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Lo sviluppo

Lo sviluppo è costituito dalle dinamiche di quel processo di cambiamento che comincia con il concepimento e si dipana lungo tutto l’arco della vita. Lo sviluppo delle connessioni cerebrali avviene proprio nell’età dell’infanzia (primo anno). Ci sono periodi sensibili per determinate funzioni e la maggior parte di queste avvengono nei primi cinque anni di vita. La psicologia dello sviluppo è una delle più nuove.

Prospettive sull’infanzia

Prospettiva della tabula rasa di Locke: prima si pensava che il bambino non avesse nessuna competenza, come un cassetto vuoto che il mondo riempie o delle “tavolette raschiate” su cui agisce in maniera determinante l’educazione e l’esperienza. In realtà, ci sono molte più competenze di quelle che si possono pensare già quando il bambino è una cellula.

Prospettiva della bontà innata: nel dopoguerra, con Jean-Jacques Rousseau, si pensava che il bambino si sviluppasse da solo e andasse lasciato completamente libero, in modo naturale.

Ovviamente entrambe le visioni sono sbagliate. La nostra visione di infanzia è cambiata sostanzialmente: la concepiamo come un periodo molto ricco di avvenimenti che pone le basi della vita adulta ed è completamente distinta da essa. Questo grazie ad osservazioni ed esperimenti:

  • Alfred Binet compiti per studiare l’attenzione e la memoria; il test di Binet per valutare l’intelligenza.
  • Arnold Gesell la cupola fotografica permette di fare osservazioni non intrusive; lo sviluppo dipende da fattori biologici e maturazionali.
  • G. Stanley Hall primo utilizzo di questionari con i bambini.

La psicoanalisi di Sigmund Freud predomina per la prima metà del ventesimo secolo. Tra il 1920 e il 1930 si ha la teoria comportamentista di John Watson (1928) secondo cui il comportamento dei bambini può essere trasformato in qualunque cosa la società a cui essi appartengono desideri, attraverso l’osservazione e la modificazione dell’ambiente. Con l’epistemologia genetica di Jean Piaget, arriva lo studio dei modi in cui le conoscenze dei bambini cambiano e maturano nel corso del loro sviluppo (ruolo attivo del bambino).

Nell’approccio contemporaneo all’infanzia vi è una maggiore attenzione a tematiche come: salute e benessere, parenting e educazione. Tutte queste sono influenzate dal contesto socioculturale.

  • Cultura: tipi di comportamento, le credenze e tutti gli altri prodotti di un gruppo che sono trasmessi da una generazione all’altra.
  • Etnicità: eredità culturale, nazionalità, religione e linguaggio.
  • Status socioeconomico: caratteristiche occupazionali, educative ed economiche della persona.
  • Genere.

Lo sviluppo è, quindi, il risultato dell’interazione di diversi processi biologici, cognitivi e socio-emotivi. I meccanismi del comportamento agiscono dal concepimento e per tutta la vita.

Periodi di sviluppo

  • Periodo prenatale tra il concepimento e la nascita.
  • Prima infanzia (infancy) dalla nascita ai 18-24 mesi.
  • Seconda infanzia (early childhood) dalla fine della prima infanzia fino al periodo prescolare (5-6 anni).
  • Fanciullezza (middle and late childhood) dai 6 agli 11 anni (periodo scolare).
  • Adolescenza il periodo evolutivo che segna la transizione dall’infanzia all’inizio della vita adulta; comincia intorno ai 10-12 anni e finisce tra i 18 e i 22 anni.

Il dibattito natura-cultura

Implica il dibattito che cerca di stabilire se lo sviluppo è influenzato prima di tutto dalla natura o dalla cultura. Con nature si intende l’eredità biologica di un organismo; con nurture si indicano le influenze ambientali a cui è esposto l’individuo. Il bambino nasce con delle predisposizioni biologiche che si evolvono grazie alle interazioni con il mondo.

Il dibattito continuità vs. discontinuità

  • La teoria della continuità vede lo sviluppo come una serie di variazioni graduali di capacità, abilità e comportamenti priva di cambiamenti bruschi.
  • La teoria della discontinuità propone una sequenza di cambiamenti improvvisi, simili a degli scalini, ognuno qualitativamente diverso da quelli precedenti.
  • Gran parte degli studiosi dello sviluppo contemporanei adottano una terza teoria, che afferma che lo sviluppo è per lo più continuo ma inframezzato da transizioni che potrebbero sembrare brusche e inaspettate (i bambini utilizzano diverse strategie per pensare e imparare, il cui utilizzo diminuisce con l’aumentare degli anni e dell’esperienza; quelle più efficaci finiscono per predominare solo dopo un processo graduale).

