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Concetti Chiave

  • Nel Corano, uomo e donna sono considerati uguali, derivando entrambi da una matrice femminile, contrariamente alla visione cristiana di inferiorità della donna.
  • La poligamia è permessa nel Corano con condizioni di equità verso gli orfani e giustizia tra le mogli, ma la difficoltà di essere equi suggerisce la preferenza per la monogamia.
  • Il termine "Qawwamuna 'ala" ha interpretazioni diverse, che vanno dall'idea di una gerarchia maschile alla responsabilità dei mariti verso le loro mogli.
  • La parola "Nushuz" si riferisce a insubordinazione e liti familiari, evidenziando la custodia dell'onore del clan da parte della donna.
  • Il musulmano ha un rapporto diretto e costante con il Corano, considerato la parola di Dio, mentre il credente occidentale ha un approccio differente con il Vangelo.

In questo appunto di Religione si tratta della figura della donna sulla base del testo del Corano, libro sacro islamico, e la differenza con la concezione della donna nel cristianesimo.
La figura della donna nel Corano e nel Cristianesimo a confronto articolo

Indice

  1. La figura della donna nell'Islam
  2. La poligamia nella religione islamica
  3. Il trattamento delle donne

La figura della donna nell'Islam

Di grande interesse risulta essere la questione della donna nell'Islam. Nel Cristianesimo Eva viene generata dalla costola di Adamo, quindi ne consegue l’inferiorità della donna rispetto all’uomo maschio. Ciò non acceda nel Corano: Dio ha creato gli esseri umani da una nafs wahida (due parole femminili) e da essa ha tratto la sua zawj.
In linguaggio tecnico-filosofico, nafs è il termine che indica l'anima, però in arabo è la parola con cui si intende il sé (self, come dire "me stesso"). Quindi Dio ha creato la specie da una matrice in cui l'essere, il sé, è identico a sé stesso. Da questa matrice ha estratto il zawj, termine con cui solitamente si indica la moglie. Ma deve essere inteso come una sorta di "coppia", come se si dicesse che gli esseri umani derivano da una matrice femminile, da cui sono derivati a coppie maschio e femmina. Da questa analisi emerge chiaramente che il Corano afferma che uomo e donna sono uguali, anzi, se mai Dio ha creato qualcosa, ha prima creato la donna e vi ha derivato il maschio: per esempio il nome Rahman (il Misericordioso, al massimo grado) e Rahim (colui che elargisce misericordia) derivano dalla radice r-h-m, che è la stessa da cui deriva il termine arabo "utero": i nomi di Dio (quelli indicati nella basmala) sono nomi femminili (anche se Dio è neutro, ma se mai avesse un sesso, sarebbe femmina).

La poligamia nella religione islamica

Come si spiega la poligamia, che allo stesso modo è contenuta nel mushaf? Il Corano rende lecito il matrimonio plurimo (fino a quattro donne), e e riguardo a queasta possibilità non ci sono dubbi. Vengono però anche date due condizioni molto precise:
  1. Se si teme di non essere equi con gli orfani: il modernista Abu Zayd lo sottolinea particolarmente. La poliginia è lecita solo se ci sono di mezzo degli orfani. Il versetto sarebbe stato rivelato dopo la battaglia di Uhud in cui erano morti molti musulmani. Allora scende la Rivelazione che autorizza ad avere più di una moglie, perchè in quella situazione un donna vedova con figli orfani si trovava in difficoltà.
  2. Scegliere la monogamia se si ritiene di non essere giusti con tutte le donne: i modernisti si richiamano al testo dove si afferma che anche le donne hanno diritto a chiedere il divorzio. Nella prevalente tradizione maschilista dei paesi musulmani, l'uomo ha diritti maggiori della donna, anche rispetto al divorzio, che può addirittura essere imposto con il ripudio. Nel testo del Corano invece si attribuisce tale diritto anche alla donna, in caso di giuste ragioni, come maltrattamenti. Le Costituzioni più avanzate dei Paesi arabi, come Tunisia e Marocco, riconoscono questi diritti. Nel testo si afferma anche che “mai si potrà essere equanimi con le mogli”. Ma allora la logica diviene stringente: per essere poligami bisogna essere giusti con le mogli, ma il Corano dice che non si può mai essere giusti, ergo bisogna essere monogami. Questo è il sillogismo che fanno i modernisti, che però non è chiaramente recepito nell'uso comune. A livello testuale le possibilità ci sono, sono l'abitudine e la realtà storica, la tradizione che hanno impedito certe volte questo tipo di evoluzione, spingendo verso un certo tipo di interpretazione più misogina.
La figura della donna nel Corano e nel Cristianesimo a confronto articolo

