavia dagli altri stati europei.
La Spagna alla fine del ‘800 quindi si ritrova in una situazione economica disastrata più che mai e senza una buona politica né una buona società: è una crisi totale.
Modernismo: caratteristiche generali (5pt)
Il Modernismo è un fenomeno culturale che si sviluppa a cavallo tra 1800 e 1900 e che proviene dall’America Latina, per la precisione dal Nicaragua. Questo movimento nasce dal fatto che i suoi letterati sentono addosso il peso della storia e trovano che la cultura, di cui sono fautori, debba parlarne.
Il 1888 è considerato come l’anno di nascita solamente perché viene pubblicata la raccolta che funge da manifesto, ma non da tutti è riconosciuto un anno di nascita ufficiale. Ciò che questo movimento porta, dal punto di vista letterario, è la ventata di novità che non riguardava tanto i contenuti della letteratura, quanto più le sue forme. Concetti chiave del Modernismo sono l’atteggiamento estetizzante e l’evasione nel passato o in un mondo irreale.
Questa necessità di cambio delle forme nasce dal fatto che ora che il continente sudamericano è libero dalla Spagna, gli artisti possono, ma soprattutto vogliono, esemplificare questa agognata indipendenza finalmente ottenuta e come primo passo per farlo, lo fanno attraverso la lingua, considerata come elemento culturale primo di coesione e indipendenza da altri.
Ruben Darío è considerato come il volto di questo movimento e infatti si adopererà molto al fine di inserire nel discorso culturale una serie di nuovi termini e lemmi per poter avere quelle parole mancanti nello spagnolo importato dagli spagnoli che potessero descrivere determinati fenomeni, determinati sentimenti e determinate esperienze che i sudamericani provavano. Il conquistato quindi non usa più la lingua imposta dal conquistatore così com’è, ma la prende e la modifica facendola propria in base alle proprie esigenze.
Il fenomeno è talmente risonante che oltrepasserà l’oceano e arriverà anche in Europa. Inoltre, con la “conquista” del linguaggio, si parlò di appropriazione culturale, ma in realtà questa appropriazione viene considerata come legittima perché lo spagnolo, volente o nolente, era già parte da secoli della cultura e della vita delle popolazioni sudamericane, quindi non è un’appropriazione, ma una modifica in termini di estensione, al fine di adattare la lingua alle nuove esigenze scaturite dall’indipendenza.
Barcellona e la svolta modernista (5pt)
Tra le città europee più importanti, Barcellona è da sempre una delle più aperte ai cambiamenti. Questo perché la città, ma come anche tutte le zone della Spagna settentrionale, erano zone altamente industrializzate e con un’importante presenza della borghesia che faceva girare l’economia e vedeva nelle ventate di cambiamento una nuova possibilità di arricchimento e di lotta alla proprietà privata, capisaldi del perfetto borghese.
Queste spinte di modernità ottengono uno sbocco anche dal punto di vista urbanistico e architettonico, in quanto le città dovevano essere un faro di richiamo per i lavoratori anche per le attività sociali e non solo per il lavoro. L’arte modernista è eclettica, ed è caratterizzata dal sistema delle committenze che voleva distaccarsi dai modelli del passato al fine di poter esprimere al meglio la novità, esattamente come il nicaraguense Ruben Darío faceva per la letteratura.
I committenti volevano dei prodotti belli, nuovi e singolari, perché essi erano non altro che dei ricchi borghesi che volevano mostrare quanto i loro interventi architettonici potessero essere effettivi sull’andamento economico e al contempo dimostrare l’elitarismo della loro classe sociale.
Barcellona è un caso esemplare dei cambiamenti modernisti. Per primo c’è da notificare il progetto urbanistico “eixample” di Cerdá, ossia un’espansione della città, una tendenza allo stile francese, la creazione di &ldqu
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Appunti di Cultura spagnola II (a.a. 22-23)
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