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Bibliografia (2022/23) | Rosa Ginevra

Bibliografia tra passato e presente

Lezione 1 (20-09-22)

Presentazione del corso: Peculiarità della bibliografia: studiare il libro come oggetto fisico/manufatto, a differenza della letteratura che lo studia come testo, della storia che lo studia come veicolo di cultura, ecc. Ci sono molte opportunità interdisciplinari fra i tre ambiti della bibliografia, della storia e della letteratura.

Lezione 2 (22-09-22)

Modulo A: Le forme del libro

La terminologia della disciplina: Etimologia della parola bibliografia dal greco biblio- + -grafia = trascrizione di libri, scrivere di libri. Possiamo distinguere tra la bibliografia enumerativa e la bibliografia analitica:

  • Bibliografia enumerativa/descrittiva/sistematica: Elenco di libri o altre pubblicazioni, ad esempio articoli di giornale, fonti online (ebook, siti internet, ecc.), ordinati attraverso un criterio (senza ordine è solo una lista), perlopiù alfabetico (se si fa in base all’autore si segue il cognome). Si può scegliere anche un ordinamento cronologico, obbligatorio quando si usa il sistema autore-data, molto diffuso nelle materie scientifiche soprattutto in area anglofona: con questo metodo, a seguito di una citazione si aprono le parentesi in cui si inseriscono nome dell’autore e data di riferimento, e poi nella bibliografia si dovranno indicare alfabeticamente gli autori, con le varie opere di ognuno ordinate cronologicamente. La bibliografia è posta in chiusura di un saggio, di una tesi, ecc.
  • Bibliografia analitica o bibliologia: Lo studio e la descrizione, secondo regole stabilite, delle caratteristiche fisico-materiali dei libri e del processo di realizzazione dell’oggetto (e il modo in cui esso influenza la modalità di fruizione del testo), includendo i materiali usati, la tecnica di stampa, la correzione delle bozze, ecc. tutte queste fasi subiscono una trasformazione intorno al 1830, dopo essere state eseguite manualmente a partire dal 1455, quando Gutenberg inventò la stampa col torchio a mano e i caratteri mobili: fino alla rivoluzione industriale, le tecniche di stampa e quelle di produzione della carta rimasero manuali, mentre successivamente (in maniere e tempi diversi per i vari Paesi europei) si inizieranno a usare i macchinari al posto del lavoro manuale. La data 1830 mette d’accordo le situazioni di diversi Paesi, facendo una sorta di “media” internazionale: questa data separa il libro antico e il libro moderno.

Entrambe le tipologie seguono regole diverse per libro antico e libro moderno: ad esempio, riguardo alle dimensioni del libro antico si parlerà di formato in-folio, in quarto, in ottavo ecc., mentre per il libro moderno si parlerà di dimensioni in cm. Per il libro antico, le regole sono state fissate nel 1949 da Bowers nell’opera Principi della descrizione bibliografica.

Bibliografia storica (rientra in qualche modo nella bibliologia): storia del libro, diverse edizioni di un libro, diversi titoli di una collana, ecc.

Storia della bibliografia: opere dei maggiori bibliografi, che hanno stabilito criteri, principi, ecc.

Lezione 3 (27-09-22)

Conferenza “Librerie e librai. Un mondo in trasformazione”

Storia dei librai e della libreria dall’antichità ai giorni nostri di J. Mollier: Tematiche trattate nel volume: Mollier ci racconta il mestiere del libraio guardando sul lungo periodo, mestiere che ha subito grandi trasformazioni. Si sofferma sui passaggi epocali vissuti dal libro in tutte le sue forme. Per tempo, la vendita del libro è stata connessa alla sua produzione: nelle botteghe dei cartolai, prima dell’arrivo della stampa, erano gli stessi cartolai a produrre i libri attraverso gli scribi alle loro dipendenze. Proprio questi cartolai-librai portarono al successo del libro a stampa, che ancora non disponeva di una propria rete commerciale efficace. La storia dei librai narrata nel volume parte da lontano individuando sia elementi di continuità, sia grandi differenze.

Si coglie, sia nella parte di Mollier che nel saggio di Marazzi, che nell’antico regime tipografico c’erano differenze grandi tra i librai, che potevano essere importantissimi nella loro corporazione oppure essere piccoli commercianti ambulanti. A lungo, il mestiere di libraio è stato associato a quello dello stampatore o dell’editore: l’autonomizzazione del ruolo dell’editore, in Italia, giunge solo nel corso del ‘900.

