Estratto del documento

Sommario

  • Fritz Lang ................................................................................................................................... 2
  • Metropolis .................................................................................................................................. 3
  • Trama ..................................................................................................................................... 3
  • Analisi .................................................................................................................................... 4
  • — M Il mostro di Düsseldorf ....................................................................................................... 6
  • Analisi .................................................................................................................................... 6
  • — Man Hunt Duello Mortale ..................................................................................................... 10
  • Dietro la porta chiusa ............................................................................................................... 13
  • Analisi .................................................................................................................................. 13
  • L'alibi era perfetto .................................................................................................................... 15

Fritz Lang ’10

Fritz Lang nasce a Vienna nel 1890 e inizia a dedicarsi al cinema negli anni del Novecento, passando, poi, tutta la sua vita a fare film: la fortuna critica di Lang inizia negli anni ‘20 con “Destino”, “Spione” “I nibelunghi”, film dedicato alla sagra germanica. In “Destino” vediamo come Lang componga dei lavori già molto articolati dal punto di vista architettonico. Infatti, “I nibelunghi” ne sarà importantissima la sua capacità di organizzare lo spazio, realizzando una scenografia gigantesca che riuscisse a coordinarsi con gli attori.

Il saper costruire lo spazio del set con uno grande impatto visivo, in realtà, è tipico del cinema tedesco di quell’epoca, ma in Lang vediamo un maggiore senso della tridimensionalità, che lo porterà ad essere definito dalla critica un regista architetto. Infatti, sappiamo che Fritz Lang ricevette un’importante formazione nelle arti visive, il che lo portò, tra le altre cose, a dipingere, caratteristica ben riscontrabile in tutti i suoi film.

Molto importante per la carriera di Lang sarà il suo rapporto con il cinema americano: nella metà degli anni ‘20 nasce una rivalità tra Hollywood e la produzione cinematografica di Berlino, il centro della cinematografia europea. Hollywood, città che all’epoca era considerata tuttavia, decide di sostenere la produzione cinematografica tedesca con un accordo economico: la Germania distribuirà i film americani e Hollywood li aiuterà con la produzione dei loro film.

Quindi, abbiamo un accordo molto forte tra Hollywood e Berlino, che, però, non nasconde la rivalità tra questi due grandi centri di produzione artistica. In questo, ovviamente, si inserisce Lang, il quale andrà a vivere negli Stati Uniti poco dopo la salita al potere del partito nazista, e resterà in America per circa vent’anni, dove girerà molti film e sperimenterà nuovi generi e stili cinematografici. Altrettanto importante fu la sua relazione con Thea von Harbou, sceneggiatrice tedesca con cui si sposerà nel 1922 e la cui influenza sarà fondamentale per Lang.

Metropolis

“Metropolis” esce all’inizio del 1927 ed ha la caratteristica di essere un film muto. Fu un progetto molto complesso e lungo, così come la conservazione della pellicola originale: il 6 febbraio 1927 “Metropolis” viene proiettato per la prima volta e ha una durata superiore alle 4 ore, con una partitura scritta appositamente e con un accompagnamento sonoro dal vivo. Subito dopo, il film viene distribuito, ma si iniziano a tagliare delle parti considerate non adatte a un mercato americano o di altri paesi europei. Quindi, le copie che circolano si assottigliano sempre di più. Con la Seconda Guerra Mondiale viene distrutto il negativo della copia presentata durante la proiezione originale, e solo negli anni ‘80 inizia il restauro cinematografico. Piano piano, si ritrovano abbastanza pezzi da considerare la pellicola ricostruita quasi completa.

“Metropolis” viene realizzato dalla casa di produzione UFA, nata durante la Prima Guerra Mondiale per motivi di propaganda — paragonabile all'istituto Luce di Roma — e diventa poi il volano a cui si aggrappa l’economia del cinema tedesco. Il cinema tedesco, in particolare l’UFA, è, infatti, l’unico vero contro altare di Hollywood in quel periodo.

