ANATOMIA UMANA
INTRODUZIONE
L’anatomia umana studia la morfologia (studio delle strutture interne ed esterne: forma, posizione e
misura) del corpo umano ed i rapporti reciproci tra le sue diverse parti. La descrizione anatomica può
essere di tipo macroscopico o microscopico.
L’anatomia macroscopica studia strutture sufficientemente grandi da essere osservabili a occhio nudo e si
descrivono secondo ciò che si osserva.
L’anatomia microscopica studia le strutture che sono visibili con l’aiuto di lenti o microscopi, cioè cellule e
tessuti (come l’istologia ma nella trattazione anatomica si considerano tutti insieme).
In anatomia c’è una terminologia
che va adoperata riferendosi alla
figura anatomica, cioè ad un
individuo in stazione eretta con gli
arti inferiori paralleli l’uno all’altro e
gli arti superiori situati lungo i
fianchi con i palmi delle mani rivolti
in avanti (come se fosse davanti a
noi). La descrizione del corpo
umano, infatti, si fonda sulla
posizione anatomica e sui piani di
simmetria fondamentali.
Quest’ultimi sono tre, due
longitudinali che si intersecano tra
loro, ovvero il sagittale mediano (in
giallo) e quello frontale o coronale
(in blu), e uno orizzontale o
trasversale, che viene tracciato
convenzionalmente all’altezza
dell’ombelico ed è perpendicolare
ai primi due. I due piani
longitudinali/verticali sono
perpendicolari l’uno all’altro e
dividono a metà la figura
anatomica. Il piano sagittale
mediano divide la figura anatomica
in due metà che sono speculari tra
loro e si chiama mediano perché si trova esattamente al centro (l’unico passante per il centro). Dal centro
verso il lato della figura anatomica (verso sinistra o verso destra) si possono tracciare tanti piani paralleli
che non saranno mediani ma saranno paralleli e verranno chiamati piani parasagittali. Il piano frontale o
coronale attraversa anch’esso la figura anatomica per tutta la sua lunghezza ma in questo caso passa per le
spalle e divide la figura anatomica in due metà differenti, non simmetriche e non uguali, ovvero la parte
anteriore e la parte posteriore. Il piano orizzontale o trasversale divide la figura anatomica in due metà tra
loro diverse, una superiore e una inferiore. Anche per quest’ultimi due, frontale e orizzontale, si possono
tracciare i piani paralleli che individuano piani di taglio differenti perché si sezionano organi diversi. Il piano
frontale può essere spostato in avanti e verso dietro mentre quello trasversale si può tagliare in direzione
craniale (fino alla testa) o in direzione caudale. Il piano frontale è quello più utilizzato perché, una volta
sezionata la figura e tolta la parte davanti, si osserva l’interno secondo questo punto di vista. Si usa spesso
anche quello sagittale mentre quello trasversale raramente si usa. Bisogna dare anche le direzioni per
capire meglio dove si trovano gli organi, rispetto sempre al piano sagittale mediano di simmetria (destra e
sinistra). Tutto quello che si avvicina a quest’ultimo (si dirige verso il centro) viene detta direzione mediale,
mentre tutto quello che si allontana e va verso la periferia viene detta direzione laterale. Un organo, per
esempio, può avere una determinata forma in direzione mediale e un’altra in direzione laterale. Rispetto al
piano trasversale indicheremo la posizione dell’organo come inferiore o superiore ma si possono usare dei
sinonimi, caudale per il primo e craniale per il secondo. Per descrivere in modo più elegante una figura
anatomica si deve scegliere una sola coppia, o inferiormente/superiormente o caudalmente/cranialmente.
Rispetto al piano frontale ciò che sta davanti è anteriore mentre ciò che sta dietro è posteriore (oppure si
usano ventralmente e dorsalmente al posto di frontalmente e posteriormente).
Queste sono le direzioni riferite ai piani di simmetria.
ORGANIZZAZIONE DEL CORP O UMANO
Il corpo umano è un insieme di tutti i
tessuti che compongono sistemi e
apparati. I sistemi sono degli insiemi
omogenei di organi. Nella definizione
classica c’è una distinzione tra sistemi e
apparati, mentre adesso si usa solo il
termine di sistema. Il sistema
scheletrico, per esempio, è l’insieme
delle ossa che costituiscono lo scheletro,
perciò, gli organi sono tutti omogenei tra
loro, sia per derivazione embriologica
che per struttura. Le ossa sono tutte
costituite da tessuto osseo.
