Concetti Chiave
- La poesia di Arrigo Boito esplora la dualità dell'essere umano, contrapponendo la parte angelica e quella diabolica, evidenziando i suoi tormenti interiori.
- Rappresenta la vita come un continuo alternarsi tra paradiso e inferno, un'esperienza caratterizzata da sogni di peccato e virtù.
- Boito aspira a un'arte ideale, libera dai vincoli formali, ma riconosce la difficoltà di raggiungere questa bellezza ideale nella realtà.
- Il linguaggio poetico è aulico e ricercato, con una struttura metrica di sette settenari, riflettendo lo stile della Scapigliatura.
- La poesia contiene riferimenti alla Divina Commedia e al Faust, utilizzando allegorie e parallelismi per illustrare la complessità dell'esistenza umana.
Son luce ed ombra; angelica
Farfalla o verme immondo,
Sono un caduto chèrubo
Dannato a errar sul mondo,
O un demone che sale,
Affaticando l’ale,
Verso un lontano ciel.
Contrasti interiori e tormenti
Ecco perchè nell’intime
Cogitazioni io sento
La bestemmia dell’angelo
Che irride al suo tormento,
O l’umile orazione
Dell’esule dimone
Che riede a Dio, fedel.
Ecco perchè m’affascina
L’ebbrezza di due canti,
Ecco perchè mi lacera
L’angoscia di due pianti,
Ecco perchè il sorriso
Che mi contorce il viso
O che m’allarga il cuor.
Ecco perchè la torbida
Ridda de’ miei pensieri,
Or mansüeti e rosei.
Or violenti e neri;
Ecco perchè, con tetro
Tedio, avvicendo il metro
De’ carmi animator.
O creature fragili
Dal genio onnipossente!
Forse noi siam l'homunculus
D’un chimico demente,
Forse di fango e foco
Per ozïoso gioco
Un buio Iddio ci fé
E ci scagliò sull’umida
Gleba che c’incatena,
Poi dal suo ciel guatandoci
Rise alla pazza scena,
E un dì a distrar la noia
Della sua lunga gioia
Ci schiaccerà col piè.
E noi viviam, famelici
Di fede o d’altri inganni,
Rigirando il rosario
Monotono degli anni,
Dove ogni gemma brilla
Di pianto, acerba stilla
Fatta d’acerbo duol.
Illusioni e speranze dell'anima
Talor, se sono il dèmone
Redento che s’indìa,
Sento dall’alma effondersi
Una speranza pia
E sul mio buio viso
Del gaio paradiso
Mi fulgureggia il sol.
L’illusïon — libellula
Che bacia i fiorellini
— L’illusïon — scoiattolo
Che danza in cima i pini
— L’illusïon — fanciulla
Che trama e si trastulla
Colle fibre del cor,
Viene ancora a sorridermi
Nei dì più mesti e soli
E mi sospinge l’anima
Ai canti, ai carmi, ai voli;
E a turbinar m’attira
Nella profonda spira
Dell’estro idëator.
L'arte e la sua ricerca
E sogno un’Arte eterea
Che forse in cielo ha norma,
Franca dai rudi vincoli
Del metro e della forma,
Piena dell’Ideale
Che mi fa batter l’ale
E che seguir non so.
Ma poi, se avvien che l’angelo
Fiaccato si ridesti,
I santi sogni fuggono
Impäuriti e mesti;
Allor, davanti al raggio
Del mutato miraggio,
Quasi rapito, sto.
E sogno allor la magica
Circe col suo corteo
D’alci e di pardi, attoniti
Nel loro incanto reo.
E il cielo, altezza impervia.
Derido e di protervia
Mi pasco e di velen.
E sogno un’Arte reproba
Che smaga il mio pensiero
Dietro le basse imagini
D’un ver che mente al Vero
E in aspro carme immerso
Sulle mie labbra il verso
Bestemmïando vien.
La vita e la sua dualità
Questa è la vita! l’ebete
Vita che c’innamora.
Lenta che pare un secolo,
Breve che pare un’ora;
Un agitarsi alterno
Fra paradiso e inferno
Che non s’accheta più!
