Concetti Chiave
- L'espressione "poveri spaventati" descrive i fuggiaschi costretti a lasciare il paese per l'arrivo dei Lanzichenecchi, evidenziando la loro povertà e disorientamento.
- Il termine "lanzichenecchi" si riferisce ai mercenari tedeschi noti per i saccheggi in Italia, mentre i "cappelletti" erano soldati a cavallo al servizio della Repubblica di Venezia.
- Don Abbondio è caratterizzato da paura e impaccio, preferendo la fuga agli scontri, come visto nei suoi incontri con i bravi e l'Innominato.
- Il colloquio tra don Abbondio e i parrocchiani mescola toni comici e patetici, con il curato incapace di guidare e il popolo in cerca di un riferimento.
- Agnese propone di rifugiarsi nel castello dell'Innominato, confidando nella sua offerta di protezione e vedendo questa come una speranza di salvezza.
Indice
- Perché i fuggiaschi sono indicati con l’espressione “poveri spaventati”?
- “Impiccio” e “spavento” contrassegnano il comportamento di don Abbondio: si ricollegano al suo comportamento precedente?
- “Cappelletti” e “Lanzichenecchi”
- “Ariani” e “Anticristi”. Che cosa significano questi due termini?
- Che significa il termine “luterani”?
- Toni comici e patetici nella scena del colloquio fra don Abbondio e i suoi parrocchiani, di fronte all’imminente pericolo della calata dei Lanzichenecchi
- Don Abbondio e l’idea del martirio
- Che cosa propone Agnese?
- Confrontare il motivo degli scudi con quanto si legge nel cap. XXVI
- Don Abbondio e la sua Chiesa
- Nel monologo interiore, don Abbondio se la prende, in tono confidenziale, con una serie di personaggi
- Che cosa significa “far da Marta e da Maddalena”?
- L’incontro con la famiglia del sarto
- Il rimpianto del sarto
- Quali sono state le conseguenze della conversione dell’Innominato e che fine hanno fatto i suoi bravi?
Perché i fuggiaschi sono indicati con l’espressione “poveri spaventati”?
L'espressione “poveri spaventati” indica coloro che si vedono costretti ad abbandonano il paese e i loro beni per sfuggire all’avanzata dei Lanzichenecchi. Essa potrebbe avere diversi significati:• “poveri” perché hanno dovuto lasciare in balia degli invasori quel poco che possedevano
• “poveri” con un tono di commiserazione, perché i fuggiaschi non sanno dove rifugiarsi e sono disorientati
• l’espressione vuole anche evidenziare il panico generale della popolazione di fronte alla notizia della calata dei soldati imperiali in Lombardia
“Impiccio” e “spavento” contrassegnano il comportamento di don Abbondio: si ricollegano al suo comportamento precedente?
L’impiccio e lo spavento sono due caratteristiche costanti della psicologia di don Abbondio, il quale è risoluto a fuggire prima di tutti e più di tutti. Lo abbiamo visto durante l’iniziale incontro con i bravi di don Rodrigo e durante il viaggio verso il castello dell’Innominato in compagnia di quest’ultimo.
“Cappelletti” e “Lanzichenecchi”
Il termine “lanzichenecchi” indica i mercenari della fanteria tedesca, ai tempi dell’imperatore Massimiliano I d’Austria.. Il termine deriva da “Land” = paese e “Knecht” = servo. In Italia, essi furono tristemente famosi fin dal 1527 quando avevano saccheggiato Roma e nel 1529-30 all’assedio di Firenze. Essi sono passati alla storia per essere dei famigerati saccheggiatori. I “cappelletti” erano dei soldati a cavallo di un corpo militare scelto di origine illirica, a servizio della Repubblica d Venezia, chiamati così’ perché erano soliti portare il casco senza visiera
“Ariani” e “Anticristi”. Che cosa significano questi due termini?
Il termine “ariano”, già presente nel capitolo XIV sta ad indicare un eretico e, per estensione, una persona poco raccomandabile. In seguito, ha indicato un infedele, cioè un seguace della dottrina di Ario, un prete vissuto nel IC secolo d.C., che fu condannata come eretica nel concilio di Nicea del 325 d.C. L’espressione è ancora assai viva nel la popolazione lombarda. L’anticristo è l’avversario di Cristo e della sua Chiesa e pertanto servo di Satana che verrà alla fine del mondo. Manzoni adopera i tre termini “diavoli”, “”ariani” e “anticristi” per sottolineare il punto di vista del popolo che si passavano le notizie, commentandole, di bocca in bocca.
Che significa il termine “luterani”?
I lanzichenecchi erano, per lo più, di religione protestante, cioè seguaci di Martin Lutero che, fra l’altro, aveva negato la validità del sacerdozio. All’interno del panorama delle guerre di religione dei secoli XVI e XVII, erano ovviamente considerati nemici feroci dei cattolici e soprattutto dei ministri del culto. Da notare che don Abbondio, a differenza dei suoi parrocchiani, usa il termine esatto.