Il sistema muscolare è costituito da muscoli, quelli scheletrici sono volontari. Sistema muscolare e
scheletrico vanno a formare una struttura che permette al corpo umano di muoversi, il cosiddetto apparato
locomotore. L’apparato è un insieme di organi e strutture eterogenee tra loro che cooperano allo
svolgimento delle funzioni, perciò, gli organi non sono uguali tra loro per derivazione embriologica e
struttura ma lo scheletro
rappresenta l’impalcatura
mentre i muscoli si inseriscono
su di esso per generare il
movimento. L’apparato
digerente è costituito da
strutture tutte diverse da loro
poiché ci sono organi cavi e
organi pieni, per esempio i
denti ne fanno parte ma hanno
una struttura ossea. Il sistema
nervoso è costituito da cellule
nervose e tessuto nervoso
quindi sono omogenei tra loro. Oggi si usa ormai solo sistema perché in inglese si indicano entrambi come
systems. In un apparato si ritrovano più organi, i quali sono costituiti da tessuti. In una descrizione si parte
dal sistema in cui l’organo si trova, dalla sua posizione nell’organismo e si descrive dall’esterno e
dall’interno (descrizione macroscopica) e successivamente si passa a descriverlo istologicamente
(descrizione microscopica). I tessuti sono costituiti da cellule.
Cellule, tessuti, organi e sistemi rappresentano i livelli di organizzazione che costituiscono il corpo umano e
sono accomunati da una regola: ciascuno di essi è costituito da parti che, seppur diverse per origine,
morfologia e funzioni, cooperano per lo svolgimento di una o più funzioni comuni.
Gli organi sono costituiti da vari tessuti che si organizzano in base alle caratteristiche dell’organo, sia esso
cavo o pieno (parenchimatoso).
CAVITÀ CORPOREE
L’organo si deve descrivere
rispetto alla sua posizione,
cioè, in quale delle cavità
corporee si trova. Per gli
organi che tratteremo, le
cavità osservate e descritte
sono quelle dell’immagine.
Vengono considerate due
proiezioni rispetto a due
piani di simmetria nel
disegno, a destra quella
frontale mentre a sinistra
quella sagittale. Quello che
si osserva in questo caso è il tronco ma ci sono anche la cavità cranica, accolta dalle ossa del cranio, e la
cavità del collo (virtuale perché è piena di organi e fasci muscolari). C’è una porzione superiore del
tronco che è delimitata da ossa che
formano la gabbia toracica, infatti
prende il nome di cavità toracica.
Essa accoglie al suo interno le
cavità pleuriche di destra e di
sinistra che accolgono i rispettivi
polmoni e al centro (tra le due
cavità pleuriche) vi è la cavità
chiamata mediastino. Tra la porzione superiore e quella inferiore del tronco vi è un muscolo a forma di
cupola che separa fisicamente le cavità, toracica e quelle sottostanti, e che prende il nome di diaframma.
Inferiormente al diaframma, al di sotto delle ultime coste, c’è la cavità addomino-pelvica che si estende
dalla porzione inferiore del diaframma fino alla pelvi ovvero quella porzione racchiusa dalle ossa del bacino.
Questa cavità è costituita da due porzioni, una più ampia che prende il nome di cavità addominale e una
denominata cavità pelvica. Si chiama cavità addomino-pelvica perché non c’è una linea di demarcazione
reale, come nel caso del diaframma, ma solo dei riferimenti dati attraverso dei punti immaginari tracciati
per definire topograficamente le cavità del tronco. In essa ci sono gli organi dell’apparato digerente e anche
quelli dell’apparato urinario. Gli organi degli apparati genitali, invece, si trovano solo nella cavità pelvica.
GLI ORGANI
Le cavità sono piene di organi, i quali a loro volta sono formati da tessuti con una funzione specifica e
possono essere cavi o parenchimatosi. Quando si parla di un organo si descrive inizialmente di quale
sistema o apparato fa parte e poi si definisce la posizione in riferimento alle cavità corporee.
Il fegato o il rene sono organi pieni mentre lo
stomaco è un organo cavo così come tratti degli
intestini.
Infatti, successivamente alla posizione, si va a
definire il numero dell’organo (se è uno si dice
che è impari mentre se sono due si dice pari,
come nel caso dei reni, e simmetrici se sono
uguali). Alla fine si passa alla descrizione
dell’organo stesso.