Il dibattito tra prime esperienze ed esperienze successive

Le prime esperienze (specialmente durante la prima infanzia) e le esperienze successive, sono fattori chiave nello sviluppo infantile. Le culture occidentali tendono a supportare l’idea che le prime esperienze siano più importanti di quelle successive, mentre la maggior parte delle altre culture crede che siano più importanti quelle successive alla prima infanzia. Le prime esperienze risultano essenziali nello sviluppo delle prime competenze, possibilità di recupero e di cambiamento.

Gli effetti della deprivazione precoce

Risultati dello studio “ERA English and Romanian Adoptee Project”

  • Studio longitudinale volto a valutare lo sviluppo dei bambini rumeni adottati in Inghilterra nei primi anni ’90 (che erano cresciuti durante gli anni del disagio economico estremo e collocati, poi, in orfanotrofi in cui avevano sperimentato deprivazione a livelli estremi).
  • Deprivazione negli orfanotrofi: mancanza di contatto sociale e stimolazione; in alcuni casi anche abusi fisici e malnutrizione.
  • A 6 e 11 anni veniva svolta la valutazione delle abilità cognitive, dividendo i partecipanti in tre gruppi (in base all’età in cui sono stati adottati ed è terminata la deprivazione): meno di 6 mesi, 6-24 mesi e oltre i 24 mesi.
  • C’erano poche differenze tra il campione di bambini inglesi che non avevano vissuto in orfanotrofio e i bambini rumeni adottati prima dei 6 mesi, ma la differenza aumentava se avevano subito deprivazione per più tempo.

La prospettiva ecologica sottolinea l’importanza di comprendere non solo i rapporti tra gli organismi e i vari sistemi ambientali, ma anche le relazioni tra i sistemi stessi.

Il dibattito tra dominio generale e dominio specifico

  • Dominio generale lo sviluppo coinvolge simultaneamente e uniformemente tutto il sistema cognitivo (la mente come una mela); impatto su un’ampia serie di competenze.
  • Dominio specifico lo sviluppo avviene secondo modi e ritmi diversi nelle diverse aree della conoscenza (la mente come un’arancia); impatto limitato sulle competenze negli altri domini.

L’individuo è un sistema in continua evoluzione e in interazione con l’ambiente; ogni cambiamento porta a cambiamenti negli altri domini (es. goccia d’acqua).

Periodi critici e sensibili

  • Periodo critico periodo dello sviluppo (intervallo di età) in cui determinate esperienze sono indispensabili perché si verifichi uno sviluppo tipico.
  • Periodo sensibile periodo dello sviluppo (intervallo di età) in cui determinate esperienze sono importanti per uno sviluppo tipico; se non dovessero verificarsi queste esperienze, però, potrebbe comunque avvenire uno sviluppo tipico.

L’approccio basato sulla ricerca scientifica

Il metodo scientifico

1) Concettualizzare il problema 2) raccogliere dati 3) trarre conclusioni 4) rivedere i risultati della ricerca e la teoria.

  • Teoria: un insieme di idee legate tra loro in maniera coerente, che aiuta a spiegare un fenomeno e a fare previsioni.
  • Ipotesi: una supposizione o una previsione specifica che può essere verificata per determinarne l’accuratezza.

Prospettiva dell’arco della vita

Ipotesi sullo sviluppo come processo che continua nel corso dell’intero ciclo di vita, dal periodo neonatale fino alla terza età. Questa include anche i fattori storici che potrebbero influenzare lo sviluppo psicologico (coorte di età persone nate nella stessa generazione).

Le teorie dello sviluppo

  • Teorie psicoanalitiche ruolo dell’inconscio e delle prime relazioni.
  • Teorie cognitive enfasi sui processi consci e costruzione attiva delle esperienze.
  • Teorie comportamentali enfasi su ricerca scientifica, apprendimento per osservazione.
  • Teorie etologiche focus sulle basi biologiche ed evoluzionistiche dello sviluppo ed osservazione del comportamento.
  • Teorie sistemico-ambientale enfasi sul ruolo di ambiente e cultura.