Toni comici e patetici nella scena del colloquio fra don Abbondio e i suoi parrocchiani, di fronte all’imminente pericolo della calata dei Lanzichenecchi
In questa scena, il tono comico e patetico si fondono. Il tono comico nasce soprattutto dal contrasto fra il ruolo di guida spirituale di don Abbondio e la sua paura di fronte ad un pericolo imminente. Il curato perde ogni forma di autorità, si dimostra incapace di prendere una decisione, confida soprattutto in Perpetua e la sua preoccupazione più grande non è di salvare i suoi parrocchiani, ma di servare se stesso. Si può quindi affermare che i ruoli sono rovesciati. Gli è ridicolmente attaccato ai beni materiali e non esita a litigare con Perpetua su come nascondere gli oggetti di valore. Questo attaccamento eccessivo ai beni materiale è molto ridicolo. I parrocchiani si rivolgono a lui per cercare ma don Abbondio, che pensa solo a se stesso, li considera come un peso di cui disfarsi. Ancora una volta, per trarsi d’impiccio e liberarsi da ogni responsabilità, tira fuori delle scuse burocratiche. Sotto questa superficie comica, esiste, però, un tono molto patetico che evidenzia la fragilità umana ed un dramma collettivo. Infatti, gli abitanti del villaggio sono terrorizzati e, presi dalla disperazione, cercano un punto di riferimento nel curato che quest’ultimo non è in grado di fornire- Nei confronti di don Abbondio, il Manzoni prova pietà: riconosce che egli è incapace di essere un eroe perché si trova proiettato in una vicenda storica che lo supera. La sua paura. Tutto sommato, è una debolezza umana di tutti e quindi universale. Sull’episodio aleggia il senso totale di abbandono: il popolo cerca un aiuto nella Chiesa locale, rappresentata dal curato, ma quest’ultimo non è in grado di fornire conforto. In tal modo, gli abitanti del piccolo villaggio sui ritrovano ancora più soli e indifesi di fronte alla violenza della guerra.I due toni non sono utilizzati in modo separato dallo scrittore perché dalle reazioni comiche del curato nasce una riflessione sulla tragica realtà della guerra e sulla condizione di estrema fragilità dell’uomo, in generale.
Don Abbondio e l’idea del martirio
Il concetto del “martirio” era già presente nel cap. XXIV, quando don Abbondio vede i bravi lungo la strada di ritorno verso il castello dell’Innominato. Per il curato, il martirio non è collegato ad una scelta di fede e ad una testimonianza del suo credo religioso. Per lui, il martirio è un incidente che deve essere evitato se si vuole raggiungere la tanto agognata tranquillità personale.
Che cosa propone Agnese?
Agnese, ricordandosi che l’Innominato si era più volte dichiarato di volersi mettere a servizio delle due donne propone a don Abbondio e a Perpetua di andare tutti insieme a cercare rifugio nel castello di lui; questa proposta appare a Perpetua come ispirata dal cielo.
Confrontare il motivo degli scudi con quanto si legge nel cap. XXVI
Nel capitolo XXVI, l’Innominato regala ad Agnese 100 scudi d’oro, come forma di risarcimento del male commesso nei confronti di Lucia e come prova tangibile della sua conversione. Anel capitolo successivo, Agnese manda 50 scudi a Renzo per poter avviare la sua nuova vita nel Bergamasco. Pertanto, questo denaro diventa il simbolo della giustizia che interviene per riparare il male commesso e del cambiamento morale dell’uomo. Nel XXIX capitolo, gli scudi cambiano la funzione all’interno del romanzo e diventano il motivo della fuga. Agnese nasconde gli scudi che le restano cuciti all’interno del busto ed è presa da un forte timore perché ha paura che i lanzichenecchi o altro approfittatori la possano derubare o farle del male pur di sottrarle tale ricchezza. Ma gli scudi ricordano alla donna che l’Innominato si è offerto come protettore in caso di bisogno per cui il denaro diventa il mezzo per raggiungere la salvezza. Quindi Agnese propone di cercare rifugio nel castello dell’Innominato: don Abbondio è titubante perché non del tutto convinto della conversione dell’uomo, ma la donna è sostenuta dalla garanzia morale del denaro offertole. Per questo motivo si può affermare che nel cap. XXIX il denaro diventa una sorta di filo conduttore che collega le sventure di Lucia con la salvezza di Agnese e dei suoi compagni fuggiaschi.
