Storia e analisi del film
Lezione 1 – 13/04/2023
Visione obbligatoria dei seguenti film di Fritz Lang
- Il dottor Mabuse
- Metropolis
- M. Il mostro di Dusseldorf
- Duello mortale
- Dietro la porta chiusa
- L'alibi era perfetto
Studiare il complesso di una parabola artistica in una prospettiva biografista, oppure si può intraprendere una strada testualista. Una cosa è la biografia dell’artista, l’altra le sue opere.
Prospettiva biografica e testualista
Prospettiva prevalentemente biografica svantaggio: essere troppo vicini al punto di vista dell’autore, quindi non avere una certa distanza rispetto all’oggetto di studio. Altro rischio: studiare l’opera dell’artista in diretta relazione causale con la sua biografia, rischio gravissimo oggetto di discussioni molto attuali nel rapporto tra un artista e la sua opera, è molto cresciuta la sensibilità pubblica rispetto ai comportamenti di certi artisti, che sono così “macchiati” dai comportamenti presunti inopportuni. L’effetto collaterale di questo è che l’opera dell’artista venga riveduta retrospettivamente alla luce delle colpe di cui quell’artista si è macchiato, quindi non si giudica l’artista, che è legittimo, ma si giudica la sua opera, il che è meno illegittimo.
Fritz Lang
Nasce a Vienna nel 1890 (1895 nasce il cinema) e muore a Hollywood nel 1976. (Lang aveva scelto come sua ultima patria, non la vecchia Europa nella quale è nato e cresciuto, ma la nuova Hollywood la capitale dell’immaginario occidentale).
La sua vita attraversa la storia del cinema, prima dell’avvento del digitale, vive il passaggio dal corto al lungometraggio, dal muto al sonoro, bianco e nero a colore, dal formato dei film a quello quasi quadrato dominante fino agli anni ’40, il panoramico ecc. È anche un uomo che attraversa le grandi crisi della storia novecentesca (combatte nella prima guerra mondiale, come volontario dell’esercito austriaco, poi viene costretto all'esilio per il nazismo, nel 1933 lascia la Germania nazista, attivo propagandista anti-nazista nella seconda guerra mondiale, collabora con Brecht).
Le tragedie della Storia alimentano il pessimismo della sua visione del mondo e la sua incessante riflessione sul male e sul destino.
"In noi risiedono forze oscure. Siamo tutti figli di Caino". Dietro la porta chiusa (Mark in Secret Beyond the Door, 1947): ad un certo punto del film il protagonista crede di aver ucciso sua moglie e comincia a sognare ad occhi aperti, immaginando di essere processato, dove il giudice non si vede, rimane nell’ombra e dove il pubblico ministero capo dell’accusa è uguale a lui. Il tema del male si collega anche a quello del destino, Lang ha una visione fatalista; è difficile contrastare questo male se il destino ha previsto il contrario; quindi, molte persone nei film di Lang lottano contro l’azione del destino e spesso queste lotte permangono oppure sono risolte da un happy end che risponde alle esigenze dell’ideologia hollywoodiana.
Figura del tiranno
Figura che spicca rispetto a questa condanna del destino erigendosi al tentativo di andare contro a questo destino già scritto. Figure profondamente malvagie ma è un male assunto in qualche modo come coscienza, "associare il male al potere". (Esempio di figura del tiranno è il creatore di Metropolis).
Una filmografia ampia ma coerente
- Una quarantina di film
- La sua attività di regista si può dividere in tre periodi:
- Primo periodo tedesco (1919-1932)
- Periodo americano (1936-1956)
- Secondo periodo tedesco (1958-1960)
Egli lavorò più in America che in Germania, negli Stati Uniti non ebbe subito quel potere che aveva acquisito negli anni ’20 a Berlino. Lavorò molto spesso con la RKO, casa di produzione importante ma non importantissima di Hollywood, che aveva dei budget piuttosto ridotti, mentre a Berlino negli anni ’20 aveva dei budget decisamente più consistenti.
Nel 1956 Lang realizza il suo primo film americano “L’alibi era perfetto” e capisce però che non ci sono più margini, che l’industria hollywoodiana non gli concede più quell’autonomia creativa, quella volontà di controllo che per Lang è sempre stata la condizione per lavorare. Lang è una persona molto sicura di sé, molto autoritaria, quasi un tiranno del set che voleva avere il pieno controllo su tutto.