L’800, per il commercio del libro, conosce grandi trasformazioni: Mollier parla di “terza rete delle librerie”, cioè, verso la metà dell’800, alle grandi librerie e ai commercianti ambulanti si aggiungono i chioschi (o biblioteche di stazione) in Francia, a fine ‘800, ci sono più di mille chioschi e ciò contribuisce all’incremento dell’offerta dei libri a prezzo più basso rispetto a quello delle librerie. Lo scenario rimane simile fino alla metà del ‘900, quando nascono le principali catene di vendite di libri. Dal libro emerge la grande importanza della diversificazione del commercio librario.

Intervento di Laura Lepri

Venezia, tra fine 400 e inizio 500: a ridosso dell’invenzione di Gutenberg, si vira verso la modernità, quando Venezia diventa repentinamente una stamperia a cielo aperto e il cuore della città ospita alcune decine di librerie. A fine 400, a Venezia si stampava ben oltre la metà di tutti i titoli italiani: la città pullulava di stampatori e librai, i cui ruoli, spesso, si sovrapponevano, non essendo ancora nati i marchi editoriali. Manuzio, insieme al socio finanziatore Torresani e ai fratelli Giunti, aveva una propria libreria. Si stava delineando la nascita del marchio editoriale e con esso la necessità di promuoverlo e imporlo.

Di fronte alla nascita della stampa ci furono spinte e controspinte, quindi reazioni positive e reazioni contrarie: in ogni caso, essa allargò il mercato dei libri e portò alle stelle “la perfida e rabbiosa concorrentia”: storici della lingua e filologi segnalano che le prime testimonianze del termine concorrenza risalgono all’ambito editoriale, probabilmente proprio nella speranza di avere delle misure di protezione per il mercato librario veneziano.

Le prime operazioni di pubblicità e promozione dei libri avvenivano nelle fiere di paese (una delle prime e più importanti è quella di Francoforte), occasioni in cui i librai fornivano i loro dipendenti di volantini riportanti i cataloghi editoriali delle librerie, da distribuire tra le persone.

Le librerie avevano all’esterno delle bancarelle in cui si esponevano i fascicoli in vendita, che sarebbero stati rilegati nel momento in cui un acquirente avesse espresso interesse.

Storia del libraio e stampatore Moretto: era attivo in città come uomo di cultura e mercante nel campo della carta, nonché libraio. In quanto libraio, doveva scegliere il catalogo editoriale, e questo lo faceva in collaborazione con un correttore di bozze o editor, Squarzafico. Moretto si spostò poi a Brescia e Milano, dove aprì delle attività di tipo più commerciale e meno culturale.

Intervento di Alberto Cadioli

Asse temporale e spaziale: questioni specifiche riguardo alla prima metà del XIX secolo a Milano, capitale della cultura e dell’editoria italiana. Riflettiamo soprattutto sulla relazione che si instaura tra librai, letterati e collezionisti.

A Milano, a inizio ‘800, era usuale per gli impiegati del Regno di Italia avere dei libri: si sviluppano le attività degli stampatori e dei librai, che si rivolgono a lettori colti interessati a possedere soprattutto i libri classici.

Per molte librerie milanesi, le vendite non riguardavano solo libri appena pubblicati ma erano molto richieste anche le edizioni antiche: Milano era la migliore città italiana per chi volesse conoscere delle pregiate collezioni di libri.

Nelle librerie erano importanti i cataloghi di vendita e le bibliografie, che permettevano agli acquirenti di sapere cosa avrebbero trovato in negozio. Le migliori bibliografie davano informazioni riguardo agli autori, ai prezzi, ecc.

In questi anni, inizia la distinzione tra il libraio, lo stampatore e l’editore: molti continuano ad essere librai-editori, ma si va sempre più definendo un’identità specifica. Chi sceglieva di fare il libraio iniziò a riflettere sulla propria professione: nel 1833, due librai della stessa libreria di Milano decidono di scrivere un catalogo, nel quale c’era una precisazione: “Tipografo è quello che attende esclusivamente e materialmente alla stampa. Editore è quello che pubblica o che fa stampare un’opera di cui non è autore. Libraio è quello che attende allo spaccio dei libri”. Questo catalogo di 100 pagine era intitolato Cenni elementari di bibliografia e voleva spiegare ai librai novelli come svolgere la professione. La strada del libraio richiedeva competenze, capacità e cultura, oltre ad abilità commerciali.

