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Storia delle biblioteche

Definizione di biblioteca

Il termine deriva dal greco: biblion + thékē, ovvero contenitore per i libri, un mobile. In latino il termine designa le istituzioni fondate dagli imperatori e messe a disposizione per il pubblico. Nel Medioevo si passa alla concezione di biblioteca quale luogo adibito ai libri: si utilizza liber o librarius (anche utilizzato per identificare il bibliotecario). Librarium/armarium è il mobile in cui vengono conservati i libri. Libraria è la biblioteca. Dal mobile l'attenzione si rivolge al locale fino a designare l'edificio in cui ha sede la raccolta.

Per biblioteca si intende (molteplicità di significati):

  • Istituzione addetta alla conservazione e trasmissione dei testi scritti e dei libri.
  • Luogo in cui i libri sono conservati e messi a disposizione.
  • Per metonimia, il contenuto di uno o più libri (Antico Testamento, scritti dei Padri della chiesa, poemi omerici) in quanto racchiudono l'esperienza umana.

La Biblioteca è una raccolta ordinata di documenti scritti, o generalmente grafici, che hanno contenuto prevalentemente culturale e scientifico, letterario o storiografico, giuridico o artistico. La Biblioteca, in particolare, non è un Archivio, dal momento che questo non riveste natura specificamente culturale bensì amministrativa, giuridica, anagrafica, economica, statistica, o contabile. La Biblioteca si qualifica, allora, mediante i documenti che la compongono, e che, sostanziandola, ne determinano la natura, il carattere, la destinazione, e l’impiego a vantaggio di un’utenza, la quale può essere generica o specifica.

La periodizzazione

  • Età antica: le biblioteche seguono principalmente lo stesso modello
  • Medioevo: nuovo modello incentrato sulla cristianità
  • Epoca premoderna: dall'invenzione della carta, l'aumento della domanda all'invenzione della stampa
  • Epoca moderna: la biblioteca si apre definitivamente al pubblico, editoria di larga circolazione
  • Post-modernità: smaterializzazione dei supporti

Alla storia delle biblioteche spetta la presentazione di quelle Biblioteche la cui personalità culturale e, rispettivamente, la cui composizione bibliografica risultino particolarmente significative, vuoi in un certo periodo come all’interno delle vicende e della evoluzione intellettuale di un gruppo, di una società, o di una nazione.

Le prime biblioteche

Le prime biblioteche si svilupparono in quattro civiltà che, tra il V e il III millennio, conoscono la scrittura: Egitto, Mesopotamia, Cina, Maya nello Yucatan (forte sviluppo urbanistico), utilizzata con lo scopo di conservazione dei testi. Inizialmente la scrittura ideografica era molto complessa e il suo uso era limitato agli scribi; successivamente, con l'invenzione dell'alfabeto, chiunque poteva accedere ai documenti scritti. In generale possiamo affermare che erano tutte biblioteche ad uso interno, conservate vicino alle sale d'importanza.

La Mesopotamia

Le prime raccolte apparirono in Mesopotamia, in cui venivano utilizzati principalmente questi supporti:

  • Tavolette d'argilla, supporto scrittorio delle scritture amministrative. Si incidevano con la scrittura cuneiforme e successivamente venivano cotte e conservate.
  • Papiro o pergamena

Le tavolette venivano conservate in casse o su scaffali che venivano realizzati in nicchie dentro i muri dei luoghi adibiti alla conservazione. Nelle sale vi erano anche gli scrittoi con il materiale per scrivere e si utilizzavano delle etichette per riconoscere i titoli. In Mesopotamia troviamo anche i primi esempi di elenchi del posseduto librario. Inoltre sono state rinvenute delle tavolette in cui si incitano i frequentatori (l'accesso era libero) della biblioteca a riportare gli scritti, pena lo sfavore delle divinità.

La biblioteca di re Assurbanipal, a Ninive, risalente al VII conteneva 30.000 tavolette. È chiaro l'interesse del sovrano per lo scritto: richiedeva ai funzionari dei suoi territori di inviare a palazzo le tavole più interessanti. Obiettivo del conquistatore di assimilare la cultura dei sottomessi per creare un modello più inclusivo. Questo portò alla presenza di testi di diverse tradizioni che anticipa il modello universalista di Alessandria.