Ad Hollywood però non funziona così, c’era lo studio system, metodo di organizzazione del lavoro produttivo che prevedeva una divisione in tappe delle fasi del lavoro; fase della scrittura, delle riprese ecc., e ogni fase prevedeva dei responsabili e quasi mai il responsabile di una fase lo era anche di un’altra. Accadeva nella produzione hollywoodiana quello che negli stessi anni stava accadendo nelle fabbriche americane, la cosiddetta taylorizzazione. In questo contesto il final cut era nelle mani della casa di produzione che poteva decidere che un certo tipo di montaggio non gli piaceva e lo cambiavano. Quindi la chiusura del pacchetto film spettava alla casa di produzione. Quindi torna nella sua Germania e realizza tre film amatissimi dai francesi (anni ’50), che ritengono gli ultimi film del periodo tedesco di Lang come i suoi migliori film.
Lang e la sua vita privata
Lang era un uomo misterioso e molto reticente sulla sua vita privata.
- "Ho sempre detto che la mia vita privata non ha nulla a che fare con i miei film" (Lang, Corrispondenza con Lotte Eisner, fu anche l’autrice di uno dei primi libri su Lang, lo conosceva, era una sua amica, quindi poté intervistarlo, e quando lei gli chiese di raccontarle qualcosa della sua infanzia, della sua vita privata lui rispose così).
- In un’altra intervista invece disse: "Qualche volta i miei film hanno un significato molto personale per me" (Lang, in Phillips).
Dialettica tra vissuto e creazione filmica
Pressione del vissuto più intimo sulla creazione filmica o Ossessione del controllo (quindi "costruisce" la sua immagine pubblica anche inventando o manipolando fatti e circostanze). Non far trapelare fuori questa pressione del vissuto, da un lato agisce nel testo e dall’altro viene negata, perché egli era ossessionato dal controllo totale, non soltanto dei suoi film, ma anche della sua immagine pubblica.
Intervista di Luc Godard a Lang: questa dialettica ambivalente si esplicita nella metafora langhiana del regista-psicoanalista. Questa apertura si crea verso la fine della produzione di Lang, che riconosce che nei suoi film c’è un contenuto inconscio. È come se Lang riconoscesse all’analista, allo studioso di comunicazione o cinema il diritto di analizzare i suoi film anche con una prospettiva biografista, cioè andare a sondare, esplorare i meccanismi di un testo, le strategie, i contenuti, per capire cosa questo testo rivela del suo regista Fritz Lang.
Fritz Lang: da Vienna a Berlino (1890 -1918)
Lang è austriaco, ma tenderà sempre a presentarsi come un berlinese o come un americano. Eppure la Vienna a cavallo tra Otto e Novecento ha esercitato su Lang una forte influenza: città di fermenti artistici straordinari, culla della psicoanalisi (Sigmund Freud), eccezionale cultura giuridica (Hans Kelsen). Non è quindi un caso che Psicoanalisi e aspetti giudiziari siano importanti nel cinema di Lang. (film “Dietro la porta chiusa”).
Lang vive in prima persona a Vienna le grandi trasformazioni indotte dalla modernizzazione (trasporti, media ecc.). Scopre il cinema a 14 anni, resta ammirato dalla visione di The Great Train Robbery. (dimensione di completa aderenza a quello che si sta vedendo da parte del pubblico, quindi lui rimane incantato da questo potere di incanto, che il cinema può esercitare su un pubblico disponibile ad essere affascinato, questo legame tra immagine ed emozione collettiva sarà un legame presente in tutti i suoi film). Lang è sempre un regista che vuole fare del cinema uno spettacolo comunicativo a fortissima presa emozionale; infatti, i suoi film mantengono intatta la loro capacità di emozionare, stupire ecc. d’altra parte nell’altra intervista dice di essere romantico, anche se i suoi film possono risultare apparentemente freddi.
Clip 2_Lang sul suo primo film (1968) Egemonia delle sensazioni e delle emozioni visuali (il mercatino di Natale, il teatro di magia del Prater ecc.)
Resta ammirato dalla visione del mercatino natalizio della città, che descrive in un testo, sensazioni fortemente visive, che vanno a fondare un’idea di cinema che sarà poi dominante in tutta la sua produzione artistica, cioè l’idea che il mondo costruisca il suo fascino proprio sul suo essere costruito; il mercatino di Natale è uno spettacolo che viene edificato nel periodo natalizio, che è spettacolo di se stesso.
