Archeologia e storia dell'arte greca e romana
Patrizia Basso a.a. 2022/2023
27 settembre 2022 - Lezione 1
Introduzione all'archeologia
L’archeologia è ciò che l’uomo ci ha lasciato. Il corso intende fornire i primi strumenti metodologici e le conoscenze di base per lo studio delle espressioni materiali della civiltà greca e romana dal IX sec a.C. al IV sec a.C. ed in particolare si concentrerà sull’architettura considerando aspetti tecnico-costruttivi e apparati decorativi cogliendo le dinamiche storiche, socio-economiche e culturali che caratterizzano l’evoluzione.
Vitruvio e la teoria dell'architettura
Vitruvio, secondo architetto e scrittore romano del I secolo a.C. ed il più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi (nel De architectura libro 1, cap 2/3), definisce l’architettura come l’insieme di firmitas (solidità), utilitas (funzione, destinazione d'uso) e venustas (bellezza): le scelte architettoniche sono influenzate da una pluralità di fattori pratici e ideologici.
Considerazioni assolutamente funzionali
Le tecniche edilizie e i monumenti vanno quindi attentamente considerate sia le tecniche edilizie (condizionate da un lato dalla disponibilità di approvvigionamento dei materiali costruttivi e dalle caratteristiche geologiche dei terreni, dall’altro dall’esperienza delle maestranze e dalle specifiche richieste dei committenti) sia gli elementi decorativi che delle architetture contribuiscono a definire il quadro culturale e il messaggio politico e ideologico.
Nella sua forma più semplice, l'architettura è ancorata a considerazioni assolutamente funzionali, ma può ascendere fino alla più alta sfera di esistenza spirituale, nel regno della pura arte. “L’architettura è la volontà di un’epoca tradotta in spazio” Ludwig Mies Van Der Rohe.
Architettura e società
L’architettura è in stretto rapporto con economia e società: l’evoluzione delle forme architettoniche si pone in diretta relazione con le dinamiche sociali, economiche e culturali vissute da un certo territorio in una determinata epoca. Studiando l’architettura di un popolo significa studiarne anche la sua storia (politica, economica, sociale, culturale).
Assetto geomorfologico del territorio ellenico
Non rappresenta un’unità geografica omogenea, ma un insieme di unità regionali minori, sia pure non molto differenziate. Prevalenza di ambiti montagnosi. Nella Macedonia si trovano estese pianure alluvionali. Frequenti, lungo la costa ionica, i depositi alluvionali, gli apparati deltizi e le formazioni lagunari, assenti lungo la costa egea. Si tratta di un paese eminentemente marittimo, caratterizzato da numerose isole e da coste assai frastagliate che acquistano uno sviluppo lineare notevolissimo (più di 13000 km a fronte ad es. dei ca. 7400 italiani).
Civiltà minoica
“Civiltà minoica” è il nome della cultura cretese dell’età del bronzo, fiorita fra il 2800 e il 1450 a.C. Si conosce poco delle origini anche perché la scrittura lineare A non è stata ancora decifrata. Anche sulla fine si discute molto: cataclismi naturali e/o invasioni dei Greci Micenei.
“In mezzo al livido mare c’è un’isola chiamata Creta, ricca e bella, bagnata dal mare in ogni lato; e là ci sono molte genti e novanta città... Fra queste novanta città vi è la grande Cnosso, e là Minosse fu nove anni re, l’allegro compagno del potente Zeus.” (Omero, Odissea, libro XIX).
I grandi palazzi cretesi furono distrutti attorno al 1700 probabilmente da un terremoto, poi tornarono a vivere, per essere definitivamente distrutti attorno al 1450, probabilmente nel corso di un’invasione di Greci venuti dal continente. È una civiltà palaziale. Il 23 marzo del 1900 iniziano gli scavi di Arthur Evans a Cnosso. In 6 anni di lavoro viene portato alla luce un immenso palazzo di ca. 20.000 mq. Costruito da moltissimi ambienti e imperniato attorno ad una corte centrale di 50x25 m, su cui si apre la sala del trono.
