Letteratura e lingua italiana
Anno 2022/2023
Insegnante: Nicola Bonazzi
14 Febbraio 2023
Dante
Abbiamo letto un sonetto di un’opera minore di Dante, molto semplice anche linguisticamente, che Dante stesso ha raccolto (come la maggior parte delle sue linee) nella Vita Nova, dove racconta la sua giovinezza in rapporto al suo amore per Beatrice, con sé stesso al centro romanzando chiaramente la sua vita. Nessuno di noi ha la certezza che sia esistita veramente, il nome stesso di Beatrice è particolare, colei che dona beatitudine. Raccogliere le rime e mettere il tutto dentro una cornice come nella Vita Nova, vuol dire da parte dell’autore mettere al centro sempre se stesso.
Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,
sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.
E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta1
con noi ponesse il buono incantatore:
e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.
Parafrasi
Guido, io vorrei che tu, Lapo ed io fossimo rapiti per incantesimo, e messi su un vascello che qualunque fosse il vento andasse per mare, obbedendo solo alla nostra volontà, in modo che la tempesta o altro tempo avverso non potessero esserci d’intralcio, ma al contrario, vivendo noi sempre insieme in un’unica volontà, crescesse sempre più il desiderio di stare insieme. E poi (vorrei che) madonna Vanna e madonna Alagia insieme con quella donna che occupa il trentesimo posto il buon mago mettesse insieme con noi: e qui (sul vascello) (vorrei) parlare sempre d’amore, e (vorrei che) ciascuna di loro fosse contenta, così come credo che lo saremmo noi.
Commento
Tre donne: Vanna, la donna amata da Cavalcanti, Alagia, la donna amata da Lapo, ovvero il notaio e poeta Lapo Gianni de’ Ricevuti, anche se per alcuni studiosi si tratta del poeta Lippo Pasci de’ Bardi, anch’egli in contatto con Dante. E poi la donna di Dante, quella che occupa il trentesimo posto, poiché Dante aveva scritto un’epistola in versi che elencava le sessanta donne più belle di Firenze. Non si sa chi fosse la trentesima, ma non era certo Beatrice, che occupava il nono posto. Abbiamo tre donne che sono oggetto di desiderio, ed è il desiderio d’amore ad essere l’argomento principale di questo sonetto.
Il fatto che il tema amoroso sia il tema centrale ed esclusivo del componimento, è ciò che distingue nettamente la poesia degli Stilnovisti dalla precedente esperienza dei poeti siciliani e toscani. Ma ci sono anche altri tratti tipici dello Stilnovismo, come:
- Un’amicizia riservata a pochi spiriti eletti, volontariamente isolati dalla realtà storico-sociale che li circonda e che è fatta di guerre e sangue. E difatti, il riferimento “alla donna ch’è sul numer de le trenta”, è un riferimento quasi in codice, che è comprensibile soltanto a quei pochi amici che ne sono al corrente, e che sono isolati dal mondo esterno, come è ben espresso dal fatto che il luogo e il tempo della scena rappresentata nella poesia, sono indeterminati, atemporali: non a caso ricorre due volte l’avverbio «sempre», o lo spazio viene descritto come un mare quasi magico, non materiale, attraversato con un vascello che si muove per la forza di volontà e a dispetto degli agenti atmosferici.
- L’amicizia si trasforma in una unità dei tre protagonisti che diventa superiore, spirituale, espressa bene dai versi: «al voler vostro e mio», o ancora: «vivendo sempre in un talento».
In questo sonetto Dante si rifà al plazer dei poeti provenzali, un componimento in cui si era soliti elencare una serie di situazioni gradevoli che ci si augurava poi di vivere. Altra particolarità è che Dante riprende elementi dei romanzi di Re Artù, come il vascello che non è altro che la nave incantata di Merlino.
Infine, in questa poesia, ci sono i tipici richiami simbolici della poetica dantesca, come il numero tre: tre sono i poeti, e tre le donne. Oppure il simbolo del cerchio: la struttura della poesia è circolare, perché il soggetto del desiderio è in primo piano all’inizio e torna in primo piano alla fine, e la voglia «di stare insieme» degli amici, produce una voglia ancora maggiore, in una sorta di “circolo virtuoso” in cui il desiderio cresce su se stesso. Tutto questo per esprimere un modello di vita perfetto, chiuso in se stesso, al riparo dai guai del mondo esterno.