GLI ORGANI CAVI
Gli organi cavi hanno una cavità al loro interno che viene
chiamata lume ed è delimitata da una parete costituita
dalla successione di strati concentrici di tessuti, le tonache
(si sovrappongono). Si descrivono generalmente
dall’interno del lume verso l’esterno come:
• Tonaca mucosa, generalmente costituita da
epitelio con un tessuto epiteliale organizzato in
maniera differente in base all’organo trattato (per
esempio nell’esofago è pavimentoso stratificato
non cheratinizzato). Gli epiteli, infatti, possono
essere di varia natura: pavimentosi semplici,
pavimentosi stratificati, cilindrici (semplici o
stratificati), pseudostratificati, con ciglia vibratili,
con microvilli. Può anche essere ghiandolare cioè
contenere ghiandole, come nel caso dello
stomaco. Gli epiteli poggiano generalmente su uno
strato sottilissimo di tessuto connettivo che è
chiamato lamina propria. Al suo interno ci sono i
capillari sanguigni, le terminazioni nervose e
fascetti di muscolo liscio che prendono il nome di
muscularis mucosae (strato di muscolo della
mucosa).
• Tonaca sottomucosa che è costituita generalmente da tessuto connettivo lasso in cui si trovano
immerse, per esempio, delle ghiandole che possono essere intramurali (si trovano nello spessore
della parete) o extramurali (esterne alla parete).
• Tonaca muscolare costituita generalmente da fascetti di muscolo liscio che si organizzano
normalmente in due strati, uno circolare interno (le fibrocellule si distribuiscono a formare un
anello intorno alla circonferenza dell’organo) e uno longitudinale esterno. Ovviamente ci sono
anche delle eccezioni. È tutto muscolo liscio che serve per lo svolgimento dei movimenti da parte
dell’organo, nel caso dell’intestino sono i movimenti peristaltici che servono per la progressione del
transito del contenuto intestinale.
• Tonaca sierosa o avventizia che è quella di rivestimento. La tonaca sierosa è il peritoneo per
quanto riguarda gli organi della cavità addominale ed è costituita non da tessuto connettivo ma da
mesotelio oppure la pleura (pur essendo i polmoni organi pieni) oppure quella che riveste il cuore
ovvero il pericardio. Avventizia è la tonaca di rivestimento degli organi che si trovano all’interno
della cavità toracica al centro ovvero nel mediastino. Il peritoneo, in particolare, serve a proteggere
ma anche per formare i legamenti che costituiscono i mezzi di fissità per mantenere gli organi nella
loro posizione (i polmoni poggiano sul diaframma ma gli altri rimangono nella loro posizione grazie
a questi mezzi di fissità).
GLI ORGANI PIENI
Gli organi pieni o parenchimatosi
hanno un parenchima e non una
cavità. Esso possiede generalmente un
rivestimento di tessuto connettivo,
stavolta denso, che prende il nome di
capsula e che circonda l’organo. Dalla
capsula partono dei setti che
raggiungono in profondità il
parenchima e che nel loro insieme
costituiscono lo stroma di
quell’organo.
Il parenchima è dato da elementi epiteliali che si possono organizzare in maniera differente come lamine
cellulari o cordoni cellulari o strutture tubulari come nel rene. Queste strutture epiteliali organizzate
vengono circondate da esili tralci di tessuto connettivo lasso che si addentra verso il centro dell’organo in
modo che anche lì ci sia una certa organizzazione. La dipartizione dalla capsula dei setti via via sempre più
sottili comporta che l’organo venga suddiviso in camere dette lobi, a loro volta composti da strutture più
piccole dette lobuli. Il connettivo permette ai vasi sanguigni e ai nervi di raggiungere gli elementi cellulari
perché ha funzioni trofiche. Generalmente, in un organo pieno ci può essere un punto di ingresso per i vasi
sanguigni. A livello della capsula, infatti, è spesso possibile identificare una regione, denominata ilo o porta
dell’organo, attraverso cui decorrono in entrata e in uscita i vasi sanguigni e linfatici ed i nervi/terminazioni
nervose. I capillari arteriosi che si dipartono dall’arteria in entrata trasportano l’ossigeno alle cellule e
quindi ai tessuti che compongono il parenchima dell’organo mentre dalle cellule hanno origine i capillari
venosi con venule che convogliano verso l’uscita, parallelamente all’arteria e ai suoi capillari, per andare a
formare la vena in uscita. L’ilo può essere un’infossatura o una piega. In esso possono essere presenti uno o
più dotti escretori perché gli organi pieni possono essere anche organi ghiandolari con ghiandole che hanno
un prodotto di secrezione esocrino e che usano i dotti per la secrezione e il trasporto verso l’esterno di
questo prodotto. L’ilo non è presente in tutti gli organi pieni.