“Metropolis” è un film fantascientifico, che immagina una scienza futura, ma ha anche valenze fantapolitiche: infatti, è un film che ha delle velleità allegoriche più che simboliche. L'aspetto fantascientifico è accompagnato da una innovazione dal punto di vista delle riprese, e vuole anche essere un film d’autore, ovvero dove si mettono insieme tante tendenze artistiche — sincretico.

Trama

Il protagonista di questo film si chiama Freder, figlio di Fredersen — il cui nome è letteralmente tradotto come “Figlio di Freder”, quindi abbiamo subito un richiamo al mondo istologico. Questo personaggio vive in dei giardini perfetti, illuso che tutto il mondo sia come lo vede lui, fino a quando non compare Maria, circondata da bambini che vivono in condizioni disastrose. Questa scena crea come un buco nell’anima di Freder, il quale vorrà porre un rimedio alle ingiustizie sociali scendendo dove vivono questi bambini.

Scopriamo, infatti, che la città dove vive Freder è divisa in due: sotto ci sono gli operai che lavorano come una vera e propria macchina, e sopra la città illuminata dalla tecnologia e dove c’è una vita paradisiaca. Freder, appunto, vuole scoprire cosa c’è sotto, e per fare questo si sostituisce a uno degli operai — un chiaro riferimento a Cristo. Assiste, in seguito, a una visione dove la macchina che alimenta l’intera città mangia gli operai. Va, poi, nelle catacombe, dove incontra di nuovo Maria, che sta predicando l’arrivo di un eletto — riferimento a Giovanni Battista. L'eletto, poi scopriremo, è Freder.

Incontriamo successivamente il cattivo del film: Rotwang, uno scienziato pazzo con una mano meccanica, che era innamorato di El, la stessa donna amata dal capo della città, donna che, però, è morta. Rotwang, infatti, incolpa Fredersen della sua morte, e vuole creare una macchina per riportarla in vita usando il corpo di Maria. Da questo momento in poi ci saranno due Maria, quella vera, e quella macchina che diventerà la distruttrice della città. Freder alla fine riesce a salvare la città, e riappacifica gli operai e il padre in una scena chiave in cui pronuncia la frase “Tra la mente e il braccio ci vuole il cuore”, di cui, tuttavia, Lang si imbarazzerà di seguito definendola semplicistica.

Film d’autore: concetto costruito a tavolino, dove si investe in personalità che sono in grado di organizzare il set e che io venderò come film d’autore, con prettamente un fine economico.

Analisi

Il film inizia come un film astratto, come un quadro che si muove, dialogando con la tradizione dell’astratto. Ci sono, comunque, influssi futuristici nella rappresentazione della macchina, ma anche influssi espressionistici e dalla Nuova Oggettività, tendenza nella creazione di documentari sociali. Vediamo, quindi, come tutta la modernità è disseminata di riferimenti e simboli di antico e futuro insieme.

Il film non si basa sull’omonimo romanzo uscito a puntate l’anno precedente alla realizzazione del film, ma sono entrambi progetti nati nello stesso periodo con esiti differenti e con caratteristiche diverse: nel romanzo abbiamo più aspetti fanta-chimici, che ci danno l’idea dell’importanza degli studi alchemici del periodo; inoltre, il fulcro della città è basato su una antica costruzione di cui tutti si sono dimenticati, ovvero la casa di un vecchio mago, mentre nel film il centro della città è la costruzione che viene identificata come una nuova torre di Babele, il cui collegamento allegorico dell’edificio ci è evidente.

Caratteristico di questo film, e tipico del cinema di Lang, è la grande attenzione agli sguardi: con il movimento della macchina da presa Lang costruisce lo spazio permettendoci di guardare quello che i personaggi stanno vedendo, il che avviene anche grazie a una grande frammentazione delle inquadrature. Lo strumento dello sguardo è utilizzato da Lang soprattutto per avvicinare, se non fisicamente, almeno psicologicamente i personaggi di Freder e Maria.