Sonetto - Un’utopia
Un sogno d’amore, un sonetto in cui Dante dice io in rapporto ai suoi amici, Guido (Guido Cavalcanti, grande autore insieme a Dante dello Stil Novo, nuovo stile della poesia che riprende le sue componenti essenziali della poesia provenzale, in langue d'oc, che cantava l’amore e la visione della donna che può elevare l’uomo) e Lapo (Lapo Gianni, altro rappresentante dello Stil Novo, lui diventa poi Lippo in un’altra versione). Non siamo sicuri che i personaggi fossero effettivamente loro perché non possediamo manoscritti firmati da Dante, possediamo solo delle ricopiature dei testi danteschi, le quali sono state realizzate in diverse zone d’Italia, in vesti linguistiche diverse a seconda della zona da cui provengono. Nella sua semplicità e dolcezza di tono (che ha il culmine nell’ultima terzina, dove Dante arriva al compimento di questo sogno, di questa utopia che Dante immagina, essere insieme ai suoi amici e alle loro donne in una sorta di società ideale in cui si sta tutti insieme in un rapporto di grande affetto, senza conflitti.
Ci insegna come dovremmo vivere, come dovremmo stare insieme, senza conflittualità. Desiderio di pacificazione in Dante, con l’idea dell’impero che avrebbe garantito l’assenza di conflittualità, avrebbe posto sotto le proprie insegne quegli stati che erano sempre in conflitto tra di loro, la sua aspirazione per un mondo migliore, a partire dalla sua stessa città, Firenze, in cui si verifica sia il conflitto tra guelfi e ghibellini oltre che tra guelfi bianchi e guelfi neri), è una poesia di cui non si ha bisogno di troppe spiegazioni, la possiamo leggere tranquillamente.
La vita
Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265. La famiglia appartiene alla piccola nobiltà cittadina (il trisavolo Cacciaguida aveva partecipato alla seconda crociata).
- La vicenda biografica di Dante è inscindibile dall’attività del poeta e del letterato.
- Questo forte legame tra vita e poesia è già presente nella Vita nova (1293-1295), l’opera poetica giovanile di Dante.
- L’evento centrale di questa vita è l’incontro, all’età di nove anni (numero simbolico, multiplo di 3, di 3 per 3, di se stesso, quindi simbolo di perfezione divina), nel 1274, con Beatrice, identificata con la figlia di Folco de’ Portinari.
- A Firenze frequenta i cenacoli intellettuali e poetici (tra gli amici Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia).
- Il percorso poetico di Dante parte dall’adesione ai moduli della lirica amorosa di tradizione cortese, conosciuta tramite il gruppo di poeti da lui denominati «fedeli d’Amore» (Cavalcanti, Cino da Pistoia, Lapo Gianni, Gianni Alfani) che lo iniziano alla poesia volgare (all’«arte del dire parole per rima») e a cui lui indirizza il primo sonetto della Vita nova, A ciascun alma presa e gentil core.
- La sua produzione si snoda poi con liriche nell’ambito dello Stilnovo e con la concezione di un amore guidato dalla ragione, dunque lontano dall’amore passione cantato da Cavalcanti nelle sue rime.
- Dolce Stilnovo: scuola poetica sviluppatasi in Toscana (benché il suo precursore sia un bolognese, Guido Guinizzelli): rifiutano nei propri temi altri argomenti che non siano l’amore. L’amore permette di elevarsi spiritualmente e viene indagato in ogni sua manifestazione, attraverso analisi filosofiche e scientifiche e sulla base della propria esperienza personale. La donna viene vista quindi come un angelo, una donna che diventa il tramite tra l’umano e il divino e che porta in una dimensione che va oltre noi stessi, in un’aura superiore, quella della divinità, in una dimensione beatifica, in una dimensione spirituale, interamente fuori da noi stessi. Il termine «dolce» indica l’impiego di una sintassi piana e lineare e l’uso di una lingua sì cittadina, ma colta e raffinata, con la rinuncia a forme ritenute «plebee», sostanzialmente semplice.