Uno di questi due librai, Carlo Branca, ripubblicherà anni dopo un testo simile, intitolato Brevi cenni bibliografici. Nell’introduzione si tratta della storia della stampa e della tipografia; ci sono poi un capitolo dedicato all’origine della stampa e altri dedicati all’arte tipografica compresa tra il XV e il XVII secolo. Importanti gli aspetti culturali forniti.

Il libraio doveva essere conscio del fatto che il libro fosse un oggetto materiale, e bisognava dare importanza anche alla sua estetica. Il libraio non doveva solo trascrivere un catalogo di commercio, ma doveva riportare anche la materialità dell’edizione che presenta, per non essere solo classificatore di libri ma loro pieno conoscitore, e per poter esser definito bibliografo.

In una sezione intitolata Avvenimenti e dialoghetti per il novello libraio, Branca afferma che un libraio deve essere onesto nella trattazione, diligente, scrupoloso, gentile coi clienti, obbediente alle leggi, attivo studioso: queste le caratteristiche del libraio ideale.

L’esempio del catalogo di Branca mostra il ruolo di mediatore del libraio, attribuitogli anche da Mollier: il libraio è al centro del sistema. È un ruolo che deve nascere dalla consapevolezza dell’esistenza di un sistema integrato, nel quale si trova chi scrive, pubblica, vende, acquista libri. Il libraio offre ciò che è necessario per conoscere il tempo presente e quello passato.

Intervento di Irene Piazzoni

A inizio 900, nonostante l’alto analfabetismo, è affermata anche in Italia una concezione industriale dell’editoria. La libreria è diventata luogo per eccellenza della distribuzione libraria e la sua vetrina è una cartina al tornasole della salute dell’editoria del Paese. Serra, alla vigilia della 1GM, scrive che la produzione letteraria è una parte notevole della vita nazionale, basta sostare di fronte alla vetrina di un librario: Serra dice che prima erano pochissimi i nomi che comparivano in vetrina, di fianco a piccoli libretti, libri scolastici e libri francesi, mentre nel momento in cui scrive c’è una grande varietà di prodotti. La vetrina era indizio del commercio dei libri, era palcoscenico dei libri, intesi nella loro materialità (pov dei formati, dei colori, degli spessori, ecc.) la vetrina come indice del rapporto tra la vita dei libri e la vita pubblica. Le vetrine potevano parlare anche delle trasformazioni culturali e politiche del Paese.

Il libro di Mollier porta grande attenzione sulle mappe del circuito librario. Nel ‘900, la distribuzione del libro in Italia non era omogenea: in alcune province era difficile trovare librerie, specialmente al Sud Italia. I libri seguivano le strade degli ambulanti e delle bancarelle, ma essi vendevano perlopiù libri di bassa cultura ed erano lo specchio della città, quindi non vi finiva di certo il libro contemporaneo. Gli editori che vogliono vendere non puntavano perciò alle bancarelle.

La distribuzione rarefatta delle librerie in Italia è un ostacolo anche alla diffusione della lettura: ancora leggeva solo un pubblico aristocratico. Nel 1939, Petroni scrive un articolo su Panorama in cui descrive i diversi tipi di clienti: il cliente occasionale, quello abituale, le belle signore, quelli che cercano rarità, quelli che vanno a colpo sicuro, bibliografi, critici e scrittori siamo ancora di fronte a un pubblico colto o borghese.

Mondadori e Rizzoli, per sfondare, punteranno all’edicola, dove portano prodotti moderni e a basso prezzo, come i rotocalchi, raggiungendo anche fasce più basse della popolazione: tra gli anni 30 e 60 sono le edicole e le cartolibrerie a portare alla democratizzazione della lettura. L’edicola diventa la libreria di tutti. Così le librerie tradizionali sono spinte ad aggiornarsi e, negli anni ’60, si perde la loro sacralizzazione: le librerie che diventano sempre più accessibili a tutti.

Qual è il nesso tra libreria e libertà? Mollier dedica molte pagine alle vetrine infernali: i libri proibiti/clandestini (per ragioni politiche e non) circolavano grazie alle librerie, che, durante il fascismo, li vendevano di nascosto, diventando potenti centri antifascisti.

E qual è il nesso tra libreria ed emancipazione? È sempre più crescente la femminilizzazione del mestiere del libraio. A Milano, nel 1975, nasce la Libreria delle donne, luogo di circolazione di libri delle donne, luogo di condivisione, incontro e cultura. Il libro stesso sarà luogo di espressione della pratica politica delle donne.

