Concetti Chiave

  • Il Corano autorizza la guerra in situazioni di legittima difesa, specificando che Dio sostiene chi combatte per la propria fede religiosa.
  • Il concetto di "jihad sulla via di Dio" è raramente menzionato, ma sottolinea l'importanza della moderazione nel combattere contro gli aggressori.
  • Non è un obbligo per tutti i credenti combattere; il Corano riconosce che molti sono incapaci di farlo e lascia l'ordinazione della guerra alle autorità musulmane.
  • Il Corano collega il jihad a una tradizione biblica, citando la storia di Samuele e Saul per giustificare la lotta dei credenti contro i nemici.
  • Le interpretazioni moderne del jihad da parte di gruppi integralisti affondano le radici in tradizioni religiose comuni con il cristianesimo, creando un paradosso storico.

Il diritto di combattere

Cosa dice il Corano sul jihad, che noi traduciamo di solito con guerra santa?

I riferimenti al diritto di combattere per legittima difesa sono frequenti nei 114 capitoli, detti sure, in cui è diviso il libro sacro. Per esempio, nella sura XXII si legge: «È stato dato il permesso di reagire a quelli che vengono attaccati, poiché essi subiscono violenza e certamente Dio li può soccorrere. Hanno il permesso di reagire quelli che sono stati scacciati dalle loro dimore senza diritto, solo perché dicevano “il nostro Signore è Dio”. Dio aiuterà certamente chi aiuterà lui; Dio è forte e potente». Qui si afferma che la guerra è legittima, e che Dio aiuta chi combatte, ma solo in una circostanza specifica, quando cioè si è aggrediti per la propria fede religiosa.

Jihad e moderazione

Ma l’espressione «jihad sulla via di Dio», che si riferisce specificamente alla guerra in difesa della fede islamica, ricorre solo raramente nel Corano. La teorizzazione più ampia è forse quella contenuta nella sura II. «Combattete nella via di Dio contro coloro che vi faranno la guerra; però non eccedete, poiché Dio non ama quelli che eccedono». Dopo questo invito alla moderazione, però, il Corano prosegue dichiarando che se gli infedeli attaccano i credenti, bisogna ucciderli; e se conquistano territori islamici, bisogna riconquistarli a ogni costo. Quest’ultimo precetto è molto importante per capire certi drammi del mondo d’oggi, come lo scontro fra israeliani e palestinesi per il possesso della Palestina e della città santa di Gerusalemme, o la resistenza dei ribelli – che si considerano mujahiddin, ‘praticanti del jihad’ – contro le recenti occupazioni militari occidentali in Iraq e Afghanistan.

Obbligo di combattere

Il Corano non afferma mai che combattere è un obbligo per tutti i credenti, anzi c’è addirittura un passo, nella sura XLVII, in cui si dichiara che non sarebbe stato giusto imporre quest’obbligo. «Dicono quelli che credono: perché non è stata fatta scendere una sura che ordini la guerra?». Il Corano prosegue osservando che «se fosse stata fatta scendere una sura precisa e fosse stata comandata in essa la guerra» si sarebbe creato il panico fra i credenti, perché molti sono troppo deboli per combattere, e Dio non vuole metterli in difficoltà ordinando la guerra. Sono le autorità musulmane in questo mondo che possono ordinarla, e i fedeli devono sapersi orientare a seconda del caso.

Jihad e tradizione biblica

Ma c’è ancora un altro luogo, forse il più sorprendente, in cui si parla del jihad, ed è ancora nella sura II. Qui il Corano giustifica il concetto di jihad richiamando addirittura un passo della Bibbia, I Samuele 8. Come avviene anche in altri passi del Corano, il racconto della Bibbia è ripreso in forma semplificata e abbreviata. Si racconta che gli ebrei erano stati governati dal profeta Samuele, il quale però non aveva voluto farsi re; ma quando il profeta si avvicina alla morte, gli ebrei gli chiedono di designare un re. Samuele li avverte che non sanno cosa vuol dire obbedire a un re che prenderà i loro figli per condurli in guerra, ma gli ebrei ribattono: noi vogliamo essere un popolo come tutti gli altri, avremo un re che ci governerà, che uscirà alla testa dei nostri soldati e combatterà le nostre battaglie. Samuele si rivolge a Dio e col suo permesso designa un re, Saul, il quale infatti conduce gli ebrei in guerra contro i loro nemici, i Filistei; durante la battaglia avviene un episodio famoso, il combattimento del ragazzo ebreo Davide contro il gigante Golia. Ebbene, per il Corano l’idea del jihad trova sostegno proprio in questo episodio della Bibbia: è la Bibbia a dimostrare che i credenti devono combattere i loro nemici, e che Dio è d’accordo. Insomma, quel concetto di jihad che oggi è sbandierato dai gruppi islamici integralisti, e che giustamente spaventa l’Occidente, nasce in realtà in quella stessa tradizione biblica in cui affonda le sue radici anche il cristianesimo; e questo è un bel paradosso!

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del jihad secondo il Corano?
  2. Il Corano parla del jihad principalmente come diritto di combattere in legittima difesa, specificando che è legittimo reagire solo quando si è aggrediti per la propria fede (sura XXII).

  3. Come viene trattato il tema della moderazione nel jihad?
  4. Il Corano invita a combattere nella via di Dio, ma sottolinea l'importanza della moderazione, affermando che non si deve eccedere (sura II), anche se in caso di attacco da parte degli infedeli, è necessario combattere.

  5. È obbligatorio combattere per tutti i credenti secondo il Corano?
  6. No, il Corano non impone l'obbligo di combattere a tutti i credenti e riconosce che molti potrebbero essere troppo deboli per farlo (sura XLVII).

  7. In che modo il Corano collega il jihad alla tradizione biblica?
  8. Il Corano giustifica il jihad richiamando un episodio della Bibbia, in cui gli ebrei chiedono un re per combattere le loro battaglie, dimostrando che l'idea di combattere i nemici è radicata anche nella tradizione biblica (sura II).

  9. Qual è il paradosso riguardante il jihad e le sue origini?
  10. Il concetto di jihad, spesso associato a gruppi islamici integralisti, ha radici nella stessa tradizione biblica che ha influenzato anche il cristianesimo, creando un paradosso rispetto alla percezione contemporanea del jihad (sura II).

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