Indice

  1. Crisi tonico cloniche
  2. Automatismi e perdita di contatto

Crisi tonico cloniche

Basta dunque anche una piccola lesione a livello del tronco dell’encefalo per perdere la vigilanza e non riuscire più a svegliarsi dal sonno cadendo in un coma o, come in questo caso, l’area è coinvolta in tali manifestazioni di assenza momentanea che si possono susseguire numerose. Si tratta, in definitiva, di epilessia generalizzata primaria localizzata a livello centro encefalico, nella sostanza reticolare, talvolta può anche guarire spontaneamente ed è riconoscibile da un reperto encefalografico molto specifico. È una malattia con partenza da una regione cerebrale piccola, il tronco dell’encefalo, causa un cortocircuito diffuso all’intero cervello e si manifesta con uno “sganciamento” delle attività corticali come la parola, l’attenzione, l’emotività... per pochi secondi. Può essere controllabile tramite farmaci o più severa. 2) Manifestazione con movimenti automatici simili a scosse (convulsioni). Tali movimenti, in genere, partono dagli arti superiori aumentano d’intensità fino a diffondersi agli arti inferiori impedendo al paziente persino di mantenere una posizione seduta. . In un caso del genere notiamo anche una gestualità tipica non normale, mentre nel primo caso generalmente si continua roboticamente ad eseguire un gesto che si stava facendo prima della crisi, qui notiamo una vera e propria interruzione dovuta ad una crisi tonico-cronico generalizzata che, a differenza della prima, coinvolge la corteccia cerebrale in maniera più massiva.

Automatismi e perdita di contatto

Si assiste ad una perdita di coscienza, ad atti che il paziente non riuscirà a ricordare, ad un periodo post-critico lungo alcuni minuti di simil coma (dovuto al trauma della corteccia a causa di tale scossa) e infine ad un sonno ristoratore che ristabilisce le normali funzioni dal quale si sveglierà particolarmente stanco (l’intensità delle scosse è tale da causare un enorme sforzo per le contratture non fisiologiche dei muscoli). Cosa fare? Cosa non fare? Durante tali scosse non bisogna mai cercare di contrastarlo pienamente nei movimenti convulsivi, perché nel momento in cui si intensificano risulterebbe impossibile bloccarli e potremmo così provocargli danni fisici (lussazioni, fratture). È consigliabile invece circondare il paziente, proteggerlo dal lato in cui si pensa che andrà a cadere ed evitare di intervenire. È tipico pensare che i pazienti in crisi epilettica sono a rischio di soffocamento, ma tale congettura è errata, potrebbe però essere utile girare da un lato la testa, poggiarla sul lato sinistro o destro così che la saliva accumulata possa scivolar via. Assistiamo ad un’ipersecrezione salivare e al coinvolgimento dei muscoli della glottide nello spasmo che può arrivare anche a generare il cosiddetto “urlo epilettico”, l’aria che sarebbe dovuta uscire con la normale espirazione esce attraverso la laringe costretta e provoca uno stridore.

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