L'Egitto

In Egitto nasce la forma del rotolo poi usato anche a Roma e in Grecia. Il rotolo veniva realizzato con il papiro (pianta acquatica che divenne un supporto molto più agevole e economico in quanto disponibile nel delta del Nilo ma molto meno conservabile). Si prendevano delle strisce dalla pianta che venivano posizionate una accanto all'altra. Si faceva un secondo lato perpendicolare e entrambi venivano compressi. I fogli venivano poi incollati uno accanto all'altro per creare il rotolo. La parte interna (recto) aveva le fibre orizzontali per agevolare la scrittura che ora avveniva mediante il calamo e l'inchiostro. I rotoli che costituivano i volumen venivano arrotolati nell'umbilicus (bastoncino di legno o avorio). Veniva attaccata anche un'etichetta per identificarlo.

La scrittura era prerogativa di una ristretta minoranza di scribi. Vi era quella geroglifica (praticata solo nel palazzo faraonico) e quella ieratica, poi evoluta in demotica. Le biblioteche potevano essere:

  • Le Case dei Libri dove venivano raccolti i volumi dei testi religiosi.
  • Le Case della Vita in cui si contenevano quelli letterari o scientifici.

La più antica è quella reale a Giza, la quale risale al III millennio. Un altro esempio importante è quella del complesso funerario di Ramses II che morì nel 1212.

La Grecia

La tradizione greca antica era orale: la maggior parte della popolazione era analfabeta e i testi venivano tramandati oralmente. I primi a essere trascritti furono i poemi omerici, per volere di Licurgo. Successivamente, con l'avvento dell'alfabeto la scrittura venne diffusa anche al di fuori dei contesti politici e religiosi (tuttavia erano di difficile lettura). Le prime raccolte sono private e nascono a partire dall'età di Pericle dagli ambiti della filosofia. I libri circolavano poco e il papiro costava tanto: se lo potevano permettere le élite di filosofi o politici (questo fino all'avvento della stampa).

La prima fu quella dell'Accademia di Platone che ebbe come nucleo i manoscritti acquistati in Magna Grecia da quest'ultimo. Tuttavia Platone privilegiava il discorso orale. La situazione si capovolse con Aristotele, che era invece, un possessore di libri. Assemblò una raccolta personale e una nel Liceo, la sua scuola. Perciò le prime biblioteche sono costituite dagli scritti del maestro fondatore della scuola e dai suoi acquisti. Accrescevano con gli altri scritti dei membri. La biblioteca non era che una stanzuccia il cui fine era quello di raccogliere le dottrine fondamentali per gli iniziati (canone). Non era una sala di consultazione poiché i libri si adoperavano in qualunque ambiente: la raccolta assicurava solamente la continuità del pensiero del maestro.

Le biblioteche ellenistiche

La fondazione di queste grandi biblioteche a partire dal III secolo impose l'adattamento del modello aristotelico (o filosofico, quindi selettivo) all'ideologia universalistica dei sovrani ellenistici. Alessandro Magno muore nel 323, gli succedono i diadochi che fonderanno principalmente tre nuove dinastie, tra le quali quella Tolemaica con Tolomeo che diventa re d'Egitto con capitale Alessandria. La città si trovava davanti all'isola di Faro e fu crocevia di merci, idee, uomini e anche libri. Divenne la capitale culturale del mondo antico in quanto possedeva un'infosfera incomparabile, ovvero l'insieme degli elementi dello spazio urbano che hanno a che vedere con l'informazione e il loro scambio tramite tutti i tipi di supporto e mezzo.

Tolomeo I elaborò il progetto del Museo ("dimora delle muse") che avrebbe ospitato attività di insegnamento, di ricerca e una biblioteca a carattere universale. Si tratta della più grande biblioteca del mondo antico e del primo centro scientifico del tempo (progressi in astronomia, matematica, fisica, medicina). Costruito all'interno della cittadella, era diretto da un sacerdote nominato e finanziato dal re mentre il bibliotecario diveniva anche precettore del principe ereditario. È probabile che il progetto sia stato curato da Demetrio Falereo (scolarca aristotelico, poi direttore della biblioteca).

Tra gli obiettivi di questa istituzione: valorizzare la cultura greco-macedone, glorificazione del re, conservare i testi e organizzare il lavoro su di essi. Lo stesso Demetrio ricevette grandi somme affinché si arrivasse a conservare un esemplare di tutte le opere del mondo, scritte o tradotte in greco. L'istituzione era quindi una biblioteca greca poiché tutte le opere in lingua straniera venivano tradotte in greco. La traduzione più celebre è la Torah ebraica "dei Settanta", la quale appunto sarebbe stata realizzata da settanta traduttori sui rotoli trasportati da Gerusalemme. In realtà la città ospitava una consistente comunità di ebrei ellenizzati che desideravano avere il testo in lingua greca.