Don Abbondio e la sua Chiesa
Nella fuga verso il castello dell’Innominato, don Abbondio passa davanti alla sua chiesa e si lascia andare ad una riflessione che evidenza come egli abbia toccato il fondo della degradazione del proprio ministero: la responsabilità della custodia dell’edificio religioso è scaricata sui fedeli, mentre egli pensa soltanto alla fuga e alla salvezza personale
Nel monologo interiore, don Abbondio se la prende, in tono confidenziale, con una serie di personaggi
• Il duca di Nevers che se fosse rimasto a fare il principe, e quindi a vivere senza pensieri, in Francia non avrebbe fatto scoppiare la guerra del Monferrato• L’imperatore che avrebbe dovuto considerarsi al di sopra delle parti e non ostinarsi a fare il puntiglioso, dato che, in fin dei conti nessuno gli avrebbe tolto il titolo se le cose fossero andate per il loro verso.
• Il governatore per il suo gusto di far la guerra a tutti i costi, capace soltanto di attirare flagelli sulla povera gente, che ci rimette sempre, pur non avendone colpa.
Che cosa significa “far da Marta e da Maddalena”?
Marta e Maddalena sono due figure femminili presenti nel Vangelo. In realtà Maddalena coincide con Maria di Betania, la sorella di Marta e di Lazzaro. Le due donne accolgono Gesù, dedicandosi l’una alle faccende domestiche e l’altra ad ascoltare i suoi insegnamenti. Nella tradizione cristiana, esse sono diventate il simbolo della vita attiva e della vita contemplativa. Nel linguaggio corrente, l’espressione significa darsi da fare, occuparsi contemporaneamente di diversi affari.
L’incontro con la famiglia del sarto
Agnese propone di fare una sosta presso la famiglia del sarto che accoglie i fuggiaschi a bracci aperte. Poiché era l’ora di pranzo, dopo tutta una serie di cerimonie da parte di tutti, ci si accordò per condividere il cibo e di pranzare in compagnia. Il sarto ordinò alla bambina di andare a recuperare delle castagne da mettere ad arrostire mentre al ragazzo disse di andare a cogliere qualche pesca, mentre un altro ebbe l’incombenza di andare a cogliere dei fichi. Furante il pranzo, il sarto fa sfoggio della sua cultura paragonando quanto era successo con le imprese degli Arabi in Francia e chiese a don Abbondio un parere a tal proposito. Il curato rimase indifferente, chiuso nella sua paura e riferisce un terribile avvenimento di interesse collettivo solo a se stesso, dicendo: “Mi doveva cascare addosso anche questa!”. Alzati poi da tavola, il sarto mostrò ad Agnese una stampa che rappresentava il cardinale Federigo che teneva attaccata ad un battente dell’uscio di casa; si trattava di una forma di venerazione per il sant’uomo, ma anche la possibilità di dire a tutti coloro che capitavano che non era somigliante dato che lui aveva potuto osservarlo molto da vicino in quella medesima stanza. Si parlò anche dell’innominato e della vita da benefattore che conduceva dopo essersi convertito ed anche questa volta don Abbondio manifesta qualche dubbio in proposito.
Il rimpianto del sarto
Il sarto è dispiaciuto del fatto che il cardinale sia passato da casa sua con molta fretta e sarebbe stato molto felice di incontrarlo un’altra volta con più calma.
Quali sono state le conseguenze della conversione dell’Innominato e che fine hanno fatto i suoi bravi?
Una volta convertito, l’Innominato conduce una vita da santo, si dedica ad opere di beneficienza, per riscattare il male commesso fino al momento della conversione. I suoi bravi sono stati licenziati e quelli che sono rimasti al castello hanno cambiato vita anch’essi.Domande da interrogazione
- Perché i fuggiaschi sono chiamati "poveri spaventati"?
- Come si manifestano "impiccio" e "spavento" nel comportamento di don Abbondio?
- Qual è il significato dei termini "Ariani" e "Anticristi"?
- Quali toni emergono nel colloquio tra don Abbondio e i parrocchiani?
- Cosa propone Agnese per affrontare il pericolo?
L'espressione "poveri spaventati" si riferisce a coloro che fuggono per evitare l'avanzata dei Lanzichenecchi, lasciando i loro beni. Indica la loro povertà materiale e il disorientamento, sottolineando il panico generale della popolazione.
"Impiccio" e "spavento" sono tratti costanti di don Abbondio, che preferisce fuggire piuttosto che affrontare i problemi, come dimostrato nei suoi incontri con i bravi di don Rodrigo e durante il viaggio con l'Innominato.
"Ariani" si riferisce a eretici seguaci di Ario, mentre "Anticristi" indica avversari di Cristo. Manzoni usa questi termini per esprimere il punto di vista popolare sulle minacce religiose e sociali.
Il colloquio tra don Abbondio e i parrocchiani mescola toni comici e patetici. Il comico deriva dall'incapacità di don Abbondio di guidare spiritualmente, mentre il patetico evidenzia la fragilità umana e il dramma collettivo della guerra.
Agnese propone di cercare rifugio nel castello dell'Innominato, confidando nella sua offerta di protezione. Questa proposta è vista da Perpetua come ispirata dal cielo e rappresenta una speranza di salvezza.