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Cultura inglese

La parola cultura è difficilissima da definire, perché ogni epoca ha avuto una sua definizione di questa parola. È utile definire la parola cultura? In realtà servirebbe capire “le condizioni d’uso” della parola. (Esempio maschere indigene conservate in un museo della British Columbia, Canada)

Colonial studies e cultural studies

Colonial studies, post colonial studies, cultural studies sono degli insiemi di metodi e conoscenze per leggere il mondo, per leggere la vita delle persone. Sono campi di studio che si sono sviluppati in periodi specifici, sono profondamente radicati nella storia e derivano da una serie di dinamiche storiche. La conoscenza della storia ci deve aiutare a comprendere il presente e a immaginare un futuro migliore.

Quando parliamo di questi studi parliamo della modernità, periodo di tempo che inizia genericamente dalla scoperta dell’America (1492). Il nostro sguardo si concentra da questo periodo fino all’oggi, soprattutto all’oggi. Un passato come quello della scoperta dell’America ci serve perché ci sono due fenomeni che ci servono per capire l’origine di questi studi: colonialismo e schiavitù. Gli studi culturali non sono nati con gli studi post-coloniali, ma nel loro percorso hanno trovato dei punti di incontro. Dalla scoperta europea dell’America si verificano delle reazioni nell’Occidente, la prospettiva di vista è quella dell’America del Nord. Si intende la produzione culturale che ha avuto luogo in Europa occidentale e in Nord America.

Questi studi si sono sviluppati dalla metà del '900 in poi, come data si potrebbe tenere il 1960 (data abbastanza interessante nella storia britannica perché in questa data l’impero britannico concede l’indipendenza alle sue colonie).

La scoperta dell’America e il colonialismo

1492: momento nodale in cui l’Europa guarda al di fuori dell’Europa con occhi diversi. Momento di esplosione e di desiderio della conoscenza, c’è un interesse scientifico. Dal '500 in poi ci saranno moltissimi viaggi di esplorazione. L’impero britannico alla fine dell’800 copriva 2/3 delle terre emerse. L’esperienza coloniale inizialmente si rivela come viaggi di scoperta geografica, produzione di nuove mappe, interesse scientifico. Si cerca di dare una nuova forma alla conoscenza del mondo che attraverso nuovi sistemi l’Occidente cerca di mettere in pratica.

L’altro è la catalogazione degli oggetti: durante la scoperta del mondo si catalogano i territori e si delineano i confini. La conoscenza dei territori all’interno è fondamentale in quest’impresa, ad esempio, i territori all’interno dell’Australia (ultimo territorio ad essere scoperto dagli inglesi): James Cook nel 1760 inizia la sua spedizione dall’esterno per poi arrivare all’interno. Lo sguardo europeo è uno sguardo indagatore perché vuole raccogliere informazioni e catalogarle, ma è anche uno sguardo che esprime imposizione. In Europa c’era una costruzione delle popolazioni extra europee, viste come mostri. Scoprire nuovi territori vuol dire portarli all’interno della civiltà (l’Europa si vedeva come centro della civiltà), con rituali precisi che si ritrovano in molti diari di viaggio (piantare bandiera e baciare la terra) come segno di imposizione. Per gli inglesi l’Australia era terra di nessuno, perché non esisteva un concetto fondamentale che era quello della proprietà della terra, e quindi di un’occupazione stabile del territorio.

Questi popoli che sono nomadi e che non hanno la proprietà sono considerati invece rigori e bisognosi di essere civilizzati. Questo immaginario arriva anche con un senso di superiorità e dominio, con un senso di necessità di civilizzare. Il tutto legittimato dal possesso di tecnologie migliori, una civiltà avanzata ed una religione definita.

Esplorazione e potere coloniale

Gli esploratori inglobano lo sconosciuto in sistemi di conoscenza europei. (Ad esempio, Banks, botanico che viaggiava con Cook, utilizzava un sistema di catalogazione per somiglianza, infatti spesso all’interno dei suoi diari scriveva “assomiglia a…”). Durante quegli anni si sono sviluppati in Europa musei, centri di raccolta dove gli oggetti venivano esposti con il niente che si sapeva di essi, dando spesso interpretazioni errate del vero utilizzo dell’oggetto. Questo sistema di conoscenza è un sistema che si evolve e che si sviluppa, e se leggiamo i diari di viaggio degli esploratori attraverso i fiumi che consentono la penetrazione all’interno del territorio possiamo notare un atteggiamento di conquista che si articola su una struttura binaria: di centro (Europa) e periferie (le colonie), chi detiene il potere ed i subalterni, coloro che hanno le strutture tecnologicamente avanzate ed i selvaggi.