Dopo aver quindi definito il nome, il sistema di appartenenza, in breve la funzione, il numero e la posizione
dell’organo, si definiscono anche i rapporti delle varie facce dell’organo (cioè la vicinanza con gli altri), se è
cavo o parenchimatoso, si descrive per la sua conformazione esterna e infine si taglia per descrivere quella
interna. Dopo la descrizione macroscopica si passa a quella microscopica (osservazioni al microscopio ottico
che consentono di osservare la struttura con la membrana plasmatica e il nucleo della cellula oppure al
microscopio elettronico a trasmissione che permettono di osservare l’ultrastruttura). L’orletto a spazzola,
per esempio, è la definizione che si dà quando si osservano le cellule con una banda sulla sommità ma che,
con il microscopio ottico, non riusciamo a distinguere tra microvilli o ciglia (ovviamente lo sapremo perché
dipende dall’organo considerato oppure possiamo distinguerli tra loro con il microscopio elettronico).
APPARATO CARDIOVASCOLARE
Il cuore è l’organo centrale dell’apparato cardiovascolare perché è l’organo propulsore del sangue ovvero
quello che provvede alla distribuzione del sangue ossigenato in tutti i distretti corporei e raccoglie quello
deossigenato da tutti i distretti corporei attraverso un sistema che è quello circolatorio ovvero il sistema
della grande circolazione. La grande circolazione è una circolazione che si stabilisce mettendo il cuore al
centro del sistema e da esso parte il sangue contenente ossigeno che deve essere distribuito a tutti gli
organi e ai tessuti di tutto l’organismo e da essi ha origine il sangue deossigenato, cioè quello contenente
anidride carbonica, che deve essere riossigenato per poi essere rimesso in circolo (si raccoglie dalla
periferia e ritorna al cuore). Il sangue deossigenato convogliato al cuore viene trasportato verso i polmoni
che provvedono alla sua riossigenazione e successivamente lo restituiscono ossigenato al cuore con il
meccanismo della piccola circolazione. Riassumendo, per grande circolazione o circolazione sistemica si
intende quella che si stabilisce tra il cuore e tutta la periferia mentre per piccola circolazione o circolazione
polmonare quella che si stabilisce tra cuore e polmoni.
Le arterie contengono sangue ossigenato che
parte dal cuore attraverso il più grande vaso
sanguigno arterioso del corpo umano ovvero
l’arteria aorta. Quest’ultima si sviluppa per il
torace e per l’addome andando a fornire tanti
rami collaterali che provvedono alla distribuzione
del sangue ossigenato a tutti i distretti corporei.
Per esempio, le arterie renali nascono dall’aorta
addominale e si portano ai reni. Dai reni fuoriesce
come sangue contenente anidride carbonica
attraverso le vene renali. Nei vari tessuti le cellule
captano ossigeno e cedono anidride carbonica e il
sangue contenente quest’ultima viene raccolto
dalle vene. Ci saranno quelle che provengono dalla
regione addomino-pelvica e dagli arti inferiori e
quelle che provengono dalla testa, dal collo e dagli
arti superiori che vengono raccolte in due grandi
vene, la vena cava superiore e la vena cava
inferiore. Ci saranno tanti rami venosi che
giungono alle due vene cave. Al cuore giunge il
sangue con anidride carbonica trasportato da
queste due vene.
A questo punto deve quindi iniziare la piccola circolazione perché il sangue arrivato al cuore deve essere
riossigenato, perciò dal cuore ha origine l’arteria polmonare che si divide in due rami, uno va verso il
polmone di destra e l’altro verso il polmone di sinistra. Trasporta sangue ricco di anidride carbonica ma si
chiama arteria perché arriva all’ilo del polmone, quindi, entra e si ramifica in esso (rami capillari) andando a
distribuire il sangue che deve essere riossigenato. In uscita dal polmone si trovano delle vene che prendono
il nome di vene polmonari (due per ciascun polmone) e portano il sangue riossigenato al cuore. I vasi
sanguigni in entrata ag
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