Civiltà micenea
I Micenei: gruppi di genti protogreche guerriere e bellicose che, conquistata Creta e Troia, popolarono il mondo elladico nella tarda età del Bronzo (1600-1100 a.C. ca.). Nel XIV sec. a.C. ha avvio sul continente il ciclo di vita dei palazzi cinti da grandi mura (a differenza di quelli minoici) che noi conosciamo dai resti della Micene del XIII sec. a.C. Cultura palaziale non ancora propriamente urbana, struttura sociale di tipo feudale-agricolo (poemi omerici), scrittura decifrata da Michael Ventris e John Chadwich tra il 1952 e il 1953 (lineare B: varietà dialettale greco-arcaica).
L’acropoli di Micene ebbe già nel XV secolo monumentali opere di terrazzamento per strutture, forse palaziali, che vennero poi inglobate in quelle del palazzo più tardo (XIV-XIII), il quale dominava dall’alto un insediamento di ca. 32 ha. La città bassa, ai piedi delle mura, era articolata in quartieri isolati e nuclei di necropoli (scavi dello Schliemann 1874-76: tombe interpretate come quelle degli Atridi, Agamennone e Menelao). Le mura ciclopiche dell’acropoli ebbero un primo impianto nel XIV secolo e furono completate all’inizio del XIII con la porta dei Leoni.
Il cuore del palazzo era formato dal megaron, distinto in 3 vani: vestibolo con due colonne lignee su basi lapidee, antisala e sala con focolare rotondo al centro, circondato da quattro colonne lignee che sorreggevano la copertura e trono sistemato sul lato lungo. Davanti al megaron si apriva un cortile. Importanti descrizioni ce ne restano nei poemi omerici che lo descrivono come la parte più intima e solenne del palazzo reale, sala del trono e dei banchetto, luogo di ritrovo della famiglia, ornata in modo ricco e raffinato. Telemaco nel palazzo di Menelao, Ulisse nel palazzo di Alcinoo, ne ammirano le decorazioni in oro, metalli preziosi, avori sulle porte e sulle pareti.
Tirinto e Pilo
Tirinto (è assieme a Pilo la rocca micenea meglio conservata, scoperta sempre da Schliemann nel 1884-85 e poi scavata a più riprese nei primi decenni del Novecento). Poste su uno sperone a dominio della piana e articolate su due livelli, le strutture raggiunsero il loro aspetto definitivo e grandioso nel XIII secolo: il livello più basso ospitava una fitta trama di abitazioni, strutture artigianali e anche un piccolo centro di culto, su quello più alto venne impiantato il palazzo. Una porta doppia immetteva nel cortile centrale di fronte al megaron. Il complesso del palazzo, oltre al megaron comprendeva degli annessi di uso utilitario.
Pilo: il palazzo di Nestore. Più volte citato nei poemi omerici quale patria di Nestore, il palazzo era un edificio a due piani con magazzini, officine, sale di rappresentanza, distrutto da un incendio attorno al 1200. All’interno fu rinvenuto un migliaio di tavolette scritte in lineare B.
Quadro storico
A seguito dei fenomeni di instabilità economico-politica (rivolte interne? lotte fra regni? invasioni popoli esterni? cataclismi naturali?) attorno al XII sec. si assistette a un collasso dei palazzi micenei, che portò a una caduta demografica e un impoverimento delle attività produttive. Attorno al 1100-1050 a.C. nel mondo miceneo: crisi e trasformazioni (“Dark Ages” o “Medioevo ellenico”).