Questo sistema manicheo e squilibrato si acutizza nell’800, quando quasi tutte le nazioni europee si lanciano nell’impresa colonialista, ed il possesso di colonie simboleggiava il potere della nazione. Il marito della regina Vittoria (il principe Albert), era esperto di pubblicità ante litteram, ed inventa la manovra commerciale istituendo una mostra coloniale al Crystal Palace dell’impero britannico (mostra ai cittadini la miniatura dell’impero britannico, dimostrando la sua forza).

Colonialismo e schiavitù

Nell’800 l’impresa coloniale diventa un’impresa di sfruttamento: le colonie servono a mantenere l’Europa. Secondo Eric Williams l’Europa ed il sistema capitalistico non si sarebbero sviluppati così tanto senza la colonizzazione e la schiavitù. Williams produce una “lista” con il totale degli schiavi deportati dall’Africa. (Con schiavitù si intende la deportazione delle persone africane dall’Africa all’America. Le navi facevano spola tra la Gran Bretagna, la costa occidentale africana e l’America, disegnando un triangolo che dà il nome al triangolo Atlantico. Le navi non viaggiavano mai vuote: dalla Gran Bretagna portavano prodotti, prelevavano gli schiavi e li portavano in America, e successivamente prendevano le materie prime americane per portarle in Inghilterra. Questa tratta ha preso il nome negativo di black Atlantic a causa delle innumerevoli morti).

Questi due fenomeni storici di lunga durata hanno prodotto un enorme campo di studi. All’interno degli studi coloniali l’800 rappresenta l’apogeo del colonialismo.

La lotta per l'Africa

1885, conferenza di Berlino, avviene quello che viene definito “the scramble for Africa” ovvero la lotta per l’Africa. In questo articolo di giornale viene raccontato come le potenze europee si sono divise l’Africa a tavolino. L’autore descrive con humor questo avvenimento.

Il '900 presenta problemi diversi perché porta delle guerre mondiali, porta cambiamenti economici e strutturali anche nelle nazioni europee (alla fine delle due guerre mondiali l’assetto del mondo è diverso). La Seconda guerra mondiale è una guerra che segna una conclusione di un periodo complesso nella storia europea, che ha visto l’ascesa di Mussolini, di Hitler, che ha visto altre dittature e altre difficoltà. In questo panorama la Gran Bretagna gioca ruoli molto coinvolti nelle storie degli altri paesi, che però rimane agganciata al suo impero fino agli anni '60, quando smette di essere conveniente.

Le guerre hanno anche stimolato la rivolta delle colonie (che hanno combattuto nelle guerre, e alla fine i civili reclamavano un altro tipo di riconoscimento, reclamavano i diritti di cittadini che pensavano di meritare). La Gran Bretagna durante e dopo la Seconda guerra mondiale affronta la situazione di un impero che reclama i diritti civili.

A parte l’India (indipendente dal 1947) ed il Ghana (indipendente dal 1957-58), tutte le colonie dell’impero britannico diventano indipendenti nel 1960. (Le colonie spagnole tarderanno ad avere l’indipendenza). Nel 1807 la Gran Bretagna abolisce il traffico di schiavi e diventa difensore dell’abolizione, ma non ancora la schiavitù. Nel 1833/34 la schiavitù in Gran Bretagna viene abolita. Nel concedere l’indipendenza alle colonie interviene il nazionalismo, che aveva sostenuto fortemente l’impresa coloniale (una nazione forte da esportare la democrazia).

Il nazionalismo diventa un’arma diversa nelle mani delle colonie: attraverso il nazionalismo le colonie fanno leva sull’idea di una nazione forte e libera. In questo momento di liberazione si ergono delle voci, che all’interno delle colonie erano presenti da tempo (per esempio da quando il Sud Africa si chiamava ancora Unione Sud Africana, per i neri. I neri del Sud Africa vivevano già una forma di oppressione, questo era un territorio di grande mescolanza, tanto che sarebbe impossibile definire che lingue si parlavano. Appartenevano ai gruppi bantu e ai gruppi coisanity, venivano dal centro dell’Africa, lingue a schiocco).