Tra i ricordi che Lang vive della sua città d’origine c’è quello delle splendide vetrine allestite nella città di Vienna, che rappresentano le merci che diventano spettacolo di loro stesse e questa centralità della vetrina del ’900 viene presentata in delle scene dei film di Lang, in cui ci sono questi protagonisti che guardano le vetrine; lo vediamo in “M” 1932, in “Furia” 1937, e in “La donna del ritratto” 1944.
"Devo riconoscere prima di tutto che io sono un visuale" (Lang a Lotte Eisner). Lang usa il termine tedesco Augenmensch ("Uomo dell'occhio"). Questa centralità del visivo discende certamente da una centralità dello spettacolo, lui era affascinato in particolare, oltre che dal cinema anche dal teatro del Prater di Vienna. E rimaneva affascinato dal trucco, dall’effetto speciale.
La Vienna del giovane Lang è anche capitale dell'innovazione architettonica, in particolare con Otto Wagner e Adolf Loos. Architetture insieme ornamentali e minimaliste, sempre monumentali: forte influenza sullo spazio filmico langhiano (monumentalità, alto/basso, proporzioni, claustrazione ecc.).
Il padre di Lang, non era architetto, ma lavorava nella progettazione (carpentiere). Il padre voleva che suo figlio diventasse architetto, cioè quello che lui non era mai riuscito a diventare ma Lang era interessato ad altro.
Il padre vuole che diventi architetto, quindi già a livello di formazione secondaria segue una scuola a dominante tecnico-scientifica. Nel 1909 si iscrive all'Università Tecnica ma non prosegue perché più interessato alla pittura, al teatro e ai cabaret. Scontro col padre, iscrizione all'Accademia delle Arti Grafiche ma anche qui abbandona (nel 1911 lascia la casa di famiglia e Vienna e gira per il mondo).
La madre lo porta spesso a teatro. Si appassiona in particolare agli spettacoli del Volkstheater (fondato nel 1889 per divulgare i classici tra il popolo) e alle férie del RaimundTheater.
Interessi letterari: si indirizzano soprattutto verso il feuilleton, la fantascienza, il western (Karl May), la crime novel, romanzo d’appendice, i film di guerra, è un artista che si confronta in maniera esemplare con quasi tutti i generi hollywoodiani.
Lui non ripudierà mai questa sua passione per la cultura popolare, anzi buona parte dei suoi film nascono da idee, racconti, immaginari della cultura popolare, del romanzo di serie B e lui lo dice espressamente: "Le buone idee si trovano nei romanzi popolari. Lo stile non conta. Basta che mi impadronisca di una situazione estrema per renderla come un insieme che domina la mia sceneggiatura” (Fritz Lang).
Il primo film importante di Lang, Die Spinnen (I ragni, 2 parti, 1919-1920) è totalmente ispirato a questa tradizione narrativa del feuilleton.
Egli è sensibile alle espressioni più inquiete della cultura artistica e letteraria viennese, consapevoli dell'imminenza della fine di un mondo. Karl Kraus in letteratura, Gustav Klimt e soprattutto Egon Schiele (suo coetaneo, morto però nel 1928). Realizza manifesti per cabaret e immagini per cartoline, ricavando qualcosa per vivere.
Lang è molto attratto dall’esotismo. Un altro componente culturale fondamentale dell’epoca in occidente che influenzò il giovane Lang: l’orientalismo l’interesse per una visione dell’oriente da parte dell’occidente. Anche i suoi primi film sono influenzati da questo orientalismo.
In quegli anni è Vienna capitale del cosmopolitismo e delle identità plurali. La famiglia di Lang corrisponde interamente al cosmopolitismo viennese dell'epoca. Lang nasce da una coppia mista (lei, Pauline Schlesinger, ebrea, lui, Anton Lang, si dichiara senza religione) unita in matrimonio civile nel 1883 e poi convertitasi al cattolicesimo (si sposano in Chiesa nel 1900, quando Lang ha dieci anni). Il padre è un figlio illegittimo (Lang è il cognome di sua madre). Lang si definirà sempre come artista di forte formazione cattolica. Il fratello, Adolf Lang, è emarginato per tutta la vita dalla famiglia per una grave forma di psoriasi.
Lang abbandona la famiglia e Vienna e gira per il mondo tra il 1911 e il 1914, soprattutto in Europa, ma anche in Oriente e in Africa, dove svilupperà un’altra passione, che emerge anche nei suoi film; l’arte africana, sintomo di un’influenza culturale più ampia (cubismo, primitivismo ecc). ha una passione anche per le maschere africane e si vede nel film “Dietro la porta” del 1947, in una scena in casa si vede la donna salire le scale e dietro di lei una parete ornata di maschere africane.