Tra VIII-VII sec. nascono le poleis (città con propria specifica identità politica e urbanistica), caratterizzate da piani urbanistici con progressivo affinamento di alcune componenti razionali, quali la geometrizzazione degli spazi e la destinazione d’uso delle aree (zonizzazione che delinea funzioni e ripartizioni). Città “isolate” in lotta fra loro, con momenti di alleanza: es. durante guerre persiane: I - Dario I, sconfitta di Maratona del 490 a.C.; II - Serse I, sconfitte di Salamina 480 a.C. e Platea e Micale 479 a.C.): (Atene esce molto rafforzata dalle guerre persiane; età di massimo splendore: Pericle 461 - 429 a.C.); Sparta (dominio dopo la guerra del Peloponneso, fra il 404 e il 371 a.C.); Tebe (dominio fra il 371 e il 362 a.C.: battaglia di Mantinea fra Ateniesi e Spartani contro Tebani).
Di questa estrema frammentazione seppe approfittare Filippo II di Macedonia, che in poco tempo riuscì a unire tutta la Grecia in un unico forte stato: l’Impero macedone. Sconfitta a Cheronea di Ateniesi e Tebani coalizzati assieme (338 a.C.) e inizio dominio macedone con Filippo e il figlio Alessandro Magno, fino alla morte di quest’ultimo (323 a.C.) quando si crearono vari regni: ellenismo (termine introdotto nel XIX secolo dallo storico Droysen per indicare un periodo di koiné (comunanza) della lingua e della cultura (elementi greci e orientali fusi insieme a seguito delle conquiste di Alessandro Magno).
Principali regni ellenistici
- Saleucidi
- Tolomei
- Attalidi
- Pergamo
Conquista romana nel 146 a.C.: guerre macedoniche che finiscono con la vittoria a Pidna di Lucio Emilio Paolo e poi la conquista e distruzione di Corinto. Nel 27 a.C., dopo la battaglia di Azio del 31 a.C., Augusto crea la provincia romana di Acaia.
Colonizzazione greca
Dal X sec a.C. iniziano spinte alla colonizzazione greca per la ricerca di nuove terre. Ci sono due fasi: I colonizzazione (X-VIII sec) e II colonizzazione (VIII-V).
Colonia in greco si dice apoikia, ovvero separare, emigrare, trapiantare. All’atto della partenza, la città-madre forniva ai coloni ogni genere di aiuti (navi, mezzi, informazioni); quando però la spedizione prendeva possesso delle nuove terre, formando dunque una nuova comunità, la polis che nasceva era del tutto autonoma rispetto alla madrepatria. Restavano molti legami: lingua, cultura, religione, rapporti commerciali, ma cessavano completamente quelli politici: la colonia era libera di espandersi, di seguire un suo sviluppo originale, stipulava trattati, fondava a sua volta altre colonie, si dava leggi, sceglieva i propri magistrati senza alcuna interferenza della madrepatria.
Prime colonizzazioni
La prima colonizzazione si indirizzò essenzialmente verso l’Asia Minore e fu condotta da Eoli, Ioni, Dori, dopo la fine della civiltà palaziale micenea e le migrazioni doriche in Grecia (XI sec) fino all’VIII sec a.C. La comprensione e la datazione delle fasi del fenomeno è affidata alla documentazione archeologica, ancora lacunosa, e alle notizie desumibili da fonti più tarde di tipo linguistico e letterario, rappresentate dalla distribuzione geografica dei dialetti greci. Non si tratta ancora di vere e proprie colonie programmate e pianificate.
Seconda colonizzazione
La seconda colonizzazione: dall’VIII a.C. inizia un’ampia e sistematica colonizzazione verso occidente (Magna Grecia, coste francesi e spagnole sul Mediterraneo), ma anche verso oriente (Egeo settentrionale, Mar Nero) con veri piani urbani. In Italia meridionale e nella Sicilia il fenomeno coloniale ha inizio nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. (prime fondazioni: 740/690-680 a.C.): Pithecousae – isola d’Ischia (a carattere commerciale che qualche decennio dopo fonda sulla costa la città di Cuma); Rhegium e Zancle che controllano lo stretto dove si svolge il traffico verso il Tirreno.