Inoltre, è sempre stato un luogo di grande scambio. Nel 1862 arrivano gli olandesi, e partono dalla loro terra alla ricerca di un territorio in cui poter professare liberamente la loro religione a causa del caos post-riforma luterana in Europa. Quando arrivano gli olandesi devono portare via la terra alle persone che ci stanno, e si insediano in Sud Africa fino alla fine del '700, quando arrivano gli inglesi che decidono che ci devono stare loro.

Accadono le guerre anglo-boere anche chiamate guerre sudafricane. Gli olandesi si spostano verso nord, lasciando la terra agli inglesi fino alla perdita delle guerre. Questa sovrapposizione fa sì che il territorio diventi una polveriera in ambito culturale. Questi avvenimenti fanno sì che ci sia una grande mescolanza di cultura. Ci sono già degli intellettuali che nel 1910, quando gli inglesi nominano il Sud Africa Unione sudafricana, che iniziano con una politica che si svilupperà con l’apartheid. Questa politica concede pochissimo territorio ai neri. L’apartheid prenderà piede con la vittoria del national party che lo istituzionalizza. L’apartheid termina con la liberazione di Mandela nel 2004.

Auto governo delle colonie

Anche da altre nazioni insorgevano richieste di auto governo pur rimanendo sotto la corona. Nel 1960 la Gran Bretagna non pose le condizioni per far sì che le colonie si autogovernassero. Ad esempio: Calibano de “La tempesta” di Shakespeare, si appropria della lingua per imposizione (Prospero gliela insegna perché lo assume). Lui è paragonabile a Venerdì di Robinson Crusoe (un primitivo, un selvaggio). Viene assunto come servitore da Prospero, il quale gli insegna la lingua della colonia.

“Tu mi hai insegnato la lingua ed io la userò per maledirti” con questa citazione di Calibano (Prospero voleva cacciare Calibano perché voleva circuire la figlia), si esemplifica il concetto del post colonialismo, ovvero l’utilizzo dello strumento coloniale contro l’impero. (Azione sovversiva, ritorce contro il colonizzatore un’arma della conquista).

Una delle altre manovre simboliche che fanno i post-coloniali è il riscrivere le opere coloniali nella loro ottica, ad esempio secondo il punto di vista africano. Il dogma letterario del canone britannico viene sradicato. Gli studi post-coloniali sono nati su questa resistenza, e non dimenticano mai che l’esercizio del potere colonizza quindi c’è sempre un’attenzione alle dinamiche del potere, che se all’inizio sembravano cristallizzati non è così.

Gramsci preso come esempio. Oltre alla metodologia non metodica di Gramsci (ha un metodo sempre in discussione molto caro agli studi coloniali, che vogliono inventare possibilità, desiderano la possibilità di raccontare storie migliori). In questa metodologia una cosa che è stata cara agli studi post-coloniali è l’egemonia. Con questo concetto Gramsci si distacca dal marxismo canonico, e parla di egemonia, il quale è un esercizio del potere che può occupare una grande varietà di ambiti. Gli studi post-coloniali e gli studi culturali sono molto attenti all’esercizio del potere.

Modernità e cambiamenti sociali

Nel 1960, segna anche una data fondamentale nella storia interna del paese: dopo la guerra mondiale si susseguono degli anni di grande accelerazione economica e cominciano a prendere piede dei modi di relazione e comunicazione prima sconosciuti (la televisione, il giornale). Sono metodi di comunicazione rivolti alle persone comuni.

Le immagini sono un tipo di impatto comunicativo rivolto a tutta la gente, che quindi hanno reso consapevole ed evidente ad alcuni studiosi un enorme cambiamento: la presenza di gente prima lasciata in disparte, ritenuta irrilevante che ora ha accesso alla vita pubblica. Cominciano a svilupparsi scuole per adulti. Tra questi intellettuali che avevano avuto il sentore di questo grande cambiamento sociale, si trovava Richard Hocker, accademico e anche un maestro di scuola per adulti, che sviluppa la sua idea di scuola per la strada, ovvero l’istruzione al di fuori dell’accademia. Pubblica nel 1958 “The houses of literacy” all’interno del quale cerca di usare la critica letteraria per leggere i nuovi prodotti culturali dandogli dignità di lettura.

In questa maniera rompe il significato di cultura alta e dà credibilità ai nuovi metodi di informazione (giornali e televisione). Con questo testo Hocker, avvia una discussione culturale tra i vari studiosi, tra i quali il marxista E.P. Thompson (uno dei più grandi studiosi delle working class), il quale con “The making of the English class” porta alla ribalta le classi più svantaggiate. Raymond Williams sostiene che la cultura è “a whole way of life”, ovvero tutto un modo di vivere. Nel 1964 Hoggart fonda il center for cultural studies a Birmingham. Furono anni di grande fermento rivoluzionario, in termine di rivoluzione del pensiero del modo di guardare il mondo.