Questi giochi di sguardi sono possibili grazie al movimento della camera: è un periodo, infatti, di grande mobilità della macchina da presa, in quanto, essendo il film muto, permette di sperimentare varie forme di ripresa senza preoccuparsi di quanto queste possano creare rumore — esempio, mettere una macchina da presa su un’altalena. Fu utilizzata, inoltre, una piccola Debrie per le riprese dei modellini dei giardini: visto che la distanza era troppo poca, non si poteva muovere la macchina, ma si muoveva, invece, il modellino.

Per la realizzazione di questo film fu utilizzato il procedimento del fotogramma, processo che richiedeva una quantità di tempo enorme anche per realizzare pochi secondi di film, ma era un processo innovativo e di grandissimo effetto all’epoca. L'effetto Schufftan: effetto che permette di unire modellini e scene riprese dal vivo, grazie a superfici riflettenti. Infatti, tramite la superficie si può riprendere una parte del modellino come se fosse davanti alla cinepresa, oltre alla scena che sta effettivamente davanti alla cinepresa, creando, così, uno spazio tridimensionale nell’aspetto bidimensionale del film.

Esposizione multipla: per dare l’idea di sovrapposizione delle immagini, senza modificarle in laboratorio, si riprende più volte sulla stessa pellicola riavvolta. La colonna sonora fu composta durante le riprese, il che all’epoca era particolare come cosa.

La Marsigliese viene collegata in questo film con i lavoratori che si ribellano alle macchine, cuore pulsante della città, e il motivo sonoro viene, quindi, interpretato come indicazione politica di antisocialismo.

L’inizio del film si presenta subito come modernista, con la panoramica su un futuro tecnologico collegato a un’idea di fantapolitica. Questo futuro tecnologico, tuttavia, viene visto in maniera ambigua, con una interpretazione che passa attraverso il filtro del romanticismo tedesco. Le didascalie che vediamo nel filmato non sono quelle originali, ma sono state introdotte successivamente al recupero delle varie pellicole, cercando di mantenere il carattere corsivo delle scritte originali. Inoltre, le didascalie a volte appaiono sotto forma di calligrammi, simbolici della salita e della discesa della città; lo stile dei calligrammi è tipico del Medioevo dei libri prodotti dagli amanuensi.

La pellicola è scandita da un fortissimo senso del ritmo, dato anche dalla presenza dell’orologio che scandisce il tempo, e le persone che si muovono in modo teatrale, come se eseguissero un balletto d’opera. Le ombre sui palazzi sono disegnate, e solo alcuni elementi sono veramente tridimensionali. Il film è pieno di simboli i cui significati sono inesauribili ma allo stesso tempo rimandano a loro stessi.

Il culto tedesco dell’esaltazione della cultura greca è emblematico nella realizzazione dello stadio presente nella città alta; mentre vediamo che i Giardini Eterni rimandano alla cultura orientalizzante, soprattutto con le loro forme curvilinee, a tratti kitsch ma com’era tipico del cinema tedesco dell’epoca. Importante il tema dell’allucinazione e dell’incantamento, comune a molti altri film dell’epoca.

Nella trama possiamo intravedere un collegamento con la storia di Orfeo ed Euridice nella scesa di Freder nella città degli operai, dove il protagonista passa da un luogo di immaterialità a uno di materialità cruda. Il balletto degli operai intorno alla macchina è una danza infernale dove è la macchina a dettare il tempo, e gli uomini sono ridotti a ombre. La macchina assume le sembianze della grande maschera di “Moloch”, il dio cannibale dei fenici, molto diffuso nel cinema tedesco. La nuova torre di Babele, invece, è un pieno elemento allegorico che rappresenta la volontà dell’uomo di voler arrivare a toccare il cielo — quindi a cercare di raggiungere grandi obiettivi senza rispettare le regole pre-esistenti. Vediamo, inoltre, il tema della crescita della borsa, molto importante s

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 16
Analisi del Film - Fritz Lang Pag. 1 Analisi del Film - Fritz Lang Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Analisi del Film - Fritz Lang Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Analisi del Film - Fritz Lang Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Analisi del Film - Fritz Lang Pag. 16
1 su 16
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher solisfilia_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi del film e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Mazzei Luca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community