Indice
- La “buona donna” trova subito, a differenza della “vecchia”, le parole per tranquillizzare e rincuorare Lucia
- Lucia e l’Innominato si incontrano di nuovo
- Il soliloquio di don Abbondio sulla via di ritorno
- Che cosa significa “non c’era il gatto nel foco”?
- Improvvisamente, Lucia si ricorda del voto e rimane sconvolta
- Nella predica del cardinale, che cosa ha colpito in particolare il sarto? Come mette in pratica i consigli pastorali?
- Il discorso dell’Innominato ai suoi bravi: toni consueti e parole nuove
- Nel capitolo si trova un’alternanza di toni e personaggi comici e psicologicamente intensi. Spiegazione
La “buona donna” trova subito, a differenza della “vecchia”, le parole per tranquillizzare e rincuorare Lucia
Venuto a conoscenza dei fatti, il Cardinale Federigo dà subito ordini affinché Lucia sia tranquillizzata e l’Innominato provveda tempestivamente, una volta liberata a metterla nelle mani di persone di fiducia. L’Innominato rientrerà al castello in compagnia di don Abbondio. Viene anche predisposta una lettiga o trovata una donna (che poi sapremo è la moglie del sarto) che conforterà a rassicurerà Lucia. Essa ha lo stesso ruolo che aveva assegnato l’Innominato alla sua vecchia serva, un compito che le due donne svolgono in modo diverso. La vecchia serva non è abituata a tranquillare le persone: essa è vissuta sempre in un clima di violenza e di sopraffazione e per calmare l’angoscia e la paura di Lucia le ricorda quello che a lei sta più a cuore; pensa di poterle dar coraggio ricordandole il buon pasto che le sarà servito e il letto comodo previsto per riposare, arrivando, a volte ad un atteggiamento umoristico. L’obbiettivo non è raggiunto: Lucia non mangia nulla e passa la notte rannicchiata in un angolo della stanza e si addormenterà soltanto quando la fede le darà consolazione coraggio. Invece, la “buona donna” rivela subito una sensibilità delicata e spontanea: guarda Lucia con compassione, le stringe le mani fra le sue con l’obiettivo di accarezzarla ed aiutarla ad alzarsi. Anche una volta nella carrozza, la donna continua a confortare la ragazza, rassicurandola anche del fatto che presto giungerà anche Agnese. Con un linguaggio semplice e lineare rincuora Lucia, raccontandoli l’andamento dei fatti. Dalle parole della donna emerge un sentimenti ispirato alla carità cristiana e al perdono. Lo scrittore tiene a precisare la discrezione della donna: essa era molto curiosa di sapere perché Lucia trovasse nel castello dell’Innominato, ma non chiede nulla, mantenendosi così riserbata e per nulla invadente.Lucia e l’Innominato si incontrano di nuovo
L’innominato bussa alla porta in cui è prigioniera Lucia. La vecchia serva si affretta ad aprile, ma l’Innominato non entra: ordina alla donna di uscire e fa entrare la moglie del sarto e don Abbondio. Successivamente entra lui ed è colpito dall’aspetto pallido e sbattuto della ragazza a causa del prolungato digiuno e dalla sofferenza. Indovinando in pensiero di Lucia, le conferma che egli è proprio lì per liberarla le chiede perdono. Il rapporto vittima-carnefice è cancellato: Lucia è presa da un sentimento di conforto, di pietà e di riconoscenza, chiama l’Innominato con termine “signore” e augura che Dio tenga conto dell’atto di misericordia che l’uomo sta per compiere., confermando così quello che già gli aveva detto la sera prima. Fatto inaudito, l’Innominato dà perfino il braccio a Lucia per aiutarla ad entrare nella carrozza.Il soliloquio di don Abbondio sulla via di ritorno
Per don Abbondio, il viaggio di ritorno è meno angoscioso di quello dell’andata, anche se le preoccupazioni che lo tormentano non mancano. Trova il viaggio assai scomodo perché non era abituato a spostarsi a dorso di mulo così’ velocemente l’Innominato, infatti, aveva dato ordine di far presto. Don Abbondio se la prende con il suo mulo, che come tutti i muli ha la tendenza a camminare sul ciglio della strada e questo lo intimorisce : tira la briglia dall’altra parte, ma senza risultato. Il viso dell’Innominato non gli fa più paura, invece, ora, pensa a come i bravi prenderanno la conversione del loro padrone e magari riterranno lui il responsabile e quindi gliela faranno pagare. In sintesi, si può dire che don Abbondio si conferma il solito impavido. Dopo aver attraversato il villaggio dei bravi, non è ancora del tutto rassicurato perché pensa alla reazione di don Rodrigo, che magari potrebbe prendersela con lui per la scacco subito. Fra tutti i protagonista di questa vicenda, don Abbondio ritiene di essere lui a dover pagare per tutti: don Rodrigo non potrà indirizzare le sue rappresaglie verso il Cardinale e nemmeno verso Lucia protetta com’è dal prelato; Renzo è fuggito per cui l’unico a pagare le conseguenze sarà lui. Termina il soliloquio sperando che al Cardinale non venga in mente di conoscere l’episodio de matrimonio a sorpresa; inoltre, per far sapere che è stato incaricato da un ordine superiore di essere presente alla liberazione di Lucia e che non è salito di sua spontaneo volontà al castello, pensa di parlarne a Perpetua che penserà a diffondere la precisazione.Che cosa significa “non c’era il gatto nel foco”?