Il numero di volumi aumentava per donazioni, confische e acquisti. Esisteva un fondo detto "delle navi" che accoglieva i libri abitualmente confiscati alle navi che attraccavano al porto: gli originali venivano conservati nella biblioteca, una copia veniva resa alla nave insieme a un indennizzo economico. In questo modo Alessandria raggiunse 700.000 volumi alla fine della dinastia tolemaica anche grazie ai suoi esponenti che la ingrandirono considerevolmente.

Vi era un insieme di stanze organizzate intorno a una corte interna circondata da colonne. Ai lati le nicchie con le mensole su cui erano posizionati in orizzontale i volumina dotati di etichette per l'identificazione (titolo/autore/luogo d'origine/lunghezza del testo). Vi erano dei banchi dove venivano messi i rotoli per essere letti: potevano essere molto lunghi e bisognava srotolarli.

Gli studiosi erano detti "filologi" o grammatici: gli specialisti delle parole e dei testi. Erano personaggi di cultura, addetti alla copiatura o alla traduzione. Lavoravano su supporti standardizzati (rotoli) e il lavoro di copiatura era definito da tariffe precise. Inoltre i testi dovevano essere rielaborati mediante comparazione delle diverse edizioni al fine di ottenere l'edizione migliore, considerata l'originale (molti testi giunti fino a noi sono le versioni alessandrine). Ai filologi si deve l'invenzione della biblioteconomia: vennero realizzati repertori, cataloghi e bibliografie:

  • I testi venivano classificati per costituire corpora coerenti (poemi omerici, teatro, trattati specialistici).
  • Callimaco di Cirene (IV) diede una classificazione compilando i 120 rotoli dei Pinakes in cui le opere erano ordinate per classi, per materia e all'interno di queste gli autori sono posti in ordine alfabetico. Questa catalogazione probabilmente rispecchiava la disposizione delle nicchie (ordine topografico).
  • Si è ipotizzata anche la presenza di un elenco epigrafico delle opere contenute in cui si precisava l'origine dell'autore, le diverse classi delle sue opere, il luogo di residenza, note biografiche, l'incipit e l'explicit dell'opera.

Le biblioteche ellenistiche sono dette "pubbliche" ma senza pubblico in quanto erano il campo di lavoro di una ristretta cerchia di comunità di dotti (la società era analfabeta) presentando un grande divario tra la quantità smisurata di libri e il numero esiguo di fruitori.

La biblioteca di Alessandria ebbe una fine ingloriosa: quando Cesare si alleò con Cleopatra contro suo fratello Tolomeo XIII egli, nel 47, fece incendiare le navi al porto. Il fuoco si propagò al deposito dove si trovarono dei volumina confiscati per essere portati a Roma. La biblioteca ha vissuto fino al suo declino sotto Ottaviano, in cui Roma divenne caput mundi e Alessandria decadde, perdendo il suo ruolo di centro del mondo antico. La diffusione del cristianesimo portò alla nascita di un nuovo formato, il codex e i volumina vennero progressivamente trascurati. Inoltre venne coinvolta nella distruzione del Serapeo da parte del patriarca cristiano Teofilo d'Alessandria (391). Gli ultimi resti scomparvero con la conquista della città da parte del califfo Omar (640).

La conservazione dei testi in un unico luogo fu all'origine della scomparsa della collezione. Quel che non circola, non si riproduce, non si trasmette ed è destinato a perdersi. Insieme ai manoscritti fu distrutta anche una parte cospicua del pensiero antico. Un'altra biblioteca ad Alessandria era il Serapeum, il tempio di Serapide che custodiva soprattutto i doppi conservati in quella del Museo ed era più accessibile rispetto al pubblico elitario della prima. Essa conteneva circa 50.000 volumi. Venne distrutta nel IV per volere di Teofilo.

Pergamo

L'antagonista di Alessandria era Pergamo, creata da Eumene II, in Anatolia. Si stimano 200.000 volumi. La forma era uguale a quella alessandrina, i volumi però erano in pergamena soprattutto. La lotta del primato tra le due fece sì che a Pergamo non si potesse più acquistare il papiro perciò si affinò la tecnica di realizzazione della pergamena. La pergamena era il supporto più resistente, sia del papiro (il più degradabile) che della carta ma era anche costosa poiché si dovevano avere gli animali e doveva essere abilmente lavorata.

