c’è una malleabilità nella dimensione simbolica che non c’è nella
ANTROPOLOGIA CULTURALE dimensione sociale perché da molti versi non dipende da noi ma
Primo testo: Antropologia culturale. I temi fondamentali (1/3) ce la troviamo (es. quanti soldi ho) ed è esterna alle azioni di
CAPITOLO 1 – CULTURA-------------------------------------------------------- accordo/consenso o disaccordo che si possono costruire in forme
capitolo 1.1 cultura (remotti) ------------------------------------------------ simboliche, lo stesso vale per il mondo materiale, serve trovare un
-antropologia vista specie nell’800 come un processo di accordo su delle cose (es. nomi) ma resta un elemento esterno
estraneazione e di decentramento e come unione di fatti strani, =le varie dimensioni funzionano in modi diversi
processi di straniamento che si creano mettendo in discussione
l'ovvio del mondo in cui siamo immersi cercando di capire ad 2-nozione di cultura: termine che ha acquisito un'ampia gamma di
esempio perché le pensiamo/chiamiamo in un dato modo significati, l’autore di questo primo saggio (francesco remotti,
antropologo italiano) ci dice per prima cosa che è una nozione che
1-es. cosa c’è nella stanza? le luci (elemento materiale ed almeno nel nostro mondo culturale è lunghissima e antichissima
esterno), le persone (che sono corpi, organismi, sono anche delle MA è anche cambiata nel tempo e si presenta raggruppabile in
cose che hanno in testa e nella mente, emozioni…), uno spazio che due grandi famiglie, una molto antica e una seconda
sia riconoscibile relativamente recente che emerge nel corso del 1800 (seconda
es. cattedra, ma perché la chiamiamo cattedra, è la costruzione di metà) col contributo dell’antropologia culturale, questo secondo
convenzione che è un elemento della riconoscibilità, che gruppo di significati della nozione di cultura è una sorta di
comprende anche il fatto che cattedra è un elemento condiviso, è invenzione/reinvenzione dell’antropologia culturale, poi questa
cattedra per tutti nozione non è più specialistica e disciplinare ma la si trova
=una definizione di cultura è che sono una serie di significati e dappertutto
simboli condivisi oltre che una serie di azioni comuni e si fanno
delle cose che implicano un abitudine e una disciplina, -possibili definizioni della nozione di cultura: è un sistema di
permettono un coordinamento e una disciplina in cui emergono significati condivisi (nozione un po specialistica), è il patrimonio
dei ruoli e dei soggetti (es. docente e studente che implicano una materiale e immateriale (forma molto reificata della cultura,
serie di norme e modelli), c’è un approccio simbolico al mondo definizione specifica), la cultura personale (ciò che uno sa,
con oggetti che rimandano a significati che noi conosciamo e che dipende da ogni persona), c’è un contesto culturale, le tradizioni e
sono condivisi il know how (cultura come qualcosa che ha una forte profondità
culturale, è qualcosa che si sà ma diverso dal sapere individuale),
-ci sono anche elementi immateriali/invisibili come regole, norme c’è una cultura tecnologica dei mass media (varia anche a seconda
e in generale la cultura che è la dimensione simbolica e delle generazioni es. nativi digitali, conta la distribuzione di questa
immateriale che vive anche in strutture materiali e non che noi cultura attraverso le generazioni), cultura musicale, cultura
abbiamo acquisito e che stanno nella mente che di conseguenza è culinaria(es. legata alle famiglie, cultura condivisa ma che non è
collegata al resto del corpo e alle formule di espressione corporea mai equamente divisa tra tutti), cultura sportiva (che è sia quanto
=il luogo dove sta la cultura e questa materia simbolica non è solo uno sa di sport che l’idea di specifici valori associati alla pratica o
dentro i nostri corpi ma può essere in uno spazio intersoggettivo all’osservazione dello sport), cultura aziendale…
popolato di condivisione e di traduzioni più o meno convergenti =la cultura l’abbiamo inventata e ora è servita in tutte le salse,
tra cosa e simbolo e nella lettura dei simboli, spazio termine frequente il cui uso è stato molto ampliato
intersoggettivo invisibile e immateriali (es. costumi e usi che sono
già codificati), c’è una rete di significati condivisi (che è una -il grado di condivisione (nazionale, regionale, personale etc.) che
