Archeologia e storia dell’arte romana
Lezioni prof. Di Fazio Anna Gallo
INDICE
1. Introduzione all’arte romana
1.1 Torso di amazzone dell’Esquilino
1.2 Statua votiva di Atena Tritonia
1.3 Lupa capitolina
1.4 Cista prenestina
2. Contesto storico, sviluppo urbanistico e artigianato artistico
2.1 Primi esempi di pittura parietale in ambito funerario
2.2 Sepolcro degli Scipioni
3. Cambiamenti del III e II secolo a.C.
3.1 Tempio rotondo del Foro Boario
3.2 Tempio di Portuno del Foro Boario
3.3 Decorazione frontonale del tempio di Via di San Gregorio
4. Area sacra di Largo Argentina
5. Scultura del III e II secolo a.C.
5.1 Neoclassicismo romano
5.2 Statue ritratto
5.3 Ara di Domizio Enobarbo
6. Foro Romano
6.1 Cronologia generale delle scoperte
6.2 Fondazione della città e primi resti
6.3 Roma medio e tardo repubblicana
7. Fori Imperiali
7.1 Foro di Cesare
7.1 Foro di Augusto
7.2 Foro della Pace
7.4 Foro Transitorio
7.5 Foro di Traiano
8. Ritrattistica romana dall’età repubblicana a quella imperiale
9. Colle Palatino e Palazzo imperiale
10. Basilica Aemilia
11. Pittura romana
11.1 Stili pittorici
11.2 Primo stile: lo stile ad incrostazione o strutturale
11.3 Secondo stile: lo stile architettonico
11.4 Terzo stile: lo stile ornamentale
11.5 Quarto stile
12. Linguaggio figurativo romano
13. Ara Pacis
13.1 Storia archeologica e collocazione moderna
14. Ritratto di Augusto capite velato
15. Augusto di Prima Porta
16. Teatro di Marcello 1
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17. Tempio di Apollo Sosiano
18. Rilievo dei Vicomagistri
19. Colosseo
20. Rilievi domizianei del Palazzo della Cancelleria
21. Arco di Tito
22. Monumento funerario degli Haterii
23. Età traianea
23.1 Ritratto di Traiano del decennale
23.2 Colonna Traiana
23.3 Pluti traianei
23.4 Arco di Traiano a Benevento
24. Età adrianea
24.1 Antinoo Farnese
24.2 Pannelli a rilievo dell’Arco di Portogallo
24.3 Tondi adrianei dell’Arco di Costantino
24.4 Pantheon
24.5 Tempio di Venere e Roma
25. Età di Antonino Pio
25.1 Tempio di Antonino e Faustina
25.2 Base della Colonna di Antonino Pio
26. Età di Marco Aurelio
26.1 Pannelli aureliani dell’Arco di Costantino
26.2 Colonna Aureliana
27. Età di Settimio Severo
27.1 Arco di Settimio Severo
27.2 Arco degli Argentari
28. Età costantiniana e Arco di Costantino 2
Anna Gallo
1. Introduzione all’arte romana
Cos’è l’arte romana? La sua definizione è piuttosto complessa: essa è un fenomeno geneticamente discontinuo,
complesso e differenziato. Dovremmo, piuttosto, parlare in primo luogo di storia della cultura artistica romana, ossia
l’arte dell’età e dell’area politicamente dominata da Roma, in quanto potenza egemone. Il fenomeno dell’arte romana
è poi considerabile come differenziato poiché i centri delle dinamiche del potere del tempo furono differenziati.
L’arte romana è caratterizzata non da un’unità formale, bensì da un’unità di intento dei fenomeni artistici, in quanto
rappresentò uno strumento per celebrare il divino in relazione allo Stato e lo Stato stesso: per questo motivo possiamo
parlare di arte ufficiale romana. Vi è poi la questione riguardante la soggettivazione dell’opera artistica: le opere
romane non avevano un valore puramente oggettivo, ma anche soggettivo, conferitogli dal committente e dalla società.
Inoltre, le rappresentazioni sono storicizzate, sempre esplicite e comprensibili per gli osservatori/destinatari: ciò è
evidente soprattutto con i rilievi storici; il loro fine artistico principale era quello celebrativo e propagandistico, sia in
età repubblicana che in età imperiale.
Roma ereditò anche la forma greca e per questo la sua arte può essere considerata come un’arte di transizione verso
quella che sarà, in seguito, la cultura artistica europea; per tale motivo, essa assume un’importanza universale, dal
momento che tramanda al mondo moderno la conoscenza, le forme ed i modelli dell’antichità classica. Senza la forma
classica, ellenistica, mancherebbero infatti le radici della cultura artistica europea. Molti affermano che non vi siano
nell’arte romana caratteri di invenzione formale, ma che piuttosto essa sia caratterizzata da una enorme ricchezza di
ornamenti e perizia tecnica. Tuttavia, questa tesi non risulta completamente corretta in relazione all’architettura
romana.