Nel VII secolo e primi decenni del VI secolo: le colonie greche già fondate si espandono a loro volta sul territorio e fondano altre città: Mégara Hyblaea fonda Selinunte nella parte occidentale della Sicilia; Sibari: Metaponto e Poseidonia; Zancle: Himera; Gela: Akragas/Agrigento. Ultima fase: fondazioni più tarde (VI e V secolo). I Focesi (città greca in Asia Minore) fuggono dalla invasione persiana e fondano Alalia in Corsica; in seguito vengono cacciati da una coalizione etrusco-cartaginese e nel 540 ca. fondano Elea (Velia) nel Cilento.
Assetto geomorfologico del territorio italico
L’aspetto più evidente della morfologia d’Italia è il fatto che più di 3/4 della superficie territoriale sono occupati da montagne (35,2%) e da colline (41,6%); l’Italia è quindi povera di pianure (23,2%): se si esclude la Pianura Padana, esse per lo più sono di limitata estensione e situate lungo le coste e alla foce dei fiumi maggiori. L'Italia è costituita da tre parti: una continentale tra le Alpi e una linea convenzionale da la Spezia a Rimini; una peninsulare e una insulare. Vocazione marittima: posizione al centro del Mediterraneo, con sviluppo costiero notevole (7456 m) e nessun centro abitato che disti dal mare più di 300 km circa.
Storia di Roma
Storia dell’egemonia di una città e della progressiva costruzione di un impero (fra i più estesi e i più duraturi della storia).
Racconto mitologico sulle origini di Roma
Nel tardo III a.C. viene a delinearsi il racconto “tradizionale” con l’introduzione sul sostrato di leggende greche degli elementi locali e in particolare di Lavinio e della dinastia regale di Alba Longa (per coprire lo scarto cronologico fra la caduta di Troia nel 1182 e la data di fondazione di Roma). In età augustea tale tradizione conobbe una rielaborazione letteraria con Livio e Dionigi di Alicarnasso, ma anche Ovidio e Virgilio.
Livio 1.1.16: Enea sbarca nel Lazio e sposa la figlia del re Latino (Lavinia), chiamando in suo onore Lavinio la città da lui fondata. Il figlio Ascanio fonda Alba Longa dove regnarono 30 re fino a Numitore. Il fratello di questi, Amulio, depone il re e costringe la figlia Rea Silvia a farsi vestale, ma Marte genera con lei due gemelli, Romolo e Remo, che Amulio ordina di uccidere. Deposti in una cesta sul Tevere, una lupa li trova e li nutre, finché li vede il pastore Faustolo che li alleva con la moglie. Essi, diventati adulti, uccidono il malvagio Amulio e decidono di fondare una nuova città. Prendono gli auspici: Remo vede 6 avvoltoi per primo, Romolo 12 e si proclama re. Ne nasce una discussione. Una versione del racconto dice che Remo fu ucciso dal fratello a questo punto. Più comunemente si dice che Romolo fondò Roma sul Palatino e che Remo, colpevole di aver oltrepassato il limite sacro della città venne ucciso. Romolo fortifica la città, le dà un sistema di leggi, ne aumenta la popolazione.
L’archeologo Andrea Carandini ha trovato una conferma archeologica alla tradizione mitostorica: un muro della città di metà VIII sul Palatino.
Fase regia
Roma: (VIII-VI a.C.: 753-509 a.C.)
- I età regia: Romolo: 753-715 ca.; Numa Pompilio: 715-673 ca.; Tullo Ostilio: 673-641 ca.; Anco Marcio: 641-616 ca.
- II età regia: Tarquinio Prisco: 616-579 ca.; Servio Tullio: 579-534 ca.; Tarquinio il Superbo: 534-509 ca.
Fase repubblicana
- Fase repubblicana (509-27 a.C.)