Ciascuna delle teorie ha dato un contributo importante alla comprensione dello sviluppo, ma nessuna di queste è in grado di spiegare, da sola e in maniera esaustiva, la complessità dello sviluppo infantile. Si fa sempre più spesso riferimento ad un approccio teorico eclettico che non segue un unico approccio ma piuttosto seleziona ed utilizza ciò che considera gli aspetti migliori di ciascuna teoria.

Fenomeni e variabili

  • Fenomeno un qualsiasi evento in tutta la sua complessità; per studiarlo sperimentalmente dobbiamo eliminare una parte della sua complessità e trasformare il fenomeno in una o più variabili selezionate.
  • Variabile qualsiasi proprietà di un evento reale che sia misurabile (attributo del fenomeno che appartiene alla realtà); dipendente (che i ricercatori si aspettano vari in funzione della manipolazione della variabile indipendente; outcome) e indipendente (che in un esperimento i ricercatori manipolano in maniera deliberata; predittore).

Es: influenza dello studio sulla prestazione accademica – ore di studio e voto all’esame.

  • Campione gruppo di individui rappresentativi di una popolazione più ampia, ossia che permettono di misurare le effettive caratteristiche della popolazione cui appartengono.

Un esperimento scientifico

Un ricercatore vuole esaminare come l’input linguistico materno rivolto ai bambini influenzi la composizione del vocabolario produttivo infantile.

  • 30 coppie madre-bambino (12 mesi) sono state osservate in laboratorio durante una sessione di gioco libero della durata di 30 minuti.
  • Al compimento del secondo anno del bambino, le madri hanno compilato il questionario sullo sviluppo linguistico del bambino.
  • A partire dal materiale videoregistrato, gli enunciati prodotti dalle madri sono stati trascritti e, successivamente, sono state individuate tutte le caratteristiche del parlato.

I risultati mostrano che i bambini le cui madri a 12 mesi parlano loro con più nomi comuni, verbi e più frasi semplici hanno uno sviluppo linguistico più avanzato a 24 mesi.

Metodi di raccolta dei dati nello studio dello sviluppo infantile

Le teorie sono spesso collegate a determinati metodi di ricerca e alla base dell’approccio scientifico vi è la disponibilità a pubblicare i risultati della ricerca.

  • Osservazione naturalistica o in laboratorio.
  • Questionari (con valutazione su scale o elenco di item).
  • Interviste (libere, semi-strutturate e strutturate).
  • Test standardizzati (procedure validate e uniformi per l’assegnazione di un punteggio e valutazione di un costrutto; consentono di confrontare le performance di individui diversi).
  • Misure psicofisiologiche.
  • Caso singolo.

I disegni di ricerca nello studio dello sviluppo infantile

  • La ricerca descrittiva ha lo scopo di osservare e registrare un comportamento e può rivelare informazioni importanti, ma non può mostrare relazioni causa-effetto. Un esempio è lo studiare le dinamiche relazionali in un gruppo classe.
  • La ricerca correlazionale permette agli studiosi di stabilire le relazioni tra le variabili e valutare la forza di questi legami.
  • Il principale mezzo usato dai ricercatori per studiare le connessioni causali tra fattori è l’esperimento, sia svolto in laboratorio che in condizioni naturali. È una procedura accuratamente regolamentata in cui uno o più fattori, che si crede influenzino il comportamento preso in esame, vengono manipolati mentre tutti gli altri fattori rimangono costanti. Nell’esperimento di laboratorio vi è un’assegnazione casuale dei partecipanti ai trattamenti. Il gruppo sperimentale è il gruppo sottoposto al trattamento o variabile indipendente, a differenza del gruppo di controllo.

Il grado di accuratezza con cui uno studio di ricerca descrive gli eventi o i processi che avvengono nel mondo naturale è definita validità ecologica.

  • Esperimento sul campo i ricercatori apportano di proposito un cambiamento in un ambiente del mondo reale e poi misurano il risultato della loro manipolazione.
  • Bias dell’osservatore tendenza dei giudizi degli osservatori a essere influenzati dalla conoscenza delle ipotesi che guidano la ricerca.
  • Esperimento naturalistico si misurano i risultati degli eventi che avvengono naturalmente nel mondo reale.
  • Validità interna grado in cui la manipolazione sperimentale, piuttosto che variabili estranee, spiega i risultati o la differenza tra gruppi; la validità esterna, invece, fa riferimento alla possibilità di generalizzare ed estendere le conclusioni tratte dalla ricerca ad ambiti più ampi rispetto a quello in cui la ricerca è stata compiuta.
  • Studio di caso forma di ricerca in cui si studiano in modo particolarmente approfondito il singolo individuo o un gruppo di individui.
  • Debriefing atto di comunicazione dei risultati della ricerca (o del suo scopo) ai partecipanti dopo che lo studio è terminato.