1.1 Torso di amazzone dell’Esquilino (500-490 a.C.)
L’opera è realizzata in argilla plasmata, cotta e dipinta (prima della cottura). Il frammento giunto oggi a noi era parte di
una decorazione templare, costituita da una scultura in terracotta quasi a tutto tondo e facente parte di un gruppo
scultoreo con un guerriero che colpisce a morte l’amazzone. L’opera risulta eccezionale per la tecnica e la minuzia di
particolari.
Essa prende il nome di Amazzone dell’Esquilino poiché la sua
scoperta avvenne in un terreno di riporto sull’Esquilino, fuori
contesto. La donna indossa l’ornamento tipico delle amazzoni,
vestita con abili militari ed armata. Possiamo parlare di figura
femminile grazie a due elementi:
1. Accenno dei seni, sulla parte degli spallacci della corazza
2. Colore della pelle, dipinto con argilla molto chiara
L’amazzone è ferita e ciò è rappresentato minuziosamente, con tanto di sangue che fuoriesce sul torso e scorre
disegnando piccole onde. La corazza, invece, è decorata con svariati colori: blu, rosso, ocra. L’opera si colloca
cronologicamente nei primi anni della storia repubblicana di Roma (dal 509 a.C.) e tale frammento attesta l’esistenza
di un grande edificio templare nell’età alto-repubblicana, di cui non si conosce però la collocazione.
La parte sinistra del torso mostra come la figura dovesse
essere sdraiata a terra sul fianco. Due sono, dunque, le
ipotesi riguardanti la sua collocazione: il gruppo scultoreo
era posto o nel frontone aperto del tempio o come
acroterio, sulla sommità del tetto. Si tratta di una
monomachia, ossia un combattimento tra due personaggi,
forse Pentesilea contro Achille oppure Ippolita contro Eracle.
La scelta della monomachia non è una scelta casuale, dal momento che le rappresentazioni della cultura romana
avevano sempre un significato preciso: per questo, infatti, possiamo parlare di cultura dell’immagine o arte di contesto,
ossia un’arte che ha senso nel contesto in cui nasce ed è comprensibile all’interno di esso a tutti i livelli sociali. L’arte
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era considerata uno strumento di affermazione socio-politica e ciò era particolarmente concreto nella cultura artistica
romana, che sviluppa un vero e proprio linguaggio figurativo; possiamo dire che essa abbia alla base un sistema
semantico. La monomachia, quindi, poteva essere un riferimento al contesto politico del momento in cui fu realizzata
ed indicare la transizione conflittuale dall’età monarchica a quella repubblicana, la discordia tra gli ordini (patrizi e
plebei). Si tratta di ipotesi interpretative, ma qualunque fosse il riferimento, questo era chiarissimo all’osservatore.
Particolari sono le tecniche di cottura e di sovra pittura, non tipiche dell’ambiente romano, latino o italico ma piuttosto
di quello magno-greco. Dalle fonti letterarie sappiamo che Damofilo e Gorbaso - artisti magno-greci che lavoravano
per committenza romana - erano attivi a Roma nel periodo di realizzazione di questo reperto ed avevano operato presso
il Tempio di Cerere sull’Aventino, dedicato alla nascita di Roma. A favore della tesi che la scultura a cui appartiene questo
frammento provenga dalla decorazione di un tempio vi sono documentazione che testimoniano che, per via di
rinnovamenti urbanistici, la terra dell’Aventino - contenente probabilmente alcuni frammenti di edifici - era stata
scaricata sull’Esquilino, zona di necropoli fin dall’età tardo-repubblicana. Alcune fasi dell’arte romana saranno basate
su un processo selettivo, che consiste in una serie di fenomeni di acquisizione di modelli del mondo greco, che vengono
riscritti e riplasmati diventando elementi in grado di trasmettere messaggi nell’ambito del contesto della cultura
romana (-> risemantizzazione).
Altri gruppi scultorei dello stesso arco cronologico degni di nota
sono, ad esempio, la statua acroteriale di Giove o l’antefissa con
Satiro e Menade: quest’ultima è un tipo di decorazione che si trovava
al culmine delle travi dei tetti degli edifici templari. Sebbene il
contesto cronologico sia lo stesso, le opere appaiono assolutamente
diverse dal Torso di amazzone poiché non provenienti da Roma;
tuttavia, anche nell’Urbe vi erano opere di questo tipo, dal momento
che molti artisti stranieri lavoravano per committenze e portavano
nella città nuove forme. Le rappresentazioni fanno solitamente
riferimento a scene mitologiche o rappresentano dei e semidei.