La costruzione della nazione

Gli studi culturali guardano alla formazione della nazione con un particolare interesse che studiosi coloniali e moderni hanno evidenziato come una costruzione, che avviene attraverso pratiche istituzionali di costruzione di strutture governative, legali ecc. Ma anche fortemente attraverso delle pratiche discorsive e rituali (ad esempio l’esibizione al Crystal Palace, fondata dal principe Albert nel 1851). I rituali sono presenti in tutte le culture, anche nella nostra quotidianità. La nazione si costruisce anche attraverso discorsi, attraverso pratiche di significato che cercano di sostenere l’aggregazione della nazione e allo stesso tempo di ottenere consenso, mantenere il prestigio e in alcuni casi anche l’orgoglio della nazione.

A volte contiene anche pratiche di censura, quello che non è detto, quello che nella storia della nazione diventa traumatico e che quindi non viene portato in superficie per non rievocare il dolore. (Ad esempio, uno dei fenomeni che non viene ripercorso è la migrazione italiana, perché gli italiani venivano stereotipati ed emarginati. È una storia complessa, che non viene studiata sufficientemente. Un altro momento chiave è la guerra civile che va dal 1943 (armistizio) al 1945 (fine guerra), gli italiani erano divisi tra i fedeli al fascismo, e la resistenza. E ancora, quelli che sono chiamati gli anni di piombo. Il testimone a volte non ha nessuna consapevolezza di dove si trova, non ha nessuna chiave di lettura).

La Gran Bretagna ha una fortissima coesione nazionale, gli italiani per loro sono dei grandissimi disubbidienti. I britannici invece sono stati abituati ad una grandissima fedeltà (anche se la Scozia ha indetto un referendum per l’indipendenza). Nonostante la Gran Bretagna negli anni '60 non sia più un impero ha mantenuto una forte identità nazionale ed un forte sentimento di coesione (mantiene il Commonwealth e ignora i problemi di classe perennemente presenti. Si continua ad ignorare: se prima si ignoravano le working class oggi si ignorano i problemi dei migranti).

(Nel 1942 Winston Churchill, alla guida di un governo di coalizione di unità nazionale, dà mandato al signor p… di fare un’indagine sui bisogni della società britannica, per attuare il “freedom from want” ovvero liberare la società dai suoi bisogni. Si ha una forte sensibilità nei confronti della società.)

La nazione Gran Bretagna è una nazione comunque coesa, anche in questa divisione sociale così osservata, come nel caso della richiesta di beverage, ma anche ignorata nelle altre sue forme. Quando ci troviamo in Gran Bretagna nel 1960 ci sono delle forze interne (gli studi culturali guardano il problema della nazione dall’interno, la società nel suo insieme e le sue dinamiche mentre cambia).

Keywords di Raymond Williams

In questo periodo Raymond Williams pubblica “keywords”, un vocabolario sociale: sono parole chiave inserite che sono le spie del cambiamento sociale. Una di queste è cultura: Williams identifica l’uso delle parole con maggiore frequenza o un’importante variazione di significato, che secondo lui indicano una mutazione sociale. La traduzione della keyword è stata portata avanti da altri studiosi che hanno pubblicato altri libri. La parola movimento appare solo nell’ultimo volume, al contrario di migrazione che non rientra, perché non è un fenomeno riconosciuto su cui regolare la società. Le parole chiave segnano quindi delle variazioni importanti in atto all’interno della società.

Dalla Lambretta allo skateboard 2.0 – Pedretti

Pag. 21: Prima parte: si occupa della complessità della definizione del concetto di cultura, se volessimo semplificarla dovremmo prendere la definizione di Raymond Williams “culture as a whole way of life”. La maggiore critica agli studi culturali è stata quella di dire che non sanno di cosa parlano, e dell’occuparsi di cose che non hanno senso. Gli studi culturali non definiscono di cosa si parla, ma come si parla. Questa visione vuole essere complessa, perché vuole guardare a tutti gli astri della realtà. Se non guardiamo anche i particolari potremmo perderci delle informazioni. Le prime pagine si occupano di contestualizzare questo, partendo da una definizione di base di cultura come un insieme di azioni.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaiavanzoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e cultura inglese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof De Michelis Lidia.
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