Come istrïon, su cupida
Plebe di rischio ingorda,
Fa pompa d’equilibrio
Sovra una tesa corda,
Tale è l’uman, librato
Fra un sogno di peccato
E un sogno di virtù.
Contesto storico e letterario
Questa lirica fu pubblicata nella celebre opera Il libro dei versi nel corso dell'anno 1902 e fu scritta dall'intellettuale Arrigo Boito, esponente della Scapigliatura italiana, movimento letterario che si affermò in Italia settentrionale a partire dagli anni Sessanta dell'Ottocento e che vide tra i suoi esponenti oltre al Boito anche personaggi di spicco della letteratura italiana dell'epoca, come ad esempio Emilio Praga.
Lo scopo della poesia è quello di porre in contrasto due aspetti dell'uomo che sono tra di loro antitetici e non conciliabili: la parte angelica e quella diabolica. Questa contrapposizione serve per far comprendere la natura ambigua dell'uomo. (dai versi: "sono luce e ombra angelica Farfalla o verme immondo")
Si comprende come il Boito, nella lirica, voglia rigettare tutte le cose brutte legate ai nuovi ideali, per tendere verso un concetto di arte che realizzi il concetto di bellezza ideale, però considerando che quest'ultima sembra non esistere, l'unica cosa che il poeta può fare è descrivere la realtà, la verità.
Dal punto di vista metrico viene utilizzata una struttura di strofe costituite da sette settenari. E' considerata come una delle liriche simbolo della Scapigliatura e tende ad essere caratterizzata dalla contrapposizione tra concetti di natura astratta: reale/ideale; bene/male. Viene utilizzato uno stile poetico ricercato, caratterizzato dall'uso di latinismi e parole ricercate.
Esempio dello stile:
"E sogno un'Arte eterea
che forse in cielo ha norma,
franca dai rudi vincoli
del metro e della forma,
piena dell'Ideale
che mi fa battere l'ale
e che seguir non so."
La poesia ha una struttura di natura dualistica e le parole utilizzate sono dunque auliche e ricercate. Esistono due figure nella poesia: quella del chérubo (angelo) dannato e quella del demone redento che sembra fiducioso di poter far si che la sua anima possa volare e che pensa di potere rallegrare i suoi giorni tristi e solitari. L'angelo dannato invece sogna una vita dissoluta, dove domina la ricerca del piacere. Scoprendo che non può aspirare a questo genere di esistenza, inizia a inveire contro Dio a causa della sua tristezza. Dal punto di vista metrico la poesia presenta tantissime allegorie e parallelismi e vengono fatti molti riferimenti alla Divina Commedia dantesca e al Faust di Goethe. Dio inoltre viene visto una veste negativa, ovvero come colui che scanzona l'uomo, giocando con la sua vita.
per approfondimenti vedi anche:
Arrigo Boito: Lezione di anatomia
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale della poesia di Arrigo Boito?
- Come viene descritta la vita nell'opera di Boito?
- Qual è l'intento artistico di Boito nella sua poesia?
- Quali figure simboliche emergono nella poesia?
- Qual è la struttura metrica della poesia di Boito?
Il tema centrale è la contrapposizione tra la parte angelica e quella diabolica dell'uomo, evidenziando la sua natura ambigua e i contrasti interiori (come indicato nei versi: "sono luce e ombra angelica").
La vita è descritta come un alternarsi tra paradiso e inferno, un'esperienza che appare sia lunga che breve, simile a un equilibrio instabile su una corda (come espresso nei versi: "Lenta che pare un secolo, Breve che pare un’ora").
Boito intende rigettare le brutture legate ai nuovi ideali e aspirare a un'arte che realizzi la bellezza ideale, pur riconoscendo che questa sembra non esistere, portandolo a descrivere la realtà (come menzionato nel contesto storico e letterario).
Emergono due figure simboliche: il chérubo dannato, che sogna una vita di piacere, e il demone redento, che spera di far volare la sua anima e rallegrare i suoi giorni tristi (come descritto nella struttura dualistica della poesia).
La poesia presenta una struttura di strofe composte da sette settenari, caratterizzandosi per l'uso di allegorie, parallelismi e riferimenti a opere come la Divina Commedia e il Faust (come indicato nel contesto metrico).