- Dante comincia a occuparsi attivamente di politica, assume un ruolo centrale nella politica fiorentina dell'epoca, questa centralità per come è costruita la società italiana riguarda Dante e successivamente la maggior parte dei nostri letterati, che sono spesso politici o fanno parte dell’aristocrazia politica della città in cui vivono.
- In seguito alla modifica degli Ordinamenti di giustizia introdotti a Firenze da Giano della Bella, Dante, appartenente a famiglia nobile, può entrare nelle magistrature della sua città, previa iscrizione a una delle Arti, l’Arte dei medici e degli speziali (corporazione di chi aveva studiato filosofia naturale), poiché prima non si era ritenuti in grado di accedere alla vita politica.
- La sua carriera politica è al centro culmina con l’elezione al priorato nel 1300. Dante scrive la commedia per un’urgenza personale e umana, scrive contro i ghibellini e guelfi neri, suoi avversari politici.
- Dante è un guelfo bianco. La Toscana era divisa da metà Duecento tra guelfi (sostenitori del papato) e ghibellini (sostenitori dell’impero). I guelfi a fine Duecento si divisero a loro volta tra bianchi (più moderati) e neri (più strettamente legati agli interessi della Chiesa, a livello economico). I Bianchi governarono Firenze tra 1300 e 1301.
- Nel 1301 i guelfi neri chiesero a gran voce un aiuto militare al papa Bonifacio VIII, ma Dante si oppose, impaurito dal possibile controllo che poi il papato avrebbe esercitato su Firenze.
- Mentre era in missione diplomatica a Roma (novembre 1301), i Neri rovesciarono il governo dei Bianchi. Tutti coloro che erano collusi col governo bianco vengono accusati di malversazione. Dante non si presenta per difendersi, non paga nemmeno la multa che gli viene comminata: è perciò condannato a morte e per questo non rientrerà più a Firenze. Subirà anche l’ingiunzione, per i figli, di seguire la sorte del padre una volta compiuti i 14 anni di età.
- Cominciano 20 anni di esilio tra Forlì, Verona, Padova, Bologna e infine Ravenna, dove muore nel 1321 a seguito di malaria.
Dante e la lingua
- Viene ritenuto il «padre» della letteratura italiana: la lingua volgare viene da lui arricchita e piegata a esprimere le più diverse situazioni del reale. Ne intuisce la forza e le possibilità, con la volontà di farne una lingua che fosse anche strumento di conoscenza.
- Nella scelta del volgare per le sue opere più importanti e per la Commedia è evidente la volontà dantesca di diffondere il sapere a un pubblico più ampio.
- Già nel Convivio, trattato filosofico, usa il volgare contro la consuetudine dell’epoca di considerare il latino come la lingua deputata del sapere scientifico e filosofico.
- Alla sensibilità dantesca non sfugge l’importanza della lingua come veicolo della comunicazione umana e tramite per l’evoluzione della civiltà e delle culture.
- Nel De vulgari eloquentia (ca. 1304-1307) egli passa in rassegna i poeti che l’hanno preceduto: cita come modelli alcuni poeti provenzali e, per il volgare, Cino da Pistoia, Rinaldo d’Aquino, Guido Guinizelli.
- Suo scopo è quello di ricercare un volgare «illustre»: non tanto una lingua nazionale, quanto una lingua adatta per fare poesia, efficace e regolata da una tecnica. Si domanda se un volgare di questo tipo possa coincidere con uno di quelli in circolazione. È il volgare usato da alcuni eccellenti poeti: quelli della scuola siciliana e gli stilnovisti. Oltre che illustre il volgare dovrà essere «cardinale» (un cardine attorno al quale girino tutti gli altri volgari), «aulico» (il linguaggio dell’aula o corte regale d’Italia) e «curiale» (il linguaggio della corte di giustizia d’Italia o curia). La corte a cui pensa Dante è una corte sovranazionale, la corte di un impero in grado di imporsi sopra la frammentazione statale della penisola: nei fatti è un impero che non esiste.