Il trattamento delle donne

Nel testo coranico è importante ragionare su tre termini:
  1. Qawwamuna 'ala: è la parola che viene tradotta in “gli uomini sono preposti alle donne” (Bausani) oppure in “i mariti si prendono cura delle loro mogli” (Alim). La traduzione varia in base al significato che si vuole dare ermeneuticamente al testo. È chiaro che “l’essere preposti” è più sull’ordine di idea di uomini gerarchicamente più in alto rispetto alle donne.
    Importante il passaggio “versano del loro denaro alle donne”: la tradizione islamica prevede che siano gli uomini a portare la “dote”, come se comprassero la moglie. In questo ambiente di tipo patriarcale chi lavora è l’uomo, mentre la donna si occupa della famiglia, mantenuta appunto dal marito. La giurisprudenza classica, quando l'uomo paga la dote, che viene messa per iscritto (infatti il matrimonio non è un sacramento ma un contratto, implicando quindi la possibilità con un divorzio di scioglierlo), prevede che la somma versata dal marito diventa proprietà della moglie che può disporne a suo piacimento e, in caso di divorzio, non è tenuta a restituire tale denaro. In una situazione di patriarcalismo e maschilismo, il maschio ha il diritto quasi esclusivo di divorziare, quindi spesso accade lo scambio, da parte femminile, del denaro per ottenere il diritto di divorzio. Abu Zayd ritiene che il Corano afferma che gli uomini sono preposti alle donne perchè le mantengono, ma ciò accadeva al tempo del profeta, oggi può anche accadere il contrario. Allora è lecito interpretare il mushaf in senso anche favorevole alla donna.
  2. Nushuz: tradotta come "andare sopra le righe" (Alim) o "insubordinazione" (Bausani). La Wadud lo intende nel senso di liti famigliari. Il testo dice che le donna devono guardare alla loro castità quando il marito è assente ("quando vai a letto"). Nelle società secolarizzate dell'occidente, si tratta di un concetto desueto andato perduto, cioè che la donna è la custode dell'onore del clan, il suo corpo lo è, quindi si ha la tradizione del matrimonio riparatore (nelle tradizioni mediterranee). Per questa una donna che viene violentata è "inutile", perchè il suo corpo è stato violato, lo “scrigno” non serve più.
  3. Daraba: tradotta in "battetele" (Bausani) o "colpitele" (Alim). Il verbo daraba significa picchiare, ma nello stesso Corano viene anche usato per dire "portare esempio". Nella tradizione giurisprudenziale si predilige il primo significato, mentre la Wadud si rifà al secondo: portate alle vostre donne i buoni esempi per convincerle.
Il musulmano ha nei confronti del Corano un atteggiamento che un credente occidentale non ha con il Vangelo. Il musulmano, partendo dal discorso che il Corano è la parola diretta e letterale di Dio, non può fare a meno di confrontarsi con il testo nel corso della sua vita, anche una persona "normale". Per veicolare un messaggio progressista come vuole un modernista, deve comunque rapportarsi col testo, facendogli dire quello che vuole dire. Per andare oltre la tradizione bisogna affrontare il testo, così come anche per spiegare, capirlo dal punto di vista scientifico. Il messaggio del Corano è in sé libertario, ma deve essere contestualizzato storicamente: il qualsiasi versetto è stato rivelato in un preciso momento, che ne influenza il contenuto. C'è il livello del senso (l'aspetto esteriore, ciò che si legge) e il livello del significato (l'intenzione etica che ci sta sotto).
Per ulteriori approfondimenti sulla donna nell'islam vedi anche qui
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza principale tra la concezione della donna nell'Islam e nel Cristianesimo?
  2. Nel Cristianesimo, la donna è vista come inferiore all'uomo poiché Eva è generata dalla costola di Adamo. Al contrario, il Corano afferma che uomo e donna sono uguali, creati da una matrice comune, evidenziando l'importanza della donna nella creazione (testo).

  3. Come viene giustificata la poligamia nel Corano?
  4. La poligamia è lecita nel Corano, ma solo a determinate condizioni: se si teme di non essere equi con gli orfani o se si ritiene di non poter essere giusti con tutte le mogli. Questo porta a una riflessione sulla necessità di scegliere la monogamia (testo).

  5. Qual è il significato del termine "Qawwamuna 'ala" nel contesto del trattamento delle donne?
  6. "Qawwamuna 'ala" può essere tradotto come "gli uomini sono preposti alle donne" o "i mariti si prendono cura delle loro mogli". La traduzione varia e può suggerire una gerarchia, ma può anche essere interpretata come una responsabilità di cura (testo).

  7. Come viene trattato il diritto al divorzio nel Corano?
  8. Il Corano riconosce il diritto al divorzio anche per le donne, contrariamente alla tradizione maschilista prevalente nei paesi musulmani. Le donne possono chiedere il divorzio in caso di giuste ragioni, come maltrattamenti (testo).

  9. Qual è l'importanza del contesto storico nella comprensione del messaggio del Corano riguardo alle donne?
  10. Il messaggio del Corano è considerato libertario, ma deve essere contestualizzato storicamente. Ogni versetto è rivelato in un momento specifico che ne influenza il contenuto, richiedendo un'interpretazione che consideri sia il senso che il significato (testo).

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