- Età imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)
- Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto: 27 a.C.-14 d.C.; Tiberio: 14-37 d.C.; Caligola: 37-41 d.C.; Claudio: 41-54 d.C.; Nerone: 54-68 d.C.
- Flavi (successione familiare): Vespasiano: 69 a.C.-79 d.C.; Tito: 79-81 d.C.; Domiziano: 81-96 d.C.
- Marco Cocceio Nerva: 96 a.C.-98 d.C.; Traiano: 98-117 d.C.; Adriano: 117-138 d.C.
- Gli Antonini: Antonino Pio: 138 a.C.-161 d.C.; Marco Aurelio: 161-180 d.C.; Lucio Vero: 161-169 d.C.; Commodo: 177-192 d.C.; Settimio Severo: 193 a.C.-211 d.C.; Caracalla: 211-217 d.C.; Elagabalo: 218-222 d.C.; Alessandro Severo: 222-235 d.C.
Seguirono secoli di crisi, con continue elezioni di nuovi imperatori, usurpatori, lotte interne. Momento importante la Tetrarchia con la divisione dell’Impero in 4 parti, ognuna retta da due Augusti (Diocleziano e Massimiano) e due Cesari (Galerio e Costanzo Cloro) (293-305 d.C.). Già nel 306 il sistema va in crisi e si tornerà alla riunificazione dell’Impero sotto Costantino (306-324 d.C. guerra civile, poi definitivo imperatore dal 324 al 337 d.C.), ultimo grande imperatore di Roma e fautore della sua cristianizzazione (editto di Milano del 313 d.C.). Secoli IV e V d.C.: età tardoantica.
28 settembre 2022 - Lezione 2
I materiali e le tecniche costruttive nel mondo greco e romano
L’archeologia ha dimostrato come il legno (materiale di ampia disponibilità in antico) e l’argilla (anch’essa ampiamente diffusa e molto versatile per le proprietà plastiche e impermeabili) furono i primi materiali usati nell’architettura, la quale in effetti dovette impiegare inizialmente i materiali messi a disposizione dalla natura. Sia la Grecia, sia l’Asia Minore, sia le città greche d’Occidente, come poi Roma e molte province dell’Impero, furono ricche di giacimenti di argilla.
Ad es. a Corinto è stata trovata una serie di tavolette in terracotta dipinta databili attorno al 550 a.C. che raffigurano scene connesse alla lavorazione dell’argilla. Dopo l’estrazione e una prima essiccazione al sole, l’argilla doveva essere lavata: veniva messa in acqua in vasche di decantazione, così che le sostanze più pesanti si depositassero sul fondo ed essa si depurasse, poi impastata. Poteva essere usata mescolandola con sgrassanti (paglia, erba, sabbia, ghiaia) e poi stesa su graticci di elementi vegetali per realizzare murature in pisé.
La tecnica continuò anche nel mondo romano. Con Vitruvio, nel De architectura, libro 2, cap. 8: opus craticium (graticcio di legno o canne riempito da un impasto in argilla mischiata a calce o altri leganti). Pur ammettendo che si tratta di un metodo costruttivo veloce, osserva la sua pericolosità (brucia facilmente, provoca crepe nell’intonaco, è umido e facile a marcire) per cui va usato solo in casi di particolare fretta o carenza di soldi oppure per erigere pareti divisorie. È una tecnica ancora oggi in uso (centro e nord Europa).
Oppure l’argilla venne usata per farne mattoni crudi: si impastava con paglia, acqua, si tagliava in forma parallelepipeda con una cassaforma e poi si lasciava essiccare al sole. L’uso del mattone crudo accompagnò l’origine dell’architettura greca fra la fine dell’VIII e il VII sec. a.C. (es. tempio di Apollo a Corinto del 675.650 a.C.) e anche nel mondo etrusco e romano.
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Appunti di Archeologia e storia dell'arte greca e romana
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