Roma

Anche i romani utilizzavano le tavolette cerate: per appuntare testi amministrativi, giuridici, per prendere appunti nelle scuole o come supporto per la letteratura popolare e non alta (come quella dei volumina). Ne abbiamo alcune conservate a Pompei e Ercolano (soprattutto 150 a Pompei, dati amministrativi di un mercante). Le tavolette cerate erano costituite da tavolette rettangolari di legno incavate all'interno delle quali veniva colata la cera. Di solito si scriveva orizzontalmente e potevano essere legate (vi erano dei fori) in dittici, trittici fino a un massimo di 10.

Si potrebbe considerare la tavoletta di cera come un supporto più legato ai documenti, quindi destinata più all'archivistica che alle biblioteche. Già dalla tarda repubblica, a Roma, si fecero più vivi i fermenti intellettuali grazie a una notevole crescita di scuole di grammatica e retorica. Il numero di individui colti o alfabetizzati aumentò e con questi anche il commercio librario. Tutto ciò, insieme alla diffusione della cultura greca nell'Impero impose il progetto di una cultura aristocratica.

Le biblioteche private

Le prime biblioteche romane furono quelle private (II a.C) che nascevano principalmente da bottini di guerra (durante le conquiste i generali e i senatori incamerano anche intere biblioteche dei soggetti conquistati), da acquisti o commissionandone la trascrizione. Tuttavia esse erano complessi piuttosto chiusi e statici che i proprietari non si preoccupavano di arricchire.

Lo stile di vita della nobiltà romana era quella dell'otium che privilegiava lo studio come piacere della vita. È per questo che la biblioteca era per queste famiglie potenti il luogo della cultura, della saggezza ma anche di discussione: la lettura non era silenziosa ma collettiva. Esse venivano realizzate sia in città che nelle ville di campagna, in uno spazio abbastanza tranquillo e con buona illuminazione e riscaldamento. I volumina di chi aveva meno possibilità economica erano conservati in casse; le più importanti erano organizzate in armaria di cedro con decorazioni d'avorio.

Alcune di queste vennero frequentate anche dall'entourage del proprietario, benché si trattasse di una ristretta cerchia di parenti e amici. Gli storici pensano che le visite a queste biblioteche private fossero spinte dalla presenza di opere in lingua greca: erano opere rare di cui si sentiva parlare molto e poterle consultare era importante. Le maggiori notizie le abbiamo da fonti librarie, fonti scritte. È andato quasi tutto perduto, ci rimangono le opere d'arte e le fonti come quelle archivistiche che aiutano molto la ricostruzione.

  1. La prima fu fondata da Lucio Emilio Paolo (168 a.C.) dopo la sconfitta del re Perseo di Macedonia. Fu un bottino importante perché consentì di disporre di un buon numero di testi greci fino a quel momento inaccessibili per Roma.
  2. La seconda è la biblioteca di Silla (console ma anche dittatore). Della sua biblioteca ce ne parla soprattutto Plutarco. Nell'86 a.C prese Atene e si impossessò della biblioteca di un appassionato di libri: Apellicone di Teo (greco) che conteneva libri di Aristotele e Teofrasto. La biblioteca verrà posta nella sua villa in campagna, a Cuma. Alla sua morte venne ereditata dal figlio che ne consentì l'accesso a un ristretto gruppo di amici (Cicerone, Tirannione il Vecchio) ma successivamente dovette venderla all'asta per saldare alcuni debiti. Alcuni libri vennero acquistati da Tirannione e da Cicerone.
  3. La terza biblioteca fu di Lucullo, presa da Mitridate re del Ponto (66 a.C). Essa conteneva opere in lingua greca rarissime. La depositerà a Tusculum, una villa in campagna. Con Lucullo si fece strada l'abitudine di aprire le raccolte private alla consultazione degli studiosi e ai bibliofili che ne facevano richiesta. Tra i più celebri frequentatori troviamo Cicerone. Lucullo creò un ambiente apposta adibito alla consultazione e conservazione.
  4. Riguardo alla biblioteca di Attico abbiamo notizie grazie ai 16 libri di carteggio tra Cicerone e Attico. Attico era anche un editore. A differenza delle altre, Attico, dedicandosi all'editoria nella sua dimora in cui aveva lettori e copisti, incrementerà la sua raccolta per se stesso e per la vendita esterna.
  5. Cicerone voleva realizzare una biblioteca nella sua villa di Tusculum. Chiese aiuto ad Attico per comprarne una ma Cicerone non riuscì mai a racimolare la somma. Ebbe in donazione una biblioteca da parte di un fratello e riuscì a comprare qualcosa da Silla. Quando tornò dal suo esilio trovò la biblioteca un po' depredata.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mart1na11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle biblioteche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Alessandrini Adriana.
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