possibile definizione di cultura in senso antropologico) è una forte linea di tensione che emerge nella cultura, un’altra è la
+ ci sono oggetti immateriali (es. elementi come immagini che proprietà di una cultura (a chi appartiene, chi sono i membri e
viaggiano per messaggio) cosa la cultura conferisce ai membri e ai condivisori di questa
cultura, dove finisce una cultura e dove ne inizia un’altra), un’altra
-c’è anche un organizzazione sociale, c’è una società con dei ruoli, è la nozione di intimità culturale (es. quanto può un tedesco
delle regole, una disciplina, delle norme, una struttura normativa parlare di pasta rispetto invece a un italiano, ci sono gradi di
etc che porta a un certo modo di costruzione dell’istruzione di autorizzazione diversa, ci sono punti di vista interni o esterni che
livello terziario, c'è un'organizzazione che presiede la modo in cui danno la legittimità e il permesso di parlare per la propria cultura
avvengono le lezioni oppure no), la cultura è qualcosa di fermo o continua a cambiare
(vederla ferma è più un'impressione e qualcosa che vediamo oggi
-dimensione immateriale come organizzazione simbolica e rispetto al passato o c’è un dinamismo)
organizzazione sociale, e dimensione materiale (fatta di cose
costruite dagli uomini ma anche da un ambiente più o meno -due famiglie di significati e possibili definizioni di cultura:
naturale oltre che costruito e cementificato che non è solo unos 1-c’è classica
una nozione/idea/famiglia di idee/famiglia di nozioni
fondo ma costruisce la nostra azione) di cultura: molto antica, che nella nostra tradizione culturale va
=ci sono elementi del mondo sociale che funzionano in modo indietro i greci e ai romani, in cui la cultura vista specie come un
leggermente diversa tra di loro anche se non sono del tutto attributo individuale, conta la cultura della persona, è qualcosa
separati, ci sono dei gradi di sovrapposizione ma anche di che la persona acquisisce e accumula e nel suo accumularsi questa
specificità, non rispondono tutti a norme diverse, il mondo della persona diventa diverso rispetto agli altri, diventa una persona
dimensione simbolica è la cosa più malleabile (il simbolo è dotta e di cultura
collocato nel sistema di relazioni sociali ma se non ricordo il
termine cattedra prima o poi ci si capisce), 1/23
MA secondo remotti colère in realtà ha un campo di significati più
=pensato in una dimensione individuale e in termini cumulativi ampi, vuol dire anche abitare, ornarsi, adorare determinati dei MA
come proprietà di una persona e come qualcosa che trasforma le ciò che accomuna questi termini è un'azione modificatrice
persone e le va a collocare in un altro gruppo di persone ovvero al sull’ambiente esterno, la cultura va a modificare e a costruire un
sfera dei dotti, distaccandosi dalle persone comuni che hanno ambiente esterno, va a costruire la comunità degli umani che sono
meno cultura, dimensione individuale che ha delle connotazioni degli esseri culturali, la comunità degli esseri umani è fatta da un
elitarie, idea di cultura che crea una produzione di livelli sociali tra lavoro comune per costruire le forme intersoggettive
chi ne ha di più e chi ne ha di meno, dimensione che costruisce
persone differenti rispetto alla maggioranza delle persone -altre metafora dietro al nozione di cultura che era all’inizio nel
es. cultura dell’animo di cicerone cultura animi: azione di termine coler che vuol dire ornamento: metafora dell’abitudine e
trasformazione su se stessi, non solo acquisizione di conoscenze dei costumi: cultura definita specie nella seconda accezione nei
ma trasforma le persone e le rende eccezionali rispetto a quelle termini di usi e costumi. di abitudini, di ornamenti che vanno a
comuni costruire una determinata persona o comunità: l’abito p qua,cosa
-a lungo si è parlato di cultura solo in questi termini e un po è che si mette sul corpo, la cultura ha una dimensione esterna e
rimasto anche nel senso comune, idea di cultura intesa come esteriore rispetto al corpo che inizialmente era percepito come
attributo individuale come qualcosa che va a costruire dei una dimensione biologica e come nucleo di base su cui appoggiare
dislivelli, è una cultura dotta, extra ordinaria la cultura, gli abiti, gli usi e costumi visti come qualcosa di
esteriore rispetto alla dimensione organica del corpo, e in gruppi
2-a un certo punto pian piano si è affermata una nuova sociali diversi i producono abiti diversi che variano e cambiano
