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Gli interventi anti-bullismo

Bullismo violazione dei diritti umani fondamentali, come quello di essere rispettati e crescere liberi e sicuri, la cui difesa è responsabilità morale degli adulti.

Cinque diverse azioni da intraprendere:

  • Contrastare i fenomeni di bullismo in tutti i luoghi in cui i bambini e gli adolescenti vivono, studiano e giocano;
  • Attivare azioni di prevenzione in età precoce e proseguirle, promuovendo relazioni positive tra compagni e con l’obiettivo di ridurre i fattori di rischio e potenziare quelli di protezione;
  • Formare tutti gli adulti che sono in contatto con bambini e giovani per promuovere relazioni sane e prevenire il bullismo;
  • Attivare politiche sociali e programmi di prevenzione appropriati all’età, il genere e la cultura dei destinatari (coinvolgendo famiglie, coetanei, scuole e comunità);
  • Monitoraggio e valutazione in itinere dei percorsi di intervento per verificare i benefici dei diversi programmi e tutelare i diritti di bambini e adolescenti.

Il bullismo è un problema di salute pubblica. Bisogna progettare interventi secondo un approccio ecologico e sistematico, in grado di portare benefici all’intera comunità piuttosto che concentrandosi solo sul singolo bullo e vittima. È necessaria che ci sia la possibilità di attivare e valorizzare le risorse interne alla scuola (insegnanti, alunni, genitori, altro personale) così da non dover fare solo affidamento su un intervento specialistico ma poter portare ad una progressiva autonomia della scuola stessa (empowerment della comunità scolastica).

Cos’è il bullismo

Il bullismo è un fenomeno sociale. L’OMS - World Report on Violence and Health approccio a quattro step per la prevenzione e il contrasto della violenza:

  • Comprendere tutti gli aspetti legati al problema attraverso la raccolta di dati su incidenza e natura dei comportamenti violenti;
  • Studiare cause, fattori di rischio e fattori che potrebbero essere modificati con l’intervento;
  • Esplorare i modi per prevenire la violenza progettando, implementando, monitorando e valutando gli interventi;
  • Implementare gli interventi in diversi ambienti.

È necessario utilizzare un approccio al fenomeno basato sulle conoscenze precise, dalla ricerca scientifica e dall’analisi della situazione specifica di una determinata scuola, per trasformarle in azioni concrete di prevenzione e contrasto del problema.

Il bullismo si può definire come un comportamento aggressivo, tipico delle relazioni tra coetanei, di tipo violento, pervasivo e con conseguenze durature. È un abuso sistematico di potere per via della correlazione tra bullismo e ricerca di potere/dominanza sociale. È un qualsiasi comportamento aggressivo indesiderato, agito da una sola persona o da un gruppo, caratterizzato da uno squilibrio di potere reale o percepito (tra vittima e bullo) che si ripete, o ha maggiore probabilità di essere ripetuto, nel tempo. Il desiderio del bullo è quello di controllare gli altri, provocando un danno fisico o psicologico alla vittima, per acquisire una posizione dominante nel gruppo. La persistenza nel tempo è uno degli elementi che porta alla condizione di paura della vittima (che si aspetta la prepotenza ripetuta). Lo squilibrio di potere ha diverse origini: maggiore forza fisica, abilità socio-cognitive superiori e posizione maggiormente influente nel gruppo (ecco perché agiscono pubblicamente questi comportamenti e scelgono come vittime i compagni più deboli).

I comportamenti aggressivi possono essere: diretti (aggredire la vittima in maniera aperta e manifesta, picchiandola, insultandola o minacciandola) e indiretti (danni o prese di possesso degli oggetti personali della vittima, diffusione di cattiverie e calunnie o cercando di isolarla).

Cyberbullismo

Il cyberbullismo consiste nell’uso di internet o dello smartphone per commettere prepotenze, attraverso l’uso di messaggi minacciosi e volti all’isolamento o la realizzazione di immagini a danno delle vittime. L’happy slapping è un fenomeno in cui la vittima viene colpita da un compagno, ripresa da un altro e fatta circolare in rete. Questa modalità di bullismo rende il carnefice anonimo (con minore probabilità di essere scoperto e punito), oltre che molto visibile per i suoi scopi, e porta ad una paura maggiore della vittima (livello d’ansia collegato alla volontà di lasciare la scuola). Quattro comportamenti prepotenti online: scritto-verbale (invio di messaggi), visuale (condivisione di foto e video imbarazzanti), impersonificazione (uso non autorizzato delle credenziali della vittima) ed esclusione o estromissione dai gruppi online per isolare la vittima.

Differenze di genere nel bullismo

Differenze di genere nel bullismo: i primi studi si erano concentrati sulla componente maschile del fenomeno (aggressività di tipo fisica); con l’ampliamento della definizione di bullismo e delle differenti tipologie di aggressività, si è esteso alla componente femminile (non sono meno ostili o meno portate al conflitto rispetto ai maschi, ma utilizzano prevalentemente forme relazionali volte a rompere i legami sociali e di amicizia delle vittime).

I correlati individuali

  • Cognizione sociale: competenze socio-cognitive dei ragazzi che agiscono prepotenze; primo modello gli individui presentano bias nella codifica e l’interpretazione degli stimoli sociali (attribuiscono ostilità anche dove non ci sono dati a favore della cosa) o difficoltà nella scelta degli obiettivi per raggiungere vantaggi personali – secondo modello i bulli sono in grado di interpretare il mondo sociale ma utilizzano questa abilità per anticipare pensieri e comportamenti dei compagni da manipolare.
  • Emozioni: nei ragazzi che agiscono prepotenza è scarsa la capacità di mettersi nei panni degli altri ed esperire le emozioni degli altri.
  • Moralità: chi agisce in maniera trasgressiva non percepisce la gravità né del comportamento (era solo uno scherzo), né delle conseguenze (non gli ho fatto veramente male) non riconoscendo la responsabilità personale (lo fanno tutti) o attribuendo la colpa alla vittima stessa (se lo meritava).

Il bullismo è un fenomeno di gruppo e quindi è necessario non comprendere soltanto le caratteristiche personali di chi agisce ma anche delle dinamiche del gruppo. Agendo per elevare il proprio status, i bulli sono influenzati dalle norme del gruppo sociale di appartenenza (spesso omogeneo su caratteristiche demografiche e comportamentali, di genere e razza). È importante considerare anche i compagni non direttamente coinvolti, nel fare o subire, poiché svolgono un ruolo significativo nelle dinamiche bullo-vittima. L’associazione al gruppo avviene per scelta/ricerca della persona stessa di propri simili o per la tendenza ad assomigliarsi da una continua frequentazione.

  • Bullo chi agisce la prepotenza verso la vittima;
  • Vittima chi subisce la prepotenza;
  • Aiutante del bullo partecipa materialmente agli episodi come seguace del bullo;
  • Sostenitore del bullo rinforza il comportamento del bullo ridendo, incitando o stando a guardare come spettatore;
  • Difensore della vittima consola e difende la vittima, chiedendo aiuto per far smettere;
  • Esterno chi non fa niente, rimanendo fuori senza farsi coinvolgere.

Gli spettatori, oltre a subire indirettamente le conseguenze del bullismo (l’esposizione a queste situazioni aumenta i livelli d’ansia), giocano un ruolo nello sviluppo del fenomeno (decidendo di agire o no). Le ragioni che portano a non agire: l’effetto spettatore (l’aiuto è meno probabile più cresce il numero di individui che assistono alla situazione potenzialmente pericolosa), diffusione di responsabilità

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alto_S01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Spinelli Maria.

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