Vita nova
- La Vita nova viene stesa poco dopo la morte di Beatrice (1290): è un libro organico pensato come percorso e ripensamento della propria carriera poetica sino a quel momento: Dante raccoglie alcune delle rime composte sino ad allora e le lega tra loro attraverso dei brani in prosa che diano conto della sua vicenda d’amore (si tratta dunque di un prosimetro, fatto di versi e di prosa).
- Il «libello» si apre con l’annuncio da parte del narratore di voler trascrivere nella materialità di un libro alcune delle parole che sono scritte nel «libro della memoria», in particolare in alcuni «paragrafi» più importanti. L’idea del libro e della memoria saranno fondamentali per il Dante a venire (la Commedia è il libro in cui egli riporta il ricordo della sua esperienza di pellegrino oltremondano). Ciò è come se volesse trascrivere cose del suo passato mettendole per iscritto, a futura memoria, poiché i posteri possano ricordarsi di lei e trarre insegnamento da questa vicenda amorosa che lo ha riguardato in prima persona.
- Allo stesso tempo è fondamentale la tendenza precoce del poeta a riflettere sulla propria esperienza letteraria, a ripensare la propria attività e sottoporla a giudizio. Ciò lo porta a un superamento delle esperienze precedenti e a una loro razionalizzazione.
- Vita nova significa «vita giovanile», ma anche «vita rinnovata».
- La confessione autobiografica va a costruire una storia d’amore ideale, nella quale i fatti reali sono trasfigurati e trasferiti su un piano simbolico.
- Dante racconta di aver incontrato Beatrice a 9 anni, e di averla poi re-incontrata 9 anni dopo.
- La simbologia del 9 è importante, deriva dalla cultura medievale, una cultura che parlava per simboli. Per Dante «Beatrice è uno nove, cioè uno miracolo». Il 9 è multiplo del 3 (moltiplicato per se stesso), simbolo della Trinità e della perfezione divina: è un miracolo di Dio.
- Nella finzione del libro, Dante immagina di «schermare» la passione per Beatrice attraverso altre donne. Ma di una si comincia a parlare troppo e in termini poco onorevoli e Beatrice toglie il saluto al poeta (la possibilità di salvezza, simbolicamente). Dante spiega allora l’importanza del saluto, la cui virtù è salvifica. «Salus» in latino significa sia saluto che salute. Il saluto è quel gesto che dona salvezza e da qua deriva il più famoso componimento della vita nova che è Tanto gentile e tanto onesta pare.
- Dopo questo episodio Dante ritiene di non dovere più richiedere alcuna ricompensa d’amore, ma di trovare pieno appagamento nel lodare in poesia la donna amata.
- Nella finzione del libro alcune donne gli rinfacciano che ciò non traspare dalle sue rime, ancora tutte vòlte al tema del saluto e alla descrizione della propria disperata condizione.
- Dante allora capisce la contraddizione in cui è caduto (cantare i propri tormenti amorosi anziché la donna che li ha causati) e spiega che di lì in avanti si dedicherà appunto solo a poesie di «loda», che rappresentano un passaggio dal ripiegamento sul proprio amore all’amore disinteressato, che trova appagamento non tanto nella felicità che la donna dona al poeta, ma nella celebrazione delle virtù dell’amata. È il punto più alto dello stilnovismo dantesco, di cui fa parte Tanto gentile e tanto onesta pare.
- Nella seconda parte dell’opera poi Dante racconta della morte di Beatrice e di come ella gli appaia in visione, anche per redarguirlo di un nuovo amore che egli avrebbe concepito per un’altra donna (gli appare come gli era apparsa la prima volta, all’età di nove anni e in abito rosso). Dopo un’ulteriore visione Dante afferma di voler celebrare Beatrice in una nuova opera («dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna»): forse un preannuncio della Commedia.
Tanto gentile e tanto onesta pare
(1) la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare, (5)
benignamente e d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira (9)
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira. (14)
Parafrasi di Tanto gentile e tanto onesta pare
È talmente nobile d’animo e tanto piena di decoro la mia signora, quando rivolge ad altri il saluto, che tutti rimangono in silenzio, tremanti, e abbassano lo sguardo, perché non hanno il cor...
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