definizione e le nuove discipline e scienze umane come anche nel corso del tempo
l’antropologia hanno contribuito ad affermare un'idea che colloca + metafora interessante anche perché è legata ad abitudine: ci che
la cultura in una dimensione collettiva, cultura come attributo mettiamo sopra la nostra natura sono cose che facciamo sempre e
condiviso di un gruppo, e la vecchia definizione è passata in che ci dimentichiamo addirittura di star facendo, sono gli usi e
secondo piano ed è stata criticata per le connotazioni elitistiche costumi che le scienze umane e sociali e l’antropologia hanno
=cultura in senso antropologico: collettiva e ordinaria, è qualcosa iniziato a vedere come dimensioni fondamentali che costruiscono i
che sanno tutti coloro che appartengono a un determinato gruppo gruppi e le comunità umani e che li differenziano: i costumi hanno
e il conoscerla non conferisce particolari capacità ma ci permette esteriorità e variabilità, oltre che della ripetitività che va a
di affrontare le pratiche e le interazioni quotidiane, è ordinaria costruire le abitudini e la consuetudine e la tradizione
anche perché ha a che vedere col mondo dell’ovvio e delle cose
ordinarie -mondo intersoggettivo che a un certo punti ha necessitato un
nome differente da “usi e costumi” e la necessità di essere
-ciò che è stato aggiunto nella seconda definizione sono gli usi e i aggiunto nella definizione di cultura per dilatare questo suo senso:
costumi (mores dei romani), l’uomo dotto pian piano si necessità dovuta dal fatto che gli uomini hanno iniziato a viaggiare
allontanava da usi e costumi delle persone ordinarie e acquisiva (anche conquistando) e confrontandosi sempre di più nel corso
nuove abitudini che caratterizzavano il suo gruppo specifico, gli usi del 6/7/800 con usi e costumi differenti, quindi il termine iniziale
e costumi che definiscono e regolano la vita quotidiana nella ad acquisire nuovo significato, usi costumi diversi da mores
prima idea di cultura erano visto come qualcosa di poco (tradizioni interne) ma definiti nella loro dimensione di variabilità,
significativo da cui bisognava distaccarsi, a volte viste come ci sono usi e costumi propri ma girando per il mondo variano
superstizioni e modi di pensare approssimativi che non possono molto, incontro con la pluralità e varietà dei gruppi umani che
cogliere la vera realtà che si raggiunge coltivando la vera cultura, a porta a una riflessione sugli usi e costumi
volte pensati come di modi non riflessivi di agire e quasi naturali =subito dopo la conquista dell’america in europa si apre il
(mentre la cultura è un processo iper riflessivo che emerge dal dibattito sulle popolazioni incontrate: se sono umani di che tipo
lavorio su se stessi) sono, come li definiamo, come definiamo noi stessi e dove sta la
=nel corso dell’800 nella nozione di cultura viene immessa l’idea di differenza: origine etnografica del concetto di cultura che deriva
usi e costumi, azioni e sapere ordinario come elemento centrale dalla constatazione della varietà di usi e costumi e dei modi di vita
della cultura che ha pari dignità al determinato sapere nel mondo: dalla riflessione emerge la consapevolezza che questi
straordinario, sono le cose con le quali possiamo sopravvivere usi e costumi e questa varietà fossero una cosa importante da cui
=usi e costumi emergono come il mondo intersoggettivo che va a non si può fare a meno per definire le persone, “se vogliamo dirci
costituire il nostro reale campo di azione e il nostro reale conoscitori degli esseri umani e delle persone non possiamo
ambiente in cui le persone e i gruppi umani vivono produrre una definizione e dire che corrisponde solo a quello del
es. nella classe c’è anche l’aria e l’ossigeno di cui come esseri mio mondo, ma devo prendere in considerazione la varietà di usi e
biologici abbiamo bisogno, ma come esseri umani e culturali costumi negli altri mondi” (herder), per conoscere gli esseri umani
abbiamo bisogno anche di un mondo condiviso e di un sistema
culturale senza il quale non possiamo sopravvivere: nella nozione serve viaggiare o almeno tener conto della varietà degli altri, non
di cultura l’aggiunta di questo secondo elemento è importante basta più un unico termine che viene trasformato in attributo
perché permette di vedere il dato immateriale della dimensione universale come avveniva in precedenza, non basta racchiudere la