Tra tutte le tappe che Lang visita, quella che più lo colpisce è Parigi; Parigi è per il giovane Lang la vita bohémienne, la frequentazione delle accademie di pittura e dei musei ma anche la passione crescente per il cinema (un film al giorno, spesso anche due). Si entusiasma soprattutto per i serial di ambientazione criminale (Rocambole, Fantomas ecc.).
Egli si ritrova però a Parigi nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale e decide di arruolarsi come volontario nel gennaio 1915, ufficiale su diversi fronti (anche quello italiano). Si distingue per un'eccezionale abilità nel disegnare carte tattiche; una parte delle sue gesta eroiche sono escursioni, non autorizzate dai comandi, sul territorio nemico, per mappare il fronte dell’avversario, per dare informazioni e consentire poi all’ufficiale di colpire il nemico, lui ha questa capacità esemplare di cartografare il territorio.
"La minuzia di questi documenti prefigura le piantine sulle quali Lang disegnerà i suoi piani di ripresa e lo spostamento dei suoi personaggi" (Bernard Eisenschitz). È interessante notare come l’oggetto fisico ma anche simbolico della mappa è un qualcosa che invoca costantemente il cinema di Lang. (nel “Mostro di Dusserdof” 1931 è presente la carta della città di Berlino, anche in “Dottor Mabuse” 1922).
Clip 3_Lang/Godard: la pianificazione su carta. Per Lang ritrovarsi dentro uno spazio vero, autentico e improvvisare sarebbe inconcepibile, lui vuole costruire il suo spazio; quindi, in anticipo lui immagina la costruzione su carta del mondo che vuole riprodurre attraverso le proprie immagini; quindi, per certi versi il set è una specie di campo di battaglia che va progettato nei minimi dettagli.
Il 25 giugno 1916: l'esplosione di un obice lo ferisce gravemente agli occhi, resta temporaneamente cieco, e per tutta la vita avrà problemi a un occhio. Chiude la sua carriera militare nel 1918, decorato con la croce di guerra. Durante i periodi di convalescenza, inizia a scrivere soggetti e sceneggiature per il cinema.
I primi passi nel mondo del cinema li compie grazie a due personalità: Joe May e Erich Pommer. Lang scrive le prime sceneggiature per il produttore e regista austriaco Joe May. "La messa in scena non mi piaceva. Credo che sia allora che ho deciso - almeno inconsciamente - di diventare regista".
Luglio 1918, l'incontro decisivo: il produttore tedesco Erich Pommer (fondatore della DECLA). Viene assunto come sceneggiatore e si trasferisce a Berlino.
La prima fase del cinema di Lang: il primo periodo tedesco (1919-1932)
La prima fase dell'attività cinematografica di Lang copre quasi per intero il periodo della Repubblica di Weimar, fondata nel 1918 dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale e il crollo dell'impero guglielmino.
Primo film: Halbblut (Mezzosangue), 1919
Ultimo film: Das Testament des Dr Mabuse (Il testamento del dr. Mabuse), 1933 (censurato dai nazisti)
I grandi capolavori: Der mude tod (Destino), 1921; Dr. Mabuse, Der Spieler (Il dottor Mabuse), 1922; Die Nibelungen (I Nibelunghi), 1924; Metropolis, 1927; M (M. Il mostro di Dusseldorf), 1931.
Il cinema tedesco degli anni Venti ha fortissimi legami con il drammatico contesto sociale e politico della Germania dell'immediato dopoguerra. Immagini dell’esercito che interviene in una guerriglia urbana e della situazione fisica dei reduci di guerra.
La Repubblica di Weimar
- 9 novembre 1918: fine della monarchia guglielmina e proclamazione della repubblica.
- Gennaio 1919: insurrezione degli Spartachisti (estrema sinistra) soffocata nel sangue.
- 13 marzo 1920: (pochi giorni dopo la prima a Berlino del Gabinetto del dottor Caligari, film che apre la stagione dell’espressionismo cinematografico tedesco): fallito colpo di stato dell’estrema destra.
- 24 febbraio 1920: nasce il partito Nazionalsocialista dei lavoratori.
La Germania è attraversata da tensioni spaventose, da un forte pessimismo, da un forte e diffuso senso di morte che si sostanzia anche in un’iconografia della morte. Lang ricorda che Berlino ad un certo punto fu tappezzata da manifesti con scritto “Berlino la morte danza con te”.
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