Si tratta di un modi di dire che il Manzoni trasforma- Il detto originario recita: “Quando il gatto sta sul fuoco, la da magra anche il cuoco”. Ci si riferisce ai momenti di carestia, in cui c’è poco da cucinare per cui il gatto se ne può stare tranquillo accucciato sulla stufa o nel focolare del caminetto. La frase è pronunciata dalla moglie del sarto il giorno in cui dà ospitalità a Lucia appena liberata. La donne offre alla ragazza una scodella con del pane e del brodo di cappone. La donna fra sé e sé è contenta perché ciò è capitato in un giorno in cui “non c’era il gatto sul fuoco”, ossia un momento in cui c’era da mangiare (infatti sul fuoco sta cuocendo un cappone).Improvvisamente, Lucia si ricorda del voto e rimane sconvolta
Dopo essersi rifocillata, Lucia prende forza e comincia a mettersi in ordine sistemandosi il fazzoletto sul seno e riordinando le trecce. Nel fare questo, le dita si impigliarono nella corona del rosario che si era messa al collo, dopo aver pronunciato il voto. Improvvisamente si ricorda della promessa fatta alla Madonna e cade in uno stato di disperazione e di angoscia. Questo prova la profondità dell’amore che Lucia provava per Renzo. Il ricordo del voto, cioè del sacrificio che coinvolge questo sentimento, ridestato improvvisamente sopraffà Lucia. Essa suppliva Dio di darle la forza di mantenere il voto e soprattutto fare in modo che le siano evitate occasioni tali da farla recedere dal voto. Nel suo cuore la volontà di mantenere il voto combatte contro l’amore di Renzo. Tuttavia, con la sua fede, Lucia vede nella lontananza di Renzo un’opera della Provvidenza e spera che la stessa Provvidenza farà in modo che Renzo si rassegni.Nella predica del cardinale, che cosa ha colpito in particolare il sarto? Come mette in pratica i consigli pastorali?
A tavola, a cui si siede anche Lucia, il sarto parla della solenne cerimonia e della conversione miracolosa dell’Innominato, ma soprattutto ciò che l’ha attratto maggiormente è la predica del cardinale. Il prelato si è espresso in tono colloquiale, senza tanti artifici retorici, mettendo così alla portata dei fedeli. Ha dimostrato che la vera disgrazia è fare del male al proprio prossimo, non essere poveri. E queste non sono soltanto belle parole perché il cardinale offre un esempio quotidiano di frugalità e di spirito quotidiano. In questo modo viene confermata la massima cara al prelato “la vita è il paragone delle parole”. Infine, ha dimostrato che anche coloro che non sono proprio ricchi, hanno in ogni caso l’obbligo di dare una mano a chi soffre. Immediatamente, il sarto mette in pratica gli insegnamenti del prelato: prende dal tavolo un piatto con del cibo, vi aggiunge del pane e, insieme ad un piccolo fiasco di vino lo porge ad una delle due figliolette affinché ne faccia dono ad una vicina di casa, Maria la vedova, per poter passare un buon momento con i suoi bambini. E soprattutto, non deve dare l’impressione di fare un’opera di carità e che nessuno sappia e veda nulla. Non è altro che l’applicazione della celebre frase del Vangelo: “La mano sinistra non sappia quel che fa la destra.”Il discorso dell’Innominato ai suoi bravi: toni consueti e parole nuove
Dopo essersi convertito, l’Innominato incontra i suoi bravi per comunicare loro che d’ora in poi la sua vita seguirà un corso nuovo. Il linguaggio è quello di sempre: frasi secche e concise, senza giri di parole. Il tono è molto energico e imperioso e non lascia trasparire alcuna debolezza. L’uomo mantiene la sua posizione autoritaria di signore ed impone il suo volere. Tuttavia, il contenuto del discorso contiene delle parole del tutto nuove, piene di significato: il primo ordine è quello di non commettere più crimini e di ripudiare i soprusi e la violenza. Ai bravi offre la libertà di scelta: essi possono restare a suo servizio, operando nella legalità e lavorando in modo onesto. Sono anche liberi di andarsene: in tal caso riceveranno una buonuscita ma non dovranno commettere più atti criminali in suo nome.In sintesi, si può dire che la forma del discorso utilizza toni consueti, mentre la sostanza è ricca di termini e concetti nuovi.
Nel capitolo si trova un’alternanza di toni e personaggi comici e psicologicamente intensi. Spiegazione
Mentre nel cuore dell’Innominato e in quello di Lucia assistiamo ad un dramma psicologico di notevole portata, ma di radici diverse, la figura di don Abbondio si presta ad una scena comica.L’Innominato, di ritorno dall’incontro con il cardinale Federigo è ormai sulla via della redenzione. Nella sua anima egli conosce un profondo tormento, derivato dal desiderio di assoluto e di misericordia che si oppone all’a precedente vita senza alcun senso morale. Lucia si dispiace di aver fatto voto di castità, ma nello stesso momento si tormenta di aver pensato di voler fare un passo indietro. D’altra parte non vuole rinunciare a Renzo. Alla fine, la ragazza conferma il voto e si affida alle mani della Provvidenza divina.
Il comportamento di don Abbondio indica la totale inettitudine del personaggio che non è in grado di capire l’importanza della conversione dell’Innominato. Egli rimane avvolto nella sua mediocrità e si preoccupa soltanto di non dover subire delle ritorsioni da parte di don Rodrigo. Addirittura, con un fare realmente umoristico, se la prende anche con il mulo per l’abitudine che tutti gli animali di questa razza di camminare, lungo il bordo esterno del sentiero come se andassero di proposito a cercare il pericolo (ma oltre il sentiero è un piccolo dislivello e non un burrone).