Intervento di Elisa Marazzi

La funzione sociale del libraio: i librai hanno smentito e stanno smentendo le previsioni catastrofiche sulla fine del libro a stampa. La pandemia e il commercio online hanno messo a dura prova i librai, ma essi come persone e le librerie come luoghi hanno caratteristiche che consentiranno un futuro a questa realtà. Non si tratta solo della materialità del libro, ma anche dello spazio della libreria, che è un’occasione di dialogo, sia tra intellettuali sia con il libraio stesso. Il confronto in presenza tra cliente e libraio è qualcosa che è sempre avvenuto e che continuerà ad avvenire.

Lezione 4 (29-09-22)

Verso una storia globale del libro: introduzione alle discipline bibliografiche

Confini disciplinari e opportunità interdisciplinari

Storia, letteratura e bibliografia sono discipline che si intrecciano per quanto riguarda il libro e la sua concezione: nel primo caso si intende come operazione culturale, nel secondo come testo letterario e nel terzo come manufatto materiale.

Cos’è un testo e cos’è un libro

  • Un testo è un’elaborazione concettuale che si manifesta per mezzo di segni alfabetici depositati su una forma fisica.
  • Un libro è un oggetto fisico contenente il testo, la cui forma è mutata nel tempo per condizionamenti storici/tecnologici.

La domanda “cos’è un libro” pone un problema ontologico, quindi la risposta deve tener conto della duplice natura concettuale di questo oggetto che è contemporaneamente supporto fisico (o interfaccia di lettura) di segni registrati e veicolo di messaggi/idee/ecc. Noi per libro intendiamo l’unione di questi due aspetti. Le discipline bibliografiche si concentrano soprattutto sull’aspetto materiale e fisico.

Evoluzione della disciplina bibliografica dal 1950 ad oggi

Fino alla metà del ‘900 l’attenzione ai libri è sempre stata focalizzata sul contenuto del testo o sull’antichità/pregio dell’oggetto. Ad oggi, l’attenzione si pone soprattutto sul ruolo del libro come medium, cioè strumento della comunicazione.

La New Bibliography & la bibliografia analitica/critica

Importante punto di partenza si colloca in UK intorno al 1950: si parla della corrente New Bibliography (McKerrow e Greg) inglese, nata dagli studiosi di Shakespeare, in particolare riguardo alla raccolta First Folio (Londra, 1623, composta e pubblicata da due suoi colleghi attori 7 anni dopo la sua morte), che contiene 36 opere dell’autore e che non è basata su manoscritti shakespeariani, in quanto inesistenti. Nel 1950, il bibliografo inglese e studioso shakespeariano Walter Greg fondò il filone della bibliografia critica/analitica, proponendolo come metodo di approccio allo studio bibliografico, nuovo perché si focalizza non più sul contenuto o sull’antichità del libro ma sulla sua funzione di trasmissione dei testi; ci si occupa inoltre della traduzione letterale. Si vuole creare un metodo per la soluzione di problemi testuali: questo metodo vuole ricostruire l’attendibilità dei testi puntando l’attenzione sulle fasi del lavoro editoriale in tipografia il testo è concepito come una serie di segni stampati, che sono il risultato di particolari tecniche di produzione materiale. Si vuole ricostruire, a partire dallo studio del libro stampato, la forma del libro così come era stato originariamente ideato dall’autore e dall’editore, quindi il libro nella sua edizione originale.

Edizione = tutte le copie prodotte a partire dalla stessa forma tipografica. All’interno di una stessa edizione ci possono essere più emissioni: sono le copie prodotte con la stessa forma ma che presentano delle varianti di stato si tratta di testi ricomposti solo nelle parti errate. Tutti questi sono aspetti studiati dagli esponenti della New Bibliography.

Donald McKenzie

Donald McKenzie sarà uno dei critici della New Bibliography e arriverà a rivoluzionare il settore negli anni ’60, quando si aprono nuove prospettive di ricerca, anche grazie alla maggiore conoscenza riguardo alla distribuzione del lavoro nelle tipografie e ai processi di composizione e produzione del libro. Le idee di McKenzie si allontanano dai principi bibliografici di McKerrow e Greg: egli propone un’estensione più ampia dei compiti della disciplina, in particolare, per la prima volta, propone di saldare tra loro il campo della bibliografia e quel

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

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