simbolica della cultura che costruisce le persone umane e definizione di varietà in un mondo unico che è sempre quello di
permette loro di vivere ed essere quello che sono chi parla (in un luogo e tempo definito)
=per questo motivo si passa dal termine usi e costumi al termine
-fondamentale è la metafora che sta nel termine latino colere, cultura in senso antropologico
metafora agricola, cultura come qualcosa che viene coltivato 2/23
-antropologi che tendevano a rappresentare le diverse società
Lezione 2 del 18 febbraio ----------------------------------------------------- come degli isolati, delle culture (es. cultura dei trobriandesi di
-libro composto da tanti saggi che vanno collocati in una griglia malinowski): tante società rappresentate come piccole isole,
fornita anche nell’introduzione: griglia stoica, storia della società le cui caratteristiche derivano specie dalle loro dinamiche
disciplina che si divide convenzionalmente int e periodi: interne
=il rischio in questa rappresentazione è sottovalutare connessioni
1-evoluzionismo antropologico che centra poco con quello e influenze reciproche e reificare (trasformare in una cosa) una
darwiniano e di più con quello sociale e applicato alla storia determinata popolazione o cultura come se si potesse associare a
umana, così nasce l'antropologia dalla seconda metà dell’800 ai determinati tratti sociali e culturali quando invece variano nel
primi anni del 900 tempo
es. taylor è esponente di questo periodo
-prospettiva superata ma abeb un grande impatto pubblico e 3-periodo contemporaneo: l’immagine fatta nel secondo periodo
costituisce ancora certi schemi di lettura della storia del rapporto dagli anni 50 inizia a cambiare, specie dagli anni 60 e poi in modo
tra varie società evidente dagli anni 70 (anche perché cambia la storia del pianeta):
=idea che la storia dell’umanità avesse un unico percorso e le non si possono rappresentare culture e società isolate quindi gli
società umane si collocano su questo percorso in stadi differenti, i antropologi lavorano sulle connessioni e sui sistemi di relazione
formulatori di questa idea si portano all’apice e collocarono le tra diverse società e gruppi: iniziano a descrivere le culture come
altre società in fondo (pensiero classico dell’etnocentrismo, sistemi non chiusi ma aperti e costruiti da influenze reciproche
opposto al relativismo culturale) =periodo che dura dagli anni 50 ad adesso: si lavora sulle
=storia unica in cui i passaggi sono ritenuti necessari per ogni connessioni e l'immagine delle varie società e culture del mondo
società: primo stadio primitivo e poi altri stadi per arrivare nel non è poi un mosaico fatto di tante tessere separate MA è una
percorso dell’evoluzione alle società civilizzate serie di reti di relazioni
=gli antropologi ci hanno mostrato che queste tappe necessarie
erano inesistenti, la storia delle società è più variegata ed -i saggi nel testo sono tutti di quest'ultima parte, son saggi di
eterogenea, per alcuni periodi storici è una storia cumulativa ma autori contemporanei (alcuni dell’inizio altri dopo) MA vari saggi si
in altri casi c'è una dispersione, cumulativa di alcuni aspetti MA riferiscono ai precedenti e alcuni presentano temi classici
non di altri, non c’è un'unica strada che va dal più semplice e dell'antropologia (es. boas, malinowski, mauss): serve saper
primitivo al più complesso e compiuto collocare gli autori dei vari saggi
es. società che dal punto di vista tecnologico erano avanzate e
hanno avuto lunghi periodi di cumulatività invece hanno sistemi Ancora cap 1.1 (remotti)
simbolici o di parentela estremamente semplici, mentre altri
hanno la situazione inversa: dipende dai criteri che si scelgono -nozione di cultura: la formulazione classica di cultura, dimensione
individuale, idea di cultura come qualcosa che si distacca dalla
2-periodo classico (da inizio 900 a fine della 2 gm e anni 50): critica dimensione dell’ordinario, classica come termine rimanda alle
all'evoluzionismo, la prima fase è criticata già da fine 800 e specie discussioni dei greci e dei latini
nel primo 900 quando gli antropologi iniziano a viaggiare invece -immagine moderna (remotti)/ridefinizione, espansione e
che fare solo visite episodiche presso le società e culture studiate allargamento dell'idea di cultura che emerge nella seconda metà
o inve
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