L’approccio trasversale, longitudinale e sequenziale

  • L’approccio trasversale è una strategia di ricerca in base alla quale soggetti di età differenti vengono messi a confronto in un momento preciso.
  • L’approccio longitudinale è una strategia di ricerca in base alla quale gli stessi soggetti vengono studiati lungo un certo periodo di tempo, solitamente molti anni.
  • L’approccio sequenziale è un metodo di ricerca che unisce le caratteristiche del metodo trasversale e longitudinale.

Le norme etiche della ricerca

American Psychological Association:

  • Consenso informato e libertà della persona di ritirarsi dalla ricerca.
  • Riservatezza.
  • Diffusione dei risultati delle ricerche in sedi scientifiche.

La prospettiva evoluzionista

Selezione naturale processo evolutivo che favorisce quegli individui della specie che sono più adatti a sopravvivere e riprodursi (Darwin, 1859).

Il comportamento adattivo promuove la sopravvivenza di un organismo nel suo habitat naturale.

La psicologia evoluzionistica dà importanza all’adattamento, riproduzione e “sopravvivenza del più forte” in quanto determinanti del comportamento. Megginson diceva che è la specie che si adatta meglio al cambiamento a sopravvivere, e non quella più forte o intelligente.

Nell’ambito della psicologia evoluzionistica si pone attenzione a:

  • Infanzia prolungata che permette di sviluppare un cervello di grandi dimensioni ed apprendere il funzionamento della società. Alcune caratteristiche dell’infanzia sono state selezionate perché utili a adattarsi in specifici periodi dello sviluppo, e non perché preparassero i bambini all’età adulta (es. attaccamento).
  • Molti meccanismi psicologici evolutivi sono specifici di un determinato dominio (dominio-specifici).
  • I meccanismi evolutivi non sempre favoriscono l’adattamento nella società contemporanea.
  • Oggi vi è il riconoscimento di una prospettiva bidirezionale.

Riflesso di grasping: se si pone qualcosa nella manina del bambino, o sotto la pianta del piedino, questo tenderà a chiuderlo.

Vi è una preferenza innata del bambino al volto umano; le immagini devono essere nitide.

Ambiente condiviso vs. ambiente non condiviso

  • Ambiente condiviso set di condizioni o esperienze condivise da bambini cresciuti in una stessa famiglia; parametro esaminato di norma negli studi delle differenze individuali.
  • Ambiente non condiviso set di condizioni o attività vissute da un bambino in una famiglia, ma non condivise da un altro bambino nella stessa famiglia.

La genetica comportamentale è una disciplina che studia il ruolo dei fattori ereditari e dell’ambiente sulle differenze individuali:

  • Studi sui gemelli (monozigoti vs dizigoti).
  • Studi sui figli adottivi (genitori adottivi – nurture vs genitori biologici – nature).

La genetica conta, ma anche l’ambiente. Questo impatta sulla struttura funzionale neuronale (studi sullo sviluppo negli individui di violenze, neglect, ecc.).

Correlazione grado in cui due variabili co-variano (non c’è causa-effetto); diminuisce da gemelli omozigoti a figli adottati.

Alla biologia si unisce il fattore ambientale che è influenzato da fattori genetici.

Correlazione fattori ereditari-ambiente

Fattori ereditari ambiente.

I geni influenzano i tipi di ambiente a cui essi sono esposti.

  • Correlazioni passive: i genitori costruiscono un ambiente educativo per il bambino che riflette le loro stesse tendenze genetiche, e i loro bambini ereditano le tendenze genetiche dai loro genitori.
  • Correlazioni evocative: le caratteristiche di un bambino suscitano un certo tipo di ambiente fisico e sociale.
  • Correlazioni attive (trovare la propria nicchia): i bambini ricercano un ambiente che trovano compatibile con le loro attitudini e stimolante.

Prospettiva epigenetica

Fattori ereditari ambiente.

  • Lo sviluppo è il risultato di uno scambio continuo, bidirezionale tra fattori ereditari e ambiente.
  • La relazione anziché essere deterministica
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alto_S01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Spinelli Maria.
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