Tempio tardo arcaico, Vitruvio lo definisce tuscanico per le sue caratteristiche che ritornano nell’età repubblicana:
• Frontalità, ha un solo ingresso
• Presenza di un pronao colonnato
• Una o tre celle; spesso quelli a tre celle ospitavano la triade capitolina, come il Tempio di Giove ottimo massimo
capitolino (tempio esastilo simbolo della transizione)
• Terminazioni delle travi del tetto con antefisse
• Frontone, aperto con figure o chiuso con scena frontonale ad altissimo rilievo
• Acroteri sul tetto, a tutto tondo o quasi avendo una base di appoggio sull’edificio
• Colonne solo frontalmente (fino al II secolo a.C.)
• Non accessibile a chiunque, ma solamente ai sacerdoti
• Presenza costante di un podio, in modo da rendere il tempio sopraelevato 4
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1.2 Statua votiva di Atena Tritonia
Quest’opera è stata rinvenuta a Lavinium e faceva probabilmente parte del Santuario orientale di Minerva, risalente
alla prima metà del V secolo a.C. Il contesto santuariale è particolare, poiché non si conoscono molti degli edifici di
culto ma sono noti tanti oggetti votivi messi in relazione con la figura di Minerva. La divinità femminile è rappresentata
con indosso un elmo, la corazza con gorgone ed uno scudo. Tale oggetto, molto probabilmente, era una delle statue di
culto del santuario. Anche l’iconografia fa pensare alla fase di transizione che Roma attraversa nel periodo tardo
arcaico. La forma è tardo-arcaica, ma vi è una particolare attenzione al volto ed ai particolari; il nome tritonia, poi, è
dato dalla presenza di alcuni serpenti che corrono lungo il corpo ed accompagnano la dea.
La statua, di grandi dimensioni, è realizzata in terracotta ed è un’opera
estremamente complessa, realizzata in pezzi poi assemblati (circa 100). La
ricomposizione ha mostrato molti elementi iconografici importanti. La statua
appartiene alla categoria di reperti di altissimo artigianato artistico, elemento
fondamentale dell’arte romana; si producevano sia oggetti in serie che in
maniera specialistica. Tale considerazione nasce a fronte di una nuova lettura
dell’arte antica in chiave globale dell’ambito artistico e artigianale del mondo
greco e latino in riferimento al contesto geopolitico e istituzionale, che si
sviluppa a partire dagli anni ’60. Gli studi che hanno valorizzato questo
approccio non sono inizialmente italiani, ma la scuola italo-tedesca ha
riflettuto molto sul senso dell’immagine. Inoltre, precedentemente vi era un
approccio all’arte esclusivamente formale e prettamente stilistico, espanso poi
al contesto politico e culturale romano e non solo, anche rivolto verso i territori
che Roma poi conquistò. Ci sono due elementi che caratterizzano l’arte romana
intesa come arte dell’Urbe: eclettismo e contaminazione, Roma assorbirà dei
modelli e ne proporrà contemporaneamente altri.
1.3 Lupa capitolina (primi decenni del V secolo a.C.)
Questa scultura è tra le pochissime testimonianze di bronzistica del V secolo, soprattutto se messa a confronto con
l’eredità dell’arte etrusca. L’opera è a tutto tondo, realizzata con la tecnica della fusione. La lupa è rappresentata con
due gemelli, i quali risultano essere un’aggiunta della fine del XV secolo da parte di Antonio del Pollaiolo. La Lupa è
realizzata con molte tecniche differenti ed analizzata la terra di fusione si è compreso che essa provenisse dalla Corsica:
ciò riconduce a questo periodo per via della presenza nell’Urbe di botteghe di bronzisti sia etruschi che romani, che si
servivano di materiali esportati dall’isola.
Fonti letterarie, soprattutto Cicerone, parlano di due statue con la
lupa: una collocata nel lupercale o nella Curia, datata circa 290 a.C.
ed avente già i gemelli, ed una collocata Campidoglio
(probabilmente nell’area del tempio di Giove), senza gemelli. La
seconda sappiamo dalle fonti essere stata colpita da un fulmine ed
alcuni studiosi affermano possa essere quella giunta fino a noi.
Analizzando la statua risulta, infatti, una zona particolarmente
rovinata nella parte posteriore.
Anche la tecnica di realizzazione suggerisce che la scultura può essere ricondotta al V secolo: il corpo dell’animale è
molto modellato, tanto da mostrare la gabbia toracica, le ciocche della criniera a fiamma, elementi tipici di opere di
questo periodo. La statua era già nota intorno al 1471, trasportata in Laterano dove viene scoperta per poi essere
riportata in Campidoglio, restituita da Sisto IV alla città di Roma -> operazione ideologica. L’opera fa riferimento all’atto
di fondazione della città di Roma (senso dell’immagine immediato), con uno scopo politico preciso: riferimento
all’inizio dell’età repubblicana e alla fine delle lotte che hanno portato alla cacciata di Tarquinio il Superbo, la lupa
riporta all’origine mitica della città di Roma. 5
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1.4 Cista prenestina (o Cista Ficoroni, dal nome dello scopritore Francesco Ficoroni nel 1748; 340 a.C. circa)
Quest’opera prende il nome sia per la provenienza che per la tipologia,
rinvenuta nella necropoli di Preneste. Essa non è che un’utensile
femminile, di forma cilindrica o ovale, utilizzato per contenere oggetti da
toletta e tutto ciò che era necessario per il trucco della donna. Oggetto di
altissimo artigianato artistico, era solitamente collocato nelle tombe come
parte del corredo funebre e decorata con elementi vegetali o figurativi. In
questo caso vi sono tre diverse tecniche di lavorazione del bronzo nello
stesso oggetto e la raffigurazione contiene una scena mitologica, piuttosto
inusuale ma di grande impegno concettuale e figurativo. Il coperchio
presenta un’iscrizione, utile per comprendere la storia dell’oggetto e
dell’artigianato di Roma -> rientra nella tradizione degli oggetti parlanti.
Tale oggetto viene dedicato da una madre alla figlia scomparsa, dopo averlo acquistato nella bottega di un uomo che
la realizzava a Roma. Abbiamo diverse informazioni, date proprio dall’iscrizione presente sull’oggetto:
• Nome dell’artigiano tipicamente campano, Novius Plasius, che lavora per committenza italica
• La donna si reca da Preneste a Roma per acquistarlo
• Modelli di rappresentazione greca
Originariamente, l’opera era probabilmente in bronzo dorato. I piedi sono realizzati con la tecnica a sbalzo e a fusione,
dove vengono collocate tre figure: Eracle, Iolao ed Eros -> riferimento alla mitologia greca. Sul coperchio si trovano
figure a tutto tondo, realizzate con la tecnica a fusione a cera persa (con stampi), in cui è rappresentato Dioniso ubriaco
sorretto da due satiri, che si trasforma nel manico del coperchio. Il corpo è realizzato con due lamine di bronzo a sbalzo
e poi incise dopo la realizzazione dell’oggetto, come è tipico della tradizione greca.
Il corpo rappresenta il mito greco degli
Argonauti, come prosecuzione alla scena
della vittoria di Polluce (uno dei Dioscuri)
che ha appena sconfitto il re Anico in una
gara di pugilato; il perdente viene legato
ad un albero. Questo mito doveva essere
noto tramite pitture parietali, dunque
l’artigiano aveva a disposizione cartoni
direttamente dal modello pittorico greco.
Questo oggetto si data attorno al 340 a.C. (nel 323 a.C. inizia l’ellenismo, passaggio storico importante anche per l’arte
romana), anche grazie all’analisi stratigrafica -> in questo periodo nascono officine specializzate con più maestranze,
da qui l’utilizzo di varie tecniche. L’artista inserisce elementi tipici della cultura medio-italica nella scena tipicamente
greca, aggiungendo un pappo sileno, anfore o ciste maschili a gabbia. Si può parlare di contaminazione di elementi
locali e modelli greci, non solo nel tema (vittoria sul un re, Argonauti) ma anche dal punto di vista stilistico e formale
(naturalismo e attenzione ai dettagli greca + elementi riconoscibili del contesto italico). Trattandosi probabilmente di
un dono di nozze, il senso della rappresentazione degli Argonauti si spiegherebbe per il senso del mito (la ricerca del
vello d’oro), ma meno la raffigurazione della lotta di Polluce. È importante, invece, la scelta della famiglia aristocratica
della realizzazione di quest’opera di altissimo livello e di grande impegno economico per darla in dono alla figlia in un
contesto locale -> autoesaltazione della famiglia locale.
2. Contesto storico, sviluppo urbanistico e artigianato artistico
Il concetto del contesto storico, del contesto geografico e culturale è importante per comprendere la cultura artistica
romana, che è strettamente intrecciata all'evoluzione della storia di Roma, ai fatti storici che caratterizzano la
formazione e lo sviluppo dell'impero. Lo abbiamo